Thursday, July 29, 2010

Catturate le prime immagini di un sistema planetario in corso di formazione

di Mara Guarino

I telescopi Keck di Mauna Kea

Mauna Kea, Hawaii – La nascita dei pianeti non ha ormai più segreti. O quasi. Un’equipe di fisici e astronomi statunitensi è infatti riuscita ad osservare, per la prima volta in presa diretta, la formazione di un nuovo sistema solare. Le foto, assolutamente inedite, saranno pubblicate su una delle più prestigiose riviste del settore, l’ Astropysical Journal.

Una dovizia di particolari senza precedenti. Un risultato dunque inimmaginabile senza l’ausilio dei due telescopi Keck posizionati a Mauna Kea, nelle isole Hawaii. Combinando la luce di questi strumenti, i ricercatori hanno infatti  potuto ottenere un indice di risoluzione di 100 volte superiore rispetto a quello di un tradizionale telescopio spaziale Hubble, così da visionare alcuni processi di formazione che si stanno realizzando a  500 anni luce dalla Terra.

Sta tutta qui la più importante novità dell’esperienza, ribattezzata ASTRA: gli scienziati hanno finalmente potuto esaminare in maniera ravvicinata i dischi protoplanetari di alcuni astri nascenti. Durante il loro sviluppo, le stelle appaiono in effetti circondate da  grossi accumuli di gas e polveri, che vanno a formare una sorta di anello. Il disco alimenta la stella ma continua a ruotarle intorno anche dopo il processo di accrescimento. Anche quando la stella ne ha ormai  “risucchiato” tutto l’idrogeno a lei necessario . Poco male, perché è proprio dal “materiale di scarto” dei dischi che si svilupperebbero i pianeti.

“Siamo riusciti ad arrivare molto, molto vicini alla stella e a guardare dritto all’interfaccia tra il disco protoplanetario e la stella stessa”, spiega  Joshua Eisner, professore presso lo Steward Observatory  dell’Università dell’Arizona e coordinatore del progetto ASTRA. Eisner e il suo gruppo di ricerca hanno già analizzato 15 dischi protoplanetari, tutti aventi una massa di gran lunga superiore a quella del Sole. In ogni caso, è stato però possibile ricavare la stessa conclusione: sono i gas e i pulviscoli del disco, che si compattano sotto l’effetto della gravità, a formare nuovi corpi celesti.

L’affascinante immagine di una regione di formazione stellare

In realtà, l’esistenza dei dischi era già nota da tempo. Mancavano tuttavia i dettagli relativi l’andamento del fenomeno, come ci tiene a sottolineare il professore americano: “Questi dischi ruoteranno ancora per pochi milioni di anni. Durante questo periodo si potrebbero formare pianeti gassosi simili a Giove e Saturno, utilizzando la maggior parte del gas presente nel disco. Il restante materiale, invece, si raggrupperà  per formare pianeti rocciosi come la Terra, Venere e Marte”.

I dati acquisiti consentono pertanto di arrivare a predire, con una certa verosimiglianza, dove e quando si formeranno nuovi sistemi solari.  Alcuni di essi potrebbero persino  avere caratteristiche molto simili a quelle della Terra e risultare dunque abitabili. Per quanto affascinate, la scoperta di nuovi mondi rimane però un’ipotesi ancora remota: appare invece più concreta la possibilità di sviluppare tecnologie che consentano di stimare la presenza di acqua e molecole organiche all’interno dei dischi. Un piccolo passo verso la verifica delle condizioni necessarie alla nascita della vita.

Quel che è certo al momento è che un’ulteriore applicazione pratica di questo studio sarà una più semplice stima della forma e della grandezza delle stelle in accrescimento. E considerati tutti i misteri che ancora circondano le questioni relative a spazio e universo non è un progresso da poco.

Foto | via http://farm3.static.flickr.com; http://farm2.static.flickr.com; http://farm1.static.flickr.com

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Una pillola intelligente per sconfiggere il cancro

Post di MaraGuarino On giugno - 16 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Approvata la prima terapia a bersaglio contro il carcinoma polmonare: è una pastiglia e si può ingerire comodamente per bocca

di Mara Guarino

Il nuovo farmaco sarà di semplice somministrazione

Milano –  E’ stata finalmente presentata anche in Italia “Gefitinib”, la prima pillola in grado di sostituire la chemioterapia nella lotta contro il cancro al polmone. Il farmaco, somministrato per via orale, è rivolto ai pazienti affetti dal tumore polmonare non a piccole cellule, il più diffuso tra quelli che colpiscono l’apparato respiratorio.

Alcune ricerche condotte presso l’Università di Osaka hanno di recente individuato una delle cause molecolari della patologia. Nel 15% dei soggetti malati, la presenza del cancro risulta infatti strettamente correlata ad una mutazione di EGFR-TK, gene codificante per il fattore di crescita che regola la proliferazione dell’epidermide tumorale. E’ proprio nei pazienti recanti tale alterazione genetica che il nuovo medicinale rivela tutta la sua efficacia.

“Quando è presente questa mutazione – spiega il professor Giorgio Vittorio Scagliotti, responsabile del reparto di Oncologia polmonare presso l’ospedale San Luigi di Orbassano – il farmaco rappresenta una concreta alternativa alla chemioterapia fin dalla prima linea di trattamento, perché consente una terapia più efficace e meglio tollerata”.

Un vantaggio innegabile  della nuova cura è dunque la migliore tollerabilità rispetto ai chemioterapici: la diminuzione degli effetti collaterali, unita ad una più semplice modalità di somministrazione, consente di accrescere la qualità della vita del malato. Non solo, il farmaco rallenta la progressione della malattia, tanto che anche il trend di sopravvivenza risulta migliorato in quei pazienti, circa il 60%, che rispondono positivamente al trattamento.

Restano comunque fondamentali la prevenzione e la lotta al fumo

Dal punto di vista della ricerca medico-scientifica, l’aspetto più interessante della nuova terapia risiede però nella sua “intelligenza”. La pillola, messa in commercio da AstraZeneca (ma completamente rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale), è infatti un ottimo esempio di terapia molecolare personalizzata proprio perché si rivolge esclusivamente ai portatori della mutazione,  tra i quali vi sono molte  donne e numerosi non fumatori. Allo stesso modo, si può dunque ipotizzare di indirizzare la ricerca verso l’individuazione di altre possibili alterazioni geniche scatenanti la patologia, così da elaborare terapie sempre più specifiche e selettive.

“Per abbattere la mortalità  – sottolinea Scagliotti – la misura più efficace in termini di sanità pubblica è convincere la gente a smettere di fumare. Su questo bisogna investire”. Tuttavia, la lotta al fumo potrebbe non essere sufficiente, visto che le sigarette aumentano il rischio di cancro al polmone ma non ne sono certo l’unico motivo scatenante. “Bisogna  puntare anche sulla ricerca molecolare: identificare le mutazioni chiave del tumore al polmone» – prosegue il professore- “e usare farmaci selettivi verso queste mutazioni.  Con la disponibilità anche nel nostro Paese di Gefitinib si compie un sostanziale passo in avanti che permette di offrire il farmaco giusto al paziente giusto ”.

Per tutte queste ragioni, il medicinale rappresenta un’enorme innovazione, nonché una solida speranza per il futuro. Non bisogna infatti dimenticare che il carcinoma polmonare colpisce, ogni anno, oltre un milione di persone: a 5 anni della diagnosi sopravvive solo il 15% dei malati. In Italia, questo tipo di motore rappresenta la principale causa di morte oncologica tra gli uomini e la seconda tra le donne. Un vero e proprio “big killer” come, purtroppo, viene tristemente definito in gergo.

Foto | via http://www.sxc.hu

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Mortal Kombat: ritorno o rinascita?

Post di Francesco Guarino On giugno - 9 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La game-community del web è in fermento di fronte al criptico teaser online rilasciato l’8 giugno. La voce più probabile è quella di un reboot cinematografico (Mortal Kombat Rebirth?) per cancellare il fiasco di “Mortal Kombat – Distruzione totale” del 1997

di Francesco Guarino

Il logo del videogame Mortal Kombat

Finish him. Una scritta inzuppata nel sangue al centro dello schermo e poi la fatality: un colpo marziale di estrema violenza che, a seconda dell’esecutore, decapitava l’avversario sconfitto, lo congelava riducendolo in brandelli o lo sottoponeva a vere e proprie estrazioni anatomiche coatte. Mortal Kombat, il videogame datato 1992 che ha fatto inorridire migliaia di genitori per lo smodato ricorso allo splatter tarantiniano, riappare all’improvviso nel web e la game-community impazzisce. Un lungo teaser di 8 minuti è infatti online da ieri e propone le prime cruente immagini di quello che potrebbe essere il must cinematografico dei prossimi mesi. Infatti, dopo il discreto successo dell’esordio datato 1995, il progetto Mortal Kombat su grande schermo sprofondò sotto i colpi della critica e dei fan, per colpo del pessimo sequel Mortal Kombat – Distruzione Totale di due anni dopo. La querelle tra Midway Games (casa produttrice del videogioco) e Treshdolh Entertainment (studio cinematografico distributore dei due film) affossò definitivamente le possibilità di un terzo episodio purificatore. Di recente, però, la Midway è stata acquisita dalla multinazionale Warner Bros. e, pochi mesi dopo, la causa legale per i diritti cinematografici del picchiaduro made in USA è sparita dai tavoli dei giudici. Un segnale esplicito, secondo le opinioni che si rincorrono sui blog specializzati, verso la definizione cinematografica del terzo episodio di Mortal Kombat.

MORTAL-KOMBAT 9 E OPERAZIONE-BATMAN – Non è da escludere che il tutto sia una semplice manovra pubblicitaria per la prossima uscita del videogame Mortal Kombat 9: è infatti alle porte l’E3 (Electronic Entertainment Expo) di Los Angeles, la convention annuale dei produttori e distributori di videogames, che aprirà i battenti il 14 giugno. Un accattivante teaser pubblicitario in carne e ossa, in stile video celebrativo dei Simpson per il ventennale della serie, non è quindi un’ipotesi da accantonare del tutto. A guardare le immagini, però, la qualità del lavoro e le atmosfere molto dark fanno venire alla mente più un’operazione di reloading cinematografico che una mera iniziativa promozionale: un vero e proprio reboot, ossia un nuovo inizio della saga, con però la totale o parziale riscrittura degli eventi precedentemente narrati. Il nome che circola in rete è non a caso Mortal Kombat Rebirth e gli otto violenti e misteriosi minuti del teaser avvalorano quest’ultima ipotesi: riappaiono personaggi che nel secondo episodio cinematografico avevano trovato la morte (ad esempio Scorpion, ucciso dalla star hollywoodiana Johnny Cage), mentre si stravolge la fisionomia di altri (il ninja-killer Reptile, presentato con una orribile malattia della pelle, o il guerriero Baraka, pelle nera, dreadlocks e piercing a profusione sul volto). È quindi realistico immaginare che la Warner voglia ripescare dal dimenticatoio un marchio di successo (come già hanno fatto nel recente passato la 20th Century Fox per i Fantastici Quattro o la Sony per Spider-Man), impregnandolo di nuovi e più moderni effetti speciali, ambientazioni oscure e uso sapiente della macchina da presa. Impresa difficile? Forse vi diranno qualcosa i titoli Batman – Begins (quasi 380 milioni di dollari al box-office) e The Dark Knight (oltre un miliardo di dollari di incasso, due Oscar e un Golden Globe). Il pipistrello ciondolava stancamente dal tetto della sua caverna, quando la Warner Bros. ha deciso di fargli spiccare nuovamente il volo verso l’Olimpo di Hollywood. I fan di Mortal Kombat sono autorizzati a stropicciarsi gli occhi.

ATTENZIONE: il teaser contiene immagini esplicite di violenza.

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Al cinema dentro la sala operatoria

Post di Adriano Ferrarato On maggio - 25 - 2010 1 COMMENTO

Un innovativo sistema ideato dal primario  dell’ospedale “La Schiana” Nicola Gasbarro  e sperimentato positivamente su 15 donne potrebbe rappresentare una valida alternativa ad anestesie e tranquillanti

di Adriano Ferrarato

L'ospedale "La Schiana" di Pozzuoli

L'ospedale "La Schiana" di Pozzuoli

Cinema in ospedale: un accostamento alquanto inusuale per due luoghi che per definizione sembrano proprio essere antitetici. Soprattutto il secondo non è certo una struttura di divertimento. Ma se il grande schermo può servire ad aiutare i pazienti, allora le cose cambiano radicalmente. E all’ospedale “La Schiana” di Pozzuoli, un innovativo sistema ideato dal primario Nicola Gasbarro (già inventore nel 2008 della tecnica “Gasless”, in grado di migliorare la visibilità e lo studio degli organi dell’addome , eliminando l’utilizzo dell’anidride carbonica) ha mostrato, durante la sua fase di sperimentazione, di avere tutte le carte in regola per essere adottato dalla maggior parte delle strutture mediche.

La tecnica prevista è molto semplice e prevede l’utilizzo di occhiali virtuali collegati ad un lettore DVD, che vengono fatti indossare ai pazienti durante delicati interventi chirurgici come quello dell’anestesia spinale o addirittura parti complessi e particolarmente dolorosi. Questa tipologia di operazioni, come è noto, viene eseguita da svegli, con tutti le possibili complicazioni, paura, dolori, attacchi di ansia, che un degente può avere nel corso della loro esecuzione. Nelle lenti di questi speciali apparecchi ottici vengono proiettati film e documentari allo scopo di rilassare l’ammalato e tranquillizzarlo.

L'uso delle lenti speciali durante la sperimentazione

L'uso delle lenti speciali durante la sperimentazione

L’esperimento delle incredibili diottrie, che in Italia non ha assolutamente precedenti, ha visto quindici donne affrontare una serie di visite ginecologiche e operazioni chirurgiche durante le quali hanno facilmente mantenuto un costante stato di adattamento e calma. E’ proprio l’inventore Gasbarro a spiegarlo, esprimendo grande soddisfazione per un metodo che potrebbe ridurre di molto l’uso di anestetici e ansiolitici, soprattutto quando il loro uso non è strettamente necessario: «La novità è stata accolta molto bene. Le pazienti, piuttosto che restare immobili e concentrarsi su quanto sta accadendo, si distraggono. In questo modo riescono a sopportare meglio l’intervento».

Il repertorio cinematografico del policlinico prevede per ora numerosi film con Massimo Troisi e Roberto Benigni, più numerosi documentari. Pellicole divertenti che aiutano di certo la spensieratezza e il buonumore in un ambiente, quello della sala operatoria, che non incute certo sentimenti di gioia. Ci sono ovviamente dei limiti: «L’unica cosa che si raccomanda a chi si trova sotto i ferri» -avverte sempre il ginecologo de “La Schiana”- «è di non ridere troppo, perché ciò disturberebbe il lavoro del chirurgo», pregiudicando anche la sicurezza dell’intero iter operativo».

Capace di incantare, insegnare, far sognare e viaggiare in luoghi impossibili. E adesso addirittura in grado di guarire le persone. Mai la magia del grande schermo è stata tanto grande.

foto: via corrieredelmezzogiorno.it; videocomunicazioni.com; napoli.repubblica.it

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Evoluzione a tempi da record

Post di MaraGuarino On maggio - 21 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Scoperto pesce capace di sviluppare una nuova specie ogni 100 generazioni

di Mara Guarino

Il Ciclide "Big blue"

Nicaragua – In biologia, il termine evoluzione indica un cambiamento del patrimonio genetico nel corso del tempo. Si tratta di un fenomeno lentissimo, che può essere valutato solo nel lungo periodo. Decenni, secoli, migliaia di anni. Per questa ragione, stupisce tanto il ritrovamento, in un lago del Centro – America,  di un pesce che ha saputo sviluppare un nuovo tratto somatico in meno di 100 generazioni.

In effetti, molti laghi di origine vulcanica delle Americhe e dell’Africa sono colonizzati dai  Ciclidi, una famiglia di Ittiopsidi prevalentemente dulciacquicoli, già noti agli studiosi per la loro notevole versatilità. Ne fanno parte oltre 1700 specie, molto eterogenee per morfologia, colori e abitudini comportamentali. Oltre che per habitat occupati. Non a caso, dunque, questi pesci risultano apprezzati anche da acquariofili e amanti dei mondi sommersi.

Ad oggi, si ritiene che molte loro specie siano ancora sconosciute all’uomo.  E’ facile dunque intuire come mai il ritrovamento di una nuova variante dotata di labbra carnose non abbia inizialmente suscitato particolari entusiasmi.  A risultare stupefacente è piuttosto la rapidità con cui è emersa questa nuova caratteristica. Sono state sufficienti solo un centinaio di generazioni. A fronte del migliaio di discendenze che occorrono normalmente.

La scoperta appartiene all’équipe del professor Axel Meyer, titolare di una cattedra di Zoologia ed Evoluzione Biologica presso l’Università di Costanza, in Germania. Gli studi condotti dal suo team dimostrano come il pesce dalle labbra carnose sia riuscito in breve tempo a colonizzare una nuova nicchia ecologica, molto ben distinta da quella occupata dai Ciclidi che hanno dato il via al processo evolutivo. Al momento, le due varianti convivono pacificamente nelle acque lacustri del Nicaragua. Non c’è alcuna forma di competizione.

La nuova specie ha infatti una testa più stretta e appuntita, che consente all’animale di intrufolarsi tra le rocce vulcaniche, da cui “succhiare”, letteralmente, insetti e larve. Diversamente, i  Ciclidi dalle labbra sottili sono provvisti di dentelli affilati, che consentono loro di rompere i gusci di piccole lumache e altri gasteropodi.

Un esempio di “labbra carnose”

La coesistenza è possibile proprio perché ciascun ittiopside si è specializzato nello sfruttamento di specifiche risorse. Nuova e vecchia specie non hanno dovuto lottare tra loro per la sopravvivenza. Si tratta pertanto di un ottimo esempio di evoluzione divergente: mutazioni casuali insorte nel Dna degli animali che già popolavano il lago sono state selezionate e conservate perché andavano a conferire un vantaggio selettivo nella conquista del territorio circostante.

Anche il professor Todd Streelman dell’Istituto Tecnologico della Georgia, in Atlanta, studia da tempo i diversi gruppi di Ciclidi. Il docente ha così commentato la notizia: “E’ stato molto importante riuscire a catturare il processo di divergenza durante il sui stesso svolgimento. Questo nuovo lavoro conferma inoltre alcuni studi condotti nel corso degli anni ’90, secondo i quali la diversificazione di specie che condividono lo stesso ambiente può avvenire molto rapidamente”.

C’è già chi pensa che presto si potrà dimostrare che un salto evolutivo possa avvenire perfino in sole 10 generazioni. Un’ipotesi alquanto estrema, per ora. Almeno finché un nuovo pesciolino non ci fornirà la prova contraria.

http://farm1.static.flickr.com/91/234359027_71915404c3_b.jpg

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Facebook “sfratta” FarmVille?

Post di Francesco Guarino On maggio - 15 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Troppo alta la commissione sui crediti online secondo la Zynga, creatrice della fattoria online che sta facendo impazzire milioni di persone in tutto il mondo. Il rischio concreto è di abbandonare la piattaforma di Facebook, ma la scelta non pagherebbe per nessuno dei due contendenti

di Francesco Guarino

L'insolita popolazione di una fattoria virtuale di FarmVille

La notizia rischia di avere ripercussioni sul popolo di Facebook ben più delle ormai assimilate novità sulla gestione del livello di privacy: il quartier generale di Mark Zuckerberg starebbe infatti per mettere in moto le ruspe ed imporre lo sfratto a FarmVille.

I CREDITI DELLA DISCORDIA – L’indiscrezione è stata lanciata dai blog informatici più attivi della rete e ripresa persino dal Times. A cambiare le carte in tavola sarebbe stato proprio il social network: il quartier generale di Facebook ha imposto infatti che, nei social game ospitati dalla propria piattaforma che ne richiedano la necessità, venga utilizzata una moneta unica virtuale, il credito, fruibile solo attraverso l’utilizzo di soldi reali. In diverse applicazioni è necessario infatti ricorrere all’acquisto di questi crediti con piccoli esborsi di moneta reale, per progredire di livello senza tormentare con richieste di donazioni virtuali i propri contatti. È questo il principio fondamentale sul quale poggia l’intero funzionamento di FarmVille: la web-fattoria progredisce solo attraverso i “regali” che un cyber-contadino riceve (non sempre spontaneamente) dai propri amici virtuali, nonché vicini di fattoria. L’alternativa meno invasiva (e più dispendiosa) è quella di acquistare i crediti della discordia, che consentono l’upgrade immediato della piantagione. Il problema è che Facebook, dopo aver introdotto la moneta unica virtuale, ha richiesto una commissione del 30% su tutti gli acquisti di credito effettuati. La Zynga, sviluppatrice di FarmVille ma anche di altri diversi giochi di successo su social network (Mafia Wars, Cafè World, Zynga Poker), non solo ha fatto orecchie da mercante, ma ha addirittura minacciato lo spostamento del gioco sulla propria piattaforma autonoma Zynga Live.

TUTTO DA PERDERE – La commissione sui crediti è ritenuta troppo esosa dall’azienda californiana padrona di FarmVille, ma lo spostamento del social game sarebbe un danno ben più grave. Un danno, per di più, tutt’altro che unilaterale: sono infatti circa 80 milioni gli utenti che si collegano giornalmente su Facebook solo per gestire la propria fattoria virtuale. Innegabili i pro in merito di visibilità e di introiti pubblicitari che verrebbero a mancare al più famoso dei social network. Altrettanto innegabili, però, i contro per la Zynga, che dovrebbe convincere forzatamente gli affezionati a spostarsi su un sito esterno a FB, costringendoli a dedicarsi esclusivamente alla fattoria virtuale, amata anche dall’ex-ministro Zaia, senza avere contemporaneamente d’occhio i propri contatti e le amate/odiate notifiche in tempo reale. Il colpo di grazia alla Zynga lo rifila la Hitwise, azienda americana di rilevamenti statistici, secondo la quale ormai il 90% dei giochi online gravita attorno a Facebook, sancendo quindi l’assoluta necessità della presenza di FarmVille sui server di Palo Alto. Un addio quindi che, se ci sarà, risulterà tutt’altro che indolore. A gioire saranno probabilmente solo gli utenti FarmVille-free, che non ne possono più di regali sottoforma di alberi e recinti, o di fattorie popolate da mucche aliene e pecore in multicolor.

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La pozione d’amore? E’ uno spray

Post di Adriano Ferrarato On maggio - 11 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Uno staff congiunto di esperti e docenti ha testato il miracoloso “profumo” su un campione di 48 soggetti, rilevando un grande aumento della loro sensibilità empatica con livelli molto vicini a quella femminile

di Adriano Ferrarato

Perché perché, la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone! Perchè, perché, una volta non ci porti pure me”. Questa vecchia canzone di Rita Pavone la dice lunga su quanto la vita di coppia sia complicata. Troppo spesso purtroppo le attuali dinamiche sociali rovinano le relazioni mangiandosi letteralmente il tempo di cui si ha pienamente diritto per dedicarsi ai sentimenti. L’affetto svilisce e vengono a mancare di colpo le basi di un sano rapporto amoroso.

Ma, donne, se la colpa è soprattutto del vostro “lui”, che non riesce più a ricoprirvi di tenerezza come un tempo, o volete semplicemente ingentilirlo dai suoi modi burberi ora finalmente una soluzione esiste. Ed è riservata a tutte coloro che desiderano ardentemente un partner affettuoso e che le metta sempre in cima alla lista delle priorità, al posto insomma delle partite a calcetto con gli amici, delle serate al pub, o qualcosa di ben peggiore, come ad esempio le mani di un’altra donna. Dall’Inghilterra arriva infatti lo spray dell’amore, capace di trasformare anche il peggior maschio esistente sul globo terrestre in un docile e coccoloso agnellino.

La sorprendente scoperta proviene dal lavoro congiunto di due tra le più prestigiose università del mondo: la Fredrich Willhems di Bonn e quella di Cambridge. Lo staff di esperti e docenti ha elaborato infatti, pubblicando i dati raccolti e i risultati sulla rivista specializzata “Journal of Neuroscience”, uno speciale composto in grado di indurre nell’uomo atteggiamenti più sensibili e maggiormente disponibili alla tenerezza. E il tutto ottenuto con la sintesi di elementi esclusivamente naturali.

A differenza della Coca cola perciò, non ci sono ingredienti segreti: la sostanza nebulizzata è stata realizzata grazie all’ossitocina, un ormone importantissimo prodotto dalle donne soprattutto nella fase del parto, in quanto permette le contrazioni uterine durante la gravidanza. Così come facilita l’attrazione, l’intesa e la relazione tra due persone di sesso opposto, accorre anche in aiuto delle neomamme nella difficile prima fase di gestione della prole. In parole povere, è l’ormone dell’amore.

Partendo da questi presupposti, gli studiosi, dopo averlo messo a punto, hanno successivamente testato la soluzione su un campione di 48 soggetti. La metà di loro era stata trattata con lo speciale “profumo”, mentre all’altra era stato fatto inalare un placebo inefficace. Ad entrambi i gruppi poi erano state sottoposte immagini commoventi e che avrebbero dovuto suscitare sentimenti empatici (come ad esempio la foto di un bambino mentre piange o quella di una ragazza che tiene in braccio un gatto). Secondo il Dottor Rene Hurlemann, che ha coordinato l’intero lavoro dell’equipe di ricerca, nel primo raggruppamento è stato subito rilevato un grande aumento della sensibilità dei soggetti, molti dei quali hanno dimostrato livelli di attenzione e  tenerezza molto vicini a quelli femminili. Alcuni di loro sono anche scoppiati in pianto per l’alto grado di emotività raggiunto.

Finalmente, dopo aver svelato e svilito il sentimento più bello del mondo rendendolo un mero meccanismo biochimico, la scienza ha fatto un bel passo indietro mettendosi al servizio di Cupido. Viene anche da pensare a quanto noi uomini siamo debitori nei confronti delle donne: se infatti Eva è nata da una costola di Adamo, sotto un certo punto di vista è proprio da lei che nasce l’amore. Magari lo spray ci insegnerà a capirlo.

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Viaggio al centro della mente umana

Post di MaraGuarino On maggio - 10 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Una classifica, non solo scientifica,  delle dieci menti più affascinanti e curiose della storia

di Mara Guarino

 

La formula che ha reso celebre Albert Einstein

Stati Uniti d’America – A un anno dalla pubblicazione, continua a conquistare curiosi il libro “Nella testa di Steve Jobs”, scritto da Leander Kahney, prestigiosa firma del portale on-line Wired.com.  In effetti, per gli amanti della tecnologia, Steve Jobs è un guru, che ha completamente cambiato il modo di concepire video, musica e telefonia: in una parola, Jobs è Apple.inc. Diventa d’obbligo domandarsi cosa abbia di tanto speciale il cervello di quest’uomo che, dal nulla, ha creato un impero.

Se Kahney immagina di viaggiare nella mente dell’inventore di Ipod, in passato, c’è chi ha osato di più: alcuni cervelli sono stati fatti letteralmente a pezzetti, sezionati allo scopo di capire le ragioni dell’intelligenza. Nasce così la neuroscienza, interdisciplina di medicina, biologia e psicologia, dedita all’indagine sulle connessioni tra la morfologia dell’encefalo e la sua fisiologia. L’obiettivo è comprendere come mai siamo in grado di pensare. E perché alcuni lo sappiano fare meglio di altri.

Ecco dunque che Wired  propone una classifica di altre 9 menti illustri, che hanno contribuito allo sviluppo delle neuroscienze.

9- Leonardo da Vinci

Pittore, architetto e inventore, Leonardo fu anche un eccellente anatomopatologo. I suoi disegni sono ritenuti  le prime illustrazioni mai realizzate del corpo umano. Affascinato dal rapporto tra gli organi di senso e il cervello, scoprì la retina e il nervo ottico

8- Phineas Gage

A causa di un incidente sul lavoro, questo ferroviere è diventato uno dei casi clinici più dibattuti di fine ‘800. Gage riuscì infatti a sopravvivere miracolosamente ad un tubo di ferro che gli aveva attraversato la parete frontale del cranio. Anche i suoi tempi di recupero furono eccezionali. Con un unico neo: la personalità dell’uomo ne risultò totalmente cambiata. L’operaio timido ed educato aveva lasciato posto ad una persona irascibile, asociale e senza freni inibitori. Per gli studiosi dell’epoca, era la conferma definitiva del fatto che il cervello è sede di emozioni e capacità relazionale

7- Vladimir Lenin

In Russia, la sua genialità era così indiscussa che il suo cervello fu studiato già a partire dal 1925, un solo anno dopo la sua morte. L’onore toccò al Moscow University Neurological Institute che, dopo anni di sezioni, rivelò la motivazione di processi mentali così acuti: i neuroni piramidali della corteccia cerebrale erano più larghi e numerosi del consueto

6-  Sofia Kovalevskaya

Matematica, scrittrice e paladina dei diritti delle donne, vanta il primato della prima cattedra femminile in Europa, presso l’Università di Stoccolma. Inevitabilmente, fu anche il primo encefalo del gentil sesso ad essere sezionato, sempre in Russia. La dissezione evidenziò un cervello particolarmente largo e voluminoso

5- Hans Delbruck

Fondatore della storiografia militare moderna, Delbruck è noto ai più soprattutto per la citazione nel film “Frankenstein  Junior” di Mel Brooks. E’ infatti dello studioso tedesco il cervello che dovrebbe essere inizialmente trapiantato nella “creatura”. Mai scelta fu tanto azzeccata, visto che anche il figlio  Max ha poi dimostrato un’intelligenza notevole, vincendo nel 1969 il Premio Nobel per la medicina

4- Frankenstein

 O forse dovremmo dire Mary Shelley, la scrittrice di questa straordinaria storia sui confini tra scienza e fantascienza. La sua idea di creare la vita trapiantando un encefalo in un corpo funzionante continua ad affascinare e ispirare, dopo oltre due secoli

3- Albert Einstein

E’ il cervello per eccellenza: non a caso, fu sezionato in 240 frammenti, già 7 ore dopo la morte dello scienziato. Le ricerche di Thomas Harvey, medico del Princeton Hospital, furono poi  riprese dalle più prestigiose università americane, concordi nel ritenere che l’organo non fosse particolarmente grande. Molto sviluppati erano però i lobi parietali, sede delle espressioni intellettuali più fini, tra cui le facoltà matematiche. La mancanza della scissura del Silvio e l’abbondanza di cellule gliali suggerivano inoltre un’efficiente compenetrazione dei circuiti neuronali

2- John Nash

Vincitore del Nobel nel 1994 grazie alla Teoria dei giochi, Nash è il simbolo del connubio genio e sregolatezza. Capace di calcoli complicatissimi, lo studioso fu colpito in giovane età da una schizofrenia, che lo ha a lungo illuso di lavorare segretamente per un’organizzazione governativa. Una storia di successo ma anche di grandi tormenti e paranoie, raccontata nel film “A beautiful mind”, pluripremiato agli Oscar

1- Henry Molaison

Non poteva mancare in classifica l’uomo incapace di ricordare. Affetto da gravi crisi epilettiche, l’uomo subì nel 1953 l’asportazione di un frammento di tessuto nervoso, insieme al quale perse anche la capacità di accumulare nuovi informazioni. Da quel momento, ha dunque vissuto la stessa identica giornata, fatta di analisi e test neurologici, senza neppure rendersene conto. Ritenuta il più importante caso clinico della neuroscienza, la vicenda ha ancora una volta ispirato numerosi film, tra cui il bellissimo “Memento” di Christopher Nolan.

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A che ora è la fine del mondo?

Post di MaraGuarino On maggio - 5 - 2010 1 COMMENTO

Tra dieci milioni di anni l’esplosione di una nana bianca distruggerà definitivamente l’atmosfera terrestre

di Mara Guarino

Una nana bianca

Washington – Una stella della Via Lattea potrebbe minacciare seriamente il nostro Pianeta.

Purtroppo, non si tratta della trama della prossima sfarzosa pellicola hollywoodiana, ma di una concreta possibilità, emersa durante l’ultimo meeting dell’American Astronomical Society. Riunitisi il gennaio scorso nella capitale degli Stati Uniti, gli astronomi del congresso hanno puntato il dito contro una nana bianca della costellazione della Bussola, pronta a trasformarsi in una supernova in circa 10 milioni di anni. Se dovesse accadere davvero, le radiazioni sprigionate dall’esplosione cancellerebbero la vita all’istante.

L’astro, che dista dal nostro Pianeta “solo” 3.260 anni luce, fa parte del sistema binario Pixydis T ed è da tempo sottoposto al monitoraggio del satellite UIE e del telescopio spaziale di Hubble.  A farne un oggetto di studio tanto interessante è la sua natura di “nova ricorrente”: la stella ha cioè la capacità di sviluppare esplosioni termonucleari con andamento ciclico, ogni vent’anni circa. Le eruzioni più recenti sono datate 1944 e 1967. Secondo gli astronomi, questi eventi sarebbero determinati dall’accumulo di gas di idrogeno sottratti per mezzo della gravità all’altro corpo celeste del sistema. Di conseguenza, la nana bianca tende ad incrementare la propria massa, fino a scoppiare, letteralmente. Di solito, si tratta di piccole esplosioni che non danneggiano né la stella stessa né la Terra, troppo distante per percepirle. Anzi, l’evento di scoppio è fondamentale per disperdere energia e mantenere l’equilibrio.

Al momento, però, la stella sembra essere in ritardo sulla consueta tabella di marcia. Non solo, le osservazioni spaziali dell’équipe del professor Edward Sion , ricercatore presso la Villanova University in Pennsylvania, hanno messo in evidenza come le mancate eruzioni diversive abbiano portato la nana bianca ad accrescersi rapidamente. Troppo rapidamente. Il rischio è il raggiungimento del cosiddetto limite di Chandrasekhar, oltre il quale una massa troppo grande porterebbe il corpo celeste al collasso, sviluppando una supernova. L’energia che ne scaturirebbe potrebbe essere di 10 milioni di volte  superiore a quella rilasciata da una nova ricorrente.

Una supernova in fase di implosione

Certo, come precisa il professor Sion, la percezione del tempo in astronomia è molto differente da quella comune. Quindi, non c’è bisogno di preoccuparsi perché la fine della Terra non è imminente: “ I calcoli degli scienziati suggeriscono che la stella esploderà in circa dieci milioni di anni” – ha dichiarato l’astronomo – “Possiamo rilassarci, ma dobbiamo anche considerare che il lasso di tempo è molto breve sui tempi astronomici e geologici.” Dato sicuro è che l’evento avrà un impatto catastrofico sulla nostra galassia. La Terra sarà colpita da massicce radiazioni di tipo gamma che ne distruggeranno l’atmosfera, a cominciare proprio dallo strato di ozono.

Ad ogni modo, non tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere la stella della Bussola un problema. Di norma, in astronomia, una supernova è ritenuta pericolosa per la vita terrestre solo se le sue eruzioni avvengono a meno di cento anni luce dalla Terra. Per questa ragione, il professor Filipenko, del Berkeley Astronomy Department, è contrario ad ogni forma di catastrofismo e sostiene che, anche se si arrivasse alla supernova, la Terra si salverà.

Ma se in questo caso fossero le dimensioni della stella, più che la sua distanza, a giustificare ogni preoccupazione?

Insomma, Hollywood è avvisata: c’è materiale per una nuova sceneggiatura, con tanto di disputa tra luminari del settore. E a noi non resta che sperare per i nostri posteri e concentrarci, tra serio e faceto, scienza e fantascienza, su minacce più vicine. In fin dei conti, al 2012 non manca poi molto.

FOTO/ via http://www.sxc.hu

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La chimica dell’amore esiste. Purtroppo

Post di Adriano Ferrarato On aprile - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Contro ogni romanticismo e in barba alla poesia, la scienza svela il segreto di Cupido: una reazione chimica ad uno stimolo cellulare

 di Adriano Ferrarato

Amore e Psiche

Amore e Psiche

«T’amo senza sapere come, nè quando nè da dove, t’amo direttamente senza problemi nè orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno».

Il maestro Pablo Neruda non usava davvero mezzi termini per descrivere il sentimento più bello di tutti, l’amore: e in questa poesia ne è espressa l’essenza e anche la dose di incredibile e sincera irrazionalità che lo compone.

Un moto dell’animo che esiste da sempre, fin dai tempi di Adamo ed Eva, e al quale non si riesce mai a dare una spiegazione coerente e razionale. Uomini e donne, per un motivo o per un altro, incrociano senza volerlo i propri destini e per quanto ci si interroghi accade e basta. E spesso sono persone completamente diverse tra loro, sia fisicamente che moralmente. Nessuna logica che possa fare chiarezza. Il problema è che Cupido, come dice un noto aforisma, si diverte a tirare frecce, ma in realtà sbaglia spesso mira.

Tutto questo però è stato un mistero fino ad oggi. Ed è proprio su questo ultimo punto che la scienza ha contribuito (purtroppo) a svelare il segreto degli “errori” della dolce divinità dell’amore. E lo ha fatto analizzando il comportamento delle cellule del lievito di birra.

Sembra un affermazione bizzarra, ma grazie ad uno studio condotto da alcuni autori coordinati all’università di Montreal, basati sul Saccharomyces Cerevisiae (il fungo del lievito di birra), è stato possibile dare una argomentazione al colpo di fulmine. E anche se la ricerca era volta ad accertare, tramite comparazione, i meccanismi molecolari coinvolti nello sviluppo degli embrioni umani, i risultati tratti sono davvero curiosi.

Interruttore molecolare

Interruttore molecolare

Il biochimico Stephen Michnick, proveniente proprio dal gruppo di ricerca, l’ha spiegato con chiarezza: all’interno di questa infinitesima forma di vita è infatti presente un interruttore molecolare che è direttamente responsabile della volontà riproduttiva. Il lievito è un composto asessuato, in grado cioè di riprodursi in modo autonomo. L’analisi ha tuttavia dimostrato che in molte occasioni esso può “cambiare idea” e decidere di accoppiarsi. E qui entra in scena l’interruttore: quando infatti viene recepito nelle vicinanze un potenziale partner sessuale, instaura un meccanismo di reazione in cui i segnali chimici vengono tradotti in feromonici, ovvero  in richiami che suscitano reattività specifiche in altri organismi. In risposta a questo, successivamente, per mezzo dell’intervento di alcuni enzimi, la cellula del saccaromiceta sente il bisogno di non stare più da sola.

Certo, affermare che l’amore si riduce ad un mucchio di formule chimiche e matematiche è senza ombra di dubbio una delle cose più rattristanti che questa società sempre più antisentimentalista poteva permettersi di dire. È anche il caso di aggiungere che il lavoro, essendo condotto su organismi unicellulari, non implica soprattutto l’elemento più importante delle relazioni umane: quello del corteggiamento e del rispetto del partner. Ridurlo a meri calcoli ne toglie veramente la poesia. Altro che Neruda, quindi. E speriamo che tra un po’ non si arrivi a fare sesso con i robot.

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Gli esperimenti sul teletrasporto quantistico gettano le basi per l’investigazione delle cosiddette scienze di confine

di Mara Guarino

La struttura di un atomo

Alle scuole medie ci viene insegnato che due rette parallele non s’incontrano mai. Proprio come scienza e paranormale, due realtà apparentemente inconciliabili. Tutte le discipline scientifiche si fondano infatti sulla sperimentabilità in laboratorio della materia oggetto di studio. Al contrario, una manifestazione paranormale è tale perché estemporanea e irriproducibile. Con  presupposti di partenza tanto differenti sono presto spiegati decenni di rapporti tesi tra gli esponenti delle varie fazioni.

Poi, al liceo, il professore amplia i nostri orizzonti e spiega che persino le rette parallele possono incontrasi tra loro, anche se solo all’infinito. In questo caso, il nostro infinito è rappresentato dalla fisica quantistica, recente branca della fisica che si occupa di descrivere il comportamento di particelle piccolissime di materia, i quanti, in termini di probabilità. A partire dal 2001, la meccanica dei quanti si è in particolar modo concentrata sullo studio dell’Effetto EPR, la cui esistenza era già stata ipotizzata dal luminare Albert Einstein. Questo fenomeno permetterebbe il teletrasporto istantaneo di alcune informazioni riguardanti le particelle atomiche, come ad esempio il numero di spin.

La scoperta offre interessanti applicazioni pratiche, soprattutto nell’ambito della crittografia dei sistemi informatici. Ad interessare maggiormente sono tuttavia le possibili connessioni con molti fenomeni paranormali, tra cui telepatia e  chiaroveggenza. Come escludere che anche le emozioni e i pensieri possano trasferirsi in una dimensione senza tempo né spazio? Questa almeno è la conclusione che ne hanno tratto molti studiosi di parapsicologia, da sempre alla conquista di una maggiore credibilità  nell’ambito della ricerca scientifica.

L’indagine dell’infinitamente piccolo

I fisici restano invece scettici: i quanti sono composti di materia e al momento non vi sono prove che anche gli stati emotivi possano avere una dimensione concreta. Cauta anche la reazione del CICAP, il comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale. Nato nel 1989, senza scopo di lucro, il CICAP si propone di contrastare possibili ciarlatani attraverso un attento vaglio di tutte le affermazioni relative ad occulto e scienze di confine. “Che la meccanica quantistica susciti problemi interpretativi tuttora aperti è fuori dubbio” risponde Silvano Fuso alle tante domande giunte al portale on-line dell’associazione.  “La prima cosa da fare è accertare al di là di ogni dubbio la reale esistenza degli eventi. Tale esistenza viene infatti troppo spesso data per scontata e quando si fanno indagini accurate si scopre purtroppo che le cose stanno diversamente da come vengono esposte”.

Forse è ancora troppo presto per vedere nella fisica quantistica una legittimazione di episodi finora ritenuti inspiegabili. Certo è che la storia ci ha ampiamente dimostrato come tutte le nostre conoscenze sul mondo non siano da ritenersi delle certezze assolute e che nulla va escluso a priori, sino a prova contraria. La stessa quantistica ha dovuto lottare per tutto il ventesimo secolo allo scopo di essere riconosciuta, poiché in disaccordo con alcuni dei dogmi della fisica classica. Non ci resta dunque che aspettare: l’asticella che segna il confine tra noto e ignoto è destinata a spostarsi sempre un po’ più in là.

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Tu chiamale, se vuoi, emozioni

Post di Nadia_Galliano On aprile - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Grande rivoluzione nell’uso delle cartine geografiche: entra in scena la mappa che segnala le emozioni

di Nadia Galliano

Firenze: Ponte Vecchio

Ogni posto racchiude in sé una parte di ciò che siamo: ognuno di noi lascia un pezzettino del proprio cuore e del proprio essere in ogni luogo in grado di suscitare un  sentimento.

Ma se ora lo potessimo imprimere anche su una mappa?

Questa non è fantascienza: si chiama Emomapper, una particolare cartina dell’umore, finalizzata a creare una mappa delle emozioni di una determinata città.

L’avanguardistica sperimentazione punta ad associare, in uno stesso framework, le tecnologie dell’informazione geografica e le piattaforme di comunicazione e interazione del web 2.0, al fine di raccogliere esperienze “georiferite”, mettendo in relazione abitanti e utenti del World Wide Web.

Vuoi far sapere che su quel muretto hai dato il tuo primo bacio? Vuoi gridare al mondo che sei stufo di rimanere imbottigliato nel traffico, sempre nel solito posto? Vuoi che tutti sappiano che in questa zona della città ti sei divertito da morire?

Ecco qui la soluzione: con Emomapper, potrai segnalare ciò che hai vissuto in un determinato angolo della città, in tempo reale, in modo da creare una microcomunità fondata su interessi e sensibilità comuni, in grado di far percepire agli utenti lo stato emotivo del luogo.

Firenze è la prima ad aver deciso di mettersi alla prova, sostenendo questo progetto: “Florence Emotional Map” è, infatti, la prima applicazione dell’Emomapper che ha l’arduo compito di creare un dialogo tra abitanti e utenti, riguardo il traffico, la pulizia, le segnalazioni e  le idee sull’impiego di ex aree industriali, ponendosi anche l’obiettivo di favorire piccoli attimi quotidiani di felicità da condividere insieme. Si creerà così una “nube emozionale”, in grado di farci scoprire i luoghi dove si cela la felicità.

Grazie a questa innovazione, Firenze si aggiudica un posto tra i Comuni turistici italiani più innovatori, come il Comune di Venezia, con il suo Venice Connected del 2008, il Comune di Roseto degli Abruzzi con la sua tecnologia QR-CODE del 2009 e la recente guida virtuale del Comune di Jesolo per iPhone e iPod, del 2010.

Insomma, pura avanguardia per città storiche più o meno grandi.

Altro che vintage, qui si pensa al futuro. Emotivamente parlando.

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Rinvenuto in Cina il fossile di un serpente a due teste. Non è una specie preistorica ma il risultato di un errore genetico

di Chantal Cresta

serpenteE’ vero, la Natura non finisce mai di stupire: nella Cina più rurale sono stati rinvenuti alcuni fossili di dinosauro appartenenti al periodo Cretaceo, ultimo dell’era mesozoica e tra essi anche il fossile di un serpente a due teste.

Secondo il Dr. Eric Buffetaut, ricercatore del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS), il “Drago a due teste”, così ribattezzato dal team di studiosi, può essere stimato tra i 144 e i 65 milioni di anni fa e, presumibilmente, è un antenato del moderno coccodrillo. Per quanto riguarda le due teste perfettamente formate dello straordinario animale, esse sembrano più il risultato di una anomalia genetica che non la prova di un qualche anello mancante nella catena evolutiva non ancora studiato.

In effetti, lo “sdoppiamentoanatomico – se pur molto raro – è un fenomeno che la scienza conosce e definisce con il termine di biforcazione assiale, ovvero una malformazione dell’apparato morfologico di un tessuto o di un organo durante la fase embrionale. Per capire il meccanismo si potrebbe pensare ai gemelli siamesi i quali si formano da un medesimo embrione e durante le fasi della gestazione si separano tardivamente definendosi in due entità distinte ma non del tutto separate. Se per qualche ragione congenita o causa esterna il processo di separazione viene, dunque, interrotto o ritardato, si generano stupefacenti casi di animali o persone dotate di troppi organi, parti del corpo in più o porzioni anatomiche in comune.

Questi errori di organizzazione embrionale possono colpire ogni forma umana ma sembra che i serpenti, in virtù della loro morfologia anatomica piuttosto semplice, siano gli animali più soggetti a questo tipo di malformazioni. Nel 2007, nello Zoo di San Diego divenne celebre il caso di Thelma e Louise, serpenti muniti di due teste indipendenti attaccate allo stesso corpo. I serpenti diedero alla luce 15 figli perfettamente normali, prima di morire.

Thelma e Louise sono state  fortunate: la maggior parte delle creature affette da biforcazione assiale muore nelle prime ore di vita o molto precocemente nel 75% dei casi a causa dell’incompatibilità degli organi sdoppiati o per la deformazione degli organi interni.

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Uno studio australiano smentisce l’dea che i videogiochi violenti causino difficoltà a prendere sonno negli adolescenti

di Laura Guerrato

La convinzione che giocare ad un videogioco violento prima di andare a dormire ritardi il sonno è sbagliata. A dimostrarlo è una ricerca svolta dalla Flinders University di Adelaide, in Australia.

La relazione, stilata da alcuni ricercatori in psicologia e pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Clinical Sleep Medicine, riporta i dati di una sperimentazione su un gruppo di 13 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni, scelti perché abitualmente si addormentano entro 15 minuti una volta andati a letto.

Ad alcuni di loro è stato proposto di giocare per 50 minuti (tempo massimo di gioco continuato secondo quanto raccomandato dai produttori di videogames) a Call of Duty 4: Modern Warfare, quarto capitolo della serie di Activision, ambientato un periodo storico vicino ai giorni nostri e dedicato alla guerra contro un’ipotetica coalizione tra ultra-nazionalisti russi e terroristi islamici. Un videogioco particolarmente forte a livello emotivo e coinvolgente per la richiesta di attenzione. Mentre ad altri, invece, è stato proposto di vedere, sempre per 50 minuti, il documentario di Luc Jacquet La marcia dei pinguini.

I ragazzi che hanno giocato a MW hanno ritardato il momento di prendere sonno solo di qualche minuto (circa 4) rispetto a coloro che hanno visto il documentario. Mentre non sono state riscontrate differenze significative nel grado di eccitazione fisiologica tra i due gruppi di ragazzi osservati.

Tuttavia, per stessa ammissione dei ricercatori della Flinders University, i risultati sono discutibili. Infatti l’uso del videogame per 50 minuti è troppo ridotto per avere effetti sul sonno, perché il giocatore non arriva ad essere coinvolto emotivamente dal gioco.

E anche perché non è verosimile che un ragazzo giochi per così poco tempo, le sessioni solitamente sono molto più lunghe e soprattutto ripetute per settimane, una sera dopo l’altra. Nonché possono essere ripetute più volte durante tutto l’arco della giornata, accrescendo sempre di più il coinvolgimento e tenendo alta la concentrazione.

Un’altra osservazione potrebbe essere quella che il ragazzo, man mano che avanza di livello all’interno del videogame, risulta molto più coinvolto rispetto all’inizio. Questo può quindi portare a risultati contrastanti con quelli della ricerca australiana.

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Mind speller, la voce della mente

Post di Chantal Cresta On aprile - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

In Belgio si stà studiando un piccolo e pratico sintetizzatore vocale che consentirà ai soggetti affetti da disturbi motori o neuro-comunicativi di parlare senza interpreti

di Chantal Cresta

cervello
Il cervello umano

LOUVAIN – Si chiama Mind Speller ed è l’ultima invenzione del Laboratorio di neuro-psicologia dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio. Si tratta di un sintetizzatore vocale che, se portato a termine e brevettato, consentirebbe a tutti i menomati da patologie neuro-degenerative, difficoltà motorie o soggetti a rilevanti problemi nell’articolazione delle parole, di parlare attraverso l’ausilio di un semplice pc.

Il piccolo dispositivo è costituito da una scatolina, collegata a una cuffia munita di elettrodi giustapposti all’altezza di alcune particolari aree del cranio corrispondenti, a loro volta, ad altrettante specifiche zone del cervello in cui si articolano i processi di comunicazione. Il soggetto che indossa la cuffia è posto di fronte allo schermo di un computer dove appare una tastiera alfabetica composta da lettere alternativamente lampeggianti.

Quando la lettera che si desidera utilizzare per la combinazione di una parola o di una frase inizia a lampeggiare, il cervello emette onde elettromagnetiche che vengono captate dagli elettrodi presenti nella cuffia e misurate da un piccolo chip presente nella scatolina, il cui scopo è scannerizzare le onde cerebrali tramite un elettroencefalogramma.

Questo processo di azione-reazione cerebrale viene definito in neurologia con il termine “potenziale P300 correlato ad un evento” ovvero la risposta attiva ed autonoma che il cervello sviluppa alla velocità di 300 millisecondi, se sottoposto ad un stimolo esterno (ottico, uditivo o tattile) o se nel pieno di una personale rielaborazione concettuale come il pensiero.

cranio
Una radiografia di un cranio umano

La risposta elettrofisiologica, misurata e rielaborata dai dati emersi dall’encefalogramma, verrà trasmessa attraverso il micro sensore wireless, sempre attivo nella scatola che invierà i dati al computer. Essi verranno così “tradotti” automaticamente dal programma e digitalizzati sullo schermo con l’immagine della lettera selezionata. La procedura si ripeterà finché la parola o la frase non saranno completate.

Il sistema, elaborato dall’Università Cattolica di Lovanio in collaborazione con il Centro di Ricerca per l’innovazione Holst (Paesi Bassi), pratico nell’applicazione delle nanotecnologie nell’ambito della neurologia, e l’IMEC, azienda operante nello sviluppo di apparecchiature nanoelettriche, potrebbe rappresentare un punto di svolta importante per il miglioramento della qualità di vita di migliaia di persone affette da disturbi della comunicazione, in virtù della facile duttilità e personalizzazione del congegno, regolabile sul tipo o sul livello di difficoltà presentati dal soggetto: “Il prototipo rappresenta un altro step verso la realizzazione di un sintetizzatore discreto” – hanno spiegato Marc Van Hullè dell’Università di Lovanio e Chris Van Hoof della IMEC – “facile da indossare, economico e universale per permettere a chi ha problemi motori di comunicare senza interpreti“.


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La scienza dei tribunali

Post di giovannamiceli On aprile - 11 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Le ultime scoperte in tema di scienza investigativa

di Giovanna Miceli

Robert Downey Jr nei panni di Sherlock Holmes

La scienza sta divenendo sempre più la protagonista indiscussa delle aule dei tribunali. Se fino a poco tempo fa, il Dna era considerato solo un utile indizio alla risoluzione di casi criminosi, oggi è la prova fondamentale per dichiarare qualcuno come colpevole o innocente. Esiste ormai una branca, la scienza investigativa, che si occupa solo ed esclusivamente di applicazioni alle indagini investigative.

Una delle ultime tecniche innovative, che forse vedremo presto impiegate dai R.i.s.,  è l’utilizzo di batteri al posto delle impronte digitali. Un gruppo di ricercatori della University of Colorado ha studiato le tracce batteriche che ognuno di noi lascia quando tocca ad esempio un oggetto.

Tutti abbiamo sulla pelle un mix di batteri assolutamente specifico, che potrebbe così essere impiegato ai fini investigativi. Gli studiosi se ne sono accorti sequenziando il Dna batterico rintracciato sulle tastiere di alcuni computer. Lo hanno poi confrontato col Dna dei batteri presenti sulla pelle di coloro che le utilizzavano ed hanno riscontrato che i 2 genomi erano del tutto identici.

Altra curiosa scoperta di biologia forense è quella messa a punto dai ricercatori dell’Università di Lund, in Svezia. Gli scienziati hanno creato un sistema che permette di ottenere Dna utile alle analisi da qualsiasi campione. Uno dei limiti finora all’estrazione di Dna era proprio quello di essere inutilizzabile se contaminato da terriccio, sostanze inquinanti od altro che ne rendevano impossibile l’utilizzo.

Con questa nuova tecnica, che utilizza un complesso algoritmo, sarà possibile estrarre il Dna da qualsiasi campione, con grande utilità per le indagini.

Infine, un team di scienziati dell’Università di Salamanca ha sviluppato un sistema per riprodurre con estrema precisione l’immagine tridimensionale della scena del crimine. Il sistema si chiama Virtual Reality Modeling Language e permetterà di usare anche una sola foto per ricostruire attentamente particolari e dettagli fondamentali ai fini investigativi.

Gli addetti ai lavori in ambito forense arricciano un pò il naso di fronte all’invadenza della scienza, preoccupati che ciò inficierà negativamente il modo di condurre le investigazioni. Ma la scienza intanto va avanti e con essa il progresso dell’uomo.

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Nintendo DS diventa 3D, ma senza occhialini

Post di Veronica Leanza On aprile - 7 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

 La nota casa giapponese ha annunciato l’uscita di un nuova versione del noto gioco Nintendo DS, il 3DS prevista per il prossimo anno

di Veronica Leanza

Il 2004 fu l’anno della nascita e della commercializzazione del primo modello DS. D’allora la console portatile ha venduto più di 125 milioni di modelli e lo scorso anno, nel 2009, ha battuto il record di vendite fino a quel momento detenuto dalla PlayStation2 della Sony.

La presentazione del nuovo modello, è prevista all’ E3 Expo, la più grande fiera dell’industria videoludica, che si terrà il 15 giugno a Los Angeles. La nipponica Nintendo ha battuto tutti sul tempo, persino la nota rivale Apple nell’introduzione di una tecnologia in merito di devices portatili, annunciando così l’uscita della nuova versione della nota console Nintendo DS con tecnologia 3D senza però l’uso degli occhialini appositi. Questa funzione verrà resa possibile grazie a speciali screen.  

La nuova console funzionerà sfruttando la tecnologia “face tracking”, ovvero un software in grado di individuare gli spostamenti del viso attraverso una fotocamera, capace di monitorare la posizione degli occhi. Il tutto, infine, viene codificato in tempo reale e trasforma il senso di prospettiva all’interno del gioco.

Sarà introdotta di uno schermo superiore touchscreen HD 16:9 in formato 3D, ed uno schermo inferiore multitouch con i controlli integrati. La fotocamera frontale sarà da 3 megapixel in versione HD, mentre la fotocamera posteriore sarà da 5 megapixel e Full HD.  

E’ stato reso noto che la console sarà compatibile con tutti i giochi disponibili per DS, compresi quelli dell’ultimo aggiornamento effettuato con la commercializzazione della Dsi, ma porterà con sé numerose novità.  

La Nintendo, in un recente comunicato stampa, ha annunciato che la nuova console tridimensionale, il cui nome provvisorio è “Nintendo 3DS”,  dovrebbe arrivare nei negozi giapponesi entro marzo 2011 per poi, pian piano, sbarcare in tutti gli altri Paesi.

DS è il gadget di punta della Nintendo, anche più dell’ultima nata in casa: la Nintendo Wii che ormai comincia a perdere terreno. La console portatile invece, è la tecnologia su cui si può fare più innovazione e prevenire la concorrenza. La  Sony, altra nipponica  “rivale” della Nintendo, ha annunciato di recente una futura versione 3D della Playstation, in uscita anche questa entro giugno.

In attese di sapere come finirà questa battaglia alla terza generazione, ricordiamo lo svolgimento dell’ E3 Expo, previsto dal 15 al 17 giugno 2010 a Los Angeles. Intanto, per tutti i grandi fan patiti degli amici di Super Mario and co… , su  you tube  è disponibile il video di dimostrazione di Rittai Kakushi e Attakoreda, che prospetta quelle che potrebbero essere le capacità d’innovazione di una console dell’ottava generazione.

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Una ricerca dell’Università di Harvard dimostra che la scarsa attività di una zona specifica del cervello favorisce l’emotività negativa

di Chantal Cresta

hateSe dopo un evento stressante come un litigio si resta a lungo di cattivo umore può dipendere dalla scarsa attività della propria corteccia prefrontale laterale, una zona del cervello che modula i ritmi biochimici decifrabili in successivi stati emotivi. Questo è quanto è emerso da un recente studio condotto da Christine Hooker, assistente neurologa presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Harvard (Florida) insieme ad un team di neuro scienziati dell’Università di Berkeley (California).

La tesi della Hooker sostiene che la “pigrizia” di questa regione del cervello può essere causa di blocchi emotivi, depressione, difficoltà relazionali e – nei casi più complessi – può contribuire allo sviluppo di nevrosi e schizofrenia. Da tempo gli scienziati conoscevano il legame esistente tra l’attività della corteccia prefrontale laterale e la regolazione biochimica-emozionale, ma non si era mai esaminata la relazione con l’analisi di laboratorio di campioni umani e dei loro relativi stati d’animo quotidiani.

Così, per capire il funzionamento della zona neurale, la Hooker ha testato una trentina di adulti sani e coinvolti in un rapporto di coppia da più di 3 mesi. I soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica scanner (fMRI) mentre erano intenti ad osservare alcune fotografie dei loro partner con espressioni del volto negative, positive o neutre. Poi, i partecipanti sono stati monitorati per stabilire le loro capacità cognitive, la facoltà di gestire gli impulsi, le attività di spostamento e deambulazione e il livello di concentrazione. Inoltre, a tutti è stato chiesto di tenere un diario on-line dove annotare gli avvenimenti della giornata, le situazioni di stress come i litigi di coppia e, soprattutto, i propri stati d’animo.

I risultati non lasciano dubbi: i soggetti che di fronte alle immagini dei partner con volto negativo hanno mostrato una maggiore attività cerebrale nella zona prefrontale laterale sono più capaci di sopportare lo stress da litigio e – rimbalzando indietro le alterazioni negative – riescono a ristabilire il proprio equilibrio emotivo anche subito dopo l’evento stressante. Inoltre, essi possono contare su happymigliori attività cognitive e su una più alta ricettività agli stimoli esterni.

Al contrario, nei casi in cui il circuito “pacificatore” della corteccia prefrontale è meno attivo gli individui hanno riscontrato più vulnerabilità alle emozioni negative e minor controllo dei propri impulsi.

Lo studio, finanziato dal National Institute of Mental Health insieme al National Allience for Research on Schizophrenia and Depression e pubblicato sulla rivista scientifica Biological Psychiatry, è ancora in divenire, tuttavia, esso segna una tappa importante nell’analisi del cervello e dei disturbi psico-neurali. «Il fattore chiave è l’attività cerebrale dei soggetti studiati rispetto alla loro esperienza di vita – ha chiarito la Hooker – se siamo in grado di collegare ciò che vediamo nello scanner con le capacità emotive vissute giorno per giorno da un individuo, questo potrebbe aiutare neurologi e psichiatri a “predire” se e quanto bene le persone rispondano agli eventi stressanti della loro vita».

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Scoperto un nuovo ominide

Post di giovannamiceli On marzo - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Non era un Neanderthal e neanche un Sapiens. La scoperta compiuta da un gruppo di ricercatori di Lipsia potrebbe cambiare la teoria dell’evoluzione umana

di Giovanna Miceli

In un articolo pubblicato sulla nota rivista Nature, un gruppo di ricercatori del Max Plank Institute for Evolutionary Antropology di Lipsia (Germania) afferma di avere scoperto una nuova specie umana, mai conosciuta finora. Se così fosse, la storia dell’evoluzione umana sarebbe destinata ad essere riscritta.
 

 

Teschio di Homo Sapiens

Il reperto in questione è un osso di falange, rinvenuto nel 2008 da Michael Shunkov e Anatoli Derevianko della Russian Academy of Sciences di Novosibirsk in una remota caverna siberiana, sui Monti Altai, al confine con la Mongolia. L’osso è stato fatto risalire ad un periodo  tra 48 e 30 mila anni fa, quando l’Eurasia era abitata dalle specie Homo Neanderthalensis e Homo Sapiens, quest’ultimo il nostro diretto antenato.

I ricercatori di Lipsia, sottoponendo l’osso di falange all’analisi del Dna mitocondriale, hanno però scoperto che non appartiene nè alla specie dei Neanderthal nè ai Sapiens.

A chi appartiene allora questa falange? Gli studiosi ipotizzano che si tratti di un terzo ominide, mai conosciuto finora, che ha vissuto in Asia insieme ai cugini Neanderthal e Sapiens fino a 40mila anni fa, per poi estinguersi.

Svante Paabo, direttore del Dipartimento di Genetica del Max Plank Institute, ha affermato: «Sono estremamente sorpreso per questa scoperta». Però per cautela aggiunge anche che bisognerà attendere altri studi ed in particolare le analisi del Dna nucleare dell’osso per avere un ulteriore conferma alla dibattuta questione, se si tratti di una nuova specie o semplicemente di una linea evolutiva diversa.

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Soccket: l’energia nel pallone

Post di Benedetta Rutigliano On marzo - 26 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Tiri, palleggi, e parate trasformate in energia elettrica

di Benedetta Rutigliano

Soccket: il pallone che produce energia

Un progetto di social design ideato da quattro studentesse di Harvard: il Soccket sembra un comune pallone da calcio, sebbene pesi 595 grammi (il 30% in più di un pallone regolamentare) ma in realtà è una sfera quasi “magica”, poiché potrebbe rivoluzionare la vita delle popolazioni africane che hanno difficoltà a reperire energia.

L’etimologia della parola “Soccket” rivela un misto tra un pallone da calcio (in americano “soccer ball”) e una presa della corrente (“socket”, appunto): grazie ad una bobina interna, palleggi, passaggi, cross, tiri e parate vengono trasformati in energia elettrica, accumulata in una batteria secondo il principio della legge di Faraday. “L’idea – spiegano le ricercatrici - è venuta prendendo spunto dalle piste da ballo che trasformano la pressione dei passi in energia elettrica”.

Con soli 15 minuti di gioco, il Soccket alimenta per più di tre ore una normale lampadina led o piccoli apparecchi elettronici come i telefoni cellulari. “Il brevetto per questa innovazione è attualmente in corso – hanno dichiarato le ideatrici - Stiamo lavorando anche con le organizzazioni locali del Sud Africa che vedono il calcio come un modo per promuovere lo sviluppo dei giovani e l’educazione alla salute”.  

Secondo il rapporto dell’Agenzia internazionale dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) del 2009, ci sono 1,5 miliardi di individui al mondo che non hanno accesso all’energia elettrica; di questi l’85% risiede in Asia meridionale e nell’Africa sub sahariana. Tutte queste persone utilizzano il kerosene come risorsa energetica principale, specialmente per l’illuminazione delle lampade domestiche: con l’utilizzo del Soccket si eliminerebbe l’enorme impatto sull’ambiente e sulla salute dei fumi di kerosene, che provocano tubercolosi e malattie respiratorie, maggiori cause di mortalità in Africa (più dell’AIDS e della malaria).

Bambini dell’Africa

L’invenzione di Jessica Lin (Managing Director), Jessica O. Matthews (Business & Marketing Director), Julia Silverman (Programming Director), Hemali Thakkar (Fundraising Director) ha attirato l’attenzione della Clinton Global Initiative, fondazione dell’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, che sta studiando un piano di produzione che potrebbe essere avviato già entro il 2010.

Il Soccket è stato recentemente testato in alcune piccole aree dell’Africa come Durban, in Sudafrica, e alcuni quartieri di Nairobi, in Kenia. “Non verrà sicuramente usato da David Beckham, ma sarà di sicuro un valido sostituto rispetto ai palloni costruiti in modo improvvisato spesso utilizzando rifiuti e buste di plastiche” dichiara la Dottoressa Lin.

Utilizzando il meccanismo “uno ne compri, uno ne ricevi gratis” i realizzatori del progetto sperano di riuscire a vendere il prodotto anche nei mercati occidentali, come gadget tecnologico e come forma di energia alternativa a costo zero e totalmente pulita, e utilizzare i profitti per l’esportazione del pallone energetico nei paesi in via di sviluppo con l’aiuto delle associazioni umanitarie.

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