Thursday, July 29, 2010

Fini-Berlusconi: il giorno della cacciata

Post di Nicola Gilardi On luglio - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il premier, spazientito, ha deciso: via i finiani. Alle 20 di giovedì l’ufficialità

di Nicola Gilardi

Gianfranco Fini, presidente della Camera

Sembra essere giunta al termine la telenovela fra Berlusconi e Fini. Nella notte di mercoledì, infatti, il premier, assieme ad alcuni collaboratori, avrebbe deciso di non accettare l’offerta del presidente della Camera: «Resettiamo tutto e onoriamo l’impegno con gli italiani». All’incontro ha partecipato anche Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, che aveva raccolto l’intervista pacificatrice di Fini.

«Ormai è tardi» avrebbe commentato Berlusconi, rimarcando la volontà di “epurare” i dissidenti dal partito dopo gli attacchi dei finiani a Cosentino, Caliendo e Verdini, indagati nell’inchiesta sulla loggia P3. Intanto è stato preparato il documento, che ufficializza la cacciata, che sarà discusso alle 20 di giovedì dall’ufficio di presidenza del partito.

Ad essere coinvolti, oltre al “capo” Gianfranco Fini, ci sono Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio, rei di avere posizioni troppo discostanti da quelle interne al Pdl. Ancora incerto il numero di uomini che seguiranno il presidente della Camera lasciando il Pdl, ma il momento per il governo di Berlusconi è molto difficile.

Il decreto sulle intercettazioni ha lasciato molto insoddisfatto il premier, che mediterebbe addirittura di ritirarlo. Hanno esultato, invece, i finiani che sono stati in prima linea per limare un provvedimento troppo restrittivo.  Questa sarebbe l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso ed esaurire la pazienza di Berlusconi, che ha seguito l’invito di Umberto Bossi a voltare pagina sul rapporto con Fini.

Gli scenari sono ancora da stabilire e tutto dipenderà dal seguito che il presidente della Camera si porterà dietro. Se il Pdl non ne uscisse troppo indebolito, Berlusconi avrebbe una buona possibilità di continuare la legislatura, in caso contrario il percorso potrebbe essere molto accidentato.

Pier Ferdinando Casini

Potrebbe iniziare anche un corteggiamento nei confronti di Fini. Già Casini e Di Pietro se lo contendono per allargare il proprio bacino di elettori, ma lo stesso presidente della Camera ha più volte dichiarato di voler restare nel Pdl, non facendo mai ipotesi alternative.

L’ipotesi del governo di larghe intese promossa da Pier Ferdinando Casini, potrebbe trovare in Fini una sponda importante. In questo gioco di previsioni se Berlusconi vedesse sgonfiarsi il numero di parlamentari “fedeli” ci potrebbe essere una crisi di governo e Napolitano potrebbe decidere di verificare la possibilità di  creare una nuova maggioranza senza il premier. Sono solo ipotesi, ma in questa politica spesso l’inimmaginabile supera l’immaginabile.

Foto: www.mentecritica.net; www.fuochidipaglia.it; www.casinipresidente.files.wordpress.com

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Non solo MotoGP…

Post di MaraGuarino On luglio - 28 - 2010 2 COMMENTI

Quando dietro una moto piccola si cela una grande passione

di Mara Guarino

Un gruppo di piloti in bagarre per la conquista della posizione

Domenica scorsa la gara della MotoGP ha tenuto incollati al televisore 5.517.000 telespettatori. Di sicuro, il rientro di Rossi avrà catalizzato anche l’attenzione di molti semplici curiosi ma il dato la dice comunque lunga su quanto l’amore per le due ruote sia sempre più radicato in Italia. E c’è addirittura chi la passione per le moto e la competizione la sente al punto da volerla vivere in prima persona. Un giro panoramico sulle statali non può bastare, perché l’adrenalina non sta nella velocità pura ma nella sfida con il cronometro e, ovviamente, con gli avversari in pista.

Tra le fila di questi appassionati d’hoc ci sono anche  i minimotisti. Potrebbe sembrare assurdo soprattutto per chi le minimoto – in versione elettrica  - è abituato a vederle negli scaffali dei supermercati. O, al più, le immagina come terreno di sperimentazione per piccoli campioni in erba. Eppure una minimoto non è un semplice giocattolo, è una vera moto da velocità su scala ridotta. Ha un telaio dedicato, freni a disco e un motore a due tempi con cilindrata 40 o 50cc, che può toccare i 100 kilometri orari. Mancano cambio e variatore di velocità ma i parametri su cui poter agire nella messa a punto non sono affatto pochi: frizione e rapporto di trasmissione finale solo per citarne alcuni.

Insomma, uno sport motoristico a tutti gli effetti, malgrado il formato “tascabile” del mezzo, che raramente supera i 50 cm d’altezza da sella a suolo. Sono richieste ad ogni modo doti non comuni: sensibilità tecnica, agilità, costanza negli allenamenti e anche una buona dose di coraggio nell’affrontare l’eventualità di cadute e infortuni. E perché no, un discreto portafogli. Ovviamente in funzione del livello prestazionale che si desidera raggiungere. Una minimoto raffreddata a liquido può arrivare a costare 4000 euro e il prezzo è destinato a salire ulteriormente per gli agonisti più esigenti, che affidano a meccanici esperti la preparazione motoristica e ciclistica del mezzo.

Minimoto ai box, pronte per una gara

In questo caso, ben venga dunque la concorrenza cinese, se non altro perché ha favorito l’avvicinamento di molti simpatizzanti, di certo non disposti a costi da capogiro per qualche semplice giro di prova. La tradizione italiana è comunque lunga e forte e non teme alcuna rivalità. Tra i costruttori più rinomati: GRC, ZPF, Stamas, DM e Polini, quest’ultima col grande merito di aver costruito i primi motori dedicati in maniera specifica a queste piccole due ruote. Non appena importate dal Giappone da Vittoriano Orazi, il primo telaista di minimoto italiano, questi mezzi avevano infatti motori di derivazione industriale. L’ispirazione arrivava direttamente dai decespugliatori, di cui ancora oggi viene conservato l’avviamento a strappo.

Un campionato ufficiale italiano organizzato da FMI (Federazione Motociclistica italiana), un campionato europeo da cui sono passati molti futuri debuttanti in MotoGP, realtà amatoriali quali il Motoclub WLB Team, che, nel Nord Italia, raccoglie fino a 200 partecipanti per gara: niente male per un tosaerba! E poi riviste specializzate ed un impressionante seguito di appassionati sul web, con forum tematici dove scambiarsi opinioni, pareri tecnici ma anche conoscersi e stringere nuove amicizie.

Perché, alla base di tutto, oltre al sano agonismo, non c’è tanto la voglia di emulare i grandi campioni quanto quella di divertirsi e stare insieme, approfittando di una passione comune. Se capitasse una gara nelle vicinanze, varrebbe davvero la pena di dare un’occhiata per assistere ad un pomeriggio di spettacolo gratuito, dentro e fuori dalla pista. E chissà che l’occhio non cada su qualche prossima stella del motociclismo mondiale. Si comincia proprio così!

Foto | via http://www.team-maury51.com; http://www.team-maury51.com; http://www.team-maury51.com

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Malgoverno: i politici contro

Post di SabinaS On luglio - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Magagne politiche che vengono allo scoperto, alleanze che non funzionano, richieste di rinnovamento e  tante, troppe, discussioni inutili. Tra le voci che si sono sollevate a difendere un sistema di governo lesivo della dignità democratica di un Paese, le parole di Granata scatenano una bufera tra le file del Pdl

di Sabina Sestu

Fabio Granata

«Non mi scuso e non me ne vado. Anzi confermo tutto quello che ho detto» ha dichiarato Fabio Granata durante un’intervista al Riformista. È paradossale che le polemiche nate intorno alle dichiarazioni espresse dall’ex An riguardino un tema così ancorato a un principio fondamentale di legalità e di comprensione di un passato che ancora non permette la svolta verso una democrazia limpida e trasparente. Come ha affermato lo stesso Granata, durante un’intervista a La Stampa, le asserzioni da lui fatte riguardano fatti gravissimi che devono essere chiariti e risolti.

Si tratta di fare i conti con un passato che ancora interferisce con il presente: «Sono sorpreso – ha infatti detto il deputato finiano -, ciò che ho espresso sulle stragi del ‘92 e più in generale sui temi della legalità sono concetti e valori da sempre patrimonio della destra politica italiana. Una destra che ha in Paolo Borsellino e in tutti quei servitori dello Stato, uccisi perché facevano il loro dovere, il punto di riferimento imprescindibile dell’agire politico. Nessuna tesi eversiva ma la consapevolezza che su quella stagione bisogna ancora fare piena luce pretendendo verità e giustizia. Non furono solo stragi di mafia, quelle di Falcone e Borsellino». Granata sembra consapevole degli intrecci fra mafia e politica tanto da affermare che «la ciclopica storia di depistaggi e insabbiamenti portata avanti con i primi processi che hanno visto protagonista quel pentito inquinato che corrisponde al nome di Vincenzo Scarantino, dimostra che opera di deviazione vi fu e che non fu farina del sacco di Cosa nostra».

Strage via D'Amelio

Lancia delle grida di allarme su come la politica tenti di occultare la verità dichiarando che «diversi membri del governo e del Pdl hanno utilizzato un linguaggio inaccettabile nei confronti delle Procure maggiormente impegnate in questi procedimenti. E poi il silenzio di settori del governo che pure sono impegnati nella lotta alle mafie nell’impegno a migliorare in Parlamento il testo sulle intercettazioni. Arrivavano suggerimenti dal prefetto Manganelli, il capo della Polizia, del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso su come non indebolire gli strumenti investigativi della lotta alla mafia. Noi, tra mille difficoltà, abbiamo raccolto quei suggerimenti e anche su questo siamo stati accusati di remare contro il governo».

Granata, alla richiesta di abbandonare il suo incarico in seno al Parlamento, risponde: «Da parte mia non posso che ribadire che non mi scuso per quello che ho detto. Che non posso tacere che nel Pdl c’è anche una questione morale. Che se finisco io davanti ai Probiviri, vorrei che anche i Cosentino e i Verdini vengano processati dai giudici del partito. Sono consapevole che a Orvieto sono prevalsi i venti di guerra di chi vuole risolvere traumaticamente i conflitti politici».

Gianfranco Fini

E dopo giorni di acceso dibattito riguardo le azioni da impiegare contro il reprobo del Pdl e la richiesta a Fini di espellerlo dal partito, il presidente della Camera ha preso finalmente posizione affermando che nel partito è necessario «un codice etico e comportamentale per i suoi dirigenti ed i suoi militanti. E’ l’unico modo per affrontare la questione morale, per evitare il doppiopesismo, per giudicare ogni furbizia specie quando questa sfocia nell’illegalita’». E per chiudere del tutto l’affaire Granata, Fini ha detto che «non si può considerare un provocatore chi pone la questione morale e non si può reagire minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa. Il Pdl è la nostra casa, non c’è alcuna intenzione di lasciarla, anzi abbiamo il dovere di impegnarci dall’interno per renderla migliore».

Foto | via http://www.fabiogranata.com; http://www.altrabenevento.org;

http://risklover.files.wordpress.com; http://tg24.sky.it

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Iulm Open Air. Quando la galleria è in piazza

Post di giulia.masperi On luglio - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il progetto di riqualificazione dell’Ateneo porta l’arte contemporanea nel luogo del sapere eterno

di Giulia Masperi

Vista della Piazza dell'Acqua con opere

Milano – Ultimissimi giorni per visitare la doppia mostra, aperta fino a venerdì con gli stessi orari dell’Ateneo Iulm, che ha trasformato le due piazze d’ingresso dell’Università, affacciate sulla strada e quindi godibili anche dall’esterno, in una vera e propria galleria a cielo aperto.

L’esposizione è il frutto di un importante progetto di riqualificazione degli spazi esterni del Campus, che da un lato ne valorizza la vocazione di luogo di aggregazione e dall’altro permette uno stimolante incontro tra l’arte contemporanea e un luogo, l’Università, dove il sapere ha il ritmo dell’eterno.

L’artista emergente italiana Paola Michela Mineo ha realizzato per la Piazza dell’Acqua opere

Busto di Paola Michela Mineo
Busto di Paola Michela Mineo

che sembrano fondersi con lo spazio aperto che le ospita, calchi di busti cavi sospesi che svelano un’anima di colore, abitanti silenziosi che accolgono il visitatore con la discrezione dell’etereo e la fisicità della presenza corporea. A dare risalto alle opere e all’intero spazio, un modernissima struttura illuminotecnica e l’utilizzo di teche in plexiglas che proteggono le opere dagli effetti atmosferici.

Di fronte, dominano la Piazza Diamante le imponenti sculture in acciaio inox dell’affermato artista albanese Helidon Xhixha, dove la forza e l’energia si uniscono alla leggerezza del movimento e alla consistenza del colore.

Opera di Paola Michela Mineo
Opera di Paola Michela Mineo

La scelta di opere riflessive, non provocatorie ma in grado di integrarsi  con l’ambiente che le ospita diventandone parte integrante, sembra voler indicare la possibilità che l’arte contemporanea si trasformi in un reale elemento di quotidianità, uno stimolo al pensiero in ogni momento, per gli studenti dell’Ateneo, così come per chi, passando in auto o in bicicletta, si fermi a guardare, anche solo per un attimo, scorgendo le opere dal ciglio della strada.

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Make up…la tua valigia

Post di Chiara Campanella On luglio - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Si al trucco in spiaggia purchè non si esageri e siano utilizzati i prodotti giusti. Quest’anno colori brillanti e chiari, meglio se sfumati. Qualche piccolo segreto per far resistere il trucco più a lungo al mare e come nascondere i difettucci del viso

E’ tempo di vacanza, finalmente. Chi andrà al mare chi in montagna, chi all’estero e così via. Ci separeremo per un po’ dallo stress, dalla vita di tutti i giorni,  dal lavoro (per chi ce l’ha), da tutte le nostre preoccupazioni e pensieri, tranne uno che però vale solo per le donne.  Ebbene si,  in vacanza come non ricordarsi dei trucchi da mettere in valigia? Impossibile portarsi dietro tutto l’armadietto dei cosmetici; ecco quindi una mini guida e alcuni consigli per capire quali sono gli ultimi trend del make-up e cosa occorrerà mettere immancabilmente nel proprio beauty-case per essere sempre al top.

Per alcune donne il trucco d’estate è inutile, superfluo, tanto c’è l’abbronzatura. Il make-up durante la bella stagione è messo a dura prova dal caldo e dal sudore. Nonostante questo, sono in molte a non rinunciare all’ estetica e al piacere di vedersi in perfetto ordine. Infatti, per chi è abituata a usare cosmetici per tutto l’anno non è facile vedersi senza un filo di trucco in spiaggia, soprattutto nei primi giorni di vacanza quando la pelle ancora non ha preso quel bel colorito dorato. A questo si aggiungono anche le imperfezioni della pelle di alcune donne che sono costrette a mascherare in qualche modo. Dunque qual è la strada migliore? Quali prodotti adoperare per creare un effetto il più possibile naturale? E infine, qual è il segreto per far durare il trucco più a lungo possibile?

La prima regola è sicuramente utilizzare i prodotti giusti. Le donne possono truccarsi in modo intelligente con cosmetici che creano un effetto naturale e bello esteticamente. In generale, i trucchi estivi sono più chiari, più brillanti e contengono un fattore di protezione solare, sono idratanti e al tempo stesso traspiranti. E’ necessario utilizzare un trucco leggero che rende il viso più dolce, meglio se con effetti di sfumatura. In questo modo si metterà in risalto l’abbronzatura nascondendo le imperfezioni della pelle e tutto sembrerà naturale.

Da evitare assolutamente il fondotinta per far respirare la pelle. Un’alternativa può essere la crema idratante colorata. Per quel che riguarda il colore delle guance, quest’anno va di moda il rosa freddo che contrasta con l’abbronzatura, il turchese, l’argento e il bianco. Per la zona occhi è indispensabile un trucco water resistent, quindi via libera al mascara che non si scioglie con l’acqua, che allunga le ciglia e dona profondità allo sguardo. E’ necessario non dimenticare le sopracciglia, spesso trascurate, poiché cornice del quadro. Stesso procedimento vale per le palpebre: la matita deve avere la punta morbida e l’ombretto meglio se in crema o in polvere cremosa.

Passiamo alle labbra. Per le bionde si consiglia un rosso puro che tende all’arancione, tendente al dorato. Per le more, invece, meglio un rosso scuro tendente al blu. I gloss sono molto importanti perché riflettono la luce a effetto specchio. In spiaggia sì ai gloss, di sera le labbra dipinte. Quest’anno vanno di moda i Glam shine diamond, che creano l’effetto dei diamanti sulle labbra.

Come dimenticare, infine il colore sulle mani. Si consigliano smalti per le unghie blu, verde, giallo e arancione. Si possono colorare tutte dello stesso colore oppure per dare più vivacità una diversa dall’altra. Il colore non deve essere per forza in sintonia con quello delle labbra, anzi meglio se è in contrasto. Come far resiste il trucco al mare? I consigli della nonna sono sempre i più efficaci. Waterproof a parte, si raccomanda di passare sul viso cubetti di ghiaccio o acqua molto fredda prima di truccarsi. Inoltre bisogna evitare basi in crema molto ricche.

Ora che avete messo tutto in valigia, siete pronte per la vacanza! Buone ferie.

Foto | via http://make-up.guidaconsumatore.com; http://www.dimoda.info; http://biblioceca.ilcannocchiale.it

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Le quasi certe partenze di Balotelli e Maicon potrebbero sbloccare un calciomercato decisamente sottotono. La Juve è ancora alla ricerca del colpo ad effetto; il mercato dei rossoneri sarà molto probabilmente solo in uscita. Per ora il passaggio di Cavani al Napoli risulta essere l’acquisto più prestigioso per la Serie A


di Davide Lopez

Mario Balotelli - Foto: www.sporth24.com

Dopo un mese circa di calcio mercato, ancora niente colpi ad effetto per le squadre italiane. Per tutti appare fondamentale gestire in primis il mercato in uscita per poi poter fare qualche acquisto. Ecco dunque che l’Inter attende le cessioni di Balotelli e Maicon per poter dare l’assalto finale a Kuyt e Mascherano. Per il giovane talento nerazzurro dovrebbe arrivare ad ore l’ufficialità del passaggio alla corte di Mancini per circa 30 milioni di euro. Per il forte terzino brasiliano resistono invece delle divergenze sul prezzo del cartellino, ma si giungerà molto probabilmente ad un accordo intorno ai 30 milioni di euro.
In casa Juve, persi Kolarov e Drenthe (finiti rispettivamente al City e al Liverpool), si continua ad inseguire il sogno Dzeko, letteralmente bloccato dal Wolfsburg. Il giocatore ha più volte espresso il suo desiderio di lasciare la Bundesliga, ma pare che la dirigenza del Wolfsburg non abbia alcuna intenzione di farlo partire, nemmeno dopo le minacce dell’attaccante bosniaco che ha così commentato la sua situazione ai microfoni della televisione tedesca: “ Vedrete come giocherò”.

Per quanto riguarda il Milan invece l’unico vero acquisto pare essere la conferma di Ronaldinho, che rimarrà in rossonero per un’altra stagione. Difficilmente vi saranno nuovi arrivi, o comunque acquisti di lusso.
In Europa, in attesa dei soliti colpi del Real Madrid, il “Mancity” domina la scena. Già presi David Silva, Yaya Tourè, Kolarov, si attende Mario Balotelli. Il Barcellona, che non ha certo bisogno di rafforzarsi più di tanto, si è già assicurato il fenomeno degli ultimi mondiali, David Villa e spera sempre nel ripensamento dell’Arsenal per far giungere anche Cesc Fabregas alla corte di Guardiola, per completare così il centrocampo della Spagna campione del mondo.
Ad agosto ci saranno senz’altro nuovi colpi, e noi vi terremo aggiornati. Nel frattempo riepiloghiamo qui di seguito tutti i trasferimenti effettuati finora dalle 20 squadre di Serie A.

BARI allenatore Ventura
Acquisti: Romero (Udinese); Pulzetti (Livorno); Ghezzal (Siena), Almiron (Juventus); Raggi (Palermo); D’Alessandro (Roma), Rinaldi (Rimini); M. Rossi (Parma).
Cessioni: Diamoutene (Lecce); Bonucci (Juventus); Bonvissuto (Ascoli); Ranocchia (Genoa); Meggiorini (Genoa); Carobbio (Siena); Kamata (Siena), Stella e Allegretti (Grosseto), Donda (rescissione)

BOLOGNA allenatore Colomba
Acquisti: Lupatelli (Cagliari), Paponi (Parma), Meggiorini (Genoa), Morleo (Crotone), Esposito (Genoa)
Cessioni: Savio (Monaco 1860); Guana (Palermo); Raggi (Palermo).

BRESCIA allenatore Iachini
Acquisti: Sereni (Torino)
Cessioni: Kozac (Lazio), Rispoli (Parma).

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Jorge Lorenzo alla conquista della L(ag)una

Post di MaraGuarino On luglio - 26 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Rossi mantiene le promesse di podio beffando Dovizioso nel finale

di Mara Guarino

La partenza fulminante di Dani Pedrosa

Laguna Seca – La pista californiana è una di quelle più spettacolari da vedere e da guidare ma questa volta la gara non è all’altezza: a trionfare è infatti per l’ennesima volta Jorge Lorenzo, ormai diventato un habitué del gradino più alto del podio.  Complice la caduta di un Pedrosa fin troppo arrembante, Lorenzo si trova nuovamente a raggiungere il traguardo in completa solitudine. Senza che nulla o nessuno lo abbia impensierito. Ad accendere la corsa nel finale ci pensa però Rossi, che rimonta Dovizioso e torna nelle posizioni che contano dopo l’infortunio.

LA GARA – Anche la partenza sa di già visto: Pedrosa mette in scena uno dei suoi guizzi vincenti, mentre Lorenzo conferma di avere il suo tallone d’Achille proprio nello scatto dal via. Lo spagnolo della Yamaha, partito dalla pole, scivola addirittura in quinta posizione ed è costretto, sin dai primissimi giri, a sfoderare sorpassi nei confronti di Spies e Dovizioso. Più difficile è replicare con Stoner, secondo: l’australiano lamenta  però ulteriori problemi con l’anteriore e, dopo una curva mal impostata, deve lasciare il passo al maiorchino. L’obiettivo è il recupero su Pedrosa, che, nel frattempo, ha già messo da parte circa 8 decimi di margine. Lorenzo non è nettamente più veloce ma dà l’impressione di poter rosicchiare decimo su decimo il vantaggio del connazionale. Come sarebbe andata a finire non lo sapremo mai: Dani è troppo tirato e perde l’anteriore dopo aver centrato una buca in ingresso curva. Al decimo giro la sua gara si conclude nella sabbia di Laguna Seca. Finisce così anche il divertimento degli spettatori. Nella parte centrale la corsa si addormenta, con le posizioni dei primi tre, Lorenzo, Stoner e Dovizioso, che paiono ormai cristallizzate. Ma a metterci lo zampino è proprio l’italiano, che si fa recuperare da Rossi il margine accumulato. Andrea prova quantomeno a  dar vita ad un corpo a corpo per mantenere la posizione ma il Dottore ne ha di più e, prima lo supera con una certa facilità, poi chiude ogni possibilità di replica. Peccato che Spies non sia riuscito ad essere della partita, a causa di qualche errorino di troppo mentre era ancora in lotta per la terza piazza. Alla fine chiuderà sesto.

Rossi in pista con la speciale livrea della M1

MERCATO Si vociferava da tempo che proprio qui in California Rossi avrebbe dato l’annuncio del suo passaggio in Ducati. Nulla di fatto e tutto rinviato al prossimo appuntamento, il 15 Agosto, a Brno. Se quella del matrimonio Rossi-Ducati è la notizia più attesa, il toto-piloti impazza anche in molti altri team. In casa Honda, bisogna ancora capire chi farà posto a Stoner. Salgono a questo punto le quotazioni di Pedrosa che, dalla sua, ha anche lo sponsor Repsol; molto probabilmente, Dovizioso verrà dirottato in una scuderia satellite.  Anche per gli altri italiani il futuro sembra incerto: Capirossi dovrebbe  tornare in Ducati grazie alla Pramac, mentre per Melandri si ipotizza addirittura un possibile passaggio in Superbike. In ogni caso, un augurio per delle migliori prestazioni, dopo il decimo e ottavo posto di oggi.

Arrivederci a Ferragosto, in Repubblica Ceca

Foto | via http://resources.motogp.com; http://resources.motogp.com; http://resources.motogp.com

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I cavoletti di Bruxelles

Post di Silvia Nosenzo On luglio - 25 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La dichiarazione d’indipendenza del Kosovo non viola la legge internazionale. La sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue potrebbe supportare le rivendicazioni di molti altri gruppi separatisti nel mondo

di Silvia Nosenzo

L’Aja – La dichiarazione di indipendenza del Kosovo non viola la legge internazionale. Lo ha stabilito giovedì pomeriggio la Corte di Giustizia dell’Aja con dieci voti a favore e quattro contro.

La decisione, arrivata dopo 2 anni da quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha richiesto il parere, ha diviso l’opinione pubblica mondiale: mentre l’America e altri 70 Paesi, di cui 22 dell’Unione europea, si sono dichiarati soddisfatti della decisione, Spagna, Cipro, Slovacchia, Grecia  e Romania, insieme a Russia e molti paesi dell’Africa e dell’America Latina, si sono detti contrari.

Il capo della diplomazia europea Catherine Ashton ha salutato con grande entusiasmo la decisione. “L’attenzione deve essere ora rivolta al futuro. Il futuro della Serbia è nell’Unione Europea, come anche quello del Kosovo. Perciò l’Ue è pronta a facilitare il processo di dialogo tra Pristina e Belgrado per promuovere la cooperazione”, ha affermato.

Il ministro degli Esteri kosovaro Skender Hyseni ha dichiarato che si aspetta che la Serbia tratti il Kosovo come uno stato sovrano, seguendo la decisione della Corte. “Mi aspetto che la Serbia cambi atteggiamento e venga da noi per discutere di molte questioni di interesse comune”, ha detto Hyseni all’agenzia stampa Reuters. “Ma questo dialogo può solo avvenire come dialogo tra stati sovrani”, ha precisato.

Bambino festeggia anniversario della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo

Il presidente serbo Boris Tadic  ha risposto che la decisione dell’Aja non cambierà la posizione della Serbia. Il commento è stato seguito dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri Vuk Jeremic che ha sottolineato che “La Serbia non riconoscerà mai, per nessun motivo, la dichiarazione di indipendenza della cosiddetta Repubblica del Kosovo”.  “Ci aspettano giorni difficili. E’ di importanza cruciale mantenere la pace e stabilizzare l’intera provincia del Kosovo. È cruciale che i nostri cittadini non rispondano alle provocazioni”, ha sottolineato.

La Serbia considera il Kosovo come la sua provincia più meridionale, la culla della nazione serba, benché la sua popolazione sia  prevalentemente di etnia albanese. Alla fine della guerra tra Serbia e separatisti kosovari che insanguinò il paese tra il 1998 e il 1999, il territorio fu  posto sotto il controllo della Nato. Nel febbraio 2008, il Kosovo dichiarò la propria indipendenza.

La sentenza dell’Ue probabilmente non cambierà la situazione: il Kosovo continuerà a considerarsi uno stato indipendente, mentre la Serbia non lo riconoscerà. In ogni caso, la decisione dell’Aja ha creato un precedente: perché non dovrebbero essere riconosciute allo stesso modo di quelle kosovare le rivendicazioni di indipendenza dell’Ossezia del Sud o dei separatisti baschi? Come ha fatto notare il Presidente serbo, questa sentenza potrebbe destabilizzare molte altre regioni del mondo.

Foto: http://passaggioasudest.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/41106/mappa-kosovo01GG.jpg

http://blog.panorama.it/foto/files/2010/02/kosovo-large.jpg

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Buone ‘vecchie’ nuove da Paz e Pert

Post di Natalia On luglio - 24 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Torna “Pertini”, il presidente raccontato dal «più bravo disegnatore (ancora, ndr) vivente»

di Natalia Radicchio

La copertina del Libro di Andrea Pazienza "Pertini", Fandango libri

A poco più di vent’anni dalla scomparsa di Sandro Pertini e Andrea Pazienza, Fandango Libri ripropone il capolavoro in cui sono raccolte le tavole e i disegni che il grande fumettista ha dedicato all’«ultimo esemplare di una razza di uomini duri ma puri come bambini». Così Pazienza definiva il Presidente combattente che aveva saputo conquistare anche la sua indole disubbidiente e impudente a cui si sentiva legato da un forte sentimento d’affetto e stima. Nei lavori a lui dedicati, infatti, non lo ritrae con lo spirito beffardo che in genere serbava agli uomini politici, ma ci scherza con bonomia e complicità.

La serie iniziale degli spassosi sketch umoristici di “Pertini” vede il fido ma svogliato “luogosergente” fare da spalla al temibilissimo partigiano Pert nelle imprese contro i fascisti e i nazisti in nome della libertà e della giustizia. Nella lunga storia che segue, Pert ritorna bambino e sogna di essere diventato Presidente della Repubblica circondato da gente infida, mentre la parte finale raccoglie molte vignette e caricature pubblicate nel corso degli anni sulle riviste alle quali Andrea Pazienza collaborava.

Arricchite da una prefazione di Dario Fo, le storie che compongono la saga sembrano disegnate velocemente, ma con una perfezione incredibile. Sono realizzate con il pennarello e contraddistinte da un gergo divertente fatto di giochi di parole, slang giovanile e inserti dialettali.

Le ambientazioni, tra le quali la Val Camonica, l’Oltrepò, Roccaraso, Padova, Porretta Terme e Viareggio, costituiscono un monumento all’Italia onesta e operosa della Resistenza, straordinario esempio di una dimensione realmente etica dell’agire politico.

Gli italiani, i giovani del ‘77, avevano una fiducia totale in Pertini, poiché era visto come un ribelle, un eroe moderno che palesava umanità e lealtà e incarnava i migliori ideali della nostra Repubblica in un momento di profonda crisi sociale e politica. Questo grande personaggio aveva conquistato anche il genio indiscusso di Andrea Pazienza.

Il Presidente più amato dagli italiani, che aveva attirato la simpatia di tutti col suo fare schietto e confidenziale, diventò uno dei personaggi principali dell’immaginario di Paz, il quale nel dicembre ’79 lo disegnò per la copertina del numero 47 de “Il Male”, una delle più importanti riviste satiriche italiane, fondata a Roma due anni prima da Pino Zac (Giuseppe Zaccaria). «Tenete presente che Pasquini, Sparagna, io e tutti gli altri eravamo persone che sei mesi prima guadagnavano cinquemila lire al giorno, vendevamo cinque pezzi al mese: in pratica non vedevamo una lira e all’improvviso ci troviamo in un’avventura che per due anni sarà clamorosamente bella, divertentissima, un gioco in cui puoi dar sfogo a tutte le stronzate che ti vengono in testa, insieme a persone intelligenti, gente che riconosce al volo il tuo talento, gente con cui litighi, ma con la quale realizzi le tue fantasie, puoi andare oltre ogni aspettativa.[…] E per fare tutte queste cose stupende ti pagano pure», racconta Francesco Cascioli, realizzatore dei bellissimi fotomontaggi de “Il Male”.

Le vignette di Andrea Pazienza

Una delle più geniali invenzioni del settimanale fu l’imitazione, replicata più volte, delle prime pagine dei quotidiani, con titoli assurdi ma altrettanto credibili da far cadere molti nell’inganno. Oltre ad essere stato l’ultimo grande giornale di satira, vignette e fumetti, “Il male” è stato soprattutto l’ultimo esempio di testata satirica ad avere una redazione che si trasformava spesso in autore collettivo, che collaborava in maniera vivace e sinergica per uno stesso pezzo. Spiega ancora Cascioli: «Avevamo capito che pensare un giornale è come allestire uno spettacolo da sfogliare tra le mani, e allora “Il Male” diventa un cabaret, una cosa che apri e a un certo punto… stupore! […] un gioco che si apre anche agli altri, che continua di lettore in lettore, sul passaparola. E questo anche perché non c’era una parte politica che trattavamo meglio delle altre: ne avevamo per tutti, compresi noi stessi. Non ci risparmiavamo: ci insultavamo tra di noi come dei pazzi!».

Appena dopo l’uscita del numero con la copertina a lui dedicata, che faceva riferimento al rapimento di De Andrè e Dori Ghezzi (era il 9 dicembre 1979), Sandro Pertini chiamò tempestivamente in redazione per chiedere la tavola in regalo ed invitare tutti a pranzo al Quirinale, ma Pazienza non poté parteciparvi perché era fuori Roma. Quella sorta di Mister Magoo con baschetto, occhiali, pipa, maglioncino e bastone, che dichiara in una maniera poco ragguagliata ma così umana: «Sono addolorato per De Andrè quel bravo canzonettista. Di lui mi piacevano in particolare “Re Carlo torna dalla Battaglia di Poitiers”, la famosa “Marinella” e “Stasera mi butto. Mi butto con te”», aveva già conquistato tutti i lettori.

Il settimanale cessò le pubblicazioni nel marzo 1982 per un periodo Pazienza non disegnò più il presidente,  anche se il personaggio ritornò presto acclamato sulle pagine delle riviste “Tango” e “Zut”. Nell’estate del 1983, su proposta di Vincenzo Sparagna, allora direttore del mensile “Frigidaire”, il talento irripetibile di Paz diede vita al libro “Pertini”.

C’era una volta e ci sarà sempre Andrea Pazienza, che disegnava sul cielo rubando i colori all’arcobaleno. Era felice il sole d’impastare la luce coi colori, era felice la luna di farli sognare. [...] Quando Andrea se ne andò da questa terra, il cielo pianse lacrime e pioggia, e nell’azzurro sciolse la malinconia. Per fortuna non durò a lungo. Gli passò e quando il sole illuminò una nuvoletta che ballava col vento, si trasformò ridendo in mille facce, animali e cose. Poi sporcandosi d’arcobaleno, macchiava il cielo di mille colori. Il sole pensò: “Adesso il cielo s’infuria.”. Ma la musica era cambiata, le nuvole erano in festa e applaudivano quella nuvoletta monella. Allora anche il cielo applaudì con due ali che gli prestò un gabbiano e sorridendo disse: ” Pazienza…”. (Vincenzo Mollica, dall’introduzione di “Favole”)

 foto via: www.liberonweb.com

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La rubrica di Wakeupnews che riempie il week end di novità sui temi passati in Primo Piano

di Laura Dabbene

Addio a stress e ansie con la proteina BDNF

Curare ansia e stress? In alternativa al cioccolato, ottima cura naturale, i neuroscienziati dell’Università di San Juan nel Portorico stanno sperimentando su topolini da laboratorio l’uso della proteina BDNF (fattore neurotrofico di derivazione cerebrale). Rafforzando le connessioni neuronali e rendendo le cellule malleabili, essa impedisce ai brutti ricordi di “crescere” troppo: in questo modo si eliminano anche paure, ansia e stress derivati proprio dal ricordo di esperienze negative o traumatiche. Sui topolini pare funzionare, ma l’applicazione sull’uomo è ancora molto lontana perché è difficile realizzare un farmaco di facile e pronto uso, come una pillola da assumere per via orale. L’unica via per la somministrazione della proteina BDNF è infatti al momento un’iniezione dritta dritta nel cranio, in specifico nella corteccia prefrontale che si trova nella parte anteriore del cervello, sede del pensiero razionale che bilancia l’amigdala, regolatrice delle reazioni istintive. Nessun dubbio quindi allo stato attuale: via libera alla cioccolata!

Aggiornamenti anche sul mondo del gioco d’azzardo, fenomeno dilagante in particolare nel mondo giovanile. Destano ulteriori preoccupazioni i risultati di uno studio dell’Università Nova Southeastern della Florida, condotto su circa 200 soggetti di diversa nazionalità, in maggioranza compresi in una fascia d’età media di 26 anni e appartenenti a tutte le categorie del mondo del gioco d’azzardo (professionisti, semiprofessionisti, amatori). In base alle risposte fornite ad un questionario di 38 domande è emerso che molti hanno assunto almeno una volta un medicinale per aumentare le capacità di concentrazione durante il gioco: tra i più diffusi ci sono le anfetamine, seguite dal benzodiazepine e dal metilfenidato, ma parecchio gettonati  anche i farmaci ansiolitici di uso comune. Una vera e propria forma di doping sportivo quindi, che ha numerose varianti anche quando non si ricorre a prodotti chimici. Soprattutto per riuscire a restare svegli per molte ore si abusa largamente di caffeina, energy drink, guaranà o integratori alimentari ricchi di vitamina B12. Non pochi coloro che assumono droghe come cocaina o marijuana. Quella da gioco d’azzardo può diventare quindi una dipendenza non solo di tipo psicologico, ma anche fisico se associata all’assunzione di queste sostanze su cui non esiste al momento, nel settore, alcuna legislazione a proposito.

Il pericolo per la salute degli occhi dei più piccini non viene solo dall’uso degli occhiali per la visione 3D nei cinema di ultima generazione , ma anche dagli occhiali da sole giocattolo, oggetti non prodotti da ditte specializzate né tantomeno sottoposti al controllo da parte di esperti del settore, ma in commercio al pari di un qualsiasi balocco a fine esclusivamente ludico.

Occhiali da sole: per i bimbi vietati quelli giocattolo

Il fatto pare confermato dall’aumento di congiuntiviti tra i bimbi e secondo quanto dichiara Pietro Ducoli, ricercatore dell’IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) Fondazione G.B. Bietti Onlus di Roma, centro specializzato in oftalmologia, la causa sarebbero proprio le lenti scure degli occhiali giocattoli, spesso ridotte a semplici schermi in plastica. Esse provocano una dilatazione della pupilla, fenomeno che per l’occhio degli under 12, in cui il cristallino è ancora in fase di formazione, può provocare danni ben maggiori e più gravi, anche non reversibili, di una congiuntivite. In più la qualità, mediocre o anche pessima, dei materiali con cui gli occhiali giocattolo sono realizzati può provocare allergie ed irritazioni agli occhi e alla pelle del viso (zona del naso e delle orecchie), particolarmente delicata nei più piccini.

Rischi di salute per i bambini derivano anche dall’obesità, problema sempre più diffuso tra i piccolissimi. Per contrastare l’aumento di peso nell’infanzia è nato a Treviso il primo parco sportivo anti obesità, Primo Sport, dove personal trainer professionisti piegano ai bambini quali giochi fare per restare in forma. L’idea è del gruppo Verde Sport, che ha già aperto, ad un chilometro dal centro città, la Città dello Sport La Ghirarda. L’amministratore del gruppo, Giorgio Buzzavo, spiega che tutte le attività proposte sono state studiate con il contributo dei ricercatori della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Verona e sono divise in aree tematiche: manualità, mobilità, equilibrio e aumento delle capacità del gioco simbolico. Vi sono inoltre percorsi diversi e livelli di difficoltà adatti a tutti gli under 6 secondo la fascia d’età. L’idea è quella di aprire altri parchi in Italia dove, come a Treviso, distribuire anche agli adulti un manuale d’uso dei giochi per coinvolgerli nell’attività fisica dei figli o dei nipotini. Primo sport ha pensato anche alla sicurezza dei piccoli frequentatori, con un sistema di videosorveglianza che monitora l’intera area.

FOTO preview/ via http://www.sxc.hu/; FOTO articolo/ via www.noneperiodo.com;  www.scienze.tv; http://www.besttermlifeinsurancerates.com

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Le leggi ad personam del presidente

Post di SabinaS On luglio - 22 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il premier grida all’inciviltà dello stato italiano colpevole di aver detto no alla legge bavaglio. Ma a proporre gli emendamenti al progetto di legge è stato il suo stesso governo incalzato dal Colle, dai dubbi dei finiani, dagli opinionisti esteri e dai tantissimi cittadini che si sono mobilitati contro il decreto

di Sabina Sestu

Come in ogni sana democrazia che si rispetti il volere del popolo deve sempre essere tenuto in considerazione. Anche da noi questo principio ha finalmente trovato spazio. Il decreto bavaglio ha subito degli emendamenti che hanno tenuto conto, almeno in parte, delle proteste che si sono sollevate in questi mesi. Ma il Cavaliere non ci sta.

Per il nostro premier, infatti,  «non siamo un Paese civile» perché non abbiamo chinato la testa ai suoi voleri. Il governo ha presentato in commissione Giustizia, martedì scorso, un testo modificato che non piace a Berlusconi. «Con le modifiche di oggi la legge sulle intercettazioni – ha infatti dichiarato il capo del governo – lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sarà un Paese davvero civile».

Massimo Giannini

Molto probabilmente il delicato tema delle intercettazioni infastidisce il presidente perché ostacola «il “metodo di governo” che c’è dietro, il “sistema di potere” che organizza e difende – come ha affermato in un suo editoriale il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini – è costruito per servire gli interessi personali del presidente del Consiglio, e per riprodurne i metodi corruttivi all’interno del tessuto politico, del contesto economico e dell’apparato istituzionale». Il noto giornalista, a proposito delle intercettazioni in possesso dei magistrati di Roma, ha detto che dimostrerebbero il coinvolgimento di Berlusconi nella loggia P3. Celato dietro il nome di “Cesare” il presidente avrebbe cercato di far dichiarare legittimo il Lodo Alfano dalla Corte Costituzionale, con l’aiuto della cricca formata da Carboni, Verdini, Dell’Utri, Lombardi e Martino. L’uso delle intercettazioni da parte della magistratura onesta e dedita  al servizio dell’attività democratica, scoperchia un sistema di corruzione che sarebbe invece dovuto rimanere celato, secondo chi vi è implicato.

E ora che è decaduto il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini preliminari, il premier sembra temere che il sistema che ha messo in piedi possa cadere da un momento all’altro.  Con le prove fornite dalle intercettazioni telefoniche non potrà più dire che la cricca della P3 è formata da “quattro sfigati in pensione”. Non potrà più affermare che si “trama per sei bottiglie di vino”, come favoleggiavano i giornali di famiglia nei giorni passati. Il Lodo Alfano stroncato dalla Corte Costituzionale e ora il ddl intercettazioni modificato dal suo stesso governo: il primo salvacondotto processuale del premier, cioè la sua salvezza politica, e la libertà di poter gestire impunemente i suoi affari, il secondo, potrebbero  farlo crollare.

Silvio Berlusconi

Berlusconi in questo periodo sembra che stia perdendo la maggior parte delle sue battaglie. Certo che la legge bavaglio limita ancora troppo la libertà di informazione. Infatti, gli emendamenti che sono stati compiuti sul decreto istituiscono il meccanismo della cosiddetta udienza filtro,  sarà il gip di intesa con l’accusa e la difesa che deciderà quali siano le parti pubblicabili delle intercettazioni e quelle che invece vengono secretate. Le intercettazioni, in questo modo, saranno coperte da segreto fino alla conclusione della così chiamata ‘udienza-filtro’. Ma non è stato fissato nessun termine entro cui deve avvenire  questa udienza, termine che è stato invece invocato dal Pd. Potremmo perciò venire a conoscenza di informazioni importanti anche dopo mesi che è stato compiuto il misfatto.

E la sceneggiatura del film che ha delineato Giannini nel suo editoriale, potrebbe comparire nei nostri media quando ormai il danno arrecato alla nostra democrazia  è divenuto irrimediabile. «”La P3 al telefono sembra un film di Totò“, ironizzano adesso i cantori berlusconiani e i frenatori terzisti, per trasformare in burletta il nuovo scandalo dell’eolico – ha concluso il vicedirettore di Repubblica – in realtà, l’esame di questo inquietante canovaccio di contatti, di colloqui, di incontri tra Verdini, Dell’Utri, Caliendo, Cosentino e una colorita schiera di affaristi senza scrupoli, magistrati senza etica, trafficanti del sottobosco campano del Pdl, suggerisce un’altra trama. Drammatica, per chi la voglia capire fino in fondo, rifiutando le comode banalizzazioni di regime. Tragica, per chi ha a cuore lo Stato di diritto ferito a morte e le sorti di questa democrazia sempre più squalificata. La trama è quella di un gigantesco, pericoloso “Romanzo criminale”. Scritto, ideato e sceneggiato “in nome di Cesare”».

http://ilcomunicatore.files.wordpress.com; http://www.giannisanna.it, http://www.tendenzeonline.info

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Vuoi dimagrire velocemente? Pregi e difetti della dieta rapida

Post di Chiara Campanella On luglio - 22 - 2010 1 COMMENTO

Per perdere peso subito è necessario evitare le diete graduali. Lo sostiene uno studio sull’obesità presentato a Stoccolma. Tuttavia, resta sempre in agguato la questione effetto yo-yo

Stoccolma – Gioiscono i “cicciotelli” svogliati (in particolare le donne), un po’ meno i nutrizionisti e i dietologi: la dieta rapida è più efficace di quella graduale per raggiungere il proprio peso forma. Lo sostengono alcuni studi presentati al Congresso Internazionale sull’obesità tenutosi nei giorni scorsi a Stoccolma e, in particolare, quello coordinato dalla dottoressa Katrina Purcell, dietologa presso l’Università di Melbourne in Australia. La dottoressa, infatti, ha confermato, attraverso un esperimento, che per dimagrire efficacemente è meglio perdere peso il più rapidamente possibile.

La dietologa ha messo a confronto i risultati ottenuti in termini di perdita di peso da due diversi tipi di dieta: una rapida con l’obiettivo di smaltire 1,5 kg a settimana e l’altra graduale con l’intento, più modesto, di buttare giù mezzo chilo a settimana. Tutte e due le diete si rivolgevano a persone di 100 kg di peso e avevano la durata di dodici settimane.

Ne è venuto fuori che le persone sottoposte a dieta rapida sono riuscite a perdere il 15% del peso nel 78% dei casi, contro il 48% delle persone che avevano seguito la dieta graduale. E’ incredibile e strano, ma scientificamente provato. Infatti, secondo la dott.ssa Purcell, contravvenendo a quanto sostenuto dalla maggior parte dei nutrizionisti e dei dietologi, il risultato migliore l’ha ottenuto chi ha seguito completamente, fin dall’inizio, la dieta rapida.

Una componente essenziale è stata la motivazione: quando si perde un chilo e mezzo a settimana si ha voglia di andare avanti con la dieta; diminuiscono le motivazioni se i risultati si vedono con più lentezza. Questo  il motivo principale che ha fatto fare dietrofront a  ben quattro partecipanti del gruppo sottoposto a dieta graduale (che hanno abbandonato l’esperimento), mentre tra coloro che avevano perso peso più rapidamente solo uno si è arreso prima del termine previsto.

La componente psicologica diventa un fattore fondamentale. E’ un dato ormai certo che la nostra condotta alimentare condiziona direttamente non solo il peso corporeo e la salute, ma anche la sfera mentale. Tuttavia, ha precisato la stessa Purcell, questo risultato non deve farci sentire autorizzati a ricorrere a diete estreme né ad ignorare la necessità di chiedere l’aiuto di un esperto. Infatti, alcuni specialisti hanno dimostrato che un’alimentazione squilibrata e carente, seguita per un lungo periodo, in alcuni casi può incrementare i livelli di stress ed incidere negativamente sul tono dell’umore. Resta, infatti, aperta la questione dell’effetto yo- yo, sempre in agguato in caso di rapidi cali di peso. Si tratta dell’alternanza di scorpacciate e digiuni; nel cervello si attiva un gene che ti spinge a mangiare il doppio. Perciò le cosiddette diete yo-yo non fanno dimagrire, anzi sono spesso responsabili di un aumento del peso.

A differenza di quanto sostenuto dalla dietologa australiana, molti nutrizionisti sostengono che una dieta sbilanciata che elimina alcuni gruppi alimenti (come i carboidrati), può determinare una perdita di peso troppo rapida. In questo modo si  riduce la massa muscolare e quindi il metabolismo basale. Perciò, spesso dopo molte diete “lampo”, è facile recuperare i kg persi. Un altro fattore è che queste diete vengono proposte a tutti indistintamente da età, sesso e condizioni psicofisiche tralasciando differenze sostanziali che sono assolutamente da valutare, quando si inizia una percorso dimagrante.

A questo punto ci si domanda, a quali medici dobbiamo affidarci? Difficile decidere, perché è tutto soggettivo e, come abbiamo visto, varia da persona a persona e perchè sono tanti i fattori messi in gioco. Tuttavia, alla fine ciò che conta è il risultato (purchè duri nel tempo), sia che si raggiunga con una dieta rapida sia con una dieta graduale.. Bisogna solo avere  tanta costanza.

Foto | via www.beautytrainer.it; www.giadenonline.com,www.salute.pourfemme.it

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ROMA, 21.07.2010 – Greenpeace lancia oggi nuovi dati scandalosi sul Santuario dei Cetacei che indicano una forte contaminazione da batteri fecali in alto mare, con livelli che arrivano a superare quelli normalmente tollerati a riva per la balneazione. Proprio nell’area che dovrebbe garantire la tutela di balene e delfini oggi dovremmo mettere cartelli con la scritta “divieto di balenazione”!

Nel Santuario Greenpeace ha potuto, inoltre, registrare – durante il suo ultimo tour nell’agosto 2009 – un notevole traffico navale che in estate può arrivare a una media di circa 200 imbarcazioni al giorno, tra cui navi passeggeri (con traghetti che corrono a ben a oltre 38 nodi!), tanker  e cargo, spesso con sostanze pericolose. Questo traffico, per non parlare delle competizioni motonautiche come quella prevista tra l’Isola d’Elba e l’Argentario, rappresenta un fattore di disturbo molto intenso per i cetacei, non solo per il rumore e per le possibili collisioni, ma anche per problemi di contaminazione.

Le analisi delle acque superficiali condotte l’anno scorso nel Santuario confermano le nostre preoccupazioni: delle 28 stazioni campionate ben 6 hanno riscontrato una pesante contaminazione da coliformi e streptococchi fecali, più del 20% dei campioni, in aumento rispetto al 10% dell’anno precedente. Si tratta di batteri tipici degli scarichi fognari, che non dovrebbero essere presenti in alto mare. Eppure in ben 4 campioni i valori accertati sono talmente alti che se ci trovassimo a riva sarebbe vietato fare il bagno. Nessuna sorpresa, quindi, se le osservazioni raccolte durante il nostro ultimo tour sembrano confermare il preoccupante calo di cetacei nel Santuario registrato da Greenpeace, e confermato da altri, nel 2008.

«Questi batteri non possono provenire da scarichi fognari terrestri e la fonte di contaminazione più verosimile – sostiene Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace – sono gli scarichi di grandi navi traghetto e da crociera, che usano il Santuario come vera e propria discarica».

Anche se questi sversamenti sono previsti dalla legislazione vigente, è scandaloso che siano permessi anche in un Santuario dei Cetacei: ancora una volta tutto ciò che vale fuori dal Santuario è valido anche dentro. Greenpeace da anni denuncia che il Santuario dei cetacei è una “scatola vuota”: il piano di gestione sviluppato nel 2004 non è mai stato attuato! Lo scorso novembre all’ultimo incontro delle Parti sembrava che finalmente fossero stati fatti dei passi avanti, con l’approvazione di dieci raccomandazioni per far fronte alle principali problematiche del Santuario. Purtroppo a ben otto mesi dall’incontro nulla è cambiato, anzi da gennaio non esiste più neanche un Segretariato, organo preposto ad amministrare il Santuario.

Considerata l’inerzia del Ministero dell’Ambiente, Greenpeace ha contattato gli Assessori all’Ambiente di Liguria, Toscana e Sardegna esponendo le problematiche legate al traffico navale e chiedendo loro un confronto in tempi rapidi sulla questione degli scarichi delle navi passeggeri e, in generale, dell’impatto ambientale del sistema trasporti nel Santuario.

«L’economia della fascia costiera di Liguria, Toscana e Sardegna dipende dal mare: è ora che le Regioni che si affacciano sul Santuario  prendano l’iniziativa per tutelare un patrimonio in pericolo- conclude Monti -. Non possiamo aspettare che tutto il Santuario si trasformi in una fogna e balene e delfini scompaiano prima che si faccia qualcosa».

Link rapporto “Divieto di balneazione”:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/report-divieto-balenazione

Link Rapporto “Balene a Perdere”:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/report-integrale-su-santuario

CONTATTI:
Ufficio stampa Greenpeace, 06 68136061 int. 211/239
Maria Carla Giugliano, ufficio stampa, 3496066159
Giorgia Monti, resp. campagna Mare, 3455547228

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Partire per non tornare. Intervista a Claudia Ceroni

Post di giulia.masperi On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Dall’organista bianco nel Bronx all’avvocato nella città che non c’è, storie di successi italiani nel mondo

di Giulia Masperi

Copertina

Le storie raccontate da Claudia Ceroni e Federico Taddia in Fuori Luogo. Inventarsi italiani nel mondo – già recensito per Wakeupnews da Laura Guerrato – sono storie che non ti lasciano, storie di quelle che continuano a frullarti in testa anche giorni dopo averle lette. E così ti trovi al lavoro, per strada, qualcosa va storto, oppure va tutto esattamente come te l’aspettavi, solo che non è così che lo volevi, e allora ripensi a Marco, maestro bonsai in Giappone, a Luca, artista del ghiaccio in Norvegia, o a Marta, fotografa a Ibiza. E ti scopri a pensare a loro come ad amici lontani che hanno rischiato, sono partiti e ce l’hanno fatta… e vorresti far loro mille domande, per sapere com’è che si fa, per davvero, a inseguire i propri sogni. Noi l’abbiamo chiesto a Claudia Ceroni, autrice insieme a Federico Taddia del libro da poco edito da Feltrinelli.

Le storie di “Fuori luogo” sono state raccolte durante i cinque anni del programma L’Altrolato in onda su Radio Rai 2: qual è stato l’incontro o il momento decisivo che vi ha fatto dire “non possiamo non scriverne un libro”?

Nel 2005 ero venuta a sapere che in Arizona una giovane milanese, Licia Baldi, stava studiando per diventare sacerdote della chiesa episcopale. Allo stesso tempo Federico Taddia, coautore del libro e del programma radiofonico, aveva da poco ripreso i contatti con Marco Frigatti, vicepresidente della Guiness World Records a Londra, conosciuto più di vent’anni prima. Decidemmo di intervistarli, rendendoci subito conto che il loro percorso, professionale e di vita, ci restituiva la fotografia di un paese, il nostro, in cui persone piene di risorse e talento si erano sentite, per così dire, fuori luogo. Dopo quelle prime due storie, le altre sono giunte a noi una dopo l’altra, in modo naturale: dalla cronaca locale, dal web, dalle segnalazioni degli stessi ascoltatori. Le situazioni sono diversissime, ma in tutti i casi si tratta di persone che, avendo vissuto in Italia con il freno a mano tirato, una volta all’estero sono riuscite a decollare, reinventando se stesse e la propria italianità.

Claudia Ceroni

Sono tutte persone dalla mente aperta, che hanno scelto di non lamentarsi e non piangersi addosso. Persone concrete ma al tempo stesso sognatrici, ottimiste e positive, pronte a rimboccarsi le maniche e a darsi da fare, anche se il prezzo da pagare è quello di lasciarsi alle spalle un paese nel quale non si riconoscono più.

Il caso e la fantasia, due elementi che tornano in molti racconti: quanto conta il destino e quanto la voglia di mettersi in gioco nella scelta di inseguire un sogno, o anche solo un’intuizione, in capo al mondo?

In tutte le nostre storie, si può dire che il caso e la fortuna siano giunti in aiuto di chi, da solo, con le proprie mani, si è messo sulla strada giusta. Noi abbiamo scelto di raccontare i percorsi della fantasia, della creatività, del talento non convenzionale, e ci siamo imbattuti in persone “normali” e al tempo stesso fuori dall’ordinario, nel cui percorso ognuno di noi può forse riconoscere una parte di sé.

La maggior parte dei protagonisti delle storie ha tra i 30 e i 40 anni: esiste una “Generazione Fuori Luogo”?

Senza dubbio gli italiani che hanno oggi tra i 30 e i 40 anni si sono affacciati sul mondo del lavoro trovando pochi stimoli, poche opportunità. A sentire le loro storie, sembra che in molti ambienti di lavoro essere giovani e avere talento siano elementi visti con sospetto. Allo stesso tempo, però, questa generazione ha ricevuto un’educazione di buon livello e ha avuto la possibilità di viaggiare. Penso al progetto Erasmus, per esempio, che ha dato ai giovani la possibilità di immaginare se stessi come cittadini europei, non solo come italiani. Questa generazione ha capito da subito due cose importantissime: che in mancanza di opportunità interessanti è meglio puntare dritto ai propri sogni, e che il proprio futuro è meglio “costruirselo” di persona, invece che stare a casa ad aspettare che bussi alla porta.

Nella pratica, quanto è difficile mollare tutto e partire?

Pochissimo, specialmente se uno ha un sogno, una vocazione, un progetto preciso da realizzare. Per dirla come uno dei nostri protagonisti – Marco, professione bonsaista – “ci vuole più coraggio a non fare quello che la nostra vocina interiore ci dice di fare”.

Raccontando storie di persone che se ne sono andate avete descritto l’Italia, o meglio, “l’AltraItalia”, quella lontana dal clamore televisivo, l’Italia creativa, sognatrice, ironica, che non si accontenta: cosa portano con sé della propria italianità questi nuovi migranti e quali caratteristiche del nostro Paese preferiscono lasciare a chi rimane?

Nessuno dei nostri protagonisti rinnega l’Italia. Alcuni, una volta all’estero, si sentono investiti del compito di mostrare, con il loro percorso, il lato bello e positivo del Paese che hanno lasciato. Tutti però sono perfettamente integrati nei posti in cui vivono, non vanno in cerca di altri connazionali con i quali ricreare piccole Italie, reali o immaginarie. Pensando all’Italia provano un po’ di nostalgia, ma non tornerebbero indietro: del Paese che hanno lasciato non sopportano più il cinismo, l’immobilità e l’incapacità di cambiare.

Dopo una lunga esperienza a Tokyo e dopo aver vissuto in varie città d’Italia hai scelto Milano, anzi il quartiere di Porta Ticinese: è ancora possibile reinventarsi in Italia?

A Milano io trovo il giusto compromesso tra una città abbastanza cosmopolita ed europea e una dimensione più raccolta, di paese, dove è ancora possibile vivere in un quartiere e creare legami di solidarietà. Questo mi piace e per ora mi basta!

Foto | via http://2.bp.blogspot.com; http://img220.imageshack.us

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Legge bavaglio, legge da sudditi

Post di SabinaS On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il presidente dell’AgCom, Corrado Calabrò, ospite al Premio Tropea nelle vesti di poeta, dichiara il suo pensiero riguardo il Ddl intercettazioni. Anche  Fini e Melanconico esprimono il loro parere negativo mentre da più parti si richiedono nuovi emendamenti o, ancora meglio, il suo ritiro, mentre la maggioranza conta di presentare in Aula il progetto di legge il 29 luglio

di Sabina Sestu

Mentre l’Italia si trova ad affrontare l’ennesimo scandalo di ampie proporzioni, mentre il governo è alle prese con molti elementi chiave in panchina, voci autorevoli si sollevano nell’eco della tempesta che sta travolgendo il mondo della politica e dell’economia per gridare alla libertà di stampa e alla libera divulgazione delle idee. «Senza libertà di informazione, non siamo cittadini ma siamo sudditi – ha dichiarato  Corrado Calabrò, 75 anni, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – la libertà d’informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione». Ancora più vere le parole del presidente dell’AgCom in questa fase della storia repubblicana del nostro Paese. Se la legge bavaglio fosse già stata in vigore, infatti, non avremmo mai saputo nulla sull’inchiesta della nuova loggia chiamata P3.

Corrado Calabrò

«Il Trattato di Lisbona – ha continuato Calabrò, ospite al Premio letterario Tropea – pone il pluralismo dell’informazione alla base dei principi fondanti dell’Unione Europea. Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale in materia di informazione, compresi quelli riguardanti le intercettazioni. Lo stesso Trattato peraltro include tra i diritti fondamentali dell’Unione il rispetto della dignità umana e della vita privata e familiare nonché il diritto a un processo equo». Non ci sarebbe quindi nessun bisogno di questa legge, secondo il garante delle comunicazioni, in quanto avendo aderito al Trattato di Lisbona l’Italia ha già un normativa seria in materia. Berlusconi ha asserito che il decreto intercettazioni è necessario per tutelare la privacy dei cittadini e Calabrò a questa affermazione risponde che «la dignità e la riservatezza come diritto contrapposto a quello di informare e di essere informati, non deve mai consentire di oscurare la mente».

Anche Gianfranco Fini esprime il suo parere sulla libertà di informazione, dimostrando il suo netto distacco dall’idea che ne ha invece il suo ex alleato. «In un paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente – ha dichiarato il presidente della Camera – abbiamo ancora bisogno di introdurre nell’ordinamento ulteriori norme che tutelino l’accesso ai mezzi di informazione». Consiglia al governo di non effettuare tagli “drastici” all’editoria, ma piuttosto di valutare i mass media meritevoli dei finanziamenti pubblici, eliminando «ogni forma di intervento clientelare». Belle parole e bei consigli quelli di Fini, ma difficili da applicare visto che il nostro presidente del Consiglio detiene una larga fetta del mercato dell’editoria e delle televisioni.

E Bersani, commentando le parole di Fini, afferma che la legge bavaglio è «una norma contro la legalità oltre che contro la libertà di informazione. Vogliono farci votare una legge che è stata giudicata negativamente dai giudici antimafia e da tutti gli inquirenti», per non parlare di tutte le altre categorie interessate.  Carlo Melanconico, presidente della Fieg, propone una soluzione per tutelare la privacy dei cittadini. «Deve valere esclusivamente il rafforzamento degli strumenti, interni al processo, di prevenzione dell’uscita di documenti e non la compressione del diritto di cronaca quando le notizie sono già uscite. Vanno quindi semmai aggravate le responsabilità dei titolari degli uffici di Procura, degli investigatori e dei delegati alle intercettazioni, che allo stato attuale andrebbero esenti da sanzioni o verrebbero puniti con sanzioni inferiori a quelle inflitte ai giornalisti. Il che è paradossale».

Gad Lerner

Gad Lerner, conduttore dell’Infedele e ospite anche lui al Premio Tropea, è molto critico nei confronti della tv italiana: «A Gerusalemme ho incontrato un tizio dell’antiterrorismo che mi ha detto “ vediamo Raiuno e Canale 5. Siete la tv delle ragazzine”. A mio avviso il problema è – ha concluso il presentatore – più che altro che non esistono altri modelli femminili. Lo trovo anacronistico ma corrisponde ad un immaginario politico misto arrapato-clericale».

Foto | via www.televisionando.it; www.zeusnews.com; www.alexanderlanger.org; http://melissamuldoon.files.wordpress.com



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Tra i più stravaganti il “clown da funerali” e il “raccoglitore di pipì”

di Roberta Colacchi

Si sa…lavorare è essenziale, ma non sempre si riesce a fare il lavoro dei propri sogni, quello agognato sin da piccoli.  Spesso per mancanza di coraggio, passione o fortuna si ripiega su altro, anche su qualcosa che non si sarebbe mai immaginato. Ma sembra che non sempre “il lavoro nobilita”: come riportato dal sito WeirdWorm sono esisti nella storia lavori davvero bizzarri (o terrificanti, dipende dai punti di vista).

Nell’antica Grecia esisteva un antenato degli estetisti (ma con compiti più gravosi): l’addetto alla pulizia degli atleti.  Egli si preoccupava di fargli lo scrub e cospargerli di olio prima e dopo ogni allenamento o gara.  Nell’antica Roma invece valeva il motto di rimanere sempre allegri, qualunque cosa succedesse. Per questo nelle situazioni più tristi interveniva il pratico “clown da funerale” che danzando e scherzando manteneva vivo lo spirito di chi restava, allentandone la tensione (oppure no?).

In Inghilterra nel 1600 l’educazione di un futuro Re indisciplinato prevedeva, come per tutti i bambini, uno sculaccione ogni tanto. Ma ovviamente sua maestà non poteva esporre il suo corpo divino a punizioni tanto cruente, perciò interveniva il precursore dei moderni stuntman: lo “whipping boy”. Il malcapitato  lavoratore, per altro un bambino a sua volta, veniva picchiato a posto del principe ogni qualvolta egli sbagliava; una specie di monito umano, che però si  fatica a credere servisse a scopo educativo (della serie che “le cose vanno provate sulla propria pelle”).

La particolare sensibilità alla violenza dei nobili inglesi del tempo si manifestava non solo nel non saper sgridare i propri figli, ma anche i propri animali domestici. Per questo veniva assunto il “percuotitore di cani”, incaricato di frustrare i poveri animaletti quando abbaiavano, specialmente se durante la messa. Ma il più indispensabile di tutti era sicuramente l’ “uomo sveglia”, che durante l’età vittoriana per pochi spiccioli salvava molti posti di lavoro e molte famiglie dalla fame, picchiando con un bastone sulla finestra dei poveri lavoratori, svegliandoli affichè arrivassero in tempo a lavoro. Di certo tra tutti però il mestiere meno esaltante doveva essere quello del “raccoglitore di pipì”, dove il polvero sfortunato passava molte ore nelle fogne in cerca della preziosa merce, che serviva poi a pulire la lana.

Se a stento si riesce a credere a quali lavori si era disposti a fare una volta, le soprese non sono finite. Anche al  giorno d’oggi abbiamo la nostra dose di bizzarrie. Tempo fa la rivista inglese “The Idler” ha raccolto in un libro le sventure di tutti coloro che hanno deciso di raccontare del proprio lavoro “ai confini della realtà”. Si parte con i controllori di pillole e patatine fritte, incaricati di togliere dal rullo trasportatore le merci difettose o venute male;  passando per l’allevatore di larve perennemente immerso in una specie di piscina piena di carcasse marce di animali e pesci su cui crescono le larve, e per l’esaminatrice di sperma; fino ad  arrivare al perforatore di torte, al telefonista porno, all’accatastatore di libri religiosi, all’acconciatrice di cadaveri e al voltatore di pagine di spartito durante i concerti di piano.

Tra questi però spicca quello che è, pur sempre nella sua eccentricità, il lavoro più fortunato e invidiato (molto probabilmente): il collaudatore di prostitute.  Nato dall’inventiva di un ex dj e modello Cileno Jamie Rascone, oltre a sbrigare le solite prassi dei colloqui e dei controlli dei book fotografici per le ragazze che lavorano nei bordelli dei Paesi dove la prostituzione è legalizzata, da vero professionista il collaudatore testa praticamente le candidate, annotando alla fine ogni mossa e gemito, per verificare il livello e la qualità dell’arte amatoria messa a disposizione dei clienti.

Alla fine quindi questi esempi insegnano che basta ripiegarsi le maniche e comprendere i nuovi trend, i bisogni e le necessità del proprio tempo, inventado e trovando il modo di sbarcare il benedetto lunario. Perché vale sempre il detto “di necessità virtù”.

Foto: www.publicdomainpictures.net; www.commons.wikimedia.org; www.freephotos.lu

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Si alle nozze gay nella cattolica Argentina

Post di francescadorothy On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Tra innumerevoli polemiche, un grande passo avanti per i diritti civili

di Francesca Penza

Cristina Fernández de Kirchner, Presidente dell’Argentina

Con una popolazione cattolica che supera il 90%, l’Argentina non risponde certo ai canoni che si immagina di riscontrare in un Paese all’avanguardia nel campo dei diritti degli omosessuali. Eppure da ora in poi lo Stato argentino riconoscerà i matrimoni omosessuali.

Il giorno decisivo, ore di tensione al Congresso, dentro e fuori. Nella piazza del Parlamento le associazioni cattoliche, con un seguito di circa sessantamila persone, hanno manifestato il loro disappunto, insultando i sostenitori della proposta di legge e intonando slogan come: Sodoma uguale Argentina e Voglio una madre e un padre.

Nell’aula del Senato, quindici ore di dibattito tra i due macro-schieramenti: da un lato i partiti ed i gruppi di sinistra – sotto l’egida del governo di Cristina Fernández de Kirchner – dall’altro, le organizzazioni cattoliche, naturalmente contrarie alla proposta.

Approvata a maggio dalla Camera dei Deputati, la legge ha riscosso il consenso del Senato con 33 voti favorevoli e 27 contrari, mettendo fine – almeno sulla carta – ad un lungo periodo di dibattiti sociali ed etici. L’adozione, l’accesso alla sicurezza sociale e al congedo famigliare sono le nuove possibilità aperte anche alle coppie omosessuali.

La nuova legge non fa altro che andare incontro ai cambiamenti della società argentina, ma non solo. Il diffondersi di nuovi modelli famigliari, che in parte esulano dai cinque tipi di famiglia indicati da Peter Laslett, ma che – per certi versi – sembrano esserne ulteriori specifiche, non può considerarsi avulso dalla realtà e, quindi, è fondamentale che vengano approvate leggi che tutelino le nuove – solo nel senso del riconoscimento – forme di unione.

Il matrimonio omosessuale è previsto in Belgio, Paesi bassi, Spagna, Portogallo, Canada, Sudafrica, Svezia, Norvegia, Islanda e in sei stati degli Stati Uniti, mentre alcuni paesi – Francia, Israele, Aruba, Antille Olandesi e lo stato di New York, negli States – non prevedono le nozze, ma le riconoscono nel momento in cui siano contratte in uno dei paesi in cui è possibile farlo. Altri paesi – come ad esempio la Tasmania, in cui dal 2003 le unioni gay sono riconosciute e dove presto sarà possibile convolare a nozze – stanno cercando la giusta via legislativa e sociale per affrontare questi mutamenti.

Il dibattito continua aspro e più che mai polemico, soprattutto in quei paesi dove il conservatorismo ed il cattolicesimo si impongono sul buon senso. Il retaggio storico e culturale impedisce a molti di vedere, anzi, di non vedere la supposta diversità. Certo la biologia – dal punto di vista prettamente riproduttivo – è un argomento a sfavore, ma la “schiera dei giusti” che definisce i gay degli invertiti e le loro unioni contro natura, dovrebbe riconoscere la necessità di una tutela anche per tutti gli omosessuali. Non dimentichiamo che, anche in un paese “evoluto” come l’Italia, le unioni omosessuali e le coppie di fatto continuano a sollevare polveroni mediatici e non solo.

Intanto in agosto a Buenos Aires sarà celebrato il primo matrimonio gay del paese di Evita Perón. La data ufficiale è il 13 agosto, ma in effetti dovranno trascorrere ventinove giorni dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale, prima che sia effettivamente in vigore. Molti esultano, ma i commenti sui maggiori quotidiani argentini palesano una situazione ancora tesa, in cui emerge il malcontento ed il disgusto dei cattolici.

Foto: www.vanessamazza.org; www.flickr.com; www.wikimedia.org

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California Dreaming: Wave 75

Post di Nadia_Galliano On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

“Dalle spiagge della California, il brand Wave 75 è approdato nella capitale della moda italiana, portando con sé la passione per il surf”: in continua ascesa, questo nuovo marchio di abbigliamento continua a mietere successi

di Nadia Galliano

MILANO – “You could travel the world, but nothing comes close to the Golden Coast”. Puoi viaggiare in tutto il mondo, ma nulla si avvicina (minimamente) alla Golden Coast: così canta Katy Perry, nel suo ultimo singolo “California Gurls”. E chi ha visitato la California, sa che queste parole non sono solamente una rima ben riuscita.
Perché sì, lo Stato dell’oro è molto più che una semplice meta vacanziera: la Golden Coast è una filosofia di vita.

E Alessandro de Fazio lo sa: lui, autore del nuovo marchio di abbigliamento Wave 75, l’ha capito molto tempo fa.
Partendo dalle assolate spiagge della California, ha deciso di portare con sé la passione per il surf, trasformandola in un brand di successo.

“Wave 75 è l’ emblema di uno stile di vita che si sta diffondendo sempre più sul territorio urbano: la passione per il surf  si combina alla comodità di felpe e t-shirt che, fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe osato portare in passerella. Poi, alcuni stilisti più audaci di altri hanno iniziato a proporle: ora, la felpa è diventata un morbido cult, campione di praticità, declinato in colori e forme alternative, ma sempre fedele al suo cappuccio”, come si legge sul sito del brand.

Marchio giovanile e prêt-à-porter, Wave 75 continua a diffondere la sua filosofia. “Must have sia sulle passerelle che per strada, felpe e t-shirt si impongono non solo come accessorio di moda, ma anche come mezzo di comunicazione. I capi della collezione Wave 75 presentano frasi spiritose, dotate di una punta di ironia in linea con la filosofia del marchio, mettendo, in primo piano, la libertà dell’individuo di esprimere il proprio modo di essere, a discapito del mondo dell’apparire”.

Tutto questo, ovviamente, tenendo ben saldo il concetto di qualità del prodotto: i capi sono fabbricati in Italia e costituiti rigorosamente da tessuti naturali (100% cotone).

“Finalmente la pratica di cavalcare le onde ha superato i limiti dello sport di “nicchia”, imponendosi anche in Italia come uno stile di vita”: questa è la filosofia di Wave 75. Fresco, originale e di spessore: questo marchio racchiude in sé il profumo della California, da indossare dove e quando si vuole.

Un brand in continua ascesa, da tener d’occhio: Wave 75, che si firma con un segnale di pericolo per avvisare la presenza di surfisti, è un marchio su cui puntare.
Anche in tempi di crisi.

Official store: via San Vittore 11, Milano.

Foto: www.bergoiata.org

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Premiazione da parte del direttore artistico Maurizio Costanzo. Tanti gli ospiti famosi. A fine serata paura per una donna. Ha rischiato la vita per la caduta di una lastra di ferro. Sequestrata la struttura e polemiche per l’annullamento dei biglietti

di Mario Zambardino

Si conclude dopo quattro giorni di eventi e spettacoli la XVesima edizione del premio Massimo Troisi. La manifestazione che ha visto comici in erba, cantanti giovani ma affermati e presentatori esperti ha avuto un seguito molto importante da tutta la provincia di Napoli.

Questi i vincitori dei quattro concorsi indetti in memoria di Troisi:

Premio alla carriera: Enzo Iacchetti;

Miglior attore/attrice comica: Floriana De Martino;

Miglior racconto comico: “Un condominio di gente dabbene” di Simone Achille Cerri;

Migliori cortometraggi comici: Ex- Aequo: “Tickets” di Marco Coppola  e “Se io fossi, nonostante ciò, addirittura sempre” di Pierfrancesco Borruto.

A premiare i vincitori sono stati il direttore artistico Maurizio Costanzo, insieme ai due presentatori, Manuela Arcuri e Massimo Lopez, che hanno intrattenuto l’arena Viviani di Villa Bruno.

Durante questi quattro giorni, San Giorgio non ha soltanto vissuto di comicità, ma anche di musica. Sono stati diversi i cantanti e cantautori che hanno partecipato alla manifestazione del compianto attore comico. Da Fabrizio Moro a Arisa fino a Pierdavide Carone, per la gioia di tutte le ragazzine presenti.

Discorso diverso per Gigi D’Alessio, al quale è stato riservato di eseguire un concerto intero. La serata  non verrà però ricordata per il tutto esaurito (molto lontano dall’essere raggiunto), ma per lo spiacevole incidente capitato a fine serata. Una donna infatti si è ferita al termine del concerto del celebre cantante partenopeo. Il folto pubblico stava andando via quando, per cause ancora da accertare, una lastra in acciaio nella parte alta della gradinata ha ceduto provocando la caduta della malcapitata.

In stato di choc è stata immediatamente soccorsa dal personale della Croce Rossa ed è stata portata all’ospedale “Loreto Mare” di Napoli. La signora inizialmente ha perso conoscenza per alcuni istanti, poi un’ambulanza l’ha trasportata nella struttura sanitaria dove le hanno diagnosticato una frattura al malleolo, lesioni alla schiena, contusioni e un trauma cranico. Ma le conseguenze potevano essere ben peggiori.

La tribuna da 1500 posti è stata posta sotto sequestro e tutti i biglietti venduti sono stati annullati. Quest’ultima decisione ha creato notevoli disagi all’ingresso di villa Bruno, visto che non tutti i possessori del biglietto erano a conoscenza di cosa era accaduto e molte persone avrebbero voluto assistere ugualmente all’ultima serata della manifestazione.

Foto: www.gaiacichiama.it; www.abruzzoblog.blogspot.com

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Tè verde e vino rosso contro il cancro alla prostata

Post di giovannamiceli On luglio - 19 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

I polifenoli contenuti in questi due alimenti sarebbero in grado di bloccare la molecola “chiave” del tumore

di Giovanna Miceli

Da oggi, c’è una nuova arma “tutta naturale” per combattere il tumore maschile alla prostata. Una recente ricerca scientifica pone infatti il vino rosso e il tè verde in primo piano per contrastare efficacemente la proliferazione cellulare del cancro alla prostata. Gli artefici di questa potente azione antitumore sarebbero i polifenoli contenuti sia nel vino che nel tè, in grado di distruggere la molecola chiave responsabile dello sviluppo canceroso, la SphK1/S1P (kinase-1/sphingosine sfingosina 1-fosfato).

La ricerca è stata pubblicata sul FASEB Journal, il cui caporedattore, Gerald Weissmann, ha così commentato: «Il profondo impatto che gli antiossidanti del vino rosso e tè verde hanno sul nostro corpo è più di quanto si sarebbe sognato anche solo 25 anni fa» aggiungendo poi: «Finchè sono presi con moderazione, tutti i segnali indicano che il vino rosso e tè verde possono essere classificati tra i prodotti dietetici più potenti che conosciamo».

Gli scienziati, autori della scoperta, hanno prima condotto i loro esperimenti in vitro, riuscendo a dimostrare che il tè verde e i polifenoli del vino inibiscono selettivamente la SphK1/S1P. Successivamente, i ricercatori hanno confermato i risultati ottenuti anche in vivo, su delle cavie animali.

Ad un gruppo di topini di laboratorio, in grado di sviluppare il carcinoma umano alla prostata, hanno somministrato tè verde e i polifenoli del vino per un certo periodo di tempo, un secondo gruppo invece non è stato trattato. I risultati sono stati inattesi: solo il gruppo di topi trattati con tè e vino aveva manifestato una drastica riduzione del tumore.

Gerald Weissmann inoltre dichiara: «La scoperta di come inibire l’ SphK1/S1P è determinante nel contrastare il cancro alla prostata, anche per altri tumori come il cancro al colon, al seno e il cancro gastrico».

Questa scoperta è un nuovo passo in avanti per i ricercatori che auspicano, in un prossimo futuro, di creare nuovi farmaci più efficaci e potenti nella cura di queste gravi malattie.

Foto: www.recetasytragos.com; www.pfiwestern.com; www.musicamore.blog.tiscali.it; www.ti.ch

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Butterfly zone, il senso della farfalla

Un vino particolare permette a due ragazzi, dopo un solo sorso, di fare brevi viaggi nell’aldilà, un aldilà che si rivelerà essere un limbo bizzarro e irrazionale

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