Roma – La Pianura Padana – spiega il Corriere della Sera con la collaborazione del sismologo Massimo Cocco – fino a qualche anno fa, il 2003, non rientrava nelle zone a rischio sismico, poi è stata compilata l’ultima mappa con le aree a maggior pericolo e proprio le aree interessate dalla scosse degli ultimi giorni sono state considerate come a rischio medio basso e inserite in 3^ categoria.
Poi negli ultimi mesi l’area è stata interessata da uno sciame sismico consistente, causato dalla spinta appenninica sulla microplacca Adriatica che ieri ha provocato una faglia proprio sottola Pianura Padana, tagliandola da oriente a occidente per circa una quarantina di chilometri.
Per i geologi nessuna sorpresa: i fenomeni sismici degli ultimi mesi – ricordiamo i terremoti di gennaio tra Parma e Reggio Emilia – facevano pensare alla possibilità di un terremoto comunque non superiore ai 6 gradi della scala Richter.
La frizione tra le due placche ha provocato una serie consistente di scosse che, a causa della natura sedimentaria del terreno della Pianura Padana, sono state avvertite in tutto il nord Italia fino alle zone più centrali della Penisola.
Sembra che non sia remota la possibilità di ulteriori scosse che serviranno a liberare l’energia accumulata dalla frizione tra le placche, tanto che non sono esclusi altri sismi fino al grado 5 della scala Rischter.
Saranno gli esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a occuparsi di analisi e rilievi per chiarire meglio la situazione e decifrare eventuali segnali.
Francesca Penza
