Thursday, July 29, 2010

Make up…la tua valigia

Post di Chiara Campanella On luglio - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Si al trucco in spiaggia purchè non si esageri e siano utilizzati i prodotti giusti. Quest’anno colori brillanti e chiari, meglio se sfumati. Qualche piccolo segreto per far resistere il trucco più a lungo al mare e come nascondere i difettucci del viso

E’ tempo di vacanza, finalmente. Chi andrà al mare chi in montagna, chi all’estero e così via. Ci separeremo per un po’ dallo stress, dalla vita di tutti i giorni,  dal lavoro (per chi ce l’ha), da tutte le nostre preoccupazioni e pensieri, tranne uno che però vale solo per le donne.  Ebbene si,  in vacanza come non ricordarsi dei trucchi da mettere in valigia? Impossibile portarsi dietro tutto l’armadietto dei cosmetici; ecco quindi una mini guida e alcuni consigli per capire quali sono gli ultimi trend del make-up e cosa occorrerà mettere immancabilmente nel proprio beauty-case per essere sempre al top.

Per alcune donne il trucco d’estate è inutile, superfluo, tanto c’è l’abbronzatura. Il make-up durante la bella stagione è messo a dura prova dal caldo e dal sudore. Nonostante questo, sono in molte a non rinunciare all’ estetica e al piacere di vedersi in perfetto ordine. Infatti, per chi è abituata a usare cosmetici per tutto l’anno non è facile vedersi senza un filo di trucco in spiaggia, soprattutto nei primi giorni di vacanza quando la pelle ancora non ha preso quel bel colorito dorato. A questo si aggiungono anche le imperfezioni della pelle di alcune donne che sono costrette a mascherare in qualche modo. Dunque qual è la strada migliore? Quali prodotti adoperare per creare un effetto il più possibile naturale? E infine, qual è il segreto per far durare il trucco più a lungo possibile?

La prima regola è sicuramente utilizzare i prodotti giusti. Le donne possono truccarsi in modo intelligente con cosmetici che creano un effetto naturale e bello esteticamente. In generale, i trucchi estivi sono più chiari, più brillanti e contengono un fattore di protezione solare, sono idratanti e al tempo stesso traspiranti. E’ necessario utilizzare un trucco leggero che rende il viso più dolce, meglio se con effetti di sfumatura. In questo modo si metterà in risalto l’abbronzatura nascondendo le imperfezioni della pelle e tutto sembrerà naturale.

Da evitare assolutamente il fondotinta per far respirare la pelle. Un’alternativa può essere la crema idratante colorata. Per quel che riguarda il colore delle guance, quest’anno va di moda il rosa freddo che contrasta con l’abbronzatura, il turchese, l’argento e il bianco. Per la zona occhi è indispensabile un trucco water resistent, quindi via libera al mascara che non si scioglie con l’acqua, che allunga le ciglia e dona profondità allo sguardo. E’ necessario non dimenticare le sopracciglia, spesso trascurate, poiché cornice del quadro. Stesso procedimento vale per le palpebre: la matita deve avere la punta morbida e l’ombretto meglio se in crema o in polvere cremosa.

Passiamo alle labbra. Per le bionde si consiglia un rosso puro che tende all’arancione, tendente al dorato. Per le more, invece, meglio un rosso scuro tendente al blu. I gloss sono molto importanti perché riflettono la luce a effetto specchio. In spiaggia sì ai gloss, di sera le labbra dipinte. Quest’anno vanno di moda i Glam shine diamond, che creano l’effetto dei diamanti sulle labbra.

Come dimenticare, infine il colore sulle mani. Si consigliano smalti per le unghie blu, verde, giallo e arancione. Si possono colorare tutte dello stesso colore oppure per dare più vivacità una diversa dall’altra. Il colore non deve essere per forza in sintonia con quello delle labbra, anzi meglio se è in contrasto. Come far resiste il trucco al mare? I consigli della nonna sono sempre i più efficaci. Waterproof a parte, si raccomanda di passare sul viso cubetti di ghiaccio o acqua molto fredda prima di truccarsi. Inoltre bisogna evitare basi in crema molto ricche.

Ora che avete messo tutto in valigia, siete pronte per la vacanza! Buone ferie.

Foto | via http://make-up.guidaconsumatore.com; http://www.dimoda.info; http://biblioceca.ilcannocchiale.it

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California Dreaming: Wave 75

Post di Nadia_Galliano On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

“Dalle spiagge della California, il brand Wave 75 è approdato nella capitale della moda italiana, portando con sé la passione per il surf”: in continua ascesa, questo nuovo marchio di abbigliamento continua a mietere successi

di Nadia Galliano

MILANO – “You could travel the world, but nothing comes close to the Golden Coast”. Puoi viaggiare in tutto il mondo, ma nulla si avvicina (minimamente) alla Golden Coast: così canta Katy Perry, nel suo ultimo singolo “California Gurls”. E chi ha visitato la California, sa che queste parole non sono solamente una rima ben riuscita.
Perché sì, lo Stato dell’oro è molto più che una semplice meta vacanziera: la Golden Coast è una filosofia di vita.

E Alessandro de Fazio lo sa: lui, autore del nuovo marchio di abbigliamento Wave 75, l’ha capito molto tempo fa.
Partendo dalle assolate spiagge della California, ha deciso di portare con sé la passione per il surf, trasformandola in un brand di successo.

“Wave 75 è l’ emblema di uno stile di vita che si sta diffondendo sempre più sul territorio urbano: la passione per il surf  si combina alla comodità di felpe e t-shirt che, fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe osato portare in passerella. Poi, alcuni stilisti più audaci di altri hanno iniziato a proporle: ora, la felpa è diventata un morbido cult, campione di praticità, declinato in colori e forme alternative, ma sempre fedele al suo cappuccio”, come si legge sul sito del brand.

Marchio giovanile e prêt-à-porter, Wave 75 continua a diffondere la sua filosofia. “Must have sia sulle passerelle che per strada, felpe e t-shirt si impongono non solo come accessorio di moda, ma anche come mezzo di comunicazione. I capi della collezione Wave 75 presentano frasi spiritose, dotate di una punta di ironia in linea con la filosofia del marchio, mettendo, in primo piano, la libertà dell’individuo di esprimere il proprio modo di essere, a discapito del mondo dell’apparire”.

Tutto questo, ovviamente, tenendo ben saldo il concetto di qualità del prodotto: i capi sono fabbricati in Italia e costituiti rigorosamente da tessuti naturali (100% cotone).

“Finalmente la pratica di cavalcare le onde ha superato i limiti dello sport di “nicchia”, imponendosi anche in Italia come uno stile di vita”: questa è la filosofia di Wave 75. Fresco, originale e di spessore: questo marchio racchiude in sé il profumo della California, da indossare dove e quando si vuole.

Un brand in continua ascesa, da tener d’occhio: Wave 75, che si firma con un segnale di pericolo per avvisare la presenza di surfisti, è un marchio su cui puntare.
Anche in tempi di crisi.

Official store: via San Vittore 11, Milano.

Foto: www.bergoiata.org

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Un mondiale dalla testa ai piedi

Post di Natalia On giugno - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Come la moda è in grado di sollevare gli animi dei vinti, e la Coppa dei vincitori!

di Natalia Radicchio

Naomi Campbell testimonial dello scrigno per la Coppa del Mondo

Firenze – E mentre la nazionale italiana chiude le valigie e torna a casa dopo lo sconcertante fallimento ai mondiali di calcio sudafricani, i pronostici in fatto d’economia dovrebbero vedere comunque incrementare le vendite di prodotti d’abbigliamento calcistico, in Italia e nel resto del mondo.

A seguito dell’ultima Coppa del Mondo del 2006 svoltasi sul suolo tedesco, il giro d’affari del settore magliette e calzature da calcio ha fatto registrare un aumento del 13% rispetto al 2005 nei cinque più grandi Paesi europei (Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna), come riporta l’istituto NPD Group di ricerche di mercato.

D’altronde, molto è stato fatto nel prêt-à-porter in nome di questi mondiali, l’interesse degli stilisti per lo sport non è cosa nuova.

Dolce & Gabbana, ad esempio, ha disegnato la divisa formale degli Azzurri con il blu come elemento chiave sia dell’abito ‘Martini’ composto da giacca a due bottoni, sia del trench trapuntato, mentre gli occhiali da sole sono caratterizzati dal tricolore sul battente. Per tutti gli appassionati di calcio, in particolare di quello italiano, ha poi realizzato tute, giubbotti, polo, canotte, pantaloncini e felpe con i colori verde, bianco e rosso. Molto successo ha riscosso la divertente t-shirt, che fa parte della collezione GYM e Underwear, con l’inno di Mameli stampato sul davanti.

La Puma, per la quale l’Africa rappresenta un impegno sportivo di lunga data e costituisce una terra di grandi opportunità, è recentemente entrata nel capitale sociale della Wilderness Holdings, che ha da poco debuttato nelle borse del Botswana e di Johannesburg.

Il brand del felino, che il 28 e 29 maggio scorsi ha firmato le maglie dei giocatori africani per l’evento-raccolta fondi “Africa Unity Experience”, una partita seguita da un concerto, vanta l’equipaggiamento di 7 squadre in Africa del Sud, tra cui quella dei nostri ex-campioni del mondo.

A Pitti Immagine Uomo, salone di riferimento leader per tradizione e qualità nel settore della moda maschile che lo scorso 18 giugno ha chiuso la sua 78esima edizione con 19.200 compratori (una crescita del 6,5% rispetto all’edizione di giugno 2009), molti stilisti si sono ispirati proprio all’evento più risonante del momento. Dalle giacche doppiopetto del giovane Lapo Elkann per Italia Independent in tessuto tricolore ispirato alla bandiera italiana, alle tute chic di Simona Ventura che hanno come tema comune proprio il calcio.

«E’ una dedica ai Mondiali e alle squadre più amate d’Italia». Così Simona Ventura ha presentato la nuova collezione di tute da lei firmata, ispirata alle squadre del campionato italiano di calcio, durante un evento presso lo stand “Star Chic” del Pitti Uomo che ha visto tra le indossatrici Elena Santarelli, Chiara Tortorella e Cristina De Pin.

«Star Chic è iniziato come gioco, ma sta diventando un mestiere! Tutto è nato anni fa per essere comoda e in ordine tutti i giorni, anche quando sto con i bambini. Era una mia necessità, una necessità di amor proprio», ha spiegato la Ventura che per l’occasione indossava la tuta dedicata alla Nazionale.

Simona Ventura presenta le tute del campionato

Insomma praticità ed eleganza, come la mise che rivestirà la Coppa del Mondo 2010.

Ebbene si, il tanto agognato trofeo ora ha uno scrigno appositamente studiato e firmato Louis Vuitton, che realizzerà il pregiato oggetto nel suo storico atelier di Asnières nel tempo record di un mese e mezzo. Presentato a Parigi da dove partirà per Johannesburg, ha avuto come madrina d’eccezione la top model Naomi Campbell.

Il prezioso trofeo, in cui due atleti stilizzati che sorreggono il mondo rappresentano l’esultanza e la grandezza dell’atleta nel momento della vittoria, non viaggerà più in un’anonima scatola di ferro ma in un bauletto rettangolare decorato con il classico monogramma LV, che si apre su un lato e dall’alto, e ha una maniglia rinforzata per trasportare i 6 chili e 175 grammi d’oro 18 carati del trofeo.

Che dire, speriamo che premi la squadra migliore, risollevando gli animi e l’economia!

Foto via:

http://it.fashionmag.com/news-107924-Pitti-Simona-Ventura-lancia-le-tute-chic-ispirate-al-calcio

http://www.raisport.rai.it/dl/raisport/Articoli/ContentItem-64538acd-03af-4de3-83dd-268dfc62ebd6.html

http://www.stylosophy.it

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Lifestyle made in Sudafrica!

Post di Manuela Fraioli On giugno - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Nuove regole del fashion trend e del lifestyle, esaltazione dello stile tradizionale con forme innovative, mescolanza del  mood coloniale con la danza tribale: sono i giovani designer Sudafricani che arrivano sul palcoscenico della moda internazionale!

di Manuela Fraioli

Moda made in Sudafrica (southafricanstreetstyle.com)

Dopo il successo riconosciuto a livello internazionale del giovane David Tlale, che nel 2007 ha sfilato nella prestigiosa vetrina di Paris Fashion Week, e dell’ormai consacrato Gavin Rajah, il più famoso stilista sudafricano che veste personaggi come Beyoncé, Cameron Diaz, Tom Curise e Tina Turner, il Sudafrica punta i riflettori sull’imminente apertura dell’Africa Fashion Weeks ( dal 30 giugno al 3 luglio 2010) e suoi nuovi talenti emergenti del panorama africano.

Grazie al talento dei suoi designer come Hip Hop, Maya Prass, Craig Port, Darkie, Sonwabile Ndamase e Malick Dippenaar, negli ultimi anni il Sudafrica è riuscito a sfondare anche nel mondo della moda. Gli stilisti sudafricani stanno vivendo un momento di grande vitalità ed espressione creativa. Mossi dal forte desiderio di emergere e di reinventare uno stile tradizionale che si sposi con le tendenze più innovative, giocano con tagli semplici o estroversi, colori vivaci e tinte che richiamano le nuance della terra, interpretando in chiave nuova il mood coloniale.

Nuovo slancio creativo anche per il design visibile nell’architettura delle città e nelle nuove tendenze in fatto di arredamento nelle residenze private e nelle strutture ricettive. I giovani designer sono i pionieri di una nuova espressione creativa che guarda con occhi diversi la propria tradizione di stile e la evolve verso tendenze innovative: uso di nuove forme, tessuti all’avanguardia, materiali naturali e colori ricchi e vivaci.

Ma la nuova ondata di creatività è facilmente visibile ovunque, nelle gallerie d’arte contemporanea, nelle boutique e nei negozietti di artigianato afro-chic e di arredamento, sia nelle grandi città Sudafricane sia nei villaggi come Franschhoek e Stellenbocsch. A Cape Town sorge il The Old Biscuit Mill, nella zona di Wookstock, uno spazio adibito alla sperimentazione di arti diverse da parte dei giovani designer sudafricani; Green Point ospita alcune gallerie d’arte e diversi negozi di arredamento; De Waterkant è una delle recenti località alla moda e nel Cape Quarter si trova un vasto assortimento di mobili dal design contemporaneo.

Il Victoria Wharf di Cape Town (Planetware.com)

Molti sono i centri commerciali sorti nelle grandi città Sudafricane, dove trovare prodotti di altissima qualità e dal design sofisticato tipicamente africano: a Durban, nel Westville uno dei sobborghi più antichi e alla moda della città, si trova il Papillon, un grande centro commerciale; Canal Walk a Cape Town offre una vasta scelta per gli articoli in cuoio e in pelle; Rosebank Mall a Johannesburg, nuovo meeting point dei giovani offre per le sue vie pittoresche una simpatica mescolanza di negozi e stili. E non mancano le vie dello shopping dal Knysna Quays al Golden Mile di Durban fino al Victoria Wharf di Cape Town, dove perdersi tra negozi e boutique di lusso, bar e ristoranti.

Nei mercatini si può invece trovare il meglio dell’artigianato locale, dalle manifatture con le perline agli oggetti in cuoio, vimini, paglia, tessuti e metallo. I più famosi sono L’ African Market di Durban, dove oltre all’artigianato locale si possono acquistare cibi ed erbe mediche, tutt’ora usate nella medicina di molte tribù, e il Green Market Square a Cape Town, ideale per acquisti in vero african style! Distintivi e caratteristici, infine, i famosi “Flea Markets”, ovvero i mercatini delle pulci, presenti in tutte le più grandi città Sudafricane, Cape Town, Durban, Johannesburg e Port Elizabeth. I più interessanti sono quelli a Johannesburg: il Bruma Lake, aperto tutti i giorni, e il Micheal Mount Organic Market dove più di 120 bancarelle espongono prodotti di artigianato locale.

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Happy birthday Carnaby Street: 50 anni e sentirli

Post di Francesco Guarino On aprile - 17 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il regno della musica, della moda e delle tendenze. Carnaby Street festeggia la prima metà di secolo, ma il peso degli anni inizia a farsi sentire

di Francesco Guarino

Mary Quant e le sue modelle in minigonna

Quartiere di Soho. Una lingua di granito di poche centinaia di metri, incastonata tra la Great Marlborough e Beak Street. È qui che Carnaby Street è nata, vive ed invecchia: un mito che ha visto la luce nel 1960 e che compie in questi giorni i suoi primi 50 anni. Mezzo secolo da madre del Mod, figlia della Swinging London e vittima inesorabile dello scorrere del tempo, variabile strafottente che non ha risparmiato neanche il cuore pulsante dell’epoca d’oro della creatività Made in UK. Al civico 38 i festeggiamenti sono iniziati da qualche settimana, con l’apertura della mostra fotografica “Carnaby Street 50th/1960-2010″, che ripercorre, attraverso i mirabili scatti dell’epoca, l’intramontabile favola moderna della strada più famosa del West London. 

MITO E DECLINO – La prima cosa da fare, entrando nella mostra, è coprirsi immediatamente gli occhi. Al numero civico 36 infatti, proprio accanto al locale dell’esposizione, c’è un negozio della Guru. Esattamente, proprio il marchio tutto petali e cocaina nato dalla mente dell’imprenditore parmense Matteo Cambi, e che ora sopravvive a stento sulle di lui ceneri, o forse sarebbe più giusto dire polveri. Il viaggio fotografico a ingresso libero è il primo tributo a Carnaby Street ed è un vero e proprio viaggio nella storia della Swinging London, nel cuore di una strada che non ha seguito le mode, ma le ha tracciate. Dai Beatles a Jimi Hendrix, dai pantaloni a zampa alle minigonne di Mary Quant: tutto ciò che ha fatto tendenza nel ventennio ‘60/’70 è passato tra le botteghe di Carnaby. Modelle viventi in topless a strizzare l’occhio dalle vetrine, aspiranti rockstar in fila alle botteghe dei piccoli e grandi artisti a caccia del colpo ad effetto da sfoggiare sul palco.

Il Mod (abbreviativo per modernism) ha attecchito le proprie radici a pochi passi da Piccadilly e ha germogliato psichedelia, punk, hippies. Si poteva fare shopping nelle microscopiche tane degli stilisti autonomi ed incontrare Mick Jagger avvolto in una nuvola di fumo, oppure sbronzarsi allo Shakespeare’s Head, intonando cori da osteria gomito a gomito con Jimmy Page. Lo Shakespeare’s Head è rimasto, con la figura-fantoccio dello scrittore che si affaccia dal primo piano a vigilare sullo “struscio” multirazziale. All’angolo, e lungo tutto il perimetro della strada, sono invece spuntati bistrot etnici e ristoranti tipici che stroncherebbero immediatamente il più strenuo dei figli dei fiori. Dehesa sarà anche un locale carino ed accogliente, (che obbliga, tra l’altro, a prenotazioni con ampio anticipo), ma andare a Carnaby per sorseggiare sangria, mentre si assaggiano tapas e Pata Negra, è come trovarsi al Vomero e ordinare un risotto alla milanese. Inevitabile sfruttare la potenza del brand, però passeggiare in Foubert’s Place e leggere “Carnaby Burger Company”, provoca un sussulto anche ai più lontani parenti dell’hippy deceduto poche righe fa.

Pete Townshend

Come se non bastasse, ci ha messo del suo anche il cinema. Il capolavoro Mod in celluloide è infatti di matrice italiana, il pluripremiato Blow-up di Antonioni, datato 1966. Gli ultimi due avvistamenti sul grande schermo di Carnaby Street (o almeno quelli degni di nota), sono firmati Austin Powers e Sognando Bechkam. Impietoso lo stacco di inquadratura di quest’ultimo, con la telecamera che passa dall’insegna dell’ingresso di Carnaby al negozio di articoli sportivi, in cui la protagonista compra le nuove scarpe da calcio. Di una multinazionale tedesca. Oltre al danno culturale, la beffa economica.

EVENTI – Un tuffo nelle acque profonde degli anni sessanta, resta quindi il modo migliore per soffiare via la polvere da quella strada che, nonostante tutto, viene calpestata ogni giorno da milioni di persone. Alla mostra (non ancora decisa la data di chiusura) si aggiungerà un libro fotografico omonimo, con a margine diverse interviste, di celebrità e non, che hanno vissuto e lavorato negli anni d’oro di Carnaby Street, incluso il chitarrista degli Who Pete Townshend. Il 5 e 6 giugno arriverà invece la Summer of Love, un festival di musica live che riporterà i vicoli di West London allo splendore musicale di un tempo, almeno per un weekend. A settembre sarà invece il momento dell’attesissimo fashion show: un immaginario trait d’uniòn tra le minigonne di Mary Quant e il fashion ben più virtuoso, ma forse meno trasgressivo, delle attuali boutique a est di Regent Street. Rivivere, per non dover sopravvivere solo nei ricordi. Buon compleanno Carnaby Street.

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È polemica in Giappone sulla griffe Prada a causa di un’accusa di discriminazioni e molestie sul lavoro per un look non adeguato alla casa di moda milanese

di Laura Guerrato

Una boutique di Prada

GIAPPONE – Fanno molto discutere le accuse mosse alla Maison Prada, di Patrizio Bertelli e della consorte Bianchi Maria, meglio nota come Miuccia Prada, da Rina Bovrisse, ex direttrice generale in Giappone. La donna infatti ha accusato di molestie e discriminazioni sul lavoro la casa di moda italiana.

Tutto ha avuto inizio nel maggio 2009 quando Davide Sesia, ceo di Prada nel paese nipponico, ha incaricato la Bovrisse di licenziare 15 dipendenti perché “brutti, vecchi e grassi e troppo lontani dallo stile Prada”.

Inoltre, come afferma il sito del Japan Times, il direttore delle risorse umane, Hiroyuki Takahashi, su esplicita richiesta di Sesia, ha riferito alla manager che se avesse voluto continuare a lavorare per il Gruppo avrebbe dovuto dimagrire e cambiare pettinatura, perché era troppo brutta per poter accogliere i visitatori italiani della casa di moda. La Bovrisse ha dichiarato però di non essere assolutamente d’accordo con gli ordini dell’amministratore delegato.

Ciò le ha causato, prima una retrocessione di livello, poi una sospensione obbligata e temporanea dell’attività lavorativa durante la quale l’ex direttrice generale ha presentato una denuncia al tribunale distrettuale di Tokyo, tentando nel frattempo di raggiungere, senza successo, un accordo con la casa di moda italiana.

Tacchi a spillo

La manager non solo ha chiesto il risarcimento per lo stress emotivo subito, ma soprattutto di essere reintegrata nel suo ruolo. Invece lunedì 8 marzo il Gruppo Prada ha deciso di licenziare la Bovrisse per le sue “false accuse nei confronti della società”, facendo sapere che il tribunale di Tokyo ha respinto tutte le accuse della dipendente, confermando che il licenziamento della Bovrisse è stato conforme alle legge.

La storia rischia di compromettere l’immagine di Prada in Giappone, anche perché l’ex direttrice generale, che lavorava per la casa di moda italiana da ben 18 anni e che fino allo scorso novembre gestiva circa 500 dipendenti nei 40 negozi di Prada sparsi in tutto il Giappone, ha dichiarato che non si arrenderà e presenterà una nuova azione legale contro la maison, più dettagliata e ricca di nuove testimonianze.

La manager infatti afferma che diverse persone avrebbero subito il suo stesso trattamento per la stessa motivazione: troppo brutte, vecchie e grasse per lavorare per Prada, alla faccia di chi continua a ripetere che l’impegno e il duro lavoro pagano sempre.

Meglio una bella seduta in palestra e una piega dal parrucchiere?

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La moda dei contrasti tra aggressivo e bon ton

Post di francesca87 On marzo - 1 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Seconda parte del viaggio londinese di WakeUpNews alla London Fashion Week, alla ricerca delle tentenze per la prossima stagione autunno/inverno

di Francesca Lancia

Si sa che ogni stilista ha una sua visione e predilige uno stile rispetto ad un altro, ma quest’anno, durante la settimana di moda londinese, si è assistito ad un vero e proprio incontro di contrasti. Non è più necessario scegliere, ora basta “mescolare”…purchè con classe!

Kinder Aggugini’s collection

Kinder Aggugini sceglie una donna che predilige una eleganza dark per l’autunno/inverno 2010, presentando una femminilità forte e decisa puntando sulle rifiniture sartoriali e sulle forme.

Una donna samurai, visto anche le acconciature che accompagnano un trucco pallido e duro, che ai vestiti neri che scendono lunghi fino ai piedi, abbina giacche e cappotti tono su tono con cuciture a vista in bianco.

E quando non sono i cappotti a manica larga e scesa a coprirla dal freddo invernale, ci pensano le giacche di pelle corte fino alla vita portate su abiti eleganti da sera che scendono morbidi fino ai piedi.

Pochi accenni di colore in questa collezione, fatta eccezione per una giacca di pelle bianca e qualche dettaglio in rosso che non distolgono dalla visione dark dello stilista, che orna i capi delle modelle con cappelli  a forma di basco rivisitato che ne induriscono maggiormente il volto.

La donna di Bora Aksu

Gioca sul contrasto invece lo stilista Bora Aksu dividendo la donna quasi in due, uno stravagante bon ton dalla testa ai piedi contrapposto ad un abbigliamento più aggressivo dalla vita in giù.

Pantaloni di pelle lavorati su trasparenze e tagli, si uniscono a colori più soft come il grigio perla e il beige puntando sul binomio lucido e opaco.

Tubini che scendono morbidi e non soffocano le forme, sono ornati da drappeggi e applicazioni di fiocchi e nodi che esaltano il punto vita e le spalle, un vedo non vedo abbinato alla lucida pelle nera dei leggings per una donna che unisce il suo lato più sofisticato alla sua indole più trasgressiva.

Un trionfo di ricami di tulle e pizzi, ridisegnano ogni dettaglio su capi apparentemente semplici nelle forme quasi ad avvolgere il corpo in strati di tessuti contrapposti tra loro che insieme creano una fluida armonia.

Osman alla London Fashion Week A/W 2010-2011

Inizialmente invece poteva sembrare un po’ monotona la sfilata di Osman alla Somerset House di Londra, che ha presentato abiti neri apparentemente semplici ed essenziali, se non fosse per i drappeggi che ne esaltavano le linee e li rendevano fluidi nelle forme, abbinati a calze color latte e grandi occhiali tondi.

Inaspettatamente, per fortuna, le uscite successive si sono dimostrate più fantasiose e variegate.

Dal nero al grigio, per i cappotti in lana rasata a sacco portati su lunghi abiti color ghiaccio, stravagante il binomio lana e pelle, sempre nelle tonalità del grigio chiaro, portati con cappelli dalla larga circonferenza.

È la volta poi degli alti stivali in camoscio portati fino alla coscia abbinati a gonne in lana grigia con casacca color rosa barbie.

Un rosa, che insieme all’azzurro, hanno rappresentato i picchi di colore delle uscite successive, in cui pantaloni e giacche dalle linee sofisticate ornavano i corpi di eleganti e femminili donne, che nascondono sotto grandi occhiali tondi un velo di mistero.

Paul Costelloe collezione autunno inverno 2010/2011

Paul Costelloe punta invece sull’aggressività e sulla provocazione con abiti e giacche dalle spalline imponenti e squadrate in colori che si alternano tra il nero e il marrone con dettagli luminescenti in oro quasi futuristici.

A evidenziare le forme, ecco i corpetti stile saloon del far west, che esaltano una vita sottile, creando un punto di equilibrio tra spalle e gonne corte a palloncino, anche i cappotti, presentati nella doppia versione lungo e corto, giocano sull’importanza del punto vita e su ampi colli che incorniciano il viso.

Un bon ton rinnovato in chiave aggressiva per rimanere al passo con i tempi, dove la pelle, arricchita con colli alti in pizzo e tessuti che fanno tanto disco anni 80, ne è protagonista.

L’uomo invece sfila aggressivo negli anfibi slacciati, abbinati a lunghi cappotti portati aperti in varianti di marrone e nero, abbinati a lunghe sciarpe della stessa tonalità.

Una sfilata coerente dall’inizio alla fine, ma sicuramente poco fantasiosa.

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London Fashion Week 2010/2011

Post di francesca87 On febbraio - 28 - 2010 1 COMMENTO

Sette giorni all’insegna della creatività e della stravaganza seguiti in loco e in tempo reale da Wakeupnews, per scovare le tendenze più glam della prossima stagione

di Francesca Lancia

Sfilata autunno/inverno Caroline Charles

LONDRA (UK) – Si è aperta venerdì 19 febbraio la settimana della moda londinese, uno degli eventi più attesi nel mondo patinato per il grande risalto dato a molti stilisti emergenti. Ad assistere alle passerelle anche Wakeupnews, pronto ad inquadrare le proposte più originali.

Elegante e raffinata con dettagli sfiziosi. È questa l’idea della donna di Caroline Charles per l’autunno/inverno 2010/2011, che predilige stivali bassi e un abbigliamento caldo, in cui gli abiti sono coperti da pesanti cappotti in nero e da pellicce fino al ginocchio. Il tutto arricchito da piccoli dettagli che incorniciano il volto, come i cappelli di pelle che ricordano gli aviatori o i colbacchi e i para orecchie in pelliccia, mentre nella sezione più elegante sono i cerchietti, con ricche decorazioni che ricordano le foglie autunnali nelle stesse tonalità degli abiti, a fare da protagonisti.

Abiti verde oliva e nelle variazioni del rosso presentano un abbigliamento casto ed elegante, messo in risalto da lunghi ciondoli e pashmine che mantengono le stesse gradazioni di colore. Un richiamo all’oriente invece per l’ultima uscita, rigorosamente in nero e oro, con ricami che impreziosiscono i tessuti dalla testa ai piedi, mentre a chiudere la sfilata, una mise più eccentrica, che vede su leggings in pelle nera lucida un cappotto gold luminescente. Una scelta più stravagante che non si distacca però dalla sobrietà che caratterizza tutta la collezione.

Creazione di Betty Jackson

Blu, nero e marrone, con qualche punta di bronzo e color salmone, sono invece i colori su cui punta Betty Jackson per le sue creazioni. A prima vista sembra che la donna in passerella abbia sbagliato la taglia degli abiti, prendendone una troppo grande, invece è proprio sulla comodità e l’ampiezza delle forme che la stilista ha scelto di creare l’intera linea.

Morbidi  pantaloni a costine di velluto, abbinati a larghi top di pelle coperti da ampi cappotti che ne aumentano ancora di più la silhouette; una femminilità in punta di piedi, con gonne a vita alta portate con leggere camicette su cui si posano corpetti di pelle o larghi maglioni da baita di montagna.

Una sensualità timida, fatta di tessuti caldi e morbidi, manifestata con qualche punta di bronzo per le mise in tessuto lucido, e color salmone per gli abiti fino al ginocchio. Una femminilità celata sotto fazzoletti e foulard legati dietro la nuca, che fanno tanto la “bella lavanderina”, ma evidenziano una bellezza non ancora scoperta e molto naturale, che trova massima espressione nel nascondere le forme e darsene delle altre, con vestiti semplici ed essenziali nelle cuciture e nei dettagli.

Più sfacciata invece è la donna di Ashley Isham, che cammina glaciale sulla passerella in abiti dai colori accesi e stravaganti, neanche fosse uscita da una puntata di Star Trek.

Ashley Isham winter 2010

Un cocktail di tessuti e colori forma delle vere armature, composte di giacche dalle spalline squadrate ricoperte di paillette e lustrini nelle tonalità del viola e dell’oro. A seguire, abiti e cappotti di plastica trasparente che sembrano impermeabili antipioggia, ornati da applicazioni di tessuti luminescenti e da giacche di tailleur in stile maculato.

Grande risalto al collo e alla vita, grazie alle cinture spaziali in oro e argento e ai corpetti lurex nelle tonalità dell’azzurro fluo, che contribuiscono con i colori accesi e i ricchi tessuti, a evidenziare una moda autunno/inverno sicuramente eccentrica, che non passa inosservata, come non è passata inosservata la difficoltà delle modelle di camminare con scarpe evidentemente troppo grandi o scomode, che non solo hanno rallentato il defilè, ma le hanno costrette a togliere per proseguire senza.

Le scarpe erano, comunque, il dettaglio meno appariscente, e rinunciarvi non ha di certo distolto l’attenzione dai colori e dalle forme degli abiti.

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Muore lo stilista Lee Alexander McQueen

Post di francesca87 On febbraio - 12 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

È morto ieri  mattina, nella sua casa in Green Street a Londra, lo stilista Lee Alexander Mc Quenn. Aveva  40 anni

di Francesca Lancia

La notizia è stata diffusa dal Daily Mail che riporta le notizie rilasciate dalla sua casa di moda «È una tragica perdita. Al momento non rilasciamo dichiarazioni anche in rispetto della sua famiglia».

Nato nell’East End di Londra nel 1969, entra nel mondo della moda all’età di 16 anni, cominciando subito a lavorare per Anderson e Shepherd, in Savile Row, successivamente per Gieves & Hawkes e per i noti costumisti teatrali Bermans & Nathans, per poi approdare a Milano all’età di 20 anni e collaborare con Romeo Gigli.

Nel 1992 torna a Londra per completare la sua formazione presso la Saint Martin’s School of Art, mostrando fin da subito una creatività e un talento fuori dal comune, tanto da essere notato, a soli 22 anni, dalla nota giornalista di moda suicidatasi nel 2007,  Isabella Blow,  che lo prenderà sotto la sua ala protettiva.

Da qui una carriera in ascesa. Nel 1996 ottiene la carica di direttore creativo della maison Givenchy, dove rimarrà fino al 2001, ma è nel dicembre del 2000 che arriva la svolta, quando il Gucci Group, decide di acquistare il 51% del suo brand.

Inizia cosi la meravigliosa e conturbante carriera stilistica di un uomo, soprannominato “l’hooligans della moda”, che ha contribuito con le sue artistiche e innovative creazioni a portare una ventata di magia e novità nello statico mondo della moda.

Prima di andarsene prematuramente, ha presentato nel 2009 il suo ultimo e strabiliante show, che ha lasciato il segno rivoluzionando il concetto di sfilata.

Con la collaborazione del grandissimo fotografo Nick Knight, ha presentato la collezione Atlas Plant, con l’ultimo singolo di Lady Gaga “Bad Romance” come sottofondo musicale, rendendo lo spettacolo visibile a tutti in streaming su internet, non a caso per lui la moda era pura comunicazione, in tutti i sensi ma soprattutto con tutti i mezzi.

Ci ha abituato a sognare attraverso le sue sfilate e le sue creazioni proponendo una moda che va ben oltre il concetto di abito, una moda che unisce l’arte e l’immaginazione riuscendo a trasportare, in quelle che si possono definire vere e proprie opere, le sue geniali idee e sensazioni.

Sul web già si parla di suicidio, ma per ora l’unica cosa certa è che si tratta di una perdita che non lascia indifferenti i suoi colleghi, i suoi ammiratori e la moda stessa, che vede scomparire dalle luci della ribalta un uomo, un artista, ma soprattutto un visionario, uno dei pochi a saper riprodurre nella realtà ciò che la sua mente immaginava, regalandoci un ultimo dolce-amaro assaggio di quello che sarà il futuro della moda.

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La sfilata romana della prestigiosa casa di moda si  è svolta tra numerosi ospiti, non tutti però graditi dagli organizzatori

di Francesca Lancia

Una passerella pronta per la sfilata

ROMA – Mariotto sceglie come tema portante per la collezione primavera estate di alta moda italiana, la metamorfosi della donna e, perché no, anche della moda femminile, facendo uscire da un enorme telo a forma di farfalla le ultime creazioni della maison Gattinoni. Un mix sinceramente poco armonico, ma sicuramente simbolo di tanta fantasia, forse fin troppa.

Una collezione in cui il punto chiave è rappresentato dalla luce: abiti con inserti di pietre, platino e oro su organze, taffetà, chiffon e macramè, sfilano in passerella indossati da modelle interpreti  del significato che voleva comunicare il designer, una donna romantica ma accattivante.

Il defilè si è aperto domenica 31 gennaio a Roma, nella sala Lancisi del complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, sopra le note musicali di “Nine”, la ninna nanna cantata da Sophia Loren. Cinque modelle nei loro eleganti e rifiniti abiti t-shirt, rigorosamente in bianco con sfumature avorio e argento, hanno passeggiato sulla passerella, mordicchiando lunghi ciondoli a forma di lecca lecca e lanciando frivoli sorrisetti al pubblico.

Cambio musica. Nuova proiezione di colori sulla scenografica farfalla. Ecco che sembra quasi un’altra sfilata: abiti da cocktail e poi da sera, gambe scoperte e tanta luce per i mini tubini con inserti di pietre,  un mix di colori accesi e luminescenti ad effetto caramella, vestiti che ricordano quelli della Barbie, dal rosa all’azzurro confetto, lunghi ed eleganti, ben rifiniti e curati nei dettagli ( fatta eccezione per quello uscito con la zip aperta), portati con capelli raccolti e lunghi pendenti alle orecchie.

La donna presentata da Gattinoni è principesca ed elegante in ogni occasione, preziosa e luminosa, porta colletti regali contrapposti a un trucco colorato che evoca quello delle teenagers degli anni ‘80.

Mariotto, stilista della maison Gattinoni

Interessante la campagna pubblicitaria scelta dal designer, in cui propone come testimonial la modella diciassettenne Clementine Liubova, concepita in provetta da padre siberiano e madre italiana. L’indossatrice completa l’abito simbolo della collezione tenendo fra le mani un ampolla di liquido seminale. Il vestito è però stato portato in passerella da un’altra modella, che al polso mostrava il Dna bracelet: una doppia elica di agate uruguaiane che riproduce la struttura molecolare del nostro genoma.

A impreziosire le creazioni dello stilista venezuelano sono i Gioielli Palingenesi (Futuro Remoto), frutto della seconda collaborazione tra Gianni De Benedittis, vincitore del concorso Who is on, e la maison Gattinoni. Rigorosamente in oro e argento, bracciali, collane e orecchini ornati da pietre, coralli, minerali grezzi e gli immancabili diamanti, tentano di suggerire l’idea della materia.

Tra i tanti ospiti presenti all’evento, l’ex Miss Italia 2008 Miriam Leone, Isabella Rauti Alemanno e Flavia Veltroni con la figlia Vittoria, aspirante stilista.

Ma c’è stato un altro ospite, sicuramente meno gradito, che si è notato più degli altri. L’inviato de Le Iene Enrico Lucci, con un salto sulla passerella, ha offuscato il momento finale della sfilata, distogliendo l’attenzione dagli applausi per Mariotto, il quale lo ha allontanato con un finto sorriso che avrebbe voluto  trasformarsi “giustamente”  in un ruggito di rabbia. Così lo stilista ha commentato  l’assalto della iena: «La sfilata è frutto di un lavoro lungo, faticoso, accurato e l´avete rovinato. Non è affatto giusto!»

Insomma, che il mondo sia pieno di iene si sa, e di certo il mondo della moda non fa eccezione. Una iena tra eleganti signore forse stona un po’, ma sicuramente ha reso il tutto più divertente!

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Incinta e sexy! Ecco il look delle star nel 2010

Post di francesca87 On gennaio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il pancione va di moda e le star non perdono occasione per mettere in risalto i fatidici chili in più dovuti alla gravidanza

di Francesca Lancia

Nicole Richie

Nel mondo della moda è difficile pensare, “ purtroppo”, a bellissimi e costosissimi abiti di alta moda su donne che non portano la taglia 38. Ma l’eccezione esiste! Soprattutto se a giustificare i chili in più è la dolce attesa che fa sbizzarrire le celebrites tra indumenti e accessori premaman all’ultimo grido.

Si sa, gli americani sono molto più trasgressivi e di certo non perdono occasione per mostrarsi impeccabili nelle loro mise ricercate e griffate, figuriamoci se per i lunghi 9 mesi della gravidanza (visto che inspiegabilmente poche settimane dopo tornano nelle loro silhouette perfette) rinunciano  a far parlar di loro.

Hanno lanciato una vera e propria moda, in cui “l’essere incinta” significa diventare più sexy e bella che mai e, se diventare mamme corona il sogno di ogni donna, di certo non dispiace il pensiero di non perdere il proprio fascino mentre si abbandonano i bottoni dei pantaloni per dar spazio a morbide ed ultra elastiche fasce in vita.

Una delle star più discusse e messe sotto i riflettori dai critici di moda durante la sua dolce attesa è stata sicuramente Nicole Richie, che nel 2010 fa il bis  con il compagno Joel Maddel dopo la nascita della primogenita Harlow Winter Kate Madden, nata l’11 gennaio 2008.

Sempre perfetta e alla moda, non rinuncia mai a tacchi vertiginosi e pantaloni elasticizzati che abbina a bluse in seta che richiamano l’hippy style o, come durante la sua prima gravidanza, a mini tubini neri accompagnati da acconciature bon ton e maxi occhiali.

Kimora Lee Simmons

Quest’anno invece predilige uno stile più casual, composto di jeans a vita bassa e camicioni, ma perché no, anche di magliette attillate e giacche di pelle.

Altra mamma vip all’ultimo grido è l’ex modella e ora imprenditrice e stilista Kimora Lee Simmons, che non perde occasione per indossare le creazioni della sua casa di moda Baby Phat, con cui abbina attillate t-shirt dalla scritta inconfondibile (baby phat sul seno con una freccia che indica il pancione) a jeans a vita bassa con infradito e maxi borsa al braccio.

Impeccabili di giorno ma anche nelle occasioni di gala, queste star non rinunciano neanche al tappeto rosso e, anche quando si presentano con pancioni che sembrano esplodere da un momento all’altro, sfilano fiere davanti ai fotografi in abiti da sera firmati e fatti su misura per loro.

Angelina Jolie e Brad Pitt

Come dimenticare Angelina Jolie sul red carpet al festival di Cannes del 2008 in cui appariva raggiante in un abito verde lime che scendeva morbido sul pancione o, al contrario, la modella Heidi Klum che, incinta per la quarta volta, scelse per gli Emmy 2009 un abito nero super attillato di Marchesa dicendo: “Credo che più grossa sei e più deve essere attillato”.

In poche parole, per le star Hollywoodiane più si è tonde e in attesa più ci si può sbizzarrire nel vestirsi, forse perché è l’unica occasione che hanno di concedersi qualche vizietto in più e lasciarsi andare alle umane e “mortali” voglie materne.

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Torna di moda il freddo

Post di francesca87 On gennaio - 14 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Non tutti i mali vengono per nuocere! E se l’inverno solitamente mette ko le fashionvictim, quest’anno al contrario le aiuta a sbizzarrirsi tra vestiti e accessori a prova di Polo Nord

di Francesca Lancia VESTITI

Quando il freddo arriva, è facile ritrovarsi davanti all’armadio a guardare i propri vestiti con malinconia, sapendo di doverli sotterrare sotto strati e strati di lana e cappotti dalle forme anonime. L’inverno esiste però, quindi meglio mettersi l’anima in pace e correre ai ripari.

Coprirsi dalla testa ai piedi senza rinunciare alla propria indole modaiola è possibile e sono molti i must invernali lanciati dai designers nelle collezioni AI 2009/10 che possono essere fonte d’ispirazione per tutte quelle donne che sarebbero disposte a mettere l’ultimo vestitino acquistato sopra la giacca se fosse possibile e se non fosse al quanto pittoresco.

Partendo dalla testa troviamo una vasta scelta di cappelli, dai colbacchi in visone in tinte fluo di Micheal Kors a quelli total black di Tibi fino a quelli da aviatore anni 30 portati in passerella dalla donna Hermes, in cui l’obiettivo sembra essere uno solo….. coprire le orecchie!

Questa è anche la stagione delle maxi sciarpe come ci mostra Missoni che ne fa il punto forte della sua collezione avvolgendo la donna con strati di maglieria fatti di infiniti punti di colore. La stilista le predilige lunghe, larghe e avvolgenti quasi da confondere con il resto dell’abbigliamento e da sembrare un capospalla. Ecco poi il punto forte, o forse dovremo dire fondamentale, il cappotto!

Questo inverno si può dar sfogo alla propria immaginazione e se quello che portiamo sotto non può essere sfoggiato a temperature sotto lo zero, ecco che tutta l’eleganza e il glamour si fondono in un unico indumento. 350extralong-93817_350x0

Raffinati i cappotti slim&long di Chanel, Yohji Yamamoto e Byblos che scendono fino ai piedi e danno risalto a una silhouette slanciata. Articolati i cappotti assemblati di Ralph Lauren, Moschino e Kenzo che fanno dell’unione di più tessuti e colori la chiave per un inverno caldo ma fantasioso. Per le più classiche invece non mancano cappotti alleggeriti da onde svolazzanti e voillant in colori pastello come quelli di Armani, Tibi e Victor&Rolf.

C’è poi chi non rinuncia all’adorata pelliccia come Micheal Kors, Max Mara, Fendi e Ralph Lauren e chi invece come Hermes e Burberry la utilizzano solo per risaltare collo e maniche. Pelliccia che come non mai in quest’autunno inverno 2009/10 arriva fino ai piedi impreziosendo le scarpe di Kenzo, Roberto Cavalli e Stuart Weitzman che non rinunciano a un tacco vertiginoso e giocano sulla coppia vincente “pelle e pelo” per una scarpa calda ma sexy.

Non si astengono dal compito di tener caldo neanche le nostre amate borse che per l’inverno si ricoprono di pelliccia come quelle di Tod’s, Cartier e Miu Miu. Insomma freddo o no, le proposte per non congelarsi e allo stesso tempo non sembrare le “donne delle nevi” ci sono, basta avere il coraggio di montare smontare e unire i capi invernali con fantasia, e chissà che quest’anno invece della solita preoccupazione  non ci venga un gran sorriso al pensiero di uscire al freddo.

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Un’eleganza con i piedi per terra

Post di francesca87 On dicembre - 6 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Quante donne hanno nella mente l’immagine di un piede di bambina che prova le scarpe della mamma inevitabilmente troppo grandi per riuscire a fare più di tre passi?

di Francesca Lancia

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L’amore delle scarpe, che potremo definire più una venerazione, ci accompagna fin da piccole, quando non vedevamo l’ora che il nostro piede crescesse per indossare scarpe dal tacco vertiginoso. Una volta cresciute non abbiamo più smesso di farlo.

Sono infiniti i modelli che ogni stagione ci sono presentati dai designer, ma questo non fa altro che rendere felici noi donne, disposte a spendere cifre spropositate per rivestire i nostri piedi con quello che è considerato l’unico vero e sincero amore!

Tra tutti i modelli voglio parlare oggi delle francesine, scarpe che oltre ad avere una storia lunga secoli, sono oggi ritornata in voga come non mai, donando alla donna quello stile alla garçon che la rende glamour ma dall’aria impertinente e frizzante.

Uno stile portato da Coco Chanel negli anni 20, con il quale liberava la donna da quell’immagine di bellezza fatta solo di corpetti e mise coprenti donandogli uno stile femminile, forte e deciso.

Sono infinite le varianti proposte dagli stilisti per la primavera estate 2010, da quelle a tacco alto a quelle basse alla Charlie Chaplin, ma tutte rigorosamente stringate e fino alla caviglia.

Chi come Alberta Ferretti propone una francesina bassa in vitello con lacci in velluto, a chi propone uno stile più clownesco come Comme de Garçon, per poi arrivare a chi come Micheal KorsYohji Yamamoto prediligono uno stile più maschile e aggressivo proponendole nere di pelle con punta in metallo.

Paul Smith e Alexandre Herchcovitch la preferiscono in cuoio di tonalità chiara da abbinare il primo a giacca, pantalone e papillon, il secondo a parigine e vestitini sopra la caviglia; in poche parole queste scarpe donano sotto qualsiasi indumento s’indossi, dando quel tocco di stile in più sotto un abito semplice come un tailleur o sdrammatizzando una mise più elegante e rigorosa.

My shoe collection!

Se prima la donna si sentiva attraente solo con il benamato tacco tredici, oggi mostra la sua sicurezza anche con scarpe rasoterra da uomo, dal giorno alla sera questa calzatura è adatta a ogni occasione, e come se non bastasse, offre una tregua dalla dura battaglia contro l’equilibrio.

Fin dagli anni sessanta una giovanissima Twiggy, con capelli cortissimi e un esile corpo, ci proponeva uno stile fatto da scarpe basse stringate portate sotto corti vestitini, rappresentando un’icona di stile seguita e imitata fino a oggi.

Se con la scarpetta di cristallo Cenerentola diventava una principessa, oggi con una francesina al piede possiamo diventare qualunque cosa, e non serve neanche il principe!

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Cappelli come maschere

Post di francesca87 On dicembre - 3 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Da quello da giorno a quello più stravagante da sera, il cappello è tornato alla ribalta dando quel tocco in più a chi lo indossa, passando da accessorio a indispensabile dettaglio di glamour

di Francesca Lancia

cappelli 2Fa parte della storia della moda fin dal neolitico e nel corso dei secoli è stato stravolto nelle forme, nei tessuti e nel significato, passando da semplice mezzo per ripararsi dal sole (o per proteggere la mente, secondo alcune antiche credenze), a inconfondibile simbolo di appartenenza sociale.

Dal XV secolo il copricapo acquista un’importanza equiparabile a quella degli indumenti, in un periodo, quello del Rinascimento, in cui il gusto estetico prevale in ogni ambito e in particolar modo nella moda, dando risalto a un mestiere, quello del cappellaio, fino allora poco considerato.

Fonte di successo per molti stilisti, tra cui impossibile non citare Coco Chanel che nel 1908 debuttò nel mondo della moda come disegnatrice di cappelli, questo accessorio cela il capo, ma sotto di lui anche il volto muta il proprio aspetto in un gioco di ammiccamento e seduzione che lo rende, nonostante il passare degli anni, un vero strumento di magia.

Giorgio Armani, per la collezione autunno inverno 2009/2010, porta in passerella una donna sexy ma chic recuperando dagli anni ‘80 baschetti e cuffie iridescenti, mentre Burberry, al contrario, predilige una donna nostalgica e sentimentale che nasconde il proprio sguardo sotto sobri cappelli a campana.

La maison Chanel invece non rinuncia a vestire la sua donna con completi in bianco e nero e una punta di verde assenzio, abbinati a larghi cappelli che si rifanno perfettamente alle creazioni degli anni 20 della stilista, per una nuova Urbanity, come la definisce il direttore creativo Karl Lagerfeld.

C’è poi chi si distacca totalmente, ma meravigliosamente, dal visionario comune come Alexander McQueen per presentare una donna avvolta in abiti trasformisti che sfoggia sul capo le creazioni iperboliche di Philip Treacy, dove cappelli in cellophane, a crine di cavallo o a forma di abat-jour di piume, s’innalzano sulle teste delle modelle creando un effetto magnetico per chi li guarda.

festaNon è l’unico però ad amare i contrasti, evidenti anche nella collezione di Micheal Kors che contrappone a una linea rigorosa e geometrica tendenzialmente basata sul nero, colbacchi in pelliccia dai colori più sgargianti, rosa, verde, blu fosforescente, per una donna che non rinuncia a un dettaglio stravagante e di certo non sobrio.

Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle dimensioni, perché anche se possono essere piccoli accessori, c’è chi crea modelli accessibili solo per poche e “ricchissime” persone, come quelli di Serena Lindeman che, per la più grande collezione di accessori dell’Australia e della Millinery Collection Parade tenuta a Melbourne, ha creato un cappello tempestato di pietre preziose, diamanti e perle raffinate dal valore di 750 mila dollari, non male per un copricapo!

Questo a dimostrare come oggi il cappello sia un pezzo fondamentale di una collezione, capace di esprimere a pieno il gusto e l’estro di un designer, che sia di pelo o feltro, che sia eccentrico e stravagante o si rifaccia ai classici degli anni passati, continua a donare a chi lo indossa quella unicità e quel velo di mistero come una maschera, permettendo di essere uno, nessuno o centomila.

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Io vivo per le pellicce…io adoro le pellicce e, del resto, esiste una sola donna in quest’orrido mondo che non le adori?”

di Francesca Lancia

Chissà cosa farebbe Crudelia Demon se fosse catapultata nel mondo della moda del XXI secolo! Sicuramente le brillerebbero gli occhi nel vedere capi di abbigliamento che sembrano usciti dal libro della Giungla.

L’animalier print è uno dei must intramontabili della moda, di cui sicuramente il maculato ne fa da re donando quel fascino e quell’appeal sexy ed accattivante che di certo non passa inosservato. Ha segnato la storia del costume e della moda dando una nuova immagine alla donna che lo indossava. Considerato simbolo di lusso e sfarzosità, era utilizzato fin dai tempi degli zar russi quando un Paris Bordon nel 1550 imprimeva sulla sua tela  “Venere, Flora, Marte e Cupido” avvolgendo la donna con pregiati velluti maculati.

La storia di questa stampa nella moda ha vissuto periodi di grande fama, indossato da icone di stile come Jackie Kennedy che portava con la classe che da sempre la contraddistingueva le prime collezioni Dior del 1947, uno dei designer precursore dell’animalier print a lanciare quello che è stato ribattezzato da Carmel Snow, direttore di Harper’s Bazaar di allora, il “New Look”.

A distanza di molti anni, dopo la morte di Chrisian Dior e la successione di molti stilisti nella maison, è John Galliano che porta avanti questa tendenza felina presentando per la collezione haute couture 2009/2010 una donna raffinata ma nello stesso tempo grintosa, in abiti di alta moda di cui uno stesso ghepardo si sarebbe innamorato.

Come dimenticare poi le pin up degli anni 50 che, con i loro corpi formosi e provocanti, hanno dato a questa tendenza uno stile ironico e sensuale. Basti ricordare Jane Manfileds, una delle prime sex symbol bionde apparsa più volte sulla rivista Playboy come Playmate del mese.

E poi ancora i personaggi illustri della Casa Bianca fino fino a icone della musica rock che hanno segnato gli anni Sessanta e Settanta, come Rod Steward e Keith Richards, che hanno fatto del maculato la loro divisa da palcoscenico, lanciando una moda tra i milioni di fan.

jane mansfield

Jane Mansfield

Vengono in mente poi anche le dive di Hollywood degli anni d’oro, il glamour e il lusso più sfrenato. Come non ricordare Gloria Swason in Viale del Tramonto o Anna Bancroft che interpretava Mrs Robinson nel celebre film Il Laureato del 1967.

Uno stile che ha vissuto anche periodi bui, quando negli anni 80 si predilige uno stile classico e sobrio che etichetta il maculato come trash e volgare e porta i maggiori stilisti ad abbandonarlo. Sarà Roberto Cavalli e un insospettabile Prada a rilanciarlo nell’olimpo dell’eleganza facendone il punto forte delle loro collezioni.

Da allora nessuno stilista ha rinunciato ad avvolgere la figura femminile in cappotti, abiti e tailleur che richiamano gli animali più feroci, da chi ne predilige un utilizzo più sobrio e chic come Valentino, Albino e Alviero Martini, a chi invece non rinuncia a un pizzico di stravaganza e lo preferisce dorato e laminato come Dolce & Gabbana.

Che si rifaccia a uno stile russo come quello di Simonetta Ravizza e JC De Castelbajac, o a uno stile più classico come Blumarine, il maculato continua ad invadere le passerelle! E con la stessa tenacia di Crudelia Demon non intende ancora oggi uscire di scena.

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Mutanda: “cosa da cambiare” o cosa che è cambiata?

Post di Chiara Campanella On novembre - 9 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

L’evoluzione della biancheria intima femminile, nasce solo per nobildonne nel ‘500 e nel ‘700 è un indumento scabroso

di Chiara Campanella

mutandine“Sotto la veste, nulla.”  Questo il motto delle donne aristocratiche del ‘700 che consideravano le mutande un indumento sconveniente e ripugnante. Le uniche ad indossarle, infatti, erano le prostitute: le lasciavano intravvedere sotto le gonne e spesso le impreziosivano con nastri e merletti.  Si chiamavano “braghesse” ed erano lunghe fino al ginocchio.

mutandoni

Le meretrici ne fecero un simbolo del loro mestiere: le lasciavano intravedere attraverso gli spacchi delle gonne o le mostravano tirando su le gonne attraverso un sistema di fili. Per questo motivo, quasi scomparvero tra le aristocratiche. Nel  ‘700 le portavano solo 3 nobildonne su 100.

Inizialmente e durante il periodo longobardo le mutande le portavano solo gli uomini, solitamente in lino e di lunghezza variabile a seconda della moda del periodo. Nel Trecento, ad esempio,  con l’accorciamento della veste maschile sotto all’inguine, le mutande erano cortissime e bastava che un uomo si piegasse per poterle vedere. Le donne solitamente non portavano mutande. Ad introdurle, nel sedicesimo secolo, fu Caterina de’ Medici che ebbe la brillante idea di inventare dei mutandoni  con lo scopo di proteggere le gambe delle signore durante l’equitazione e si diffonde tra le nobildonne che potevano 721951_stockingspermettersi il lusso di andare a cavallo. Da questo momento inizia la moda! Si passa dalla praticità alla seduzione: spesso erano confezionate con tessuti d’oro e d’argento, ornate da ricami e pietre preziose. Indossarle divenne, quindi, un segno di eccessiva frivolezza e libertà di costumi. La chiesa le osteggiava reputandole un capo osceno e libidinoso.

Si torna alla “sexy braghesse”. In Italia le autorità veneziane imposero le mutande alle cortigiane per questioni igieniche e di decoro pubblico e le stesse  prostitute ne fecero un simbolo del loro mestiere. E così è stato per molto tempo.  Dal settecento bisogna attendere altri due secoli prima che la mutande sia rivalutata. Tuttavia, nell’800 diventarono pur fra molte resistenze, parte della biancheria femminile. Il modello era formato da lunghe brache tubolari accuratamente nascoste. Era vietato anche nominarle e le si chiamava tubi della decenza. Le poche ad indossare che potevano girare con gonna corta e mutande ben in vista. Prolifica sempre di più la biancheria intima: bianca, ornata di pizzo e sempre più corta ed arricciata, fino ad arrivare all’inizio del ‘900 quando entra anche nell’uso delle classi popolari.

La biancheria assume tonalità più erotiche, e addirittura le mutande si mostrarono, appaiate a calze nere, nello sfrenato ballo del can can. Negli anni 1920 le mutande diventarono corti pagliaccetti, per poi accorciarsi sempre di più fino agli anni Sessanta, quando la minigonna obbligò ad usare slip di piccola taglia. Oggi la mutanda  è indumento sexy e si presenta in varie sfaccettature: culotte, brasiliana, perizoma, tanga, slip di dimensioni sempre più ridotte. Chissà se la storia della mutanda si ripeterà  a ciclo”? Se mai torneremo nuovamente a non indossare le mutande come nel ‘700? Allora forse,  in futuro,  l’espressione “sotto la veste, nulla” diventerà  unicamente sexy.

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Jimmy Choo, l’accessorio che fa la differenza!

Post di francesca87 On ottobre - 20 - 2009 1 COMMENTO

Collezione nuova  ispirata alla musica rock, ma anche un progetto per essere alla moda senza rinunciare a fare del bene. Obiettivo: sconfiggere l’HIV

Jimmy_Choo_72Vincere la malattia. Questo il presupposto della collaborazione tra Tamara Mellon, fondatrice e presidente della griffe famosa per le sue scarpe femminili prodotte a mano, e l’eccentrico cantante Elton John.

Parte così il progetto Jimmy Choo per sostenere la Elton John AIDS Foundation,  con la nascita di una collezione in edizione limitata di borse e scarpe stile punk rock intitolata “Project PEP” ( dove “pep” sta per profilassi-post-esposizone).

Gli accessori, nati con l’unico scopo di sensibilizzare la gente su un tema cosi delicato e  grave come quello dell’Aids, saranno in vendita nelle boutique e online  a partire dal 29 ottobre nel Regno Unito e dal 3 novembre nel  resto del mondo.

Il 25% del ricavato sarà  devoluto alla Elton John AIDS Foundation, che potrà cosi sostenere il centro anti-stupro di Simelela a Cape Town, organizzazione che nasce nel 2005 con lo scopo di somministrare alle vittime di violenze sessuali i farmaci della profilassi-post-esposizione ad HIV nonché supporto medico,  psicologico e legale.

Lo scopo è quello di permettere alla struttura di restare aperta tutti i giorni, 24 ore su 24, cosi da poter fornire  le necessarie cure entro 72 ore dall’esposizione all’HIV.

johnjimmychoopepDa qui nasce e affianca il progetto un concorso fotografico intitolato “You, your shoes and 72”, che invita tutti a dar sfogo alla propria  creatività per appoggiare una causa importante come quella dell’aids.

Per partecipare basta inviare i propri scatti al sito www.jimmychoo72.com. I primi 100 vincitori riceveranno in regalo alcuni degli accessori della nuova collezione limitata Project PEP, mentre uno solo in assoluto avrà in regalo 7 paia di scarpe e due borse firmate Jimmy Choo.

Un bottino non male visti i prezzi degli accessori.

Francesca Lancia

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Moda e arte insieme per i bambini

Post di francesca87 On ottobre - 18 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Dopo il successo dell’anno passato si ripete la collaborazione tra  la stilista Donatella Versace e  il Whitney Museum of American Art

story_wideTappeto rosso e location di gran classe. Il tutto accompagnato da un defilè di celebrità per un evento mondano che ha un solo scopo: la tutela dei bambini.

Anche quest’anno la maison italiana sponsorizzerà il Gala e lo Studio Party, due degli eventi più glamour di New York, che si terranno lunedì 19 ottobre e cui parteciperanno ospiti illustri come la famosa attrice madrilena Penelope Cruz , Liz Swing e Donatella Versace.

La stilista ha creato con il Dipartimento di Istruzione del Whitney, museo che ospita la più importante collezione di arte contemporanea americana al mondo, il progetto Art Unite, che unisce arte e creatività per aiutare i piccoli. Partito ufficialmente il 1° luglio 2009, lo scopo è quello di sostenere lo Starlight Foundation, associazione americana che si impegna ad assistere i bambini colpiti da gravi malattie e le loro famiglie, e il One Foundation , organizzazione cinese che presta assistenza psicologica e post-traumaica ai bimbi dello Sichuan, regione cinese colpita duramente dal terremoto l’anno scorso.

In questo evento 500 bambini della Starlight Foundation della sede di New York e 900 bambini della One foundation saranno invitati a fare, con tele e colori forniti dall’organizzazione stessa, dei disegni sul tema dell’amicizia utilizzati per rivestire le  shopping bags vendute nelle boutique Versace e sul sito e-commerce Gilt Groupe a partire da questo mese.

L’intero ricavato sarà  devoluto, in parti eguali, alle due organizzazioni che si impegneranno così a tutelare e difendere i diritti del minore.

Un’altra volta la moda si mostra attenta e predisposta a contribuire alla difesa dei diritti umani, che si parli di bambini, malattie o ambiente. Sono anni che questo settore affianca le maggiori organizzazioni benefiche unendo arte e design con i principi più importanti dell’umanità.

Francesca Lancia

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Butterfly zone, il senso della farfalla

Un vino particolare permette a due ragazzi, dopo un solo sorso, di fare brevi viaggi nell’aldilà, un aldilà che si rivelerà essere un limbo bizzarro e irrazionale

Eclipse, la scelta di Bella

Arriva nelle sale il terzo capitolo della saga di Twilight

Poliziotti fuori, il trash che delude

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Affetti e Dispetti, “La nana”

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