Thursday, July 29, 2010

Non solo MotoGP…

Post di MaraGuarino On luglio - 28 - 2010 2 COMMENTI

Quando dietro una moto piccola si cela una grande passione

di Mara Guarino

Un gruppo di piloti in bagarre per la conquista della posizione

Domenica scorsa la gara della MotoGP ha tenuto incollati al televisore 5.517.000 telespettatori. Di sicuro, il rientro di Rossi avrà catalizzato anche l’attenzione di molti semplici curiosi ma il dato la dice comunque lunga su quanto l’amore per le due ruote sia sempre più radicato in Italia. E c’è addirittura chi la passione per le moto e la competizione la sente al punto da volerla vivere in prima persona. Un giro panoramico sulle statali non può bastare, perché l’adrenalina non sta nella velocità pura ma nella sfida con il cronometro e, ovviamente, con gli avversari in pista.

Tra le fila di questi appassionati d’hoc ci sono anche  i minimotisti. Potrebbe sembrare assurdo soprattutto per chi le minimoto – in versione elettrica  - è abituato a vederle negli scaffali dei supermercati. O, al più, le immagina come terreno di sperimentazione per piccoli campioni in erba. Eppure una minimoto non è un semplice giocattolo, è una vera moto da velocità su scala ridotta. Ha un telaio dedicato, freni a disco e un motore a due tempi con cilindrata 40 o 50cc, che può toccare i 100 kilometri orari. Mancano cambio e variatore di velocità ma i parametri su cui poter agire nella messa a punto non sono affatto pochi: frizione e rapporto di trasmissione finale solo per citarne alcuni.

Insomma, uno sport motoristico a tutti gli effetti, malgrado il formato “tascabile” del mezzo, che raramente supera i 50 cm d’altezza da sella a suolo. Sono richieste ad ogni modo doti non comuni: sensibilità tecnica, agilità, costanza negli allenamenti e anche una buona dose di coraggio nell’affrontare l’eventualità di cadute e infortuni. E perché no, un discreto portafogli. Ovviamente in funzione del livello prestazionale che si desidera raggiungere. Una minimoto raffreddata a liquido può arrivare a costare 4000 euro e il prezzo è destinato a salire ulteriormente per gli agonisti più esigenti, che affidano a meccanici esperti la preparazione motoristica e ciclistica del mezzo.

Minimoto ai box, pronte per una gara

In questo caso, ben venga dunque la concorrenza cinese, se non altro perché ha favorito l’avvicinamento di molti simpatizzanti, di certo non disposti a costi da capogiro per qualche semplice giro di prova. La tradizione italiana è comunque lunga e forte e non teme alcuna rivalità. Tra i costruttori più rinomati: GRC, ZPF, Stamas, DM e Polini, quest’ultima col grande merito di aver costruito i primi motori dedicati in maniera specifica a queste piccole due ruote. Non appena importate dal Giappone da Vittoriano Orazi, il primo telaista di minimoto italiano, questi mezzi avevano infatti motori di derivazione industriale. L’ispirazione arrivava direttamente dai decespugliatori, di cui ancora oggi viene conservato l’avviamento a strappo.

Un campionato ufficiale italiano organizzato da FMI (Federazione Motociclistica italiana), un campionato europeo da cui sono passati molti futuri debuttanti in MotoGP, realtà amatoriali quali il Motoclub WLB Team, che, nel Nord Italia, raccoglie fino a 200 partecipanti per gara: niente male per un tosaerba! E poi riviste specializzate ed un impressionante seguito di appassionati sul web, con forum tematici dove scambiarsi opinioni, pareri tecnici ma anche conoscersi e stringere nuove amicizie.

Perché, alla base di tutto, oltre al sano agonismo, non c’è tanto la voglia di emulare i grandi campioni quanto quella di divertirsi e stare insieme, approfittando di una passione comune. Se capitasse una gara nelle vicinanze, varrebbe davvero la pena di dare un’occhiata per assistere ad un pomeriggio di spettacolo gratuito, dentro e fuori dalla pista. E chissà che l’occhio non cada su qualche prossima stella del motociclismo mondiale. Si comincia proprio così!

Foto | via http://www.team-maury51.com; http://www.team-maury51.com; http://www.team-maury51.com

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Le quasi certe partenze di Balotelli e Maicon potrebbero sbloccare un calciomercato decisamente sottotono. La Juve è ancora alla ricerca del colpo ad effetto; il mercato dei rossoneri sarà molto probabilmente solo in uscita. Per ora il passaggio di Cavani al Napoli risulta essere l’acquisto più prestigioso per la Serie A


di Davide Lopez

Mario Balotelli - Foto: www.sporth24.com

Dopo un mese circa di calcio mercato, ancora niente colpi ad effetto per le squadre italiane. Per tutti appare fondamentale gestire in primis il mercato in uscita per poi poter fare qualche acquisto. Ecco dunque che l’Inter attende le cessioni di Balotelli e Maicon per poter dare l’assalto finale a Kuyt e Mascherano. Per il giovane talento nerazzurro dovrebbe arrivare ad ore l’ufficialità del passaggio alla corte di Mancini per circa 30 milioni di euro. Per il forte terzino brasiliano resistono invece delle divergenze sul prezzo del cartellino, ma si giungerà molto probabilmente ad un accordo intorno ai 30 milioni di euro.
In casa Juve, persi Kolarov e Drenthe (finiti rispettivamente al City e al Liverpool), si continua ad inseguire il sogno Dzeko, letteralmente bloccato dal Wolfsburg. Il giocatore ha più volte espresso il suo desiderio di lasciare la Bundesliga, ma pare che la dirigenza del Wolfsburg non abbia alcuna intenzione di farlo partire, nemmeno dopo le minacce dell’attaccante bosniaco che ha così commentato la sua situazione ai microfoni della televisione tedesca: “ Vedrete come giocherò”.

Per quanto riguarda il Milan invece l’unico vero acquisto pare essere la conferma di Ronaldinho, che rimarrà in rossonero per un’altra stagione. Difficilmente vi saranno nuovi arrivi, o comunque acquisti di lusso.
In Europa, in attesa dei soliti colpi del Real Madrid, il “Mancity” domina la scena. Già presi David Silva, Yaya Tourè, Kolarov, si attende Mario Balotelli. Il Barcellona, che non ha certo bisogno di rafforzarsi più di tanto, si è già assicurato il fenomeno degli ultimi mondiali, David Villa e spera sempre nel ripensamento dell’Arsenal per far giungere anche Cesc Fabregas alla corte di Guardiola, per completare così il centrocampo della Spagna campione del mondo.
Ad agosto ci saranno senz’altro nuovi colpi, e noi vi terremo aggiornati. Nel frattempo riepiloghiamo qui di seguito tutti i trasferimenti effettuati finora dalle 20 squadre di Serie A.

BARI allenatore Ventura
Acquisti: Romero (Udinese); Pulzetti (Livorno); Ghezzal (Siena), Almiron (Juventus); Raggi (Palermo); D’Alessandro (Roma), Rinaldi (Rimini); M. Rossi (Parma).
Cessioni: Diamoutene (Lecce); Bonucci (Juventus); Bonvissuto (Ascoli); Ranocchia (Genoa); Meggiorini (Genoa); Carobbio (Siena); Kamata (Siena), Stella e Allegretti (Grosseto), Donda (rescissione)

BOLOGNA allenatore Colomba
Acquisti: Lupatelli (Cagliari), Paponi (Parma), Meggiorini (Genoa), Morleo (Crotone), Esposito (Genoa)
Cessioni: Savio (Monaco 1860); Guana (Palermo); Raggi (Palermo).

BRESCIA allenatore Iachini
Acquisti: Sereni (Torino)
Cessioni: Kozac (Lazio), Rispoli (Parma).

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Jorge Lorenzo alla conquista della L(ag)una

Post di MaraGuarino On luglio - 26 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Rossi mantiene le promesse di podio beffando Dovizioso nel finale

di Mara Guarino

La partenza fulminante di Dani Pedrosa

Laguna Seca – La pista californiana è una di quelle più spettacolari da vedere e da guidare ma questa volta la gara non è all’altezza: a trionfare è infatti per l’ennesima volta Jorge Lorenzo, ormai diventato un habitué del gradino più alto del podio.  Complice la caduta di un Pedrosa fin troppo arrembante, Lorenzo si trova nuovamente a raggiungere il traguardo in completa solitudine. Senza che nulla o nessuno lo abbia impensierito. Ad accendere la corsa nel finale ci pensa però Rossi, che rimonta Dovizioso e torna nelle posizioni che contano dopo l’infortunio.

LA GARA – Anche la partenza sa di già visto: Pedrosa mette in scena uno dei suoi guizzi vincenti, mentre Lorenzo conferma di avere il suo tallone d’Achille proprio nello scatto dal via. Lo spagnolo della Yamaha, partito dalla pole, scivola addirittura in quinta posizione ed è costretto, sin dai primissimi giri, a sfoderare sorpassi nei confronti di Spies e Dovizioso. Più difficile è replicare con Stoner, secondo: l’australiano lamenta  però ulteriori problemi con l’anteriore e, dopo una curva mal impostata, deve lasciare il passo al maiorchino. L’obiettivo è il recupero su Pedrosa, che, nel frattempo, ha già messo da parte circa 8 decimi di margine. Lorenzo non è nettamente più veloce ma dà l’impressione di poter rosicchiare decimo su decimo il vantaggio del connazionale. Come sarebbe andata a finire non lo sapremo mai: Dani è troppo tirato e perde l’anteriore dopo aver centrato una buca in ingresso curva. Al decimo giro la sua gara si conclude nella sabbia di Laguna Seca. Finisce così anche il divertimento degli spettatori. Nella parte centrale la corsa si addormenta, con le posizioni dei primi tre, Lorenzo, Stoner e Dovizioso, che paiono ormai cristallizzate. Ma a metterci lo zampino è proprio l’italiano, che si fa recuperare da Rossi il margine accumulato. Andrea prova quantomeno a  dar vita ad un corpo a corpo per mantenere la posizione ma il Dottore ne ha di più e, prima lo supera con una certa facilità, poi chiude ogni possibilità di replica. Peccato che Spies non sia riuscito ad essere della partita, a causa di qualche errorino di troppo mentre era ancora in lotta per la terza piazza. Alla fine chiuderà sesto.

Rossi in pista con la speciale livrea della M1

MERCATO Si vociferava da tempo che proprio qui in California Rossi avrebbe dato l’annuncio del suo passaggio in Ducati. Nulla di fatto e tutto rinviato al prossimo appuntamento, il 15 Agosto, a Brno. Se quella del matrimonio Rossi-Ducati è la notizia più attesa, il toto-piloti impazza anche in molti altri team. In casa Honda, bisogna ancora capire chi farà posto a Stoner. Salgono a questo punto le quotazioni di Pedrosa che, dalla sua, ha anche lo sponsor Repsol; molto probabilmente, Dovizioso verrà dirottato in una scuderia satellite.  Anche per gli altri italiani il futuro sembra incerto: Capirossi dovrebbe  tornare in Ducati grazie alla Pramac, mentre per Melandri si ipotizza addirittura un possibile passaggio in Superbike. In ogni caso, un augurio per delle migliori prestazioni, dopo il decimo e ottavo posto di oggi.

Arrivederci a Ferragosto, in Repubblica Ceca

Foto | via http://resources.motogp.com; http://resources.motogp.com; http://resources.motogp.com

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California Dreaming: Wave 75

Post di Nadia_Galliano On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

“Dalle spiagge della California, il brand Wave 75 è approdato nella capitale della moda italiana, portando con sé la passione per il surf”: in continua ascesa, questo nuovo marchio di abbigliamento continua a mietere successi

di Nadia Galliano

MILANO – “You could travel the world, but nothing comes close to the Golden Coast”. Puoi viaggiare in tutto il mondo, ma nulla si avvicina (minimamente) alla Golden Coast: così canta Katy Perry, nel suo ultimo singolo “California Gurls”. E chi ha visitato la California, sa che queste parole non sono solamente una rima ben riuscita.
Perché sì, lo Stato dell’oro è molto più che una semplice meta vacanziera: la Golden Coast è una filosofia di vita.

E Alessandro de Fazio lo sa: lui, autore del nuovo marchio di abbigliamento Wave 75, l’ha capito molto tempo fa.
Partendo dalle assolate spiagge della California, ha deciso di portare con sé la passione per il surf, trasformandola in un brand di successo.

“Wave 75 è l’ emblema di uno stile di vita che si sta diffondendo sempre più sul territorio urbano: la passione per il surf  si combina alla comodità di felpe e t-shirt che, fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe osato portare in passerella. Poi, alcuni stilisti più audaci di altri hanno iniziato a proporle: ora, la felpa è diventata un morbido cult, campione di praticità, declinato in colori e forme alternative, ma sempre fedele al suo cappuccio”, come si legge sul sito del brand.

Marchio giovanile e prêt-à-porter, Wave 75 continua a diffondere la sua filosofia. “Must have sia sulle passerelle che per strada, felpe e t-shirt si impongono non solo come accessorio di moda, ma anche come mezzo di comunicazione. I capi della collezione Wave 75 presentano frasi spiritose, dotate di una punta di ironia in linea con la filosofia del marchio, mettendo, in primo piano, la libertà dell’individuo di esprimere il proprio modo di essere, a discapito del mondo dell’apparire”.

Tutto questo, ovviamente, tenendo ben saldo il concetto di qualità del prodotto: i capi sono fabbricati in Italia e costituiti rigorosamente da tessuti naturali (100% cotone).

“Finalmente la pratica di cavalcare le onde ha superato i limiti dello sport di “nicchia”, imponendosi anche in Italia come uno stile di vita”: questa è la filosofia di Wave 75. Fresco, originale e di spessore: questo marchio racchiude in sé il profumo della California, da indossare dove e quando si vuole.

Un brand in continua ascesa, da tener d’occhio: Wave 75, che si firma con un segnale di pericolo per avvisare la presenza di surfisti, è un marchio su cui puntare.
Anche in tempi di crisi.

Official store: via San Vittore 11, Milano.

Foto: www.bergoiata.org

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Tra i due litiganti…Pedrosa gode!

Post di MaraGuarino On luglio - 19 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Straordinario rientro alle corse per Rossi che, a soli 40 giorni dall’infortunio, è già quarto

di Mara Guarino

Incredibile quarto posto per Rossi che, in moto, deve salire usando le stampelle

Sachsenring –  E’ Daniel Pedrosa a conquistare la vittoria nel GP di Germania, interrompendo così la lunga  serie di successi di Jorge Lorenzo. Per il maiorchino c’è comunque un secondo posto, che poi è il peggior risultato da lui ottenuto in questa stagione 2010. Ottima prestazione anche per il convalescente di lusso Valentino Rossi: la sua gara è eccellente ma lascia  l’amaro in bocca  il sorpasso finale di Stoner, che gli soffia la terza posizione. Salire sul podio dopo un infortunio tanto grave sarebbe stata un’ulteriore dimostrazione del suo talento oltre misura. Non che ce ne sia bisogno!

LA GARA -  Chiave di volta del GP tedesco è una bandiera rossa esposta al nono giro. Un incidente a 3 tra A. Espargaro, De Puniet e Bautista costringe i commissari a bloccare la corsa: tutti ai box e tutto da rifare. Si ripartirà per un totale di 21 giri , con posizioni aggiornate alla pausa forzata. La nuova partenza sembra una replica della precedente: è l’ottimo spunto di Pedrosa ad avere la meglio su Lorenzo, che parte davanti a tutti. Il maiorchino si riprende presto la posizione ma lo spagnolo della Honda è in evidente stato di grazia: prima lo supera e poi mette a segno una serie di giri velocissimi. A Jorge non resta che “dargliela su” e accontentarsi, per evitare di prendere rischi in ottica campionato.  Protagonista indiscusso della corsa è però Rossi. Il suo rientro ha già dell’incredibile dato il rapido recupero ma Valentino aggiunge ulteriore meraviglia, girando in tempi che gli avrebbero tranquillamente garantito di lottare per la vittoria, se solo fosse partito meglio. Ma il vero rammarico è il sorpasso subito all’ultimo giro da Stoner che lo priva  così la gioia del podio. Rossi è comunque soddisfatto del piazzamento, consapevole di poter migliorare già nella prossima gara. Quinta piazza per Andrea Dovizioso che ha sconfitto in volata Marco Simoncelli. Solamente decimo e undicesimo Melandri e Capirossi.

In Moto 2 torna alla vittoria Toni Elias

125 – La 125 vede la centesima vittoria di una Derbi che conquista il primo gradino del podio grazie all’ormai solito Marquez. L’inizio della gara è incerto a causa della pista ancora bagnata dopo la piaggia mattutina; i primi giri vedono addirittura protagonisti Folger e Schrotter, che hanno montato gomme rain. La scelta si rivela tuttavia poco lungimirante: l’asfalto va asciugandosi e la rimonta di chi ha scelto pneumatici slick è inevitabile. Tra loro Marquez e Pol Espargaro, che butta via il possibile testa a testa col connazionale ad un giro dalla fine. A tradirlo le ruote che vanno a poggiare sull’erba ancora umida. Con Marquez sul podio salgono quindi Koyama e Cortese.

MOTO 2 – Nella classe mediana torna al trionfo Toni Elias dopo qualche gara al di sotto delle aspettative.  La sua partenza non è delle migliori e lo spagnolo è obbligato ad ingaggiare una bella rimonta: l’obiettivo finale è Andrea Iannone. Per Andrea sembrava infatti essere pronta una nuova cavalcata in solitaria ma sul finire della corsa il degrado degli pneumatici lo rallenta, costringendolo ad accontentarsi della seconda piazza. Sul podio torna anche Roberto Rolfo, uscito vincente da un combattutissimo duello con Fonsi Nieto. Peccato per l’altro italiano, Simone Corsi, caduto quando un bel piazzamento pareva  essere alla sua portata.

Prossimo appuntamento tra una settimana a Laguna Seca..se queste son le premesse, il divertimento è assicurato!

Foto via: http://resources.motogp.com/files/images/xy/2010/MotoGP/n512475_PEDROSA02_6.slideshow.jpg

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Brno non tradisce Biaggi…ed è quasi titolo

Post di MaraGuarino On luglio - 12 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Ottima prestazione anche per Rea, che conquista un primo e un secondo posto. Valentino Rossi oggi proverà la pista dopo l’infortunio alla gamba

di Mara Guarino

Il giovane Rea dà ulteriore prova del suo talento

BRNO –  Max Biaggi in vetta alla classifica con  68 punti di vantaggio su Leon Haslam: è questo il verdetto, abbastanza impietoso per la concorrenza, con cui la WSBK lascia la Repubblica Ceca.  In realtà, a Brno, il dominio non è assoluto e al pilota di Aprilia tocca dividere la scena con il giovane Jonathan Rea: complice un Leon Haslam in affanno, il discorso mondiale può però essere già considerato chiuso. Mancano ancora 8 gare all’assegnazione effettiva del titolo ma, a questo punto, per Biaggi sarà più difficile perdere il campionato che conquistarlo!

GARA 1 –  Una prima  manche non molto spettacolare ma davvero sorprendente nel nome del vincitore: si tratta di Jonathan Rea, giovane pilota del team Honda Ten Kate. Rea fa bene sin dalla partenza quando si porta subito dietro a Max Biaggi per poi superarlo all’esterno nei primissimi giri. Il romano sembra del resto guidare più “impiccato” rispetto alle ultime gare:  problemi nei cambi di direzione lo costringono a non prendere troppi rischi. Ci prova dunque Cal Crutchlow, autore della superpole, a mettersi all’inseguimento della vera rivelazione del nono appuntamento stagionale del mondiale.  Ma qualcosa non funziona: Rea continua ad imporre un ritmo notevole, mentre Cal perde terreno giro dopo giro. A questo punto, la rimonta del duo italiano Biaggi – Aprilia appare inevitabile. L’aggancio arriva puntuale a circa 4 giri dal termine ma non ci sarà nessun testa a testa. Dopo un emozionante botta e risposta, Biaggi riesce infatti a prendere margine e chiudere secondo in tranquillità.  C’è rammarico per non aver vinto su una pista favorevole come Brno ma la classifica sorride: il rivale Leon Haslam chiuderà solo ottavo. Soltanto 15 i piloti che anno concluso la gara: tra i ritirati anche Fabrizio e Scassa, costretto da una frattura a rinunciare a gara 2.

Dopo Misano, un nuovo test per Rossi proprio qui a Brno

GARA 2 – Che Max Biaggi non avesse gradito la mancata lotta per la vittoria nella prima manche lo aveva rivelato un podio con pochi entusiasmi. Per fortuna, la superbike offre sempre una seconda possibilità e così arriva un’altra straordinaria vittoria in solitaria per il romano che, in Repubblica Ceca, ha centrato la vittoria in tutte le categorie cui ha preso parte. Alle spalle del “corsaro”, Rea  conferma l’ottima prestazione di gara 1. A dir la verità, nella prima parte della corsa l’irlandese ha tentato di tener botta ai giri record dell’Aprilia ma gli è toccato accontentarsi di un secondo posto comunque di prestigio. Terzo è invece Michel Fabrizio, che ha preceduto sul traguardo un redivivo James Toseland.  Un buon risultato per Ducati, anche se Fabrizio è stato in parte aiutato da alcune defezioni importanti. In effetti, l’altro possibile pretendente alla terza piazza, Ruben Xaus, spreca un buon risultato con una caduta. Peccato per BMW: la casa tedesca non può così replicare i bei risultati di Corser, assente giustificato per infortunio. Ma chi se la passa decisamente peggio di tutti è Leon Haslam, addirittura decimo. In ottica campionato questa gara è da considerarsi per lui una vera e propria resa.

In attesa del prossimo appuntamento, di scena a Silverstone il primo giorno di Agosto, non cala di certo il sipario sul circuito di Brno, dove oggi pomeriggio Valentino Rossi testerà nuovamente le sue condizioni fisiche post-infortunio. A sua disposizione la derivata di serie di James Toseland. Dopo gli incoraggianti risultati ottenuti a Misano nei giorni scorsi, l’obiettivo del pesarese è infatti  quello di tornare alle competizioni già settimana prossima. Una follia per uno che la moto la deve raggiungere in stampelle!

Foto | via http://www.worldsbk.com; http://farm5.static.flickr.com; http://farm5.static.flickr.com

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Finalina-show, la Germania sale sul podio

Post di Francesco Guarino On luglio - 11 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Si gioca a viso aperto tra Germania e Uruguay. Müller sblocca, Cavani e Forlan ribaltano, Jansen e Khedira decidono. Muslera regala 2 gol, ma alla fine festa uruguagia e rimpianti tedeschi

di Francesco Guarino

Il polpo-veggente Paul pronostica correttamente la vittoria degli spagnoli sulla Germania (adnkronos.com)

Dopo l’infausta (e corretta) profezia del polipo più famoso del mondo, i tedeschi agguantano nuovamente il terzo posto al Mondiale, medesimo piazzamento di 4 anni fa. Grande amarezza dopo l’eliminazione con la Spagna, grande divertimento ieri sera per tutte e due le quasi finaliste: l’Uruguay recrimina per un Muslera con la testa già in vacanza, la Germania ruggisce e si prende il podio a 8 minuti dalla fine.

GRANDI PAPERE, GRANDI GOL – A Port Elizabeth al 19’ Muslera apre ufficialmente la stagione delle ferie: il tiro di Schweinsteiger dalla distanza non è irresistibile, ma lo Jabulani e i guanti del portierino laziale partoriscono un inguardabile effetto-saponetta. Il baby-fenomeno Müller è lesto ad insaccare il tap-in. Dieci minuti dopo lo stesso Schweinsteiger si appisola palla al piede e Cavani può impattare il risultato su assist di Perez. Nella ripresa dopo 6 minuti arriva uno dei gol più belli di questo Mondiale, il centro numero 5 firmato Diego Forlan: cross dalla destra di Arevalo, mezza rovesciata e palla imparabile alle spalle di Neuer. Neanche il tempo di gioire che Muslera fa il bis, uscendo a farfalle su un cross al centro di Boateng e lasciando la porta spalancata al facile pareggio di Jansen. I supplementari sembrano essere l’unica strada percorribile per le due squadre, ma al 37’ una carambola in area dell’Uruguay innesca il colpo di testa di Khedira. Muslera non è reattivo neanche stavolta, ma non può fare più di tanto ed è il 3-2 definitivo. I sogni sudamericani si spengono sulla traversa di Forlan due minuti dopo il novantesimo, ma per la Celeste di Tabarez ci sono solo applausi.

Thomas Müller, baby-fenomeno della Germania con la maglia del Bayern Monaco (sportpedia.net)

RIMPIANTO GERMANIA – Delusione invece per i teutonici: per la seconda volta consecutiva la corazzata tedesca si è fermata a un passo dalla finale, palesando una grande scioltezza nelle partite del girone o in quelle interlocutorie, salvo poi impattare contro l’ostacolo al momento decisivo. La vittoria-monstre contro l’Argentina non è bastata a soddisfare i palati più fini dei tifosi berlinesi, che hanno seguito con fiducia la rassegna sudafricana assiepati alla Porta di Brandeburgo. La Germania ha giocato la sua dodicesima semifinale su 19 edizioni complessive dei mondiali, a testimonianza di una solidità e di una continuità che forse non ha eguali al mondo. I soli tre titoli finali conquistati, però, sono l’altra faccia della medaglia, soprattutto se pensiamo che l’ultimo è arrivato nel 1990 con un rigore a dir poco dubbio. La finale persa nel 2002 contro il Brasile è ormai un ricordo sfuocato, ma i due stop consecutivi alle semifinali gridano vendetta. La stoffa per cucire un capolavoro c’è: la giovanissima Germania di Löw avrà modo di lavorare sui pochi veterani e far crescere i numerosi “baby” che hanno trascinato la squadra sino al gradino più basso del podio. C’è tempo per cesellare e per tornare ad essere così come li vuole l’inno nazionale: Deutschland über alles. La Germania al di sopra di tutto.

Foto homepage: footballpictures.net

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Profilo bio-bibliografico di una scrittrice sudafricana controcorrente

di Laura Dabbene

Olive Schreiner

Olive Emilie Albertina Schreiner nasce a Wittebergen (nell’odierno Lesotho) nel 1855, da genitori europei e calvinisti impegnati come missionari in Sudafrica. Dotata di una precoce curiosità intellettuale e letteraria, già pienamente manifestatasi entro i 15 anni di età, si trasferì in Gran Bretagna nel 1881 con l’obiettivo di intraprendere gli studi di medicina. Ma il successo seguito alla pubblicazione nel 1883 del suo The story of an african farm (Storia di una fattoria africana, Giunti 2002), la spinse verso la carriera di scrittrice. Questo breve romanzo, di ispirazione autobiografica, nasce dall’esperienza di Olive come governante proprio in un’isolata fattoria africana durante gli anni Settanta dell’Ottocento. Considerata la prima pietra della narrativa sudafricana in lingua inglese, l’opera fu edita con lo pseudonimo maschile di Ralph Iron, in omaggio al filosofo Ralph Waldo Emerson (1803-1882), che elaborò un pensiero basato sull’etica individuale della fiducia in se stessi, e allusivo al materiale con cui si fabbricano le sbarre di una gabbia, sbarre contro cui sono destinati a scontrarsi i protagonisti. La scrittrice descrive un’Africa ben diversa da quell’immaginario selvaggio che nutriva la fantasia europea, ma in essa è comunque evidente l’impronta coloniale e bianca che all’epoca rappresentava il mondo da cui essa proveniva: i personaggi sono esclusivamente boeri o tedeschi e i nativi del luogo, i neri, sono lasciati ai margini, privi di una caratterizzazione. La modernità della sua narrazione sta invece nella costruzione e nel trattamento dei personaggi femminili, in particolare la giovane e ribelle Lindall, spirito anticonvenzionale e insofferente verso i valori tradizionali legati ad una famiglia di impostazione patriarcale. Contrapposta alla coetanea Em, ragazza senza aspirazioni personali, Lindall è un vero alter-ego della scrittrice. Anche lo stile risulta piuttosto inusuale per l’epoca, con proposizioni brevi, descrizioni che sono fotografie istantanee sui momenti dell’esistenza così come si verificano e si susseguono, eventi che paiono non collegati tra loro e narrazioni affidate non alla voce del narratore, ma a frammenti di scambi epistolari.

Dopo l’uscita del romanzo e l’avvio della carriera letteraria, l’esperienza europea della Schreiner si conclude ad inizio anni Novanta, dopo una formazione critica ed intellettuale consolidatasi grazie ai viaggi intrapresi tra Francia, Svizzera ed Italia. Essa lascia alla giovane donna una preziosa eredità: determinazione politica e maturata sensibilità verso i problemi legati alla questione femminile.

La casa della scrittrice a Cradock

La fase di attivismo politico e sociale esplode dopo il ritorno in Sudafrica e il matrimonio con l’avvocato e uomo politico Samuel Cron-Wright, quando la Schreiner maturò tendenze ed idee completamente diverse rispetto a quelle delle minoranze bianche stanziate nel paese ed impegnate nello scontro armato passato alla storia come guerra anglo-boera. Tra i suoi saggi più famosi ed incisivi, scritti in quel periodo, vanno ricordati The Political Situation in Cape Colony (1895), An English South African Woman’s View of the Situation (1899), Closer Union: a Letter on South African Union and the Principles of Government (1909) e Women and Labour (1911). Complemento della sua linea d’azione, fu l’orientamento pacifista abbracciato durante gli anni del primo conflitto mondiale. Dopo una lunga malattia, che la obbligò a tornare in terra britannica per curarsi, morì nella sua casa sudafricana di Città del Capo il 20 dicembre 1920.

Olive Schreiner è considerata, non solo in Sudafrica, tra le figure più rappresentative del movimento femminista ed è in corso un importante progetto per lo studio e la diffusione del suo ricco epistolario, vero patrimonio di informazioni sulla realtà politica, sociale ed economica sudafricana tra Ottocento e Novecento, sulla condizione delle donne (il problema della prostituzione, il lavoro femminile, etc.).

Oltre al già citato romanzo, in traduzione italiana si può leggere una suggestiva raccolta di racconti allegorici risalenti al 1891, Sogni (Galaad, 1999).

FOTO via/ http://www.oliveschreinerletters.ed.ac.uk; www.panoramio.com; flickr.com/photos

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Una parola è poco, due sono troppe per descrivere Cape Town. Un consiglio: andateci… Non vorrete più tornare a casa!

di Chiara Albricci

Cape Town

Cape Town

Il fiore all’occhiello, sinonimo per eccellenza di Sud Africa: Cape Town. Siete pronti a vivere un’esperienza davvero indimenticabile? Chiudete gli occhi e immaginate cosa vorreste fare, vedere, sperimentare in questa città! Esagerate pure, perché qui la realtà supera di gran lunga la fantasia. Bene, allacciate le cinture! Si parte!

 Cosmopolita ed eccitante, frenetica e rilassata, Cape Town ha uno stile unico e vive ad un ritmo tutto suo. La Città Madre, come è conosciuta in tutto il mondo, è una città per tutti i gusti. Terra del Vino, della Garden Route, della splendida West Coast e del semideserto Karoo. Attrazioni naturali, cultura, storia, sport estremi, spiagge, balene, squali e struzzi, panorami mozzafiato e prelibata gastronomia. Non manca proprio nulla all’appello!

La  più antica città del Sudafrica, possiede un ricchissimo passato artefice di un’affascinante cultura multietnica. Iniziate la visita dall’edificio più vecchio, il castello di Buona Speranza, fortezza eretta dai primi coloni olandesi. Inoltratevi poi nei Company Gardens e lungo Government Avenue lastricata di cubetti di pietra e affiancata da edifici storici come il  De Tuynhuis, l’ufficio del Presidente e il Museo sudafricano con mostre sui primi abitanti del Capo, i san e i khoikhoi. Il Museo Bo-Kaap, nell’omonimo quartiere alle pendici terrazzate di Signal Hill, ospita testimonianze degli schiavi provenienti dall’Asia sudorientale.

Robben Island

Robben Island

Nel District Six Museum si ripercorre la storia della cacciata dei residenti di quel quartiere misto e molto creativo. E infine Robben Island, a suo tempo prigione e oggi simbolo del trionfo sulle avversità. Un giro dell’isola in autobus, sostando alla moschea, al cimitero dei lebbrosi e alla cava di calcare e poi, con la guida di un ex carcerato, alla Prigione di Massima Sicurezza, per vedere di persona la cella di Mandela. Un’esperienza che lascia il segno.

A fare da sfondo alla città è la Montagna della Tavola, Table Mountain National Park. Un’icona per gli abitanti e non solo. Colorata nelle sfumature dell’arcobaleno, dal verde al rosso fuoco, coperta da una nuvola che ricorda una tovaglia o avvolta da una densa cortina di nebbia, è’ sempre magnifica. Quale modo migliore per ammirare dall’alto il panorama, se non camminando lungo i sentieri che portano alla cima o passeggiando sulle pendici orientali nei lussureggianti Giardini Botanici nazionali di Kirstenbosch (Kirstenbosch National Botanical Garden). Un po’ pigri? Niente paura! Col bel tempo potete approfittare delle cabine ruotanti a forma di gondola della funivia. La vista da lì è impareggiabile.

Una tappa da non perdere proprio in occasione dei mondiali di calcio è senza dubbio lo stadio. Situato fra i due sobborghi di Green Point e Sea Point con la sua  imponente struttura architettonica, ha già trasformato il profilo urbanistico della città.

Innumerevoli le attività che la città ha da offrire: dal Two Oceans Aquarium ove ammirare circa 3000 creature marine e immergersi all’interno di una gabbia per osservare da vicino gli squali, allo shopping al V&A Waterfront V&A Waterfront tra negozi di abbigliamento, profumerie, bancarelle di artigianato e molto altro. Anche di notte il divertimento non manca:  jazz al Green Dolphin o al Mannenberg’s Jazz Café, commedie, musical e spettacoli di prosa al The Baxter, Artscape e Theatre on the Bay. Ma anche feste e clubbing a Green Point o a  Long Street, la via dei party di Cape Town.

E ora si mangia! Un barbecue delle township o chisa-nyama al Mzoli’s Place è quello che ci vuole. Oppure cucina malese nel quartiere di Bo-Kaap come l’ agnello al curry stufato con chiodi di garofano e buccia d’arancia al Noon Gun. Altri ristoranti? C’è l’imbarazzo della scelta: da quelli specializzati in gastronomia molecolare come Nova a quelli francesi come il classico Bon Appétit.

Il Sand Board

Il Sand Board

Se sentite il bisogno di un po’ di attività fisica ecco qualche suggerimento. La più alta discesa a corda doppia del mondo dalla Montagna della Tavola o l’immersione in gabbia per osservare gli squali da vicino Shark cage-diving sono solo alcune delle proposte. Appena fuori città, si apre un ventaglio di altre possibilità di sport estremo. Il torrentismo ovvero un mix di discesa a corda doppia, scalata, nuoto e salto da pareti rocciose da 3 a 20 m  nelle acque di fiumi o piccoli bacini;  il sandboard, una specie di snowboard sulla sabbia delle dune; il kite surf. E poi escursioni a cavallo Horse Trail Safariskayak, arrampicate Rock climbing, mountain bike, salti nel vuoto dall’aereo Skydive Cape Town, parapendio, volo in ultraleggero

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Peter Abrahams, narratore della dignità umana

Post di Adriano Ferrarato On luglio - 10 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Lo scrittore, nato nel 1919 a Vrededorp e attualmente residente in Giamaica, ha pubblicato numerosi testi spesso autobiografici il cui tema fondamentale è: non esiste disuguaglianza, ma solo il diritto di “diventare uomini”

di Adriano Ferrarato

Peter Abrahams

Peter Abrahams

«Iniziai a prendere il pane e a mangiarlo con la cotenna,  Andres li vide per primo e si scostò verso il mio lato della strada: erano tre bianchi che stavano passando, due della nostra stessa corporatura, un altro più robusto»: con queste poche parole uno dei più grandi scrittori sudafricani iniziava a descrivere il terribile incontro che da ragazzo fece con alcuni uomini bianchi, che poco più avanti nella lettura lo picchieranno. Erano infatti gli anni dell’Apartheid, il regime che non voleva affermare la parità dei diritti umani a tutti gli uomini a prescindere dal colore della pelle. E anche se di tempo da allora ne è passato, le parole di  Peter Abrahams non smettono mai di emozionare con il suo straordinario e crudo realismo.

Nato nel 1919 a Vrededorp, un ghetto di Johannesburg e figlio di un etiope, il giovane Peter cresce nei difficili anni della segregazione razziale in un continuo clima di disagio e frustrazione, accentuato dal fatto che le sue particolari origini meticcie (da parte della madre) gli impedivano una piena collocazione ed integrazione tra gli orgogliosi uomini neri. Deluso da una situazione così degenerante e senza possibilità di libertà e dignità, nel 1939 abbandonò il paese per tentare la fortuna in Inghilterra.

Fu una scelta assolutamente azzeccata. Quasi quindici anni dopo, era il 1952, Abrahms fece infatti ritorno in patria e le cose erano molto cambiate: essendo diventato un valido giornalista dell’ “Observer” a Londra (aveva intanto già pubblicato il suo primo romanzo, “Mine boy“), la visita alla sua terra natia era motivata dal fatto che vi avrebbe soggiornato come inviato speciale della famosa testata. Un’esperienza importante, raccontata in una raccolta di saggi, “Return to Goli” che vide luce nel 1954.

Ma è nell’anno successivo che per lo scrittore arriverà la svolta che condizionerà in modo definitivo la sua vita. Recatosi in Giamaica per scrivere una storia del paese (“Jamaica: an Island mosaic”, pubblicato nel 1957), l’autore rimase folgorato dalla bellezza e dalla società multietnica che gli si parò dinnanzi (un luogo dove tutti avevano uguale valore e non c’erano assolutamente differenziazioni etniche) al punto tale che decise di dimorarvi con la sua intera famiglia.

La copertina di "Tell freedom", in Italia "Dire libertà"

La copertina di "Tell freedom", in Italia "Dire libertà"

Rimanendo nella splendida isola e lavorando sempre come giornalista, arriveranno anche delle sue splendide produzioni letterarie: “Il sentiero del tuono” e soprattutto “Dire libertà. Memorie del Sudafrica”, nel 1987, una perfetta autobiografia della difficile esperienza vissuta in età giovanile e il cui protagonista Peter Lee (incarnazione dello stesso Abrahams) racconta della propria infanzia fino all’undicesimo anno di età. Libri importantissimi, il cui tema essenziale è sempre lo stesso: non esiste disuguaglianza, ma solo il diritto di diventare uomini”. Nel 1995 e nel 1997 sono stati poi pubblicati altri due romanzi: “L’idolo” e “Gli abissi dell’amore”.

Ormai ottantenne, Peter Abrahams vive ancora in Giamaica. Le sue opere sono state un formidabile contributo alla lotta contro la segregazione razziale e soprattutto ora rappresentano, in una società moderna come la nostra, un forte richiamo a difendere e tutelare i veri valori dell’individuo, perso nel caos di quel “villaggio globale” che troppo spesso non fa altro che spersonalizzarci sempre di più.

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Come una mosca la Germania rimane intrappolata nella ragnatela degli spagnoli. E’ Puyol a siglare il gol vittoria che porta la Spagna alla prima finale della sua storia

di Davide Lopez

SPAGNA – GERMANIA  1-0
MARCATORI: Puyol (28 ‘ s.t)

La Spagna esulta dopo la vittoriaA Durban la Spagna vince la prestigiosa semifinale contro la Germania e si aggiudica per la prima volta nella sua storia una finale di Coppa del Mondo. Le Furie rosse vincono e convincono, mantenendo il pallino del gioco per  quasi tutti i 90 minuti. I tedeschi appaiono decisamente più timidi rispetto alle ultime uscite e pagano a carissimo prezzo l’assenza di Muller e la poca brillantezza dimostrata in serta da Podolski e Ozil.

Tra gli undici schierati da Del Bosque non c’è Fernando Torres, lasciato in panchina dopo le opache prestazioni contro Portogallo e Paraguay. Al suo posto parte dal primo minuto Pedro, con Villa che va a fare il centravanti. Nelle file tedesche è Trochowski a sostituire lo squalificato Muller. Nel primo tempo il possesso palla dei giocatori in maglia rossa è piuttosto sterile e produce poche palle gol, ma d’altra parte costringe gli avversari a correre a vuoto inseguendo il pallone per tutta la prima frazione. La Germania non trova più le consuete azioni in velocità che avevano caratterizzato il suo gioco e appare stranamente più interessata a non subire gol che a tentare di far male agli avversari.  Si va negli spogliatoi con la Spagna che fa la partita ma non colleziona importanti occasioni, se si esclude una capocciata sotto porta di Puyol che finisce di poco alta sopra la traversa.

Nel secondo tempo gli  iberici tornano in campo più convinti, mentre la Germania sembra incapace di poter cambiare atteggiamento. Ci provano Xavi Alonso, Iniesta e Pedro ma Neuer è sempre attento. Loew prova allora la carta Kroos, trequartista classe ’90, al posto dell’impalpabile Trochowski. Ed è proprio il ragazzino a trovarsi sui piedi la palla del vantaggio, facendosi però ipnotizzare da Casillas. L’occasione divorata spaventa la Spagna, che rischia di ritrovarsi sotto dopo aver dominato il gioco per 70 minuti. Al minuto 73 si sblocca il risultato. Calcio d’angolo di Xavi e perfetto terzo tempo da vero e proprio cestista di Puyol, che supera Neuer e porta in vantaggio i suoi. La Germania prova a reagire, ma la Spagna, servendosi delle impeccabili capacità dei suoi palleggiatori, concede solo qualche mischia. Pedro, lanciato in contropiede, è egoista e non serve a Torres il pallone che avrebbe chiuso il match, poi l’arbitro fischia e per la Spagna inizia la festa. Come due anni fa la Germania viene ancora buttata fuori dalle Furie rosse, ma esce decisamente a testa alta dopo un mondiale eccellente e con grandissime prospettive per il futuro, vista la qualità e la giovanissima età dei suoi talenti.

Vicente del Bosque, allenatore Spagna

L’11 di luglio il popolo iberico potrà per la prima volta assistere da protagonista ad una finale di Coppa del Mondo. Il primo mondiale africano sarà anche il primo vinto da un’europea fuori dal vecchio continente e senz’altro celebrerà l’ingresso di un nome nuovo nell’albo d’oro, essendo le due finaliste per ora bloccate a “zeru tituli”. Interessante notare anche come, sia che la coppa la alzi Casillas, sia che la alzi Van Bronckhorst, vi sarà comunque il sorpasso per 10-9 nella speciale sfida tra europee e sudamericane.

Foto | via: http://www.2dayblog.com; http://www.socialpost.it; http://www.elfutbolesmundial.com; http://www.tuttosport.com

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Diplomazia e ufficialità, Spontaneità e divertimento: un equilibrio perfetto tra forma e sostanza per una città che non ha nulla da invidiare alle più grandi metropoli del mondo

di Chiara Albricci

Iniaziamo con qualche notizia storico culturale.

The Union Buildings - General View of Tshwane/Pretoria, South Africa ©Gavin Barker/Backpagepix

Pretoria è la capitale diplomatica del Sudafrica, conosciuta anche con il soprannome di Città degli jacaranda. Capitale della vecchia repubblica boera indipendente del Transvaal (fondata da afrikaner di origine olandese che desideravano l’indipendenza dall’Inghilterra), dopo la guerra sudafricana è diventata parte del Sudafrica.

Considerata questa sua prerogativa, il giro turistico della città non può far altro che partire da una escursione in funivia per ammirare a 360° il panorama, per poi passare ai quartieri storici, percorrendo per prima cosa Pretorius Street fino a Church Square, una delle vie più lunghe del mondo con i suoi 43 km. Uno sguardo agli Union Buildings, ovvero gli edifici governativi, disegnati da Sir Herbert Baker, e alle attrazioni monumentali della piazza come la statua di ‘Oom Paul-Uncle Paul’ cioè lo zio Paul come viene affettuosamente chiamato il presidente dell’ex-Repubblica del Transvaal; al Monumento al Voortrekker (pioniere), al Die Raadsaal, ledificio del Parlamento della Repubblica del Transvaal e il City Hall. Non dimenticate Jacob Mare Street fino alla Melrose House, edificio del 1880 progettato dall’eclettico architetto britannico William Vale.

Ci sono musei dedicati all’arte, alla storia, ai trasporti, alla tecnologia e a molti altri temi. Il Museo del Transvaal nella Paul Kruger Street raccoglie testimonianze relative alla storia naturale della regione. Gli appassionati di arte sudafricana devono assolutamente visitare il Pretoria Art Museum nel quartiere di Arcadia. L’Università di Pretoria ospita un’eccellente raccolta di opere d’arte mentre il Museo nazionale di Storia culturale è specializzato in arte rupestre, pitture murali ndebele e vari oggetti e decorazioni d’oro e d’argento. Imperdibile è Freedom Park, il complesso costruito sulla cima della collina per testimoniare la lotta di liberazione e la consapevolezza storica del Sudafrica.

Pretoria Art Museum, replica of Colossal Olmec head

Pretoria non solo la città di musei, ambasciate, uffici e università. Si distingue anche e soprattutto per gli alberi di jacaranda allineati lungo le vie importati da Rio de Janeiro nel 1888, per i suoi giardini pubblici perfettamente curati, come il Giardino Botanico nazionale e per lo zoo, classificato fra i 10 migliori del mondo.

L’altro volto di una città così formalmente connotata, con basi milit

ari dell’esercito e dell’aviazione, centri di addestramento sportivo, 2 università e un collegio della polizia è naturalmente il divertimento! Caffè e  ristoranti non mancano e gli spettacoli si trovano in ogni dove: dallo State Theatre con i suoi 5 teatri, ai teatri più piccoli come il Breytenbach. Ma ogni strada si trasforma in palcoscenico dove si esibiscono cantanti di strada, cabarettisti, cori etnici, danzatori e percussionisti. Hatfield e Lynnwood sono i quartieri dei locali: il Trademarx, il DropZone frequentato soprattutto da studenti, il Presley’s, il Cool Runnings dall’atmosfera giamaicana, il Club 84, il Cuban Café, dedicato ai fumatori di sigaro, il Zeplin’s, con le sue 5 sale da ballo e 7 bar, il T

ings ‘n Times e il News Café, dall’atmosfera eccitante e dinamica.

Capitolo a parte è lo shopping! Gioielli, moda, souvenir, articoli di arredamento, spacci aziendali o mercatini delle pulci come Hatfield flea market e Irene Market: c’è l’imbarazzo della scelta! Menlyn Park in Atterbury Road il più lussuoso centro commerciale di Pretoria, seguito a ruota da The Kolonade, Woodlands Boulevard, Hatfield Plaza, Brooklyn Malls e Centurion Malls.

L’atmosfera godereccia della capitale diplomatica si esprime anche attraverso i numerosi ristoranti multietnici: curry bhindi goshi e naan paratha all’Oriental Palace, cucina tradizionale afrikaans al Monument Restaurant all’interno del Monumento al Voortrekker, agnello stufato con gnocchi amadombolo, moatwana (stufato di zampe di pollo) o trippa mala mogodu con birra mageu mqombothi al Janicky’s nella townshi

p di Atteridgeville, breakfast in pompa magna al Carlton Café, cucina molecolare al rinomato La Madeleine, pia

tti mediterraneei al Ritrovo Ristorante, stufato di antilope con salsa di cuori di palma della tradizione congolese al Zemara.

Freedom Park - ©Gavin Barker/Backpagepix

Attorno a Pretoria si trovano numerose dighe, i cui bacini artificiali sono attrezzati per lo sport e il tempo libero. Questa è la città dei fuoristrada 4×4 – Hennops, nell’area dei Magaliesberg, Magaliesburg – Adventure ha due piste dedicate a guidatori provetti o famiglie – ma anche del  dirt biking, ovvero escursioni con robuste motoci

clette adatte a terreni difficili. Safari a bordo di una mongolfiera nei dintorni della diga Hartbeespoort, salti nel vuoto dall’aereo, voli in parapendio e deltaplano e skydiving: esperienze assolutamente da fare! (Aero Club South Africa)

Dopo tanta attività, un po’ di meritato relax con trattamenti olistici e terapie curative Life Spa, Kievits Kroon Country Estate Health Spa, Vusalela Day Spa, Hoogland Health Hydro, e i particolarissimi Gecko Glen e Zau Spa, nella vecchia cittadina minera

ria di Cullinan, sono solo alcuni dei centri dove farsi coccolare sorseggiando roiboos, la tisana nazionale sudafricana. (Health Spas Guide)

Pretoria è una base ideale per esplorare le attrazioni naturali dei dintorni. A circa 40 km nordovest dalla città, all’interno della Riserva naturale Tswaing si apre il Cratere Tswaing creato

dalla caduta di un gigantesco meteorite oltre 200 000 anni fa. (Tshwane Tourism Association e City of Tshwane – Tourism)

La Riserva naturale Rietvlei, con la diga Rietvlei, la Riserva naturale Wonderboom, la Riserva naturale Groenkloof, la Riserva naturale Fountains Valley e il santuario degli uccelli Austin Roberts, meritano certo una visita.  Le riserve naturali della diga Bronkhorstspruit e della diga Roodeplaat offrono eccellenti opportunità per chi ama la pesca, la vela e le imbarcazioni. Poco oltre si apre l’ampio bacino della diga Hartbeespoort, principale centro per gli sport acquatici e il tempo libero delle province del Gauteng e del North West. L’area protetta Dinokeng ‘luogo dei fiumi’, nei pressi della città mineraria di Cullinan Cullinan Meander, ospita una grande varietà di fattorie e villaggi storici a testimonianza del ritrovamento del diamante più grande: il diamante Cullinan. Dinokeng che si estende dai confini nordorientali di Pretoria alla provincia del Limpopo è chiamata  l‘Africa in un solo giorno’ per la sua mescolanza di culture tswana, pedi, afrikaans, ndebele, inglese e tsonga. A qualche chilometro si trova la riserva faunistica Kwalata, dove si può provare l’ebbrezza di un safari a dorso di elefante.  A 70 km nordovest di

National Zoological Gardens & Pretoria Zoo - Photo by 2010 FIFA World Cup Organising Committee South Africa

National Zoological Gardens & Pretoria Zoo - Photo by 2010 FIFA World Cup Organising Committee South Africa

Pretoria si trova l’area dei Magaliesberg, attraversata a zigzag dal Magaliesburg Meander, un itinerario che tocca numerosi locali, laboratori, di artigiani e fattorie.

Una visita al Villaggio culturale ndebele è utile per cogliere appieno il simbolismo di abbigliamento e utensili della tribù. Se la tradizione e le leggende locali sono il vostro maggiore interesse, non perdetevi il villaggio culturale ndebele Sizanamivisit Sizanani a Bronkhorstpruit, e lo Shebeen and Cultural tour che parte dal Kwalata Game Lodge nel tardo pomeriggio, dove assisterete alla ‘gumboot dance’, la danza guerriera in costume e consulterete un sangoma, il guaritore e indovino locale. Di tutt’altro genere è il Museo Sammy Marks, lussuosa residenza vittoriana di un ricco imprenditore dell’Europa orientale che fece fortuna con le miniere e l’agricoltura.

Vale la pena, se si ha del tempo a disposizione, di fare un salto alle riserve  Kamberg o Giant’s Castle nei monti Drakensberg (montagne dei draghi), a quella che è considerata la Las Vegas sudafricana, ovvero Sun City, a un’ora di distanza da Pretoria, ma anche al Parco nazionale Pilanesberg, al villaggio culturale Lesedi, situato tra Pretoria e Johannesburg, al Pilgrim’s Rest o  di fare una sosta ad Hazyview, prima di entrare al Parco nazionale Kruger.

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È tornata l’Arancia Meccanica: l’Olanda vola in finale

Post di Francesco Guarino On luglio - 7 - 2010 2 COMMENTI

Forlan risponde al missile di Van Bronckhorst, poi nella ripresa l’Olanda dilaga grazie anche al fuorigioco di van Persie sul 2-1, non ravvisato dal guardalinee. La difesa olandese inizia a traballare, ma la concretezza in fase offensiva è quasi spaventosa

di Francesco Guarino

URUGUAY – OLANDA 2-3: Van Bronckhorst (O) 18’p.t., Forlan (U) 41’p.t.; Sneijder (O) 25’s.t., Robben (O) 28’s.t., Maxi Pereira (U) 47’s.t.

Bert van Marwijk, allenatore dell'Olanda finalista (regiosportaktueel.nl)

Doveva essere il Mondiale di Maradona, Dunga, Lippi, Domenech. È diventato il Mondiale di Löw e della sua travolgente Germania, ma anche e soprattutto il Mondiale di Bert Van Marwijk, mister 14 vittorie su 14 partite, contando dal primo match di qualificazione a Sudafrica 2010 sino a ieri. Col 3-2 all’Uruguay gli orange hanno tutti e due i piedi sul podio e domenica al Soccer City di Johannesburg bisognerà trovare l’ultimo sforzo per issarsi sul gradino più alto. Per scalzare una volta per tutte il ricordo di Cruyff e dell’Olanda del calcio totale.

LA PARTITA - Lo Jabulani non vuole smettere di essere protagonista del Mondiale: i primi due gol sono tutti farina del suo sacco. Al 23’ il sinistro terrificante di Van Bronckhorst (35 anni, dimostrazione vivente che con un po’ di preparazione si fanno faville anche a quell’età. Capito Cannavaro?) galleggia in aria come se fosse all’interno dell’Apollo 13 in orbita attorno alla luna, prima si spegnersi imparabilmente all’incrocio dei pali. Al 41’, invece, la sventola di Forlan da fuori area prende una traiettoria che manderebbe al manicomio qualsiasi esperto di balistica, figuriamoci quel mezzo portiere di Stekelenburg che nell’occasione fa una figura barbina. L’Olanda si spaventa dopo il pareggio, ma il salvifico intervallo è lontano solo cinque minuti. A metà ripresa il colpo del ko è un uno-due da peso massimo: Sneijder di destro pesca l’angolino con deviazione maligna di Maxi Pereira, Robben di testa firma il secondo riscatto dei nani (dopo lo stacco aereo dell’ottimistico metro e settanta Sneijder contro il Brasile), con un inserimento in area da centravanti consumato. In occasione della rete di Sneijder, però, pesa la posizione irregolare di van Persie, che è sulla traiettoria del pallone e cerca anche la deviazione, traendo in inganno Muslera. Chiamata arbitrale difficile, ma la terna arbitrale russo-uzbeka era stata tra le migliori della rassegna finora. Tabarez mette dentro Fernandez e il “loco” Abreu, ma l’Uruguay strappa il gol della bandiera solo al 92’ con un bel sinistro a girare di Maxi Pereira. Troppo tardi per l’assalto finale, ma chapeau ad una squadra che è arrivata da protagonista tra le prime quattro del Mondiale, dovendo per di più rinunciare a pedine importanti vittime di infortuni e squalifiche. In finale, però, ci va l’Olanda.

Robin van Persie (concerningarsenal.com)

ARANCIA MECCANICA – La nazionale di Van Marwijk è lontana anni luce da quella di Cruyff e Neskeens: non c’è la stessa velocità, non c’è la stessa qualità, non ci sono così tanti artisti del pallone come quelli capaci di produrre il gol tatticamente più incredibile della storia del calcio: 32 tocchi consecutivi di palla dal fischio d’inizio in poi, prima di guadagnare il rigore dell’1-0 nella finale (poi persa) del 1978 contro l’Argentina.  L’Olanda del terzo millennio è fisica, metodica, un meccanismo perfettamente oliato e tarato sull’essenzialità. La linea difensiva a quattro che ha mortificato il samba brasileiro non ha nulla a che vedere con i Beckenbauer o i Cannavaro dei bei tempi andati, ma è formata da un blocco granitico collaudato e che, se necessario, preferisce sparare in tribuna piuttosto che rischiare un dribbling avventato. Van Bommel è un regista col gusto dello splatter, fa girare palla e saltare caviglie con la stessa noncuranza. Kuyt non è un esterno, ma si sbatte sulla fascia come un’ala vera e propria e addomestica i propri piedi pesanti a produrre finezze come il cross del 3-1. Solo tre uomini accendono la luce, ma che gran luce: van Persie, Robben e Sneijder. Il giovane Robin è nervoso, gioca fuori posizione e litiga troppo, a volte anche con i compagni. Ma il suo compitino lo fa con una facilità disarmante. Sneijder e Robben forse non stanno giocando al 100% (sarebbe assurdo dopo una stagione approdata in finale di Champions per tutti e due) ed è quella la cosa inquietante: tutto ciò che toccano si trasforma in oro, fossero avventati colpi di testa o tiracci senza pretese. Quando la fortuna vira decisa in una direzione, c’è poco che possa contrastare il fato. Germania o Spagna che sia, l’avvertimento è lanciato. Quello che sta facendo girare vorticosamente le pale dei mulini olandesi è inequivocabilmente il vento della buona sorte.

Foto homepage: liverpoolies.tv

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Per antonomasia la città dell’accoglienza e dell’ospitalità. Tutto quello che si può desiderare qui c’è. Sole, mare, sport, natura, cultura, avventura…

di Chiara Albricci

Situata in una delle coste più belle del Sudafrica, nell’area della Nelson Mandela Bay (Nelson Mandela Bay Tourism), Port Elizabeth è tutto fuorché un semplice porto. L’Oceano è il centro attorno al quale ruota la vita cittadina, in ogni stagione. Il lungomare brulica di gente, dal tramonto all’alba. Da Bluewater Bay a Sardinia Bay spiagge premiate con la Bandiera Blu (Blue Flag Beaches) per la qualità dei servizi e non solo si susseguono senza soluzione di continuità. King’s Beach, dotata di chioschi, ristoranti, minigolf e piste di go-kart; Wells Estate Beach e il suo lungo pontile sopra le dune con scivoli d’acqua e piscina; Hobie Beach ottima per il windsurf; Humewood Beach tranquilla e ombreggiata. Pollock Beach è la migliore per la pesca e il surf, ma senza dubbio la spiaggia più bella è quella di Sardinia Bay, situata all’interno di una riserva marina, con dune che si stendono a perdita d’occhio davanti a un oceano senza fine. Non c’è rischio di annoiarsi…e se sole, tuffi, nuotate non bastano perche non provare l’esperienza di un’escursione in battello per osservare le balene australi, foche del Capo, pinguini e delfini. O partire alla caccia dei relitti come l’Haerlem, naufragata nel 1987, che forma oggi una barriera artificiale, e la Pati, un vascello cipriota naufragato nel 1976, vittime dei forti venti e delle coste insidiose dell’Eastern Cape (Port Elizabeth – Coastal and Beaches).

Ma anche sulla terraferma le possibilità sono infinite! Partendo dal Seaview Game & Lion Park e nel Bayworld con il suo acquario oceanico (Oceanarium), il museo, il rettilario e gli spettacoli di foche e delfini. O per i cultori di storia locale un interessante tour dei principali edifici e monumenti storici cittadini (Donkin Heritage Trail) con tappa al Teatro dell’Opera uno degli edifici più antichi del paese. Il South African Airforce Museum e il Croix Motor Museum con la collezione di modelli classici di automobili sono meta prediletta degli appassionati di motori. Oltre ai musei, teatri, mercati e biblioteche, da non perdere un’escursione in treno nei dintorni della città con l’Apple Express, un treno che percorre il più alto ponte ferroviario a scartamento ridotto del mondo, il ponte Van Stadens alto 77 m.

Di giorno e di notte le opportunità non mancano! Pub, ristoranti, locali al Brookes Hill Pavillion, shopping al Boardwalk Casino and Entertainment World, a Walmer Park, Bridge Shopping & Entertainment Centre e il Greenacres Shopping Centre. Durante i fine settimana, da non perdere Art in the Park, mercato all’aperto dell’artigianato locale. Per gli appassionati del cricket e golf must sono rispettivamente  il St George’s Park e il Humewood Links.

Naturalmente non possono mancare all’appello i safari alla scoperta dei Big Five: la Riserva faunistica Shamwari, il Parco faunistico Kragga Kamma, la Riserva naturale Cape Recife che offre un percorso a piedi nella natura di 9 km, che attraversa dune e spiagge costellate di massi.

Praticare sport estremi qui è praticamente un obbligo!  (Port Elizabeth – Adventure and Sport) Immergetevi nella gabbia al Oceanarium di Bayworld per osservare da vicino gli squali o alle isole St Croix, a 20 km dal porto di Port Elizabeth per ammirare pinguini e di cormorani. Cavalcare le onde è lo sport cittadino! Andate a Jeffrey’s Bay (Jeffrey’s Bay Tourism) per credere!

Per chi ama le due ruote, imperdibili le due piste per mountain bike del fiume Baakans, di 23 km,  e quella circolare che si snoda nella Riserva naturale della valle Swartkops.

Il territorio circostante Port Elizabeth, oltre alle spiagge incontaminate, ai fiumi e alla natura allo stato selvaggio, offre ampie possibilità di escursioni in fuoristrada, quad, surf sulla sabbia, cavalcate sulla spiaggia o nelle riserve, discese a corda doppia, deltaplano, canoa e kayak. Parlando di sport come non citare lo stadio della Nelson Mandela Bay, con la sua forma che ricorda un girasole oppure una corona: una grande costruzione affacciata sul North End Lake dalla straordinaria struttura architettonica.

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Cultura e tradizione da toccare con mano, nelle abitudini, nell’abbigliamento, nei riti e nelle danze delle comunità locali

di Chiara Albricci

A Rustenberg, a soli 115 km da Johannesburg, si respira un’altra aria. L‘atmosfera placida e rilassata della provincia non a caso le vale il soprannome di “città del riposo”. Una delle più antiche del paese, con viali fioriti di jacaranda, ibisco e bougainville, praterie cespugliose costellate di campi coltivati e fattorie, miniere di platino e tanto altro. L’area North West del Sudafrica  (Tourism North West Province) ha molto da offrire!

Rustenberg è sovrastata da una delle più panoramiche catene montuose del Sudafrica, i monti Magaliesberg, lunga 196 km, fra cascate, specchi d’acqua, panorama mozzafiato che si aprono davanti agli occhi, rocce e sentieri da percorrere a piedi, a cavallo o mountain bike. Una meraviglia naturale tutta da esplorare. Perché non provare l’esperienza di una escursione in mongolfiera o in ultraleggero per ammirare il paesaggio dall’alto? Un suggerimento per i più intrepidi e “fan di Tarzan”: non perdetevi il Magaliesberg Canopy Tour, due ore e mezza di adrenalina a mille, lanciandosi da un albero all’altro su carrucole e cavi d’acciaio e librandosi sul vallone Ysterhout kloff per volare al fianco di uccelli di ogni specie. Nel villaggio di Magaliesburg si trovano romantici alberghi e residenze turistiche, giardini del tè, laboratori di artigiani e artisti, fattorie dove degustare i prodotti locali come i formaggi tradizionali o il famoso formaggio alle ortiche del caseificio Van Gaalen o perché no acquistare mobili da campagna  e souvenirs al Western Cane Trading.

A pochi minuti da Rustenberg si trova la Riserva naturale Kgaswane: oribi, cudù e cervicapre, ma anche incontri ravvicinati con  il leopardo o lo sciacallo. Parlando di parchi, è d’obbligo una visita al Paul Kruger Country Museum intitolato a Kruger, Presidente della Repubblica sudafricana negli anni Ottanta dell’Ottocento; ma anche il parco paul Bodenstein e le due riserve naturali appena fuori i confini urbani: il Mountain Sanctuary Park, e la diga Olifantsnek. Pilanesberg Pilanesberg Game Reserve, è una riserva faunistica a 90 km da Marico, situata all’interno di un vulcano spento, dove potrete ammirare i Big Five mentre a  Madikwe si trovano 70 diverse specie di mammiferi inclusi i Big Five leone, leopardo, elefante, rinoceronte e bufalo. Non perdete il Centro di riabilitazione dei ghepardi De Wildt.

Rustenburg si trova al centro di un’area costellata di miniere di platino, come quella di Phokeng. L’area è abitata da una delle principali comunità indigene della regione, i Royal Bafokeng, spazzati via dalla furia del guerriero zulu Mzilikazi, la cui tomba si trova appunto a Phokeng. Non fatevi mancare il pranzo in uno shebeen locale (taverna): pap, una specie di polenta tradizionale, stufato di carne e morogo (cipolle e verdure) e umqombothi, birra fatta in casa.

Cercate di arrivare al Villaggio culturale Lesedi prima delle 16,30 per non favi sfuggire lo spettacolo nel boma, il recinto di canne nel quale si esibiscono danzatori e suonatori tradizionali. Lasciatevi travolgere dal ritmo,dai canti, dai balli!

Un altro appuntamento da segnare in agenda è alla diga Hartbeespoort. Qui protagonisti sono gli elefanti. Al Plumari Game Lodge o alle 8 all’Elephant Sanctuary è anche possibile cavalcare i pachiderma e poi osservarli mentre mangiano o sguazzano in acqua. Un’alternativa è una breve escursione in funivia per ammirare la diga dall’alto a 360°.

Alle 11, i pellicani e i pinguini danno spettacolo nell’Acquario di Hartbeespoort, mentre a mezzogiorno potete ammirare lo spettacolo di foche e serpenti nel Parco dei serpenti e degli animali di Hartbeespoort. Se avvertite un languorino, recatevi al  Silver Orange Bistro: anatra con fichi, malva pudding (torta di albicocche) con frammenti di morbidi toffee, sorbetto di kumquat, sono alcune delle specialità servite.

Dopo tutti questi spettacoli, serve un momento di pausa! Un braai (barbecue sudafricano) a bordo di un battello che attraversa il lago artificiale della diga, shopping al mercato di Welwitschia Country o nel Chameleon Village o una degustazione  di distillati  d’agrumi nelle cantine di Monate Struiskelders.

A soli 84 km da Rustenburg eccovi a Groot Marico: sosta d’obbligo all’Information Centre per assaggiare il mampoer, potente distillato di frutta; Attenzione! Con un contenuto alcolico del 64%, prende fuoco non appena vi si avvicina un fiammifero acceso. Al River Still Farm rifocillatevi con un pasto in tradizionale stile boerekos (cioè di campagna) e rilassatevi ascoltando la lettura di un breve racconto dello scrittore sudafricano Herman Charles Bosman. Non trascurate la visita del cosiddetto Occhio di Marico (Eye of Marico), una sorgente profonda 17 m da cui sgorga un’acqua purissima.

Vredefort Dome

A due ore d’auto da Rustenburg si apre il Vredefort Dome, sito dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità (Tourism North West – Cultural Heritage). Un meteorite delle dimensioni della Montagna della Tavola caduto circa 2000 milioni di anni ha scavato un cratere del diametro di 40 km. L’area protetta chiamata Vredefort Dome Conservancy è luogo ideale per praticare sport acquatici e non solo: rafting, canoa, discesa a corda doppia e  arrampicate su roccia. Un altro sito Patrimonio dell’Umanità è  Taung (Taung Heritage Site) ove fu ritrovato il cranio fossilizzato di un bambino risalente a 2 milioni di anni fa, un’altra tessera fondamentale al mosaico di ipotesi sulle origini dell’uomo, confermando ancora  una volta che l’Africa è la culla del genere umano. A sudest di Rustenburg, si trova quello che è senza dubbio il più importante sito paleontologico al mondo – le caverne di Sterkfontein con la grotta sotterranea dove furono rinvenuti due celebri fossili di ominidi –Mrs Ples e Little Foot. Dall’altro lato della valle, si visita Maropeng, la cui fama è dovuta all’insolito edificio a forma di tumulo e alle affascinanti e divertenti installazioni che illustrano la storia e la sociologia del genere umano; merita una visita anche la vicina Wonder Cave (grotta delle meraviglie), che risale a 2200 milioni di anni fa.

Menzione a parte merita  Sun City Sun City Resort, una sorta di Las Vegas africana a soli 50 km da Rustenburg. La città sinonimo di divertimento offre attrazioni di ogni tipo: allevamenti di coccodrilli, uccelliere, onde e spiagge artificiali come la Valle delle Onde, sport acquatici, golf, visita a villaggi culturali, centri commerciale e alberghi si lusso come  Palace of the Lost City (Palazzo della Città perduta). E per la sera, ristoranti eleganti del calibro del The Famous Butcher’s Grill o del Villa del Palazzo, spettacoli di rivista, cinema e casinò.

Foto: www.worldcup2010southafrika.com; www.conference-venues.co.za; www.tourismnorthwest.co.za; www.greatarchaeology.com

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Cosa c’è a pranzo? Streusel di susine

Post di admin On luglio - 5 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

In realtà questa ricetta dovrebbe chiamarsi plaufmenstreusel, cioè streusel di susine. Questo dolce caratteristico della regione Sassonia in Germania, infatti, si può fare con qualunque tipo di frutto: ottimo, ad esempio, quello alle mele, che si possono gustare tutto l’anno. Il nome streusel deriva dalla caratteristica copertura a granelli. Ho già l’acquolina in bocca.

Cosa vi occorre: 225 g di susine snocciolate, 1 cucchiaio di succo di limone, 100 g di zucchero, 190 g di burro, 1 tuorlo d’uovo, 300 g di farina, ½ cucchiaino di lievito in polvere, 50 g di zucchero di canna, 50 g di nocciole tritate.

Come si prepara: cuocete le susine a fettine nel succo di limone per 5 minuti, poi unite metà dello zucchero e andate avanti finché la frutta non sarà una pappa. Lavorate a parte il burro con il resto dello zucchero, unite il tuorlo e metà della farina fino a ottenere un impasto morbido. Stendete la pasta su una teglia da forno rettangolare (20 cm di lato lungo) foderata e infornate a 180° per 15 minuti. Sfornate e spalmate sulla torta le susine spappolate. Preparate i granelli di copertura in questo modo: setacciate il resto della farina con il lievito, unite il burro rimasto, freddo, lo zucchero di canna e le nocciole. Deve risultare un composto granuloso per coprire la torta che sarà poi nuovamente infornata per altri 30 minuti. Servite a temperatura ambiente o tiepida.

Foto: Flickr

Fonte: www.gustoblog.it

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Gp di Catalunya: qualcuno fermi Jorge Lorenzo!

Post di MaraGuarino On luglio - 5 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Andrea Dovizioso rovina con una  caduta una delle sue gare più belle. Caos e paura in Moto2

di Mara Guarino

Il podio è ormai un appuntamento fisso per Jorge Lorenzo

Barcellona Ennesimo trionfo per Jorge Lorenzo che, nel GP di Catalunya, insegna ai suoi avversari che a volte vince semplicemente chi sbaglia meno. In effetti, la terza vittoria di fila arriva con la complicità degli avversari: Stoner e Pedrosa si ritrovano a battagliare tra loro dopo dei lunghi, mentre Dovizioso si stende quando ormai tutti, Lorenzo compreso, si stavano preparando  ad un arrivo in volata. Onore comunque all’italiano che, in passato, ha spesso ricevuto critiche per delle gare troppo “ragionate”: Andrea ha fatto davvero di tutto per non perdere il contatto e, quando si corre così, la caduta è da mettere in conto.

LA GARA –  Scatta benissimo dalla pole la Yamaha numero 99 ma ancor meglio fa Pedrosa, con una delle sue proverbiali “partenze a fionda”. Dani rovina però tutto con un dritto: in meno di due giri riuscirà a recuperare parecchie posizioni, ma le speranze di vittoria sono ormai andate in fumo. Poco dopo è Stoner a concedere il bis. Anche il ducatista sbaglia e va lungo perdendo tempo prezioso rispetto a Lorenzo e Dovizioso. E’ proprio il forlivese la vera sorpresa del GP: Andrea non molla un centimetro e prova persino a lasciarsi alle spalle il maiorchino che, però, lo supera a sua volta. Una gara davvero generosa, anche troppo ragionando col senno di poi: al sedicesimo giro, l’italiano della Honda perde l’anteriore, lasciando Lorenzo libero di realizzare l’ormai “solita” cavalcata in solitaria. Alle sue spalle, molto distaccati, si ritrovano  Stoner e Pedrosa, pronti a lottare per il podio: l’australiano sembra averne di più, ma il suo finale di gara sarà meno arrembante del previsto. Casey sarà infatti terzo sul traguardo.  Si conferma ottimo quarto Randy De Puniet, mentre la quinta piazza va a Bautista. Segnali di ripresa dunque per Suzuki, che piazza anche un discreto Capirossi in settima posizione. Niente male neppure il nono posto di Marco Melandri, ancora convalescente. Una tirata d’orecchie va invece al suo compagno di squadra, Simoncelli, caduto mentre era in lotta con De Puniet per le posizioni che contano.

125 – Nell’ottavo di litro continua lo strapotere di Marc Marquez, che diventa il pilota più giovane in assoluto ad aver conquistato 4 vittorie consecutive. Il diciassettenne spagnolo strappa il primato ad un tale Valentino Rossi: se queste sono le premesse, non sbaglia chi vuole già consacrarlo come il fenomeno del motociclismo che verrà .  In effetti, Marquez è protagonista del week-end perfetto. Fa delle buonissime prove, centra la pole e vince la gara in solitaria. Meno rosea la situazione alle sue spalle con Smith, Espargaro e Terol costretti, ancora una volta, ad accontentarsi della lotta per i gradini meno prestigiosi del podio. Alla fine sarà l’inglese a spuntarla per il secondo posto, precedendo Espargaro. Spreca invece Terol che cade durante l’ultimo giro: un brutto colpo per la sua caccia al titolo iridato. Bisognerà davvero che questi 3 si diano da fare se vogliono evitare che il mondiale diventi una semplice passerella per il più giovane collega.

E’ lotta tra Pedrosa e Stoner per il secondo posto

MOTO 2 – La classe intermedia si rivela ricca di colpi di scena. Ma non è questo lo spettacolo che si dovrebbe vedere in pista: al posto di sorpassi e giri veloci hanno infatti tenuto banco cadute e problemi regolamentari. I guai cominciano già in partenza con una carambola a centro gruppo: sono addirittura 9 i piloti coinvolti. Si continua quindi con la moto di Canepa in fiamme dopo una scivolata. A monopolizzare la corsa è però la “saga” di Andrea Iannone, autore di un sorpasso in regime di bandiere gialle: un peccato perché Andrea è al comando prima di essere penalizzato con un ride-through. In realtà, al pilota italiano sarebbe bastato restituire la posizione per evitare sanzioni, ma la segnalazione della svista gli viene comunicata con grande ritardo, quando il suo margine sugli inseguitori è già ampio. Peggiora il tutto il fatto che Andrea non riesca a capire le comunicazioni del suo box. Non si sprecano punti e vittorie cosi! Panico anche nel finale per la caduta in pieno rettilineo di Morales: la moto colpisce il ragazzo più volte ed è quindi un vero miracolo saperlo praticamente illeso. Non ne abbiano a male Takahashi, Luthi e Simon se il loro podio è passato quasi inosservato!

Prossimo appuntamento il 18 Luglio al Sachsering per il Gran Premio di Germania.

FOTO via/ http://farm5.static.flickr.com; http://www.milano-web.it

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La maledizione degli 11 metri: Spagna, che sudata!

Post di Francesco Guarino On luglio - 4 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Nell’ultimo quarto di finale un Paraguay attento e coraggioso imbriglia la Spagna per l’intera partita, prima di gettare al vento l’occasionissima dell’1-0. Villar ipnotizza Xabi Alonso sul rigore (battuto due volte), poi palo di Pedro, doppio palo di Villa a porta vuota e gol

di Francesco Guarino

PARAGUAY – SPAGNA 0-1: Villa (S) 38’s.t.

Vicente del Bosque, allenatore della Spagna (elfutbolesmundial.com.ar)

Dopo la sorpresa pomeridiana, ci mancava solo che il Paraguay facesse il colpaccio ai danni della Spagna. E in verità c’è mancato davvero poco, perché gli iberici hanno sofferto a lungo l’acume tattico degli uomini di Martino, prima di trovare il gol decisivo al termine di una partita rocambolesca. Rocambolesca come la dinamica della rete vincente.

TUTTO A SPECCHIO, ANCHE I RIGORI – Doppio 4-4-2 per le squadre in campo: il risultato è che gli spazi sono occupati alla perfezione dai 20 uomini di movimento e si fatica a trovare il margine per uno spunto offensivo degno di nota. Ci prova Xavi da fuori area, ma il vero brivido è il gol annullato a Valdez, che insacca da solo davanti a Casillas: il paraguayano è in posizione regolare, quantomeno dubbia la segnalazione del guardalinee. Nella ripresa ci pensa Piquè a vivacizzare la partita, quando al 12’ decide di placcare in area di rigore Cardozo, dopo averlo perso in marcatura. Il rigore è solare, ma dal dischetto lo stesso Cardozo spedisce tra le braccia di “san Iker”, che addirittura blocca il pallone. Rovesciamento di fronte e il penalty stavolta è per la Spagna: Villa se ne va in velocità, di esperienza fa muro tra sé e il pallone, Alcaraz lo butta giù e si torna dagli 11 metri. Xabi Alonso segna il primo tiro, ma ci sono più uomini in area di rigore che tifosi allo stadio: sul secondo tiro Villar fa il miracolo e si resta sullo 0-0. Quando tutto sembra preludere ai tempi supplementari Iniesta riesce finalmente ad accendere il sacro fuoco spagnolo. Percussione centrale che taglia in due la difesa, palla sull’esterno e Pedro e tiro a botta sicura del giovane attaccante catalano che centra il palo. Sulla respinta si avventa Villa che a porta vuota mira sul secondo palo: la sfera incoccia sull’interno del legno, schizza sul montante opposto e tocca anch’esso prima di finire in porta.

"El niño" Torres non ha brillato neanche ieri (im.in.com)

PROVA DEL FUOCO – La Spagna non ha finora convinto come ci si aspettava alla vigilia: percentuali bulgare di possesso palla ma pochissima concretezza sottoporta, specchio della scarsa vena soprattutto di Fernando Torres, ieri sostituito da del Bosque dopo neanche un’ora. Il solito Villa sta tenendo a galla gli iberici, che ora saranno chiamati alla prima vera prova del fuoco in semifinale contro la Germania: una squadra in grado sia di difendere che di ripartire, a differenza delle squadre incontrare finora dalle furie rosse. Per dovere di cronaca, in questa semifinale avremmo dovuto esserci noi. Se solo fossimo stati degni delle quattro stelle appuntate sotto il tricolore.

Foto homepage: skysports.com

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L’undici di Loew dà una lezione di tattica e agonismo agli argentini, che si sentivano campioni del mondo in pectore. Il mix vincente della Germania: superlativo il 20enne Muller, eterno il veterano Klose. Giallo Argentina: i giocatori si danno la carica sotto il tunnel e allontanano bruscamente una telecamera. Cosa (non) avrà detto Maradona negli spogliatoi?

di Francesco Guarino

ARGENTINA – GERMANIA 0-4: Müller (G) 3′p.t.; Klose (G) 22′ e 44′ s.t.,  Friedrich (G) 29’s.t.

Joachim Löw, c.t. della Germania (thetactician.com)

In questa maniera non se l’aspettava proprio nessuno. Pochi avrebbero firmato per una vittoria facile dell’Argentina, ma nessuno avrebbe puntato un solo euro su un poker tedesco alla Seleçion. E invece la corazzata tedesca guidata da Joachim Löw ha marciato indisturbata nelle pampas, facendo incetta di reti tra le immense distese verdi del Green Point Stadium, abbandonate al proprio destino dalla imbarazzante difesa argentina. Quattroazero, da leggere tutto d’un fiato. Un risultato che farà storia.

FENOMENO MÜLLER – Al fischio d’inizio la Germania schiera 6 uomini su 11 che hanno meno di 25 anni. Neuer (’86), Boateng (’88), Khedira (’87), Ozil (’88), Muller (’89), Podolski (’85). Durante la partita entreranno Jansen (’85) e Kroos (’90!). La forza tedesca sta innanzitutto nell’inesauribile motore dei suoi baby-nazionali: l’Argentina riesce ad alzare il forcing solo ad inizio secondo tempo, ma dopo ogni marcatura è sempre e comunque la Germania a rincorrere gli avversari sin nella propria metà campo, a rintuzzare gli attacchi e a rilanciare in contropiede la manovra. I due gol di Klose (14 reti nella sua storia ai mondiali, come il connazionale Gerd Müller) arrivano entrambi in contropiede, quasi in fotocopia. Un altro Müller, invece, è la mente di questa squadra: il giovanissimo Thomas, regista del Bayern Monaco, che sblocca il risultato dopo soli 3 minuti con una impercettibile deviazione di testa che fa fare una figuraccia a Romero. Corsa, agonismo e visione di gioco: in quella posizione la Germania avrebbe dovuto avere il più roccioso e meno rapido Ballack, il capitano infortunatosi alla vigilia della rassegna sudafricana. Nessuno sta sentendo la sua mancanza.

Leo Messi: è stata una partita terribile per lui (premieryligadechampions.com)

ARGENTINA NON PERVENUTA – L’Argentina quasi imbarazza per la pochezza dimostrata in campo: Messi oscilla tra l’out di destra nel primo tempo e quello di sinistra nel secondo,  per concludere il match nell’anarchia tattica più totale. Nulla lo desterà dal torpore. Mertesacker ne mortifica fisicamente gli sforzi nell’uno contro uno, Boateng gli tiene botta anche tecnicamente. È una Germania da sogno, troppo bella per essere vera, anche se quella che ha di fronte è la fotocopia sbiadita dell’Argentina di domenica scorsa. Solo Di Maria prova ad inventare qualcosa sulla destra, ma, quando la palla arriva al centro dell’area tedesca, davanti a Neuer sembra essere improvvisamente risorto dalle ceneri il muro di Berlino. Dal suo canto Maradona è rimasto imbalsamato in campo dal gol dello svantaggio sino alla fine: il c.t. argentino ha palesato nell’occasione tutti i suoi limiti in panchina, dando la netta impressione di non avere la minima idea sul come risollevare o scuotere la squadra.

GIALLO NEL TUNNEL, POI IL TRACOLLO - Nell’intervallo un curioso siparietto cattura l’attenzione delle telecamere: i giocatori dell’Argentina si stringono a cerchio per parlare, mentre Mascherano allontana bruscamente l’operatore autorizzato a riprendere nel tunnel. È strano che un “rito” del genere avvenga proprio lì, al riparo dagli occhi dei tifosi e, probabilmente, anche da quelli del mister. L’impressione è che il carisma di Maradona si sia sciolto alla prima vera difficoltà e che i giocatori abbiano voluto e dovuto fare da sé anche per rinfrancarsi prima di tornare in campo. I secondi 45 minuti sono stati ugualmente un inferno per i Diego-boys: l’armata tedesca ha rintuzzato facilmente i dieci sterili minuti di pressing argentino, prima di lanciare la controffensiva. Al 22’ Müller serve Podolski da terra, il polacco di Germania vede Klose solo in mezzo all’area e gli recapita la palla a un metro dalla linea di porta. Minuto 29, slalom imbarazzante di Schweinsteiger che ridicolizza la difesa argentina, palla al centro a Friedrich che realizza il suo primo gol in nazionale alla gara numero 77. La Seleçion dovrebbe provare almeno a salvare l’orgoglio, ma né Pastore, né Aguero (subentrato inspiegabilmente a Di Maria, migliore in campo) riescono a fare nulla. A un minuto dalla fine la Germania cala persino il poker con Klose, che di piatto conclude alle spalle di Romero l’ennesimo contropiede spezzacaviglie dei teutonici. L’agonia di Messi si consuma con due tiri centrali parati da Neuer: per il Pallone d’Oro neanche un gol in questo mondiale. Unica nota dolentissima per i tedeschi è l’ammonizione del gioiello Müller: diffidato, salterà la semifinale con la vincente di Spagna-Paraguay. La Germania detiene contemporaneamente i titoli europei under 17, 19 e 21 ed ha raggiunto la semifinale con una squadra la cui età media è di 24 anni e 96 giorni. Comunque vada, è iniziata una nuova era nel calcio mondiale.

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Et ha fatto visita al presidente Zamparini?

Post di Adriano Ferrarato On luglio - 3 - 2010 3 COMMENTI

Opera umana o segnale di un passaggio extraterrestre, i “Crop circles” si manifestano sempre su coltivazioni agricole di vaste dimensioni. Stavolta sono stati avvistati a Merlana di Bagnaria Arsa, su un terreno di proprietà del famoso imprenditore e tifoso rosanero

di Adriano Ferrarato

Il presidente Maurizio Zamparini

Il presidente Maurizio Zamparini

«Si, i cerchi sono là. Sono più o meno grandi. Proprio come quelli di cui si ha conoscenza nel mondo. Mi hanno avvisato, sono corso a vedere. Cosa dovevo fare, a dire la verità ero curioso anche io…». Con queste parole Maurizio Zamparini ha commentato l’insolito fatto avvenuto in un campo di grano di sua proprietà in Friuli (Merlana di Bagnaria Arsa), dove sono comparsi nell’arco di poche ore numerosi “Crop circles”, il più grande dei quali misura ben 50 metri di diametro.

Definiti anche agroglifi, questi sorprendenti fenomeni interessano sempre vaste aree di coltivazioni (nel maggior numero di casi si tratta di piantagioni di cereali) dove il frumento appare appiattito e schiacciato in modo uniforme, formando precise figure geometriche che possono essere solamente ammirate con una prospettiva dall’alto. L’episodio friulano non è che l’ultimo di una lunga serie di queste strane apparizioni, la cui prima in assoluto è datata addirittura a più di trent’anni fa e delle quali non si è mai riusciti a dare una spiegazione precisa ed accettabile sulla loro origine.

Proprio il proprietario rosanero ha sottolineato questo ultimo aspetto: «Possiamo parlarne , ipotizzare qualsiasi cosa, ma dietro non c’è una mano umana…Non è il frutto di un lavoro umano, dietro c’è di più molto di più». Sono in molti infatti a vedere in queste mastodontiche circonferenze un segno del passaggio di una civiltà extraterrestre sul nostro pianeta. Per gli ufologi più accaniti si tratterebbe di astronavi aliene approdate sul nostro suolo e decollate nell’arco di poche ore lasciando queste immense tracce come prova della loro esistenza. Numerose dicerie hanno raccontato perfino di sfere di luce mobili.

Altre ipotesi e teorie mettono in campo (è proprio il caso di dirlo) fenomeni climatici o di tipo fisico, chiamando in causa gli effetti di alcune frequenze sonore agenti sul sottosuolo. Si è anche parlato di satelliti capaci di bombardare il nostro pianeta con raggi laser potentissimi. Il tutto sarebbe confermato dal fatto che, visti da vicino, gli steli delle piante coinvolte appaiono piegati o afflosciati da un forte calore. E non quindi spezzati da un peso enorme. Tuttavia è stato provato che nella maggior parte dei casi questa è una caratteristica del tutto normale per questa tipologia di coltivazioni.

I Crop circles a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli

I Crop circles a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli

Per quanto riguarda invece la possibilità di uno scherzo da parte di qualche burlone (nel 1991 due anziani inglesi, Doug Bower e Dave Chorley, vinsero il premio Ig Nobel per l’ideazione di questo bizzarro gioco), non è mai stata esclusa l’opportunità di una produzione di carattere umano. E’infatti comprovato come un discreto numero di uomini è in grado di realizzare dei notevoli Crop Circles in poche ore e utilizzando solamente modesti strumenti tecnologici.  Alcuni lo hanno fatto anche diventare un modo di fare pubblicità o una forma espressiva di arte estrema (come l’Homer Simpson che si può ammirare a Dorchester). Ciò tuttavia non svela il mistero, perché una operazione così vasta non può assolutamente essere svolta senza che qualcuno se ne accorga.

Qualunque sia la verità, l’unica reazione possibile quando ci si trova di fronte ad eventi così difficilmente spiegabili è la stessa che Zamparini ha riassunto con le sue stesse parole: «La scienza? Finora da quel che so, da quel che leggo, la scienza è riuscita a spiegare soltanto uno dei mille eventi che ci accadono intorno. Parlo di percentuali ovviamente. Prendiamo una qualsiasi cosa avvanuta, abbiamo magari una spiegazione certa, ma non tutto si può direzionare con la scienza. E i cerchi sono una di queste cose, credo proprio…». A meno che il presidente non abbia convocato ET per discutere con lui un contratto come fuoriclasse per giocare nel suo Palermo. Altro che il calcio stellare dei mondiali sudafricani.

 

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