Thursday, July 29, 2010

California Dreaming: Wave 75

Post di Nadia_Galliano On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

“Dalle spiagge della California, il brand Wave 75 è approdato nella capitale della moda italiana, portando con sé la passione per il surf”: in continua ascesa, questo nuovo marchio di abbigliamento continua a mietere successi

di Nadia Galliano

MILANO – “You could travel the world, but nothing comes close to the Golden Coast”. Puoi viaggiare in tutto il mondo, ma nulla si avvicina (minimamente) alla Golden Coast: così canta Katy Perry, nel suo ultimo singolo “California Gurls”. E chi ha visitato la California, sa che queste parole non sono solamente una rima ben riuscita.
Perché sì, lo Stato dell’oro è molto più che una semplice meta vacanziera: la Golden Coast è una filosofia di vita.

E Alessandro de Fazio lo sa: lui, autore del nuovo marchio di abbigliamento Wave 75, l’ha capito molto tempo fa.
Partendo dalle assolate spiagge della California, ha deciso di portare con sé la passione per il surf, trasformandola in un brand di successo.

“Wave 75 è l’ emblema di uno stile di vita che si sta diffondendo sempre più sul territorio urbano: la passione per il surf  si combina alla comodità di felpe e t-shirt che, fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe osato portare in passerella. Poi, alcuni stilisti più audaci di altri hanno iniziato a proporle: ora, la felpa è diventata un morbido cult, campione di praticità, declinato in colori e forme alternative, ma sempre fedele al suo cappuccio”, come si legge sul sito del brand.

Marchio giovanile e prêt-à-porter, Wave 75 continua a diffondere la sua filosofia. “Must have sia sulle passerelle che per strada, felpe e t-shirt si impongono non solo come accessorio di moda, ma anche come mezzo di comunicazione. I capi della collezione Wave 75 presentano frasi spiritose, dotate di una punta di ironia in linea con la filosofia del marchio, mettendo, in primo piano, la libertà dell’individuo di esprimere il proprio modo di essere, a discapito del mondo dell’apparire”.

Tutto questo, ovviamente, tenendo ben saldo il concetto di qualità del prodotto: i capi sono fabbricati in Italia e costituiti rigorosamente da tessuti naturali (100% cotone).

“Finalmente la pratica di cavalcare le onde ha superato i limiti dello sport di “nicchia”, imponendosi anche in Italia come uno stile di vita”: questa è la filosofia di Wave 75. Fresco, originale e di spessore: questo marchio racchiude in sé il profumo della California, da indossare dove e quando si vuole.

Un brand in continua ascesa, da tener d’occhio: Wave 75, che si firma con un segnale di pericolo per avvisare la presenza di surfisti, è un marchio su cui puntare.
Anche in tempi di crisi.

Official store: via San Vittore 11, Milano.

Foto: www.bergoiata.org

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Et ha fatto visita al presidente Zamparini?

Post di Adriano Ferrarato On luglio - 3 - 2010 3 COMMENTI

Opera umana o segnale di un passaggio extraterrestre, i “Crop circles” si manifestano sempre su coltivazioni agricole di vaste dimensioni. Stavolta sono stati avvistati a Merlana di Bagnaria Arsa, su un terreno di proprietà del famoso imprenditore e tifoso rosanero

di Adriano Ferrarato

Il presidente Maurizio Zamparini

Il presidente Maurizio Zamparini

«Si, i cerchi sono là. Sono più o meno grandi. Proprio come quelli di cui si ha conoscenza nel mondo. Mi hanno avvisato, sono corso a vedere. Cosa dovevo fare, a dire la verità ero curioso anche io…». Con queste parole Maurizio Zamparini ha commentato l’insolito fatto avvenuto in un campo di grano di sua proprietà in Friuli (Merlana di Bagnaria Arsa), dove sono comparsi nell’arco di poche ore numerosi “Crop circles”, il più grande dei quali misura ben 50 metri di diametro.

Definiti anche agroglifi, questi sorprendenti fenomeni interessano sempre vaste aree di coltivazioni (nel maggior numero di casi si tratta di piantagioni di cereali) dove il frumento appare appiattito e schiacciato in modo uniforme, formando precise figure geometriche che possono essere solamente ammirate con una prospettiva dall’alto. L’episodio friulano non è che l’ultimo di una lunga serie di queste strane apparizioni, la cui prima in assoluto è datata addirittura a più di trent’anni fa e delle quali non si è mai riusciti a dare una spiegazione precisa ed accettabile sulla loro origine.

Proprio il proprietario rosanero ha sottolineato questo ultimo aspetto: «Possiamo parlarne , ipotizzare qualsiasi cosa, ma dietro non c’è una mano umana…Non è il frutto di un lavoro umano, dietro c’è di più molto di più». Sono in molti infatti a vedere in queste mastodontiche circonferenze un segno del passaggio di una civiltà extraterrestre sul nostro pianeta. Per gli ufologi più accaniti si tratterebbe di astronavi aliene approdate sul nostro suolo e decollate nell’arco di poche ore lasciando queste immense tracce come prova della loro esistenza. Numerose dicerie hanno raccontato perfino di sfere di luce mobili.

Altre ipotesi e teorie mettono in campo (è proprio il caso di dirlo) fenomeni climatici o di tipo fisico, chiamando in causa gli effetti di alcune frequenze sonore agenti sul sottosuolo. Si è anche parlato di satelliti capaci di bombardare il nostro pianeta con raggi laser potentissimi. Il tutto sarebbe confermato dal fatto che, visti da vicino, gli steli delle piante coinvolte appaiono piegati o afflosciati da un forte calore. E non quindi spezzati da un peso enorme. Tuttavia è stato provato che nella maggior parte dei casi questa è una caratteristica del tutto normale per questa tipologia di coltivazioni.

I Crop circles a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli

I Crop circles a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli

Per quanto riguarda invece la possibilità di uno scherzo da parte di qualche burlone (nel 1991 due anziani inglesi, Doug Bower e Dave Chorley, vinsero il premio Ig Nobel per l’ideazione di questo bizzarro gioco), non è mai stata esclusa l’opportunità di una produzione di carattere umano. E’infatti comprovato come un discreto numero di uomini è in grado di realizzare dei notevoli Crop Circles in poche ore e utilizzando solamente modesti strumenti tecnologici.  Alcuni lo hanno fatto anche diventare un modo di fare pubblicità o una forma espressiva di arte estrema (come l’Homer Simpson che si può ammirare a Dorchester). Ciò tuttavia non svela il mistero, perché una operazione così vasta non può assolutamente essere svolta senza che qualcuno se ne accorga.

Qualunque sia la verità, l’unica reazione possibile quando ci si trova di fronte ad eventi così difficilmente spiegabili è la stessa che Zamparini ha riassunto con le sue stesse parole: «La scienza? Finora da quel che so, da quel che leggo, la scienza è riuscita a spiegare soltanto uno dei mille eventi che ci accadono intorno. Parlo di percentuali ovviamente. Prendiamo una qualsiasi cosa avvanuta, abbiamo magari una spiegazione certa, ma non tutto si può direzionare con la scienza. E i cerchi sono una di queste cose, credo proprio…». A meno che il presidente non abbia convocato ET per discutere con lui un contratto come fuoriclasse per giocare nel suo Palermo. Altro che il calcio stellare dei mondiali sudafricani.

 

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Il nome da (non) dare

Post di Chantal Cresta On luglio - 1 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Da Franco Bollo a Pecora Rosa: elenco dei nomi italiani, e non, più curiosi e sorprendenti per scoprire che non c’è limite alla bizzaria

di Chantal Cresta

my name isCome vi chiamate? La domanda non è affatto banale perché il nome possiede chi lo porta – salvo casi eccezionali – dal momento in cui si viene al mondo fino a quello in cui si passa a miglior vita. Un concetto vagamente inquietante se si pensa che spesso, i nomi scelti da genitori poco avveduti, rispondono più alle logiche della stravaganza che a quelli dell’utile quotidianità. Chi scrive sa di che tratta, essendole toccata in sorte la variante di una nota marca di succhi di frutta anzichè un nome comune.

Per qualcuno, però, le cose si complicano ulteriormante se al nome proprio si accompagna il cognome. Vi sono, infatti, alcuni appellativi che se presi singolarmente risultano del tutto innoqui ma, associati al cognome, diventano dei giochi di parole bislacchi, eccessivi e sorprendenti. Sintomo, per altro, di una certa crudeltà genitoriale nei confronti della carne della propria carne. A questo proposito, le Pagine gialle sono una vera miniera di informazioni, al punto che se ne potrebbero fare delle classifiche per generi. Qui, invece, se ne danno solo pochi esempi, con una preghiera per qualche omonimo alla lettura: siate indulgenti è solo un passatempo estivo. Roba da ombrellone. Dopotutto, i nomi bizzarri sono divertenti, se non li danno a noi.

Partendo dalle prime lettere dell’alfabeto si scopre che nel nome di Felice sono state compiute le più meschine atrocità. Si và da Passacantando Felice a Felice Del Bagno, per giungere a Labanca Felice. Nome, quest’ultimo, ben augurante in tempi di crisi economica. Continuando sulla via dei felici, si incontra anche Piscione Felice che in fatto di questioni urinarie deve essere secondo solo a Piscio Costante.

Anche per le signore il nome può diventare una vicenda intricata soprattutto se gli appelativi personali hanno un richiamo mistico-religioso. Santa Fiammante, Casa Santa e Cappella Rosa nella vita devono aver abbracciato la fede o l’ateismo. Molto peggio è toccato a coloro il cui nome comprende allusioni sessuali più o meno velate: Maria Desiderio Vaccarezza dovrebbe considerarsi una donna fortunata a parogone di Poppa Bruna, Benvenuta Vacca e Tetta Libera. Difficile presentarsi al mondo con nomi così. E che dire di Viva Capezzoli? Sembra il titolo di un inno per il gay pride scritto e musicato da Checca Pasquale.

Alcuni nominativi sembrano scelti solo in virtù della pura ilarità che riescono a suscitare. Se tutti conosciamo di nome Guido Avanti e Guido Laratro, meno noti al grande pubblico sono Dolce Eccelso e Gustavo Carota. Maglia Rosa, invece, deve provenire da famiglia di ciclisti professionisti mentre Grande Palma da giardinieri esperti.

Direttamente dal mondo dei cartoon arrivano Bianca Berni e Merendino Giusto, al contrario di Addolorato Addolorato, Bonadonna Bonadonna e Ferro Ferruccio le cui rispettive famiglie non dovevano aver peccato di troppa fantasia.

Cavallo Fortunato e Culotta Fortunata sono fortunati solo nel nome, al contrario di Fallico Illuminato e Pisello Santo a cui è stato auspicato il bene più grande che si possa sperare per un uomo. Chiamare il proprio pargolo Primo Degli Uomini è sicuramente meno azzardato che appellarlo Vito La Morte mentre l’antichità classica deve essere stata la spinta motrice per nomi quali Rito Greco e Medaglia Olimpia.

Anche il mondo dello star system offre non poche sorprese. Se Chanel di Francesco Totti e Ilary Blasi ha ormai fatto il suo ingresso ufficiale tra i nomi “ricercati” da infliggere a ignare neonate, meno lo è il Lourdes Maria scelto dalla cantante Madonna, per la figlia di primo letto. Per fortuna in casa la chiamano Lola. I 3 figli di Denamemi Moore e Bruce Willis, Rumer Glenn, Scout La Rue e Tallulah Belle sarebbero pronti per intreprendere la carriera di rapper. Molto meglio è andata al figlio di Flavio Briatore e Elisabetta Gregoraci, Falco Nathan ovvero “Falco Donato da Dio”. Tutto sommato gradevole a confronto del nome deciso dall’attore Nicholas Cage per il secondo genito, Kal-El. Per chi fosse poco amante di fumetti e derivante cinematografia hollywoodiana, Kal-El era il nome di Superman (alias Clark Kent) quando ancora viveva sul pianeta Krypton.

Alla luce dei fatti sarebbe opportuno dare un’avvertenza ai futuri neo genitori: quando arriverà il momento di dichiarare all’anagrafe il nome del pupo, fate un bel respiro e contate fino a dieci. Guardate gli occhi vitrei del funzionario in attesa e ricordatevi che, forse, è stato lui a registrare i bimbi Pizza Margherita, Croce Rossa e La Veglia Pasquale. Poi, parlate e auguri a tutti.

Foto | via http://fc03.deviantart.net; http://fc03.deviantart.net; http://www.sarata.it

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

ViaggieDonne.it: le nuove frontiere del social network

Post di Nadia_Galliano On giugno - 24 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Nasce dall’idea di un appassionato del web (Alessandro) l’interessante sito Internet ViaggieDonne.it: la “guida online al divertimento in viaggio…e tanto social network”

di Nadia Galliano

Il web può aprirci molte strade: far conoscere la nostra musica su MySpace, ritrovare i nostri (ex) migliori amici-nemici su Facebook, farci sapere in tempo reale che cosa sta facendo la nostra star preferita su Twitter.

Il logo di ViaggieDonne

Ma se esistesse anche un modo per conoscere “le principali destinazioni turistiche nel mondo, note soprattutto all’italiano per le belle donne, dando consigli utili e dettagliati riguardo hotel, luoghi di interesse, locali, ristoranti, itinerari e, perché no, belle donne”?
Ebbene, eccolo qui: ViaggieDonne.it, il primo portale online, che unisce l’utilità di una guida turistica al divertimento di un social network.

E’ risaputo ormai che, all’estero, il viaggiatore italiano riscontra parecchie difficoltà nel trovare una sistemazione adeguata alle stelle riportate dalle guide: in certi casi, infatti, più che parlare di stelle, sarebbe il caso di parlare di stalle.
Ed ecco scattare l’intramontabile triade da viaggiatore errante: imprecazione contro la guida turistica scelta, amarezza per la vacanza sfumata in partenza, rassegnazione per il “destino” che lo attende, caratterizzato da quella classica sindrome da adattamento che tutto il mondo conosce come stress. E quest’ultimo, almeno in vacanza, è un ospite decisamente poco gradito, se non ufficialmente bandito.
Ma ecco venirci incontro il sito web ViaggieDonne.it: un portale, in cui trovare un archivio completo di tutti gli hotel e ristoranti scelti secondo il miglior rapporto qualità/prezzo, oltre che numerose sezioni in cui potersi scambiare commenti, foto e video. Dopo essersi registrati, infatti, tutti gli utenti potranno inserire i propri racconti di viaggio, i video e le foto, oltre che avviare interessanti conversazioni nella sezione dedicata al forum.

Ma siamo proprio sicuri che i consigli sulle mete siano davvero così validi?
Niente paura, cosmopoliti girovaghi di tutto il mondo: ViaggieDonne.it si appoggia ad un tour operator specializzato, con cui sarà inoltre possibile prenotare il proprio viaggio direttamente da casa, comodamente seduti sulla propria poltrona del salotto, dopo aver compilato un breve form online.
Le particolarità del portale però non finiscono qui: oltre ad essere un’utile guida turistica ed un interessante social network, ViaggieDonne.it ci farà anche da agenzia matrimoniale. Compilando un veloce e semplice form, sarà infatti possibile essere messi in contatto con un’agenzia matrimoniale convenzionata.

ViaggieDonne, utile sia per lui che per lei

Insomma, un sito camaleontico dalle tre anime in una, in cui poter anche trovare qualche interessante dritta sulle bellezze (non solo naturalistiche) del luogo.
“Una community rivolta soprattutto ad un pubblico maschile”- starete pensando.
E invece no: per noi donne, single o fidanzate, potrebbe rivelarsi un’interessante arma vincente a nostra disposizione.
Potrebbe infatti diventare un utile suggeritore di “posti da evitare”, causa “elevata concentrazione di beltà a piede libero”: in questo modo, le single non “avranno la piazza rovinata” ancora prima della partenza, mentre le fidanzate potranno prevenire in anticipo eventuali picchi ormonali nel partner, evitando così spiacevoli battibecchi vacanzieri.
Un portale nuovo e creativo, dunque, dagli utili risvolti bipartisan.

Che la caccia alla meta (e non solo) abbia inizio.

FOTO/ via http://profile.ak.fbcdn.net; http://www.netenjoy.it

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Sapori e dissapori: la guerra del fior di latte

Post di Chantal Cresta On giugno - 18 - 2010 8 COMMENTI

Avellino ha ottenuto il nuovo record per la treccia di formaggio più lunga del mondo, ma gli avversari non ci stanno: “Il record è ancora nostro”

di Chantal Cresta

mozzarellaNapoli – La faccenda è seria. Parliamo di mozzarella. Un tempo, Guelfi e Ghibellini si massacravano per il controllo di Firenze. C’erano di mezzo gloria e potere: due ragioni poco onorevoli per guerreggiare ma comprensibili. Oggi i tempi sono cambiati e nella Campania contemporanea i casari di Sala Consilina in provincia di Salerno e quelli di Avellino scendono il campo per un formaggio, la treccia fior di latte.

I FATTI – Lo scorso 13 giugno si è tenuta ad Avellino la kermesse gastronomica “Fuoco Barocco, Piacere di Vino”, organizzata dall’architetto e presidente dell’Ente provinciale al Turismo (Ept), Raffaele Spagnuolo. La rassegna si è distinta per l’assegnazione del nuovo record mondiale di treccia di fior di latte, specialità tipica campana: 106 m di formaggio intrecciato, 16 cm di diametro e 6 ore di lavoro.

Fin qui, tutto bene. La vittoria era ambita ed è stata raggiunta sotto la supervisione di un “Record Adjudicator” del Guinness World Records, recapitato sulle terre irpine direttamente da Londra per garantire la legittimità della competizione e – perché no – gustarne il risultato. Senonchè i casari di Sala Consilina, acerrimi avversari di treccia e detentori dell’ultimo primato, si sono impuntati rifiutando di riconoscere il nuovo record poiché – a loro dire –  i colleghi della provincia limitrofa hanno operato alcune irregolarità nella lavorazione della super mozzarella.

PROCEDURA – In effetti, secondo l’Associazione Salagustando, “bibbia” gastronomica campana, vi sono delle precise regole scritte per la preparazione della treccia da record. Si tratta di formare 3 fili di formaggio lunghi ognuno 50 m. Essi devono essere stesi ed accavallati per formare una treccia dal diametro di almeno 10 cm in un completo unicum”, ovvero un prodotto in cui non vi siano tracce di giunture. Tempo di lavorazione massimo consentito, ivi compreso quello di preparazione del fior di latte, 100 minuti.

In effetti, i salesi sanno quel che dicono avendo detenuto il primato per un quadriennio a partire dal 2006 con 42,80 m di treccia e migliorandolo ogni anno: nel 2007 – 56,50 m. Nel 2008 – 65,50 m e raggiungendo, nel 2009, l’ultimo record riconosciuto di 78,80 m.

POLEMICA – La faccenda, dunque, è scabrosa e il portavoce dei casari salesi, mastro Paventa, non usa mezzi termini: “Noi ci teniamo stretto il nostro record … ed i colleghi avellinesi possono tranquillamente gioire per il loro Guinness”. Un’affermazione che vale una dichiarazione di guerra. Sarà per questo che il sindaco di Sala Concilina, Gaetano Ferrari, con una offerta di pace in una mano e un fior di latte nell’altra, ha proposto una soluzione per dissipare polemiche extraprovinciali: una sfida a singolar tenzone a colpi di sfilatino di cacio. La competizione, suggerisce il sindaco, dovrebbe avere luogo il prossimo settembre sotto il campanile di Sala Consilina e vedere in gara i casari salesi, quelli avellinesi e, già che si siamo, anche quelli del comune di Agerola, gemellato con Sala Consilina e celebre nella zona per la produzione di un fior di latte lavorato in un terzo modo rispetto ai due comuni in lotta. “Ma per non creare dissapori – continua l’avveduto Ferrari – i casari in gara si dovranno confrontare seguendo un regolamento uguale per tutti”.

Sala Consilina
Comune di Sala Consilina

Tutto risolto, dunque? Non proprio. Gli avellinesi, con in bocca il sapore amaro del mancato riconoscimento e il boccone della vaccina di traverso, per il momento rifiutano lo scontro. Spagnuolo è categorico nel sostenere la totale legittimità della premiazione e non lesina critiche al mancato senso sportivo degli avversari: “Ricordo – ha continuato il presidente Ept – che la treccia di fior di latte da guinness è stata realizzata con latte proveniente da allevamenti irpini, un prodotto che trova difficoltà di collocazione sul mercato per il prezzo poco concorrenziale, ma dall’impareggiabile qualità. E’ stato anche questo lo spirito dell’iniziativa: consentire con operazioni di marketing spazio e notorietà ai prodotti locali sui mercati”.

Parole sacrosante, ma si spezzi una lancia in favore del sindaco Ferrari: quale attività di marketing sarebbe meglio di uno torneo medievale di cappa e spada a base di mozzarella?! Magari in costumi d’epoca. Sarebbe un successo.

Foto | via http://upload.wikimedia.org; http://thumbs.dreamstime.com; http://www.sito.regione.campania.it

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Sigaretta…Ciak, si gira!

Post di Chantal Cresta On giugno - 16 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Tra “Thank you for smoking” e il “Diario di Bridget Jones”, uno studio dell’università di Nottingham rivela il rapporto cinema – consumo di sigarette

di Chantal Cresta

smokingSenza dubbio il cinema è il regno dell’immaginifico: un reale inconsistente che, proprio per ciò, reale non è. Sarà per questo che tanto di ciò che appare sul grande schermo, a partire dagli attori che lo animano, affascina ed appassiona rendendo quasi inevitabile, da parte del pubblico, l’identificazione con storie, personaggi e – a quanto pare – anche con le loro cattive abitudini. Una per tutte: le sigarette.

DENUNCIA – Una recente analisi è stata condotta da un team di ricercatori dell’Università di Nottingham e pubblicata sulla rivista medico-scientifica Thorax specializzata in patologie dell’apparato respiratorio. Lo studio ha preso in esame, scena per scena, i successi di botteghino degli ultimi 20 anni. Risultato: in 7 film su 10 appaiono personaggi fumatori alle prese con sigarette di varie marche e qualità. Inoltre, più della metà dei film incriminati sono visibili ai minori di 15 anni mentre per il 92% lo sono ai minori di 18. Secondo Alisa Lyons dell’ Uk Centre for Tabacco Control, questi film arrivano agli occhi del pubblico più fragile, che non avendo ancora costruito la propria personalità, è facilmente influenzabile e pronto a l’emulazione con l’effetto di diventare un precoce consumatore di sigarette e, quindi, un ottimo cliente negli anni a venire. Tra i film analizzati, quelli in cui più spesso si incorre nell’alone azzurro del “mozzicone” sono Il Diario di Bridget Jones e About a Boy per un totale di 15 scene il primo e 12 il secondo. Invece, le marche più diffuse sul set sono Silk Cut e Malboro.

Audrey Hepburn
l’attrice Audrey Hepburn

La denuncia di Thorax contro l’abuso di “immagini di fumo” al cinema non è una novità. Già nel 2003, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, aveva pubblicato un dossier che chiariva gli stretti legami del connubio marketing del tabacco-cinema e i relativi effetti sull’aumento del tabagismo tra i giovani.

SISTEMA – Il processo che porta una sigaretta a diventare una protagonista da Oscar è articolato e comincia dalla sceneggiatura. Quando una multinazionale deve piazzare un prodotto fa appello alle case cinematografiche e televisive, promettendo favori e generose elargizioni economiche. I produttori si mobilitano, allertano gli sceneggiatori e impongono alcune “migliorie” alle riduzioni in cui sia previsto nelle scene l’inserimento del prodotto da promuovere. Film e serie TV così orchestrati, escono con buona pace di tutti: gli “articoli” sono pubblicizzati in modo ottimale con in più l’illusione del reale suggerita dallo schermo. Le multinazionali sono soddisfatte poiché godono di una reclame a lungo termine che nessuno spot potrebbe mai eguagliare e i produttori riescono a coprire le uscite di budget in eccesso.

Inevitabile che il sistema coinvolga, in primis, gli attori che diventano i migliori coprotagonisti del prodotto da vendere: Mel Gibson, Nicolas Cage, Julia Robert, Sharon Stone, Will Smith, Leonardo di Caprio, ecc. Tutti sono stati, sono o saranno prima o poi, testimonial di qualcosa. Vestiti, gioielli, cibo e, ovviamente, sigarette. Anzi, queste ultime al cinema la fanno da padrone e non dall’inizio di questo secolo.

Leonardo di Caprio
L’attore Leonardo di Caprio

Fin dagli anni ’40 il product placement era un sistema di promozione accreditato ma è intorno alla fine degli anni ’70 che diventa il must per la pubblicità “occulta” di bionde. Qualche esempio milionario: nel 1979, la Phillip Morris pagò 42.500 di attuali euro per la “comparsa” di Malboro in Superman II. Nel 1982, Roger e Cowan firmano con Sean Connery e altri attori un accordo da 10.000 euro perché si fumino Winston e Camel in uno dei leggendari film della serie di James Bond, Mai dire mai. Nel 1988, ancora Phillip Morris sborsa la bellezza di 350.000 euro perché Bond si intrattenga con delle Larks in Licenza di uccidere.

Sarebbe errato credere che questo sistema di promozionale riguardi solo Hollywood. In realtà, secondo Thorax, i film più discussi sono quelli inglesi anche se neppure gli italiani mancano di sorprese. Già nel 2003 il dossier della Lega contro il Tabacco dava la maglia nera ai film nostrani, attribuendo il primato di pellicola meno virtuosa all’insospettabile La leggenda di Al, John e Jack (2002). Film di 102 minuti in cui i personaggi rilevanti fumano per 14 volte in un totale di 11,4 minuti. Chissà di che marca erano le sigarette?


Foto| via http://fc05.deviantart.net; http://th03.deviantart.net; http://static.blogo.it

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

La magia italiana si chiama Luca Bono

Post di Chantal Cresta On maggio - 30 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

E’ stato definito “l’enfant prodige” dell’illusionismo nazionale, ma lui vuole finire la scuola e divertire gli amici

di Chantal Cresta

Il giovane mago più famoso del mondo: Harry Potter

Saint-Vincent – Si chiama Luca Bono il nuovo promettente volto della prestidigitazione e recentemente ha vinto il Masters of Magic, primo concorso di magia ed illusionismo italiano di apertura internazionale, svoltosi a Saint-Vincent in Valle d’Aosta.

Il giovane, residente a Pino (Torino), ha solo 17 anni e frequenta il liceo scientifico. Sembra, dunque, un ragazzo come tanti, ma le sue doti di incantatore ed illusionista gli hanno già garantito un ottimo trampolino di lancio per intraprendere la carriera di prestidigitatore.

La sua passione è iniziata a 12 anni quando, in seguito ad un grave incidente con il go-kart, fu costretto ad una lunga degenza in ospedale. Un brutto periodo nel quale, tra le poche distrazioni concessegli in lunghe ore di noia, c’erano i brevi intrattenimenti che il fratello Davide, appassionato di magia, gli offriva. Si trattava di veloci trucchetti che, però, tanto bastarono a coinvolgere Luca totalmente. Il ragazzo ha, così, affinato le proprie capacità al punto da essere accettato al Club della Magia di Torino, presieduto da Marco Aimone, uno dei migliori prestidigitatori del panorama internazionale. In questo Club è iniziata l’avventura di Luca che, selezionato tra 100 candidati al concorso e poi scelto tra i 20 partecipanti, è arrivato infine alla vittoria superando illusionisti già quotati come Luca Terranova e Alberto Giorgi. Con una performance di 4 minuti, il giovane Luca ha stupito giuria e pubblico con una serie di giochi di prestigio di altissimo livello: trucchi con le carte, palline, corde e cambi d’abito improvvisi.

Arturo Brachetti
Arturo Brachetti

Il Gran Galà, organizzato da Walter Rolfo, autore televisivo e mago di primordine, è certificato dalla Fédération internationale des sociétés magiques (Fism) ed ha visto tra la giuria volti noti come il mago Silvan e Tony Binarelli.

Per Luca, dunque, si aprono le porte del successo poiché è in procinto di partire in tournée con i più grandi maghi della scena internazionale tra cui Arturo Brachetti, straordinario illusionista trasformista nonché mentore dello stesso Luca, e Kevin James, prestidigitatore che alterna boutade comiche con numeri di magia.

Malgrado l’improvviso successo, tuttavia, il ragazzo pare consapevole che la strada per diventare illusionista di professione è ancora molto lunga: “Intanto intendo terminare gli studi ma vorrei fare il mago di professione, anche se non so se sarà possibile realizzare questo mio sogno“, ha spiegato ad un giornalista dopo la vittoria. In effetti, la magia è un’arte nobile che necessità di un continuo allenamento fisico e mentale e anni di pratica costante. Per il momento, Luca la utilizza soprattutto per stupire gli amici e i compagni di scuola, senza mai rivelare i suoi trucchi. Da bravo mago.

Video

FOTO/ via fantasy.blogosfere.it; http://upload.wikimedia.org; semigio.wordpress.com

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

I Tarocchi: un mistero storico

Post di Veronica Leanza On maggio - 30 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Un viaggio attraverso uno dei misteri più curiosi. I Tarocchi: solo un’invenzione o ciò che vi si legge è reale?

di Veronica Leanza

Il Matto

La storia dei Tarocchi è antichissima ed affascinante ed ha accompagnato l’evoluzione delle culture, evolvendosi a sua volta con esse.

L’origine dei Tarocchi però non è certa, ed esistono diverse teorie. Ciò che è sicuro, è che i Tarocchi, come li conosciamo oggi, sono di origine medievale. Per molti secoli infatti, essi si sono conservati perfettamente immutati.

I Tarocchi però, secondo alcune ipotesi, hanno una storia ben più antica, e ad oggi non vi è accordo tra gli studiosi su quale sia la loro esatta origine. Le ricerche storiche fin qui condotte hanno finalmente stabilito con certezza molte cose sulla loro nascita.

I TAROCCHI: I Tarocchi sono un tipo di carte che nasce in Europa, tra la fine del Medioevo e il Rinascimento. Formati da 78 carte, suddivise in 2 sottogruppi: il primo è di 22 carte illustrate con figure simboliche chiamate, solo dal XIX secolo, Arcani maggiori; l’altro consta di 56 carte suddivise in 4 serie, gli Arcani minori che, a seconda dei paesi, possono mutare tipo di insegna. Gli Arcani minori includono quattro figure – fante, cavallo, donna, re – e 10 carte numerali. Le carte sono suddivise in insegne: nei paesi latini sono più usate coppe, danari, bastoni e spade,  in Francia cuori, quadri, fiori, picche; ulteriori sistemi di segni sono quelli tedeschi e svizzeri.

Inizialmente i Tarocchi sono nati a scopo istruttivo e come carte da gioco. Il loro uso divinatorio cominciò a diffondersi solo dopo il XVIII secolo, specie in Italia.

LA STORIA: La vicenda dei Tarocchi racconta la storia del mondo e di ognuno di noi: 21 carte numerate più il Matto, che non ha numero e che può significare tutto. C’è chi dice che la loro origine sia medievale, chi li fa risalire a molto prima, quando alcuni saggi decisero di disegnare 22 tavolette dove ci fosse il racconto dell’umanità e, quindi, di ogni essere vivente.

Non è chiaro però se, sin dall’inizio, si utilizzassero mazzi completi di 78 carte o se solo in un secondo tempo fossero messi insieme i 22 Arcani maggiori e i 56 Arcani minori.

La maggior parte degli studiosi considera i 22 Arcani maggiori una creazione italiana, mentre i 56 minori sembrano derivare da mazzi arabi importati in Europa nel Medioevo. La fusione dei due mazzi separati probabilmente risale alla seconda metà del XIV secolo.

Diversi sono i filoni di pensiero anche su questo argomento: per alcuni studiosi gli zingari, che nel Medioevo sarebbero stati i soli detentori della cartomanzia, li avrebbero portati in Europa dall’Egitto; per altri li avrebbero introdotti i Crociati, in particolar modo i Templari provenienti da Israele; altri ancora collocano la loro nascita in India o in Cina. Ciò che la storia afferma con sicurezza è che i primi documenti riferibili ai Tarocchi risalgono al tardo Medioevo, quando i potenti iniziarono a interessarsi a questo gioco e comparvero le prime proibizioni al popolo dei giochi d’azzardo con le carte.

I Tarocchi di Marsiglia

Ancora oggi in alcune zone europee il Tarocco viene usato per giocare.

Nel XVIII secolo i Tarocchi vengono considerati dal punto di vista esoterico. Court de Gobelin, appartenente alla Massoneria, nell’ottavo volume della sua enciclopedia “Mondo primitivo” del 1781, afferma che l’origine dei Tarocchi è egiziana: essi sarebbero geroglifici appartenenti al libro di Toth. Il dio Toth era considerato dagli Egizi uno dei primi re e l’inventore del sistema di scrittura a geroglifico. Dall’Egitto i Tarocchi si sarebbero diffusi in Europa grazie ai Gitani. Court de Gobelin pubblica anche una copia dei Tarocchi di Marsiglia, a cui elimina un’infinità di dettagli, inoltre li modifica aggiungendo uno zero al Matto e una gamba al tavolo del Bagatto, battezzando l’Arcano XIII senza nome La Morte, e disegnando l’Appeso in piedi, pretendendo così di correggere gli errori dell’originale.

Con l’aiuto di strumenti quali l’incisione su matrici di legno o di rame, i giochi di carte si diffusero molto rapidamente, difatti, già nel XVI secolo, un gioco di Tarocchi modificato, conosciuto con il nome “Tarocco di Marsiglia” (sopra citato) divenne molto popolare.

I TAROCCHI DI MARSIGLIA: Il mazzo di Tarocchi che prende il nome dalla città di Marsiglia (nel sud della Francia) è il più conosciuto al mondo: rappresenta lo stile più popolare e antico tra le molte varietà di mazzi che si diffusero a partire dal XV secolo, al punto da essere considerato la versione classica del mazzo. I Tarocchi di Marsiglia conobbero un’enorme diffusione nel XVII secolo grazie ai tipografi. Numerose copie del mazzo, stampate da diversi tipografi e anche in epoche differenti, presentano numerose similitudini che fanno pensare all’esistenza di una tipologia più antica, usata come modello originario. Infatti, il Tarocco di Marsiglia risulta essere profondamente ancorato alla tradizione: sia i 22 Arcani che le 56 carte dei semi conservano nel corso del tempo, e indipendentemente dalla provenienza geografica, particolari che si ripetono. Il cavaliere di Denari ad esempio, che a dispetto del suo seme tiene in mano un bastone, oppure il nome del fante di Denari, l’unico ad essere scritto in verticale invece che in orizzontale.

Ai giorni nostri, a parte la riedizione di mazzi più antichi, il Tarocco di Marsiglia viene riprodotto basandosi su mazzi del XVIII secolo. Il nome “Tarocco di Marsiglia” risale al XX secolo, quando il produttore francese Grimaud chiamò così la riedizione di un mazzo di tarocchi tradizionali stampato dalla sua ditta, situata appunto a Marsiglia. Marsiglia è la città dove, soprattutto nel XVIII secolo, si svilupparono numerose tipografie specializzate nella produzione di Tarocchi, alcune delle quali sopravvivono ancora, come Camoin. Questo spiega perché fu scelto il nome “Tarocco di Marsiglia”, mentre in precedenza ci si riferiva ad esso come “Tarocco Italiano”. Questo stile ebbe probabilmente origine in Italia settentrionale verso il XVI secolo, quale risultato dell’opera di un ignoto artista lombardo. Un’antica stampa litografica, il cosiddetto “foglio di Cary, risalente ai primi del ‘500, raffigura rappresentazioni degli Arcani con uno stile simile a quello dei Tarocchi di Marsiglia. Il foglio fu stampato in Lombardia all’epoca della conquista francese, quindi è probabile che questo stile si sia diffuso dall’Italia alla Francia e, mentre in Francia divenne sempre più popolare, in Italia scomparve un po’ alla volta.

Il Bagatto

Nei Tarocchi del XVI secolo, come nel “foglio di Cary”, gli Arcani non hanno nomi. I primi nomi loro assegnati sono in lingua francese, è quindi probabile che siano stati aggiunti quando le carte iniziarono a diffondersi in Francia: non essendo ancora familiari ai giocatori, quest’ultimi avevano bisogno di un titolo per comprenderne le rappresentazioni allegoriche. Infatti, gli Arcani maggiori furono creati, sin dalle origini, probabilmente come figure allegoriche. (Fonte: http://www.tarocchi.it/storia/)

IL TAROCCO ESOTERICO: Fu nel ‘700 (nell’epoca dei Lumi), che si cominciò a prendere in considerazione una possibile origine esoterica nei Tarocchi.

I primi cartomanti furono affascinati dal significato simbolico di queste carte; in seguito attribuirono agli Arcani maggiori ulteriori significati legati sia alle raffigurazioni, sia al loro nome, sia alla numerologia associata al numero indicato sulle carte. Queste ulteriori interpretazioni furono poi simbolizzate e inserite nelle nuove rappresentazioni delle carte, arricchendole sempre più sia dal punto di vista iconografico sia dal punto di vista simbolico.

Anche gli Arcani minori furono sottoposti ad uno studio simile e seguirono un’analoga evoluzione.

I TAROCCHI DEI VISCONTI: Nel 1447, fu eseguito un mazzo per Filippo Maria Visconti, morto lo stesso anno. Si tratta del più antico tra quelli conosciuti ed è conservato alla Yale University Library di New Haven, nel Connecticut. Un altro mazzo praticamente identico a questo, ma più frammentario, è conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano.

Ulteriori frammenti di mazzi sono origine ferrarese: i Tarocchi detti di Carlo VI conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, quelli chiamati “di Alessandro Sforza” conservati al Museo di Castel Ursino a Catania e quelli di Ercole I d’Este, conservati alla Yale University Library. Il fatto che quasi tutti i mazzi siano giunti incompleti è evidentemente legato alla fragilità del supporto cartaceo e alle persecuzioni che subirono le carte da gioco, a volte soggette a roghi, a volte distrutte per ricavarne cartapesta da riutilizzare.

Nel 1450 fu realizzato il mazzo più completo a noi pervenuto, cioè i tarocchi di Francesco Sforza, legato alla famiglia Visconti nel governo del ducato di Milano, sul cui schema si modellarono in parte le carte successive.

Ma come abbiamo accennato in precedenza la storia di questo mazzo di carte è varia quanto misteriosa. Chissà se davvero sono in grado di vedere il nostro futuro o è soltanto una storia inventata.  A voi è dato di decidere cosa sia reale e cosa no!

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Anno 2300: Metà della Terra sarà inabitabile

Post di Veronica Leanza On maggio - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Lo sostiene un recente studio dell’Università del Nuovo Galles del sud di Sydney. Il responsabile? Il riscaldamento globale ad opera dell’effetto serra 

di Veronica Leanza 

 Lo studio dell’ University of  New South Wales in Sydney, con la collaborazione della Purdue University in Usa, ha pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, lo studio di una ricerca dove, stando ai suoi risultati, sembra che in circa 300 anni la metà del nostro pianeta diverrà “troppo calda” per l’uomo.  

Questo  team di ricercatori dell’Università americana e australiana, hanno basato la loro ricerca su una serie di scenari tra i peggiori prodotti a partire dai modelli climatici. Le loro conclusioni finali sono state particolarmente inquietanti. 

Il surriscaldamento terrestre è la causa principale non solo di questo, ma anche dell’aumento delle piogge torrenziali, e dei più recenti tifoni, uragani e cicloni. 

Il vortice, il cui andamento rotatorio è dovuto alla rotazione della Terra, produce venti fortissimi in grado di raggiungere una velocità di 200 k/h. L’origine principale degli uragani  dunque, è l’acqua calda, ed è per questo che molti esperti ritengono che il riscaldamento terrestre abbia causato, negli ultimi anni, un’intensificazione del fenomeno

Se l’umanità non sarà in grado di ridurre le dimissioni di gas ad effetto serra, le temperature globali potrebbero aumentare del 10-12% entro il 2300; conseguenza: la totale inabitabilità della Terra. 

Il professor Tony McMichael dell’Australian National University in un’intervista al quotidiano inglese Telegraph, ha dichiarato: «Gran parte del dibattito sui cambiamenti climatici è basato sul fatto che il mondo riuscirà a mantenere il riscaldamento globale al livello relativamente sicuro di soli due gradi centigradi entro il 2100. Ma il cambiamento climatico non si fermerà nel 2100, e nell’ambito di scenari realistici fino al 2300  potremmo essere di fronte ad aumenti di temperatura di 12 gradi o anche di più. Se questo accadrà, le nostre preoccupazioni attuali circa il livello dei mari, ondate di calore e incendi occasionali, perdita di biodiversità e le difficoltà agricole, impallidiranno accanto ad una delle principali minacce, tanto che la metà del globo abitato attualmente potrà semplicemente diventare troppo caldo per le persone che ci vivranno. C’e’ bisogno di concentrare l’attenzione dei governi sull’impatto dell’aumento delle temperature sulla salute, affermano gli studiosi, ed è possibile che le istituzioni esistenti sottovalutino il fenomeno». 

Gli effetti del surriscaldamento della crosta

Gli effetti del surriscaldamento della crosta

 

Riguardo alle proiezioni del Panel intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico (Ipcc), essi avvertono che «negli avvertimenti per il futuro viene usato un linguaggio mite con stime conservative sugli impatti, questo e’ appropriato per un ente scientifico, aggiungono, ma i governi del mondo debbono essere onesti con i loro cittadini sull’intera gamma dei pericoli potenziali posti da emissioni incontrollate e dagli estremi di cambiamento climatico che inevitabilmente ne seguirebbero».  

I ricercatori sostengono infine che lo sviluppo di tecnologie energetiche pulite, sia l’investimento più importante da fare in questo momento. Ci vorrebbe una maggiore attenzione da parte dei media, dell’opinione pubblica e delle istituzioni verso pratiche ecosostenibili  un po’ in tutti i settori. 

Noi da semplici esseri umani, tifiamo per un maggiore interesse ed una maggiore cura da parte di tutti per la conservazione del nostro bel pianeta!! 

  

  

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Pochi centimetri di carta che valgono oro

Post di Adriano Ferrarato On maggio - 28 - 2010 4 COMMENTI

Affrancature da record: il “Gronchi Rosa” , il centesimo magenta della “British Guiana”. E il “Treskilling Yellow”, stampato ed emesso nel 1854 in Svezia, acquistato pochi giorni fa a Ginevra da uno sconosciuto compratore che non ha reso noto il valore dell’offerta

di Adriano Ferrarato

Gronchi Rosa, 1961

"Gronchi Rosa", 1961

Filatelia, una passione per i collezionisti e una fonte di guadagno incredibile. Perché i pochi centimetri quadrati di superficie di un francobollo possono rappresentare un’autentica fortuna, così come un quadro di Picasso o di Van Gogh. Come sempre accade in tutti i campi artistici, infatti, le rarità spesso battute all’asta raggiungono un valore di mercato incredibile.

Attualmente sono tre i francobolli più conosciuti al mondo per il loro incredibile valore di acquisto e la difficoltà di reperimento. Il più noto di tutti in Italia è il “Gronchi Rosa” del 1961, che venne emesso durante la visita dell’omonimo presidente della repubblica nei paesi del Sudamerica. In giro per il globo ce ne sono circa settantamila copie, scampate per un caso fortuito alla sostituzione che venne fatta, pochissime ore dopo la loro emissione, a causa di un bizzarro errore di stampa (nel disegno rappresentato sulla filigrana, una cartina mondiale, erano stati sbagliati i confini del Perù).

1 cent magenta della British Guiana, 1856

"1 cent magenta della British Guiana", 1856

Gli altri due invece sono i più rari in assoluto, esistendone soltanto un esemplare ciascuno. Il primo, noto come il “1 cent magenta della British Guiana”, venne stampato nel 1856. Il secondo invece, oltre a vantare la sua unicità, è anche l’affrancatura più costosa del mondo. Nel 1996, il “Treskilling Yellow”, stampato ed emesso nel 1854 in Svezia, è stato comprato all’asta per una cifra pari a quasi 2 milioni di euro. Proprio pochi giorni fa tuttavia il caro rettangolino di carta ha nuovamente cambiato proprietario, battuto a Ginevra (presso la casa di vendita Feldman) ad uno sconosciuto compratore (si parla addirittura di un consorzio internazionale) che non ha voluto rendere noto il valore dell’offerta. Che con ogni probabilità, ha stabilito un nuovo prezzo da record.

"Treskilling Yellow", 1854

"Treskilling Yellow", 1854

La peculiarità che ha reso il “Treskilling” uno dei pezzi più eccezionali e desiderati dai collezionisti è dovuta al fatto che quando venne creato, per via di un guasto ai macchinari di produzione, il suo colore era giallo e non verde come previsto. Nonostante il problema venne tempestivamente risolto, fu comunque applicato su una lettera, timbrato e spedito. Solo alcuni anni dopo, nel 1885, un ragazzo che rovistava nella soffitta di casa trovò una busta indirizzata alla nonna con l’incredibile ”pagamento” postale attaccato.

Che da allora è passato di mano in mano (comprese quelle del re di Romania), acquistato e rivenduto fino ad arrivare ai giorni nostri in Svizzera. L’arte molte volte è davvero frutto di fortunate coincidenze. Visto tutto il tempo trascorso e i meravigliosi viaggi che ha fatto, questo francobollo merita senza dubbio di appartenere al guinness dei primati.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Quattro chiacchiere in compagnia del brillante autore di “Unhappy Hour”, che ci rivela il suo zampino dietro i numerosi cartelli comparsi per Milano, in queste settimane, riguardanti una misteriosa “Ally”


di Nadia Galliano

Andrea Indini

Andrea Indini, trent’anni, giornalista de Il Giornale.it ed ora scrittore del libro “Unhappy hour” (Leone Editore). Qual è l’argomento di questo tuo primo romanzo?
Il libro nasce dall’inchiesta “Anfetamine a colazione”, che ho condotto, circa due anni fa, per IlGiornale.it: quello che ho voluto raccontare, non è un viaggio tout court nel mondo dei giovani, ma un’analisi romanzata dei giovani e lo sballo. Durante l’inchiesta ho incontrato una serie di personaggi che mi hanno colpito particolarmente e, da lì, è nata l’idea per questo romanzo. Si parte insomma da storie vere; anche se poi, ovviamente, un po’ di finzione c’è, per poter legare meglio i vari personaggi.
Alcuni adulti, che hanno letto il libro, l’hanno trovato addirittura troppo esagerato, perché secondo loro, non è possibile che la realtà sia veramente come quella che racconto nel libro. Devo ammettere che questo mi ha spaventato, perché significa che, spesso, gli adulti non conoscono affatto il mondo dei giovani d’oggi.

Mi sembra di capire che il libro non dia un’immagine positiva dei giovani. Credi anche tu che ci sia una generazione bruciata?
No, il libro non vuole essere un’accusa; è soprattutto un lavoro giornalistico: alla fine del romanzo, infatti, sono riportati tutti gli articoli che ho scritto, per evidenziare la corrispondenza con il reale.
Nel romanzo, prendo soprattutto in esame i classici “figli di papà” della Milano bene: dei dieci personaggi (circa), che compaiono nel libro, ce ne sono alcuni positivi ed altri meno. Per citarne qualcuno, troviamo il PR che trascina il branco e che organizza le serate in discoteca oppure il ricco neo-laureato, che non ha voglia di andare a lavorare e tocca ai genitori intervenire per trovargli un lavoro.
All’inizio, avevo pensato di intitolarlo “Impuniti”, perché l’idea che accomuna un po’ tutti i personaggi è l’andare avanti nel corso delle giornate senza troppi problemi, anche nelle situazioni estreme, come può essere addirittura un omicidio.

Non credi, però, che i giovani d’oggi vengano demonizzati un po’ troppo spesso?
E’ verissimo, infatti io non voglio incolpare nessuno. Effettivamente, però, tanti giovani fanno uso di stupefacenti, anche se leggeri, come può essere una canna: il problema è che, spesso, si rischia o di far passare il messaggio “ma sì, tanto lo fanno tutti, quindi non c’è problema”, oppure di generalizzare, demonizzando tutto il mondo giovanile.
Ecco perché è necessario prendere un po’ le distanze da questi estremismi, senza mai scordarsi, però, che i dati del Ministero parlano chiaro sull’argomento giovani e droga.

Nel tuo libro, da che cosa nasce il “malessere” dei giovani che racconti? E tu, ne hai mai sofferto?
Il fatto che siano ricchi “figli di papà” è uno dei motivi che li porta a perdersi: con questo, però, non voglio puntare il dito contro la ricchezza. Diciamo che è una facilità: uscire tutte le sere ed avere la possibilità di spendere in alcolici e droghe, nei locali più alla moda del momento, sicuramente può facilitare questa perdizione.
Per quanto mi riguarda, io ho avuto la fortuna di avere come passione il giornalismo, iniziando a lavorare a ventidue anni: questo mi ha aiutato tanto, perché credo sia veramente difficile conciliare il lavoro con quella tipologia di vita.

Credi che la realtà urbana possa influire sui giovani?
Se per realtà urbana intendi società, allora sì, ti do ragione. Finchè sui giornali ci saranno notizie di personaggi come Kate Moss, che dichiara di essersi drogata, poi decide di andare in riabilitazione e, dopo pochissimo tempo, torna a lavorare come se nulla fosse, allora la cocaina, o chi per essa, continuerà a rimanere di moda e passerà il messaggio che disintossicarsi sia una passeggiata.

Hai deciso di ambientare “Unhappy hour” a Milano, città in cui sei nato e vivi tuttora. Perché hai scelto questa città?
Sicuramente Milano è una delle protagoniste del romanzo: a mio parere, è una città fantastica e, infatti, nel libro ne parlo molto spesso. E’ una presenza costante, come se fosse l’undicesima protagonista del romanzo. Si passa dalle discoteche più importanti, come lo Shocking, il Limelight e il The Club, ai locali come il Radetzky; poi c’è il Panino Giusto, le università: insomma, un po’ tutto. Io sono di Milano e questi posti li conosco da sempre.
Sai, la cosa strana è che molti parlano male di Milano, ma alla fine vengono a vivere proprio qui: per esempio, molti criticano il fatto che sia difficile conoscersi, ma a mio parere quest’affermazione non rappresenta assolutamente la realtà.

Continua a leggere —->

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Al cinema dentro la sala operatoria

Post di Adriano Ferrarato On maggio - 25 - 2010 1 COMMENTO

Un innovativo sistema ideato dal primario  dell’ospedale “La Schiana” Nicola Gasbarro  e sperimentato positivamente su 15 donne potrebbe rappresentare una valida alternativa ad anestesie e tranquillanti

di Adriano Ferrarato

L'ospedale "La Schiana" di Pozzuoli

L'ospedale "La Schiana" di Pozzuoli

Cinema in ospedale: un accostamento alquanto inusuale per due luoghi che per definizione sembrano proprio essere antitetici. Soprattutto il secondo non è certo una struttura di divertimento. Ma se il grande schermo può servire ad aiutare i pazienti, allora le cose cambiano radicalmente. E all’ospedale “La Schiana” di Pozzuoli, un innovativo sistema ideato dal primario Nicola Gasbarro (già inventore nel 2008 della tecnica “Gasless”, in grado di migliorare la visibilità e lo studio degli organi dell’addome , eliminando l’utilizzo dell’anidride carbonica) ha mostrato, durante la sua fase di sperimentazione, di avere tutte le carte in regola per essere adottato dalla maggior parte delle strutture mediche.

La tecnica prevista è molto semplice e prevede l’utilizzo di occhiali virtuali collegati ad un lettore DVD, che vengono fatti indossare ai pazienti durante delicati interventi chirurgici come quello dell’anestesia spinale o addirittura parti complessi e particolarmente dolorosi. Questa tipologia di operazioni, come è noto, viene eseguita da svegli, con tutti le possibili complicazioni, paura, dolori, attacchi di ansia, che un degente può avere nel corso della loro esecuzione. Nelle lenti di questi speciali apparecchi ottici vengono proiettati film e documentari allo scopo di rilassare l’ammalato e tranquillizzarlo.

L'uso delle lenti speciali durante la sperimentazione

L'uso delle lenti speciali durante la sperimentazione

L’esperimento delle incredibili diottrie, che in Italia non ha assolutamente precedenti, ha visto quindici donne affrontare una serie di visite ginecologiche e operazioni chirurgiche durante le quali hanno facilmente mantenuto un costante stato di adattamento e calma. E’ proprio l’inventore Gasbarro a spiegarlo, esprimendo grande soddisfazione per un metodo che potrebbe ridurre di molto l’uso di anestetici e ansiolitici, soprattutto quando il loro uso non è strettamente necessario: «La novità è stata accolta molto bene. Le pazienti, piuttosto che restare immobili e concentrarsi su quanto sta accadendo, si distraggono. In questo modo riescono a sopportare meglio l’intervento».

Il repertorio cinematografico del policlinico prevede per ora numerosi film con Massimo Troisi e Roberto Benigni, più numerosi documentari. Pellicole divertenti che aiutano di certo la spensieratezza e il buonumore in un ambiente, quello della sala operatoria, che non incute certo sentimenti di gioia. Ci sono ovviamente dei limiti: «L’unica cosa che si raccomanda a chi si trova sotto i ferri» -avverte sempre il ginecologo de “La Schiana”- «è di non ridere troppo, perché ciò disturberebbe il lavoro del chirurgo», pregiudicando anche la sicurezza dell’intero iter operativo».

Capace di incantare, insegnare, far sognare e viaggiare in luoghi impossibili. E adesso addirittura in grado di guarire le persone. Mai la magia del grande schermo è stata tanto grande.

foto: via corrieredelmezzogiorno.it; videocomunicazioni.com; napoli.repubblica.it

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Le piramidi della discordia

Post di Adriano Ferrarato On maggio - 19 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Giza. L’ultima delle sette meraviglie del mondo al centro di un vivace dibattito tra ufologi e scienziati: quando la fantascienza si oppone alla ragione

di Adriano Ferrarato

Le imponenti piramidi di Giza

Le imponenti piramidi di Giza

La Sfinge e le tre piramidi di Giza, il complesso funerario situato alla periferia de Il Cairo, in Egitto. Una necropoli straordinaria che è anche l’ultima delle sette meraviglie del mondo sopravvissuta fino ai nostri giorni, ammirata da scienziati, archeologi e turisti di tutto il mondo. Ma anche tanto amata dalla teorie degli ufologi e da una vasta letteratura che tenderebbe a dimostrare in proposito come la triplice costruzione racchiuda il segreto di un presunto collegamento tra l’antica civiltà degli egiziani ed una più misteriosa proveniente dallo spazio. Verità e menzogne che si sono rincorse e combattute negli anni, ma che concretamente non hanno mai dato prove inconfutabili ma solo ipotesi deboli se non addirittura troppo fantasiose.

In particolare, presso i più accaniti fan dell’esistenza di ET nella galassia circola un’idea abbastanza affascinante: per loro infatti questi immensi mausolei servirebbero come sorta di struttura-guida per le astronavi aliene. Come è noto infatti la disposizione degli incredibili monumenti dei faraoni Cheope (il più grande in dimensioni), Chefren e Micerino si allineano perfettamente, visti dal cielo, con la cintura astrale di Orione, tanto da destare stupore presso gli studiosi per la straordinaria precisione con cui gli egizi erano riusciti a realizzarle e posizionarle, non disponendo dei mezzi scientifici attuali per eseguire calcoli di così grande complessità e distanza.

Le piramidi rappresenterebbero così un canalizzatore di segnali capace di guidare le navicelle extraterrestri verso il pianeta terra esattamente allo stesso modo di una bussola. E a conferma di questo ci sarebbe anche di più: nell’enorme tomba di Cheope, monarca descritto dallo storico Erodoto, è presente un complesso reticolato di tunnel e passaggi segreti che permettono la diffusione dei suoni in ogni punto della struttura, sia fuori che dentro. Secondo lo scrittore ed esperto di lingue antiche Zecharia Sitchin, autore anche di moltissimi libri di fantascienza (come ad esempio “The lost book of Enki”), queste cavità erano proprio utilizzate per trasmettere radio segnali nell’atmosfera con apparecchiature di avanzato livello tecnologico.

Il perfetto allineamento con la cintura di Orione

Il perfetto allineamento con la cintura di Orione

Teorie sicuramente curiose e coinvolgenti. Che ben fanno pensare all’idea di un uomo che non vive da solo nell’universo e che spesso hanno trovato misteriose conferme perfino in testi provenienti dall’antichità come l’epopea di Gilgamesh, in cui si parla di visitatori giunti da altri mondi scambiati e trattati come divinità dagli uomini. E che hanno rimesso in discussione addirittura il periodo in cui si assisteva storicamente alla comparsa della civiltà d’Egitto. Gli ufologi sostengono infatti a gran voce la nascita di questo popolo anni e anni prima di ogni data ufficiale. Una rivoluzione totale che potrebbe riscrivere per intero le pagine dei libri di storia.

Ma proprio qui il raziocinio dei freddi amanti del calcolo scientifico si fa avanti e obietta con forza. La critica più grande che viene mossa è quella che la creazione e l’utilizzo della forma architettonica della piramide non venne fuori dal nulla e all’improvviso come proveniente da una cultura lontana anni luce, ma fu frutto di una lunga serie di esperimenti ed avanguardie tecniche che videro dare luce allo sviluppo della prima mastaba (piramide a gradoni) nel 2600 a.C. (si trattava della tomba del faraone Djoser) e che rivelarono successivamente anche numerosi maldestri tentativi di costruzione falliti.

La piramide rossa del faraone Snofru

La piramide rossa del faraone Snofru

Un ulteriore esempio di queste imprecisioni si riconosce nella storia del reggente della quarta dinastia Snofru, che fece erigere addirittura due sepolcri: uno a doppia pendenza, per via di alcune modifiche in corso d’opera durante gli imponenti lavori di realizzazione, l’altro di colore rosso, per via del diverso tipo di pietre usate.

E’difficile dire da che parte ci si dovrebbe schierare. La società di oggi ha trasformato l’umanità in veri e propri alieni che spesso di relazioni affettive conoscono ben poco: ritmi frenetici, caos, inquinamento, incredibile rapidità di spostamento e comunicazione. Un mondo dove la ragione e il senso pratico prevalgono su tutto e tutti. Ecco allora perché qualcuno cerca compagnia guardando verso il cielo infinito.

Foto: via ilreporter.com, reiki.info, iltempiodiermes.com

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

A.A.A. Padre on-line cercasi. Ma è un bluff

Post di Laura Guerrato On maggio - 18 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Una giovane ragazza madre danese cerca il padre di suo figlio con un video in internet, ma è una montatura

di Laura Guerrato

Pouring birra

Nell’era di internet, facebook e quant’altro una bella mamma single danese ha pensato di cercare il padre di suo figlio tramite un video messo su Youtube.

E perché no? Dato che la ragazza è rimasta incinta dopo una notte passata con un ragazzo conosciuto in un pub di Copenhagen. Complice qualche bicchiere di troppo, lei dice di non ricordare il nome del compagno di quella notte, né ovviamente il numero di telefono o altro, e lì per lì non ci ha fatto troppo caso.

Nove mesi dopo però è nato uno splendido bambino biondo. La ragazza ha pensato quindi di sfruttare al meglio la tecnologia usando la capacità di internet di raggiungere chiunque e dovunque, mettendo un video su Youtube e su altri portali di video on-line.

Nei due minuti e mezzo del filmato la ragazza appare con in braccio il figlio, che si chiama August, e racconta di essere alla ricerca del ragazzo con cui è stata una notte di un anno e mezzo prima ad un party a Copenhagen e dice che se lui la sta guardando e la riconosce, deve sapere che … è padre! Oppure se qualcun altro presente quella sera si ricorda di lei.

Sembra la trama di una di quelle commedie americane che fanno trascorrere una serata in allegria con l’happy end assicurato … Tutto molto carino e tenero, lei, il bambino, il video che la ritrae con August in braccio mentre beve il biberon, peccato che sia tutto una montatura.

Circolano infatti voci su internet che affermano che il filmato è un clamoroso falso. Il video, che nel giro di pochi giorni è stato visto da più di un milione di utenti, sembra essere una bluff ideato dall’ente del turismo danese Visit Denmark.

Il motivo? Attirare turisti stranieri. Una strana strategia di marketing per promuovere il Paese. La storia della ragazza, che è un’attrice pagata dall’ente (già comparsa in numerosi spot, tra i quali uno per McDonald’s), dimostrerebbe infatti che la Danimarca è una società libera, dove le donne sono indipendenti e fanno le loro scelte.

Tutto ciò ha scatenato ovviamente gli insulti del popolo della rete, che non ha accolto bene la notizia dell’imbroglio e che ha già provveduto a creare numerose parodie, come quella di un certo Martin, convinto di essere il papà che la ragazza cerca così disperatamente.

foto birra:http://www.publicdomainpictures.net/view-image.php?image=1972&picture=pouring-birra&large=1


GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Dopo il successo in 40 città la mostra d’arte contemporanea open air arriva anche a Roma. Fino al 4 luglio “mucche d’autore” arrederanno le piazze e le strade più belle. Non solo arte, ma anche solidarietà

di Chiara Campanella

Una "mucca" alquanto bizzarra

Una "mucca" alquanto bizzarra

Roma - Burlesche, ironiche, scherzose, spettacolari, oniriche, colorate, stravaganti, raffinate. Queste sono le “mucche più pazze del mondo” che quest’anno approderanno nella capitale fino al 4 luglio 2010.  Parliamo della Cow Parade, la più importante mostra internazionale d’arte contemporanea open air che ha fatto il giro del mondo riscuotendo un  successo strepitoso in oltre 40 città da New York a Parigi, da Tokyo a Londra. Ha come protagoniste mucche a dimensione naturale in vetroresina realizzate con il contributo creativo degli artisti. Nasce a Zurigo nel 1998 da un’idea di Pascal Knapp, famoso scultore svizzero.

Quest’anno, dunque,  decine e decine di raffinate “mucche d’autore” arrederanno le strade e la piazze più belle della capitale. Così numerosi artisti hanno potuto dare sfogo alla propria creatività trasformando questi animali in vere e proprie opere d’arte. Infatti, queste sono il simbolo di un’arte contemporanea in perfetta fusione con il concetto di modernità urbana e di antiche atmosfere monumentali.  E’ un esempio unico in cui la provocazione artistica diviene elemento originale dell’arredo e del decoro urbano, fuori dagli schemi abituali propri delle mostre.

E’ una manifestazione ironica e divertente. E’ il ritorno dell’arte on the road che ha come punto di forza proprio la “ripetibilità”, in quanto gira il mondo, ma i progetti sono tutti diversi: ogni città ha il suo background culturale e creativo. Ovviamente  a Roma  non potevano mancare il   “il muccurione” , la mucca centurione con tanto di daga, elmo, mantello e quella capitolina dedicata alla bontà dei prodotti naturali con Romolo e Remo che succhiano il latte non dalla tradizionale lupa, ma da una mucca dell’agro romano.

Cow Parade

Cow Parade

L’evento coinvolge i luoghi più prestigiosi della capitale, da Piazza di Spagna a Castel Sant’Angelo, da Piazza del Popolo a Campo de’ Fiori, da Piazza Navona a Trinità dei Monti, dal Pincio a Piazza dl Campidoglio, dal Colosseo a Piazza Venezia e così via. La mostra è allestita anche nella Stazione Termini con l’esposizione di 7  bovini femmine posizionate agli ingressi  e sotto le pensiline tra cui ne spicca una rivestita di ceramiche smaltate.

“Cow parade” è arte ma anche solidarietà. La mostra, infatti, ad oggi è riuscita a devolvere in  beneficienza oltre 40 milioni di euro: un evento speciale che destina i suoi proventi alla fratellanza. Le opere, a conclusione della manifestazione, verranno battute ad un’asta pubblica dalla prestigiosa casa “Sotheby’s”. Il ricavato verrà donato per l’acquisto di mezzi per l’accompagnamento di anziani e disabili della città di Roma  a “Ageing Society”, Onlus nazionale che promuove ricerche e studi in tema di aspetti biologici, clinici e sociali connessi con l’invecchiamento della popolazione. Allora diamo il via  all’assegnazione delle super- mucche!

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Due chiacchiere in compagnia del web-fenomeno che sta spopolando su YouTube, e non solo


di Nadia Galliano

Francesco Matano, vent’anni, simpatia da vendere e viso che buca lo schermo: dopo essere diventato famoso sul web, grazie agli scherzi telefonici che ha ideato e prodotto “artigianalmente”, è passato alle Iene, per poi ottenere un programma tutto suo su Skyuno.
Questo giovane talento ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande, con grande disponibilità e gentilezza.

Francesco “Frank” Matano, in arte “Lamentecontorta”. Perché ti sei scelto questo pseudonimo?
Mi è stata fatta questa domanda in ogni intervista che ho fatto finora e, puntualmente, non ho mai saputo cosa rispondere. Mettiamola così: volevo un nickname che non contenesse semplicemente il mio nome ed un numero e, un giorno, mi sono venute in mente queste tre parole, che secondo me filano abbastanza bene tra loro.

Sei diventato famoso grazie ai tuoi mitici scherzi telefonici, caricati su YouTube. Ma partiamo dall’inizio: a che età il primo scherzo telefonico?
Ho iniziato quando hanno iniziato tutti i ragazzi della mia generazione, cioè quando ho ricevuto il mio primo cellulare, a tredici anni. In realtà, non ho mai avuto una fissa per lo scherzo, piuttosto mi ha sempre divertito poter giocare con i personaggi. Lo scherzo mi è sembrato un ottimo mezzo per poterlo fare.

Parlando di scherzi, li crei da solo o con l’aiuto di qualcuno?
La maggior parte da solo, ma spesso mi capita di idearli insieme al mio carissimo amico Guido, che è sempre nella stanza insieme a me, mentre li registro.

Di scherzi, ormai, ne hai fatti tanti. Ne esiste uno che preferisci?
Di preferiti ne ho tanti; sinceramente, non saprei proprio quale scegliere: sono tutti come dei miei piccoli bambini, eheh.

Ne hai di nuovi in programma?
Ne ho appena caricato uno nuovo, pochi giorni fa: andatelo a vedere su www.frankmatano.it. Si intitola “Cercasi babysitter profumata”.

Immagino tu sia un amante del pc, visto che lo utilizzi “per lavoro”. Quanto tempo passi al computer?
Molto, molto tempo, da quando ho Internet, ovvero da otto anni: ogni giorno, passo almeno tre ore navigando in rete.

Ma parliamo un po’ della tua vita. Com’è organizzata una tua giornata tipo?
Dipende: prima studiavo lingue all’università, ma poi ho capito che non faceva per me. Ora, sto cercando una scuola, per potermi concentrare su ciò che serve per il mio lavoro, anche se credo che andrò in America. In generale, comunque, se non sono in giro (soprattutto a Milano) a registrar programmi, passo molto tempo a scrivere idee per nuovi video, da caricare su Youtube.

La tua vita è cambiata da quanto hai incominciato ad avere successo?
Un po’ sì e un po’ no. Non saprei dirti quanto è cambiata: diciamo che, sì, alcune cose sono cambiate e di vantaggi, sicuramente, ce ne sono molti.

So che hai vissuto negli Stati Uniti per un po’ e ti sei diplomato proprio oltreoceano. Come si vive negli States? Meglio o peggio che in Italia?

Ho vissuto molto bene negli Stati Uniti, mi sono divertito moltissimo ed è stata un’esperienza incredibile, però il mio amore per l’Italia è veramente grande. Certo, questo non significa che, prima o poi, non emigrerò per un po’ in America…

A soli 20 anni, sei una web-star, ti abbiamo visto alle Iene e ora hai un programma tutto tuo su Sky: ci dici il tuo segreto?
Eh, il mio segreto penso sia tanta passione e pure tanta fortuna!

Parlaci un po’ del tuo programma su Skyuno.
Si contano veramente sulle dita di una mano le cose che posso dirvi. Allora, ho registrato venti puntate ed il programma inizierà il 12 giugno alle 19.35, durerà 24 minuti a puntata ed andrà in onda ogni settimana. Posso ancora aggiungere che non si tratterà solamente di scherzi telefonici. STOP!

Progetti per il futuro?
A saperli…Non ne ho la più pallida idea!

Sogni nel cassetto?
Tanti e segreti…

In alcune interviste, hai dichiarato che non hai ancora le idee chiare sul tuo futuro. Allora, invece di chiederti che cosa vorresti fare “da grande”, io ti chiedo: che cosa NON vorresti fare “da grande”? C’è qualcosa che escludi categoricamente?
No, niente in particolare. Beh, a dirla tutta, da grande non vorrei campare sui miei genitori!

Ultima domanda, poi ti lascio stare. Visto che sei abituato a fare scherzi, non è che mi hai raccontato un sacco di balle in quest’intervista, vero?
Non sono così cattivo…………Ciaooo a tutti!

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

La pozione d’amore? E’ uno spray

Post di Adriano Ferrarato On maggio - 11 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Uno staff congiunto di esperti e docenti ha testato il miracoloso “profumo” su un campione di 48 soggetti, rilevando un grande aumento della loro sensibilità empatica con livelli molto vicini a quella femminile

di Adriano Ferrarato

Perché perché, la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone! Perchè, perché, una volta non ci porti pure me”. Questa vecchia canzone di Rita Pavone la dice lunga su quanto la vita di coppia sia complicata. Troppo spesso purtroppo le attuali dinamiche sociali rovinano le relazioni mangiandosi letteralmente il tempo di cui si ha pienamente diritto per dedicarsi ai sentimenti. L’affetto svilisce e vengono a mancare di colpo le basi di un sano rapporto amoroso.

Ma, donne, se la colpa è soprattutto del vostro “lui”, che non riesce più a ricoprirvi di tenerezza come un tempo, o volete semplicemente ingentilirlo dai suoi modi burberi ora finalmente una soluzione esiste. Ed è riservata a tutte coloro che desiderano ardentemente un partner affettuoso e che le metta sempre in cima alla lista delle priorità, al posto insomma delle partite a calcetto con gli amici, delle serate al pub, o qualcosa di ben peggiore, come ad esempio le mani di un’altra donna. Dall’Inghilterra arriva infatti lo spray dell’amore, capace di trasformare anche il peggior maschio esistente sul globo terrestre in un docile e coccoloso agnellino.

La sorprendente scoperta proviene dal lavoro congiunto di due tra le più prestigiose università del mondo: la Fredrich Willhems di Bonn e quella di Cambridge. Lo staff di esperti e docenti ha elaborato infatti, pubblicando i dati raccolti e i risultati sulla rivista specializzata “Journal of Neuroscience”, uno speciale composto in grado di indurre nell’uomo atteggiamenti più sensibili e maggiormente disponibili alla tenerezza. E il tutto ottenuto con la sintesi di elementi esclusivamente naturali.

A differenza della Coca cola perciò, non ci sono ingredienti segreti: la sostanza nebulizzata è stata realizzata grazie all’ossitocina, un ormone importantissimo prodotto dalle donne soprattutto nella fase del parto, in quanto permette le contrazioni uterine durante la gravidanza. Così come facilita l’attrazione, l’intesa e la relazione tra due persone di sesso opposto, accorre anche in aiuto delle neomamme nella difficile prima fase di gestione della prole. In parole povere, è l’ormone dell’amore.

Partendo da questi presupposti, gli studiosi, dopo averlo messo a punto, hanno successivamente testato la soluzione su un campione di 48 soggetti. La metà di loro era stata trattata con lo speciale “profumo”, mentre all’altra era stato fatto inalare un placebo inefficace. Ad entrambi i gruppi poi erano state sottoposte immagini commoventi e che avrebbero dovuto suscitare sentimenti empatici (come ad esempio la foto di un bambino mentre piange o quella di una ragazza che tiene in braccio un gatto). Secondo il Dottor Rene Hurlemann, che ha coordinato l’intero lavoro dell’equipe di ricerca, nel primo raggruppamento è stato subito rilevato un grande aumento della sensibilità dei soggetti, molti dei quali hanno dimostrato livelli di attenzione e  tenerezza molto vicini a quelli femminili. Alcuni di loro sono anche scoppiati in pianto per l’alto grado di emotività raggiunto.

Finalmente, dopo aver svelato e svilito il sentimento più bello del mondo rendendolo un mero meccanismo biochimico, la scienza ha fatto un bel passo indietro mettendosi al servizio di Cupido. Viene anche da pensare a quanto noi uomini siamo debitori nei confronti delle donne: se infatti Eva è nata da una costola di Adamo, sotto un certo punto di vista è proprio da lei che nasce l’amore. Magari lo spray ci insegnerà a capirlo.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Viaggio al centro della mente umana

Post di MaraGuarino On maggio - 10 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Una classifica, non solo scientifica,  delle dieci menti più affascinanti e curiose della storia

di Mara Guarino

 

La formula che ha reso celebre Albert Einstein

Stati Uniti d’America – A un anno dalla pubblicazione, continua a conquistare curiosi il libro “Nella testa di Steve Jobs”, scritto da Leander Kahney, prestigiosa firma del portale on-line Wired.com.  In effetti, per gli amanti della tecnologia, Steve Jobs è un guru, che ha completamente cambiato il modo di concepire video, musica e telefonia: in una parola, Jobs è Apple.inc. Diventa d’obbligo domandarsi cosa abbia di tanto speciale il cervello di quest’uomo che, dal nulla, ha creato un impero.

Se Kahney immagina di viaggiare nella mente dell’inventore di Ipod, in passato, c’è chi ha osato di più: alcuni cervelli sono stati fatti letteralmente a pezzetti, sezionati allo scopo di capire le ragioni dell’intelligenza. Nasce così la neuroscienza, interdisciplina di medicina, biologia e psicologia, dedita all’indagine sulle connessioni tra la morfologia dell’encefalo e la sua fisiologia. L’obiettivo è comprendere come mai siamo in grado di pensare. E perché alcuni lo sappiano fare meglio di altri.

Ecco dunque che Wired  propone una classifica di altre 9 menti illustri, che hanno contribuito allo sviluppo delle neuroscienze.

9- Leonardo da Vinci

Pittore, architetto e inventore, Leonardo fu anche un eccellente anatomopatologo. I suoi disegni sono ritenuti  le prime illustrazioni mai realizzate del corpo umano. Affascinato dal rapporto tra gli organi di senso e il cervello, scoprì la retina e il nervo ottico

8- Phineas Gage

A causa di un incidente sul lavoro, questo ferroviere è diventato uno dei casi clinici più dibattuti di fine ‘800. Gage riuscì infatti a sopravvivere miracolosamente ad un tubo di ferro che gli aveva attraversato la parete frontale del cranio. Anche i suoi tempi di recupero furono eccezionali. Con un unico neo: la personalità dell’uomo ne risultò totalmente cambiata. L’operaio timido ed educato aveva lasciato posto ad una persona irascibile, asociale e senza freni inibitori. Per gli studiosi dell’epoca, era la conferma definitiva del fatto che il cervello è sede di emozioni e capacità relazionale

7- Vladimir Lenin

In Russia, la sua genialità era così indiscussa che il suo cervello fu studiato già a partire dal 1925, un solo anno dopo la sua morte. L’onore toccò al Moscow University Neurological Institute che, dopo anni di sezioni, rivelò la motivazione di processi mentali così acuti: i neuroni piramidali della corteccia cerebrale erano più larghi e numerosi del consueto

6-  Sofia Kovalevskaya

Matematica, scrittrice e paladina dei diritti delle donne, vanta il primato della prima cattedra femminile in Europa, presso l’Università di Stoccolma. Inevitabilmente, fu anche il primo encefalo del gentil sesso ad essere sezionato, sempre in Russia. La dissezione evidenziò un cervello particolarmente largo e voluminoso

5- Hans Delbruck

Fondatore della storiografia militare moderna, Delbruck è noto ai più soprattutto per la citazione nel film “Frankenstein  Junior” di Mel Brooks. E’ infatti dello studioso tedesco il cervello che dovrebbe essere inizialmente trapiantato nella “creatura”. Mai scelta fu tanto azzeccata, visto che anche il figlio  Max ha poi dimostrato un’intelligenza notevole, vincendo nel 1969 il Premio Nobel per la medicina

4- Frankenstein

 O forse dovremmo dire Mary Shelley, la scrittrice di questa straordinaria storia sui confini tra scienza e fantascienza. La sua idea di creare la vita trapiantando un encefalo in un corpo funzionante continua ad affascinare e ispirare, dopo oltre due secoli

3- Albert Einstein

E’ il cervello per eccellenza: non a caso, fu sezionato in 240 frammenti, già 7 ore dopo la morte dello scienziato. Le ricerche di Thomas Harvey, medico del Princeton Hospital, furono poi  riprese dalle più prestigiose università americane, concordi nel ritenere che l’organo non fosse particolarmente grande. Molto sviluppati erano però i lobi parietali, sede delle espressioni intellettuali più fini, tra cui le facoltà matematiche. La mancanza della scissura del Silvio e l’abbondanza di cellule gliali suggerivano inoltre un’efficiente compenetrazione dei circuiti neuronali

2- John Nash

Vincitore del Nobel nel 1994 grazie alla Teoria dei giochi, Nash è il simbolo del connubio genio e sregolatezza. Capace di calcoli complicatissimi, lo studioso fu colpito in giovane età da una schizofrenia, che lo ha a lungo illuso di lavorare segretamente per un’organizzazione governativa. Una storia di successo ma anche di grandi tormenti e paranoie, raccontata nel film “A beautiful mind”, pluripremiato agli Oscar

1- Henry Molaison

Non poteva mancare in classifica l’uomo incapace di ricordare. Affetto da gravi crisi epilettiche, l’uomo subì nel 1953 l’asportazione di un frammento di tessuto nervoso, insieme al quale perse anche la capacità di accumulare nuovi informazioni. Da quel momento, ha dunque vissuto la stessa identica giornata, fatta di analisi e test neurologici, senza neppure rendersene conto. Ritenuta il più importante caso clinico della neuroscienza, la vicenda ha ancora una volta ispirato numerosi film, tra cui il bellissimo “Memento” di Christopher Nolan.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Un Picasso da record per un’arte più forte della crisi

Post di Adriano Ferrarato On maggio - 8 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il “Nudo,  foglie verdi e busto” acquistato telefonicamente all’asta da Christie’s  è il nuovo numero uno in assoluto nella classifica delle opere d’arte più pagate nella storia

di Adriano Ferrarato

Nudo, foglie verdi e busto: sullo sfondo il profilo di Pablo Picasso

Nudo, foglie verdi e busto: sullo sfondo il profilo di Pablo Picasso

Chissà cosa penserebbe adesso Marie Therese Walter se avesse saputo che un suo ritratto, dipinto in un solo giorno dal suo amante, sarebbe diventato un quadro da record. E chissà invece cosa potrebbe pensare il suo autore se fosse ancora in vita, ovvero il grande Pablo Picasso, che nel 1932 decise di disegnare la sua amata dopo una intensa notte di passione. Il suo “Nudo, foglie verdi e busto” è ora il numero uno nella classifica delle opere d’arte più pagate nella storia delle aste. Un illustre maestro che si afferma anche in questi tempi di grande crisi economica, segno della forza e dell’immortalità dell’arte.

E’ successo pochi giorni fa a New York da Christie’s, la casa d’aste più famosa del globo. Il quadro, che oltre a ritrarre la Walter nuda in posizione supina, vede sullo sfondo un misterioso profilo del suo artefice. E’ una raffigurazione vivace, piena di simbolismi, che vanta una sola esposizione mondiale: quella del 1951. L’opera apparteneva alla collezione della signora Frances Lasker Brody, una vedova californiana dedita alla filantropia e che alla morte ha lasciato in vendita altre numerose proprietà artistiche oltre a quella del grande pittore spagnolo.

Per una cifra pari a circa 106 milioni di dollari (81 milioni di euro), l’immagine è stata venduta al termine di una contrattazione rapidissima quanto serrata, durata una manciata di minuti lunghi tuttavia un’eternità: partito come base di vendita da 58 milioni di euro, il nudo è stato combattuto da 8 contendenti, di cui quattro, tra cui quello anonimo che si è aggiudicato l’asta, in forma sconosciuta tramite offerta telefonica. Alla conferma dell’avvenuto acquisto, nella sala, dove la tensione si poteva letteralmente tagliare con il coltello hanno iniziato a piovere grida di esclamazione e applausi scroscianti. Picasso non è comunque assolutamente nuovo a vendite da capogiro.

"L'homme qui marche" di Alberto Giacometti

"L'homme qui marche" di Alberto Giacometti

Nella classifica delle dieci opere d’arte più pagate nella storia il pittore spagnolo occupa infatti, oltre al primato assoluto, il terzo e il quarto posto. Alla seconda piazza invece si è collocato il precedente numero uno: “L’homme qui marche”, una scultura di Alberto Giacometti che era stata venduta, solamente lo scorso febbraio, per soli 2 milioni di euro in meno. Nella hit parade delle vendite da record ci sono inoltre Gustav Klimt (in quinta posizione con il suo “Adele Bloch Bauer II”, venduto sempre da Christie’s nel 2006 per quasi 88 milioni di dollari), Francis Bacon (“Tryptich”), lo starordinario Vincent Van Gogh (“Portrait of Dr.Gachet”), Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir e Peter Paul Rubens.

La serata nella importante casa d’aste newyorkese è poi proseguita  con la vendita di altri capolavori, tra cui un Georges Braque, “Il piccolo cavaliere” dipinto nel 1952 dall’italiano Marino Marini e un autoritratto di Edouard Villard, datato addirittura 1890. Grande sconfitto della serata è stato il norvegese Edward Munch, la cui “Fertilità” è rimasta invenduta non raggiungendo nemmeno il prezzo base di offerta. Ma con un Picasso così, c’era veramente ben poco da fare. Chapeau.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Stress, non sempre è per nuocere

Post di Chiara Campanella On maggio - 7 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il modo per  cancellare lo stress ed usarlo per essere più efficienti e produttivi esiste: il primo passo è imparare a gestirlo

di Chiara Campanella

Roma – Non sempre tutti i mali vengono per nuocere. È il caso dello stress: si può imparare a gestire la tensione e ad usarla per essere ancora  più efficienti e più produttivi. È stato provato che una giusta dose stress può risultare addirittura salutare e aiutarci a migliorare la nostra produttività insieme alle nostre prestazioni. Esistono diversi modi per uscire dai momenti di depressione e stress. Il segreto può sembrare ovvio e scontato, ma serve una bella dose di “positività” .

I vantaggi che possiamo trarre dal rallentamento di una routine frenetica e stressante sono tanti e noti a molti. Tuttavia, pochi  hanno la possibilità di condurre una vita di riposo e relax. Nella vita di oggi siamo talmente  sopraffatti dai numerosi problemi casalinghi, ma soprattutto al lavoro, come il difficile rapporto col collega piuttosto che col capo, o da una vita troppo frenetica che ci costringe a mettere la nostra salute, automaticamente, in secondo piano.

Invece, la capacità di gestire lo stress dovrebbe essere tra le nostre priorità di miglioramento interiore. L’obiettivo non deve essere evitare completamente lo stress. Per spiegarsi meglio,  se desideriamo veramente condurre una vita sana ed evitare quindi lo stress la soluzione non è sognare di stare sul divano tutto il giorno a meditare. Questo tipo di “soluzione” è pericolosa e nuoce gravemente poiché  una routine di questo genere, oltre ad essere una noia mortale, è un chiaro segno di depressione.

La via d’uscita è semplice, ossia accumulare un vasto repertorio di strategie che ci impediscano di essere sopraffatti quando inevitabilmente subentra qualche sgradevole imprevisto o una fonte di tensione. Chiudersi in bagno piangendo senza motivo, mangiare in modo spropositato e ingurgitando velocemente qualsiasi cosa, rispondere in modo aggressivo ad un amico. Queste sono le conseguenze di chi ha raggiunto un alto livello di tensione, ma è il modo più sbagliato per affrontare la situazione. E’ vero, a volte lo stress può avere la meglio su di noi portandoci ad avere problemi di sonno e di irritabilità e indebolendo il sistema immunitario. Tuttavia non dobbiamo darci per vinti: il primo passo per gestire lo stress è accettarlo.

Allora mettiamo a tacere i sensi di colpa e la sgradevole sensazione che proviamo all’idea di farci vedere deboli dagli altri. La famiglia e gli amici più cari sono indispensabili. Volersela cavare da soli è ammirevole, ma quando ne va della nostra salute diventa stupido. Impariamo a meditare e a mettere in pratica tecniche di rilassamento, come il controllo del respiro o il lasciar vagare la mente in un luogo lontano che ci trasmette sensazioni positive. Imparare a mantenere il controllo in questi momenti bui ci farà sentire più forti e più sicuri, aiutandoci a crescere.

E’ importante non solo limitare la caffeina, ma cercare soprattutto di assumere il giusto atteggiamento: essere ottimisti e ironizzare sulla propria giornata frenetica e affrontare le piccole disgrazie con un sorriso consentono effettivamente di ottenere di più con il minore sforzo. Sembrano cose facile a dirsi, non sempre però da mettere in pratica: se non ci si prova nemmeno, però, non si raggiungerà mai la serenità. Per questo vale sempre la pena di tentare.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Butterfly zone, il senso della farfalla

Un vino particolare permette a due ragazzi, dopo un solo sorso, di fare brevi viaggi nell’aldilà, un aldilà che si rivelerà essere un limbo bizzarro e irrazionale

Eclipse, la scelta di Bella

Arriva nelle sale il terzo capitolo della saga di Twilight

Poliziotti fuori, il trash che delude

Il nuovo film con Bruce Willis e Tracy Morgan: un confuso minestrone di incoerenze e demenzialità per un cinema di basso livello emotivo

Affetti e Dispetti, “La nana”

Pellicola cilena che, con la tecnica “luci e ombre”, esplora la situazione di una domestica profondamente incarcerata nel suo ruolo



guide musicali - recensioni musicali - software musicali - accordi e tantissime altre risorse



POPOLARI

Theme Customization by Fitr Theme Options