Thursday, July 29, 2010

Iulm Open Air. Quando la galleria è in piazza

Post di giulia.masperi On luglio - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il progetto di riqualificazione dell’Ateneo porta l’arte contemporanea nel luogo del sapere eterno

di Giulia Masperi

Vista della Piazza dell'Acqua con opere

Milano – Ultimissimi giorni per visitare la doppia mostra, aperta fino a venerdì con gli stessi orari dell’Ateneo Iulm, che ha trasformato le due piazze d’ingresso dell’Università, affacciate sulla strada e quindi godibili anche dall’esterno, in una vera e propria galleria a cielo aperto.

L’esposizione è il frutto di un importante progetto di riqualificazione degli spazi esterni del Campus, che da un lato ne valorizza la vocazione di luogo di aggregazione e dall’altro permette uno stimolante incontro tra l’arte contemporanea e un luogo, l’Università, dove il sapere ha il ritmo dell’eterno.

L’artista emergente italiana Paola Michela Mineo ha realizzato per la Piazza dell’Acqua opere

Busto di Paola Michela Mineo
Busto di Paola Michela Mineo

che sembrano fondersi con lo spazio aperto che le ospita, calchi di busti cavi sospesi che svelano un’anima di colore, abitanti silenziosi che accolgono il visitatore con la discrezione dell’etereo e la fisicità della presenza corporea. A dare risalto alle opere e all’intero spazio, un modernissima struttura illuminotecnica e l’utilizzo di teche in plexiglas che proteggono le opere dagli effetti atmosferici.

Di fronte, dominano la Piazza Diamante le imponenti sculture in acciaio inox dell’affermato artista albanese Helidon Xhixha, dove la forza e l’energia si uniscono alla leggerezza del movimento e alla consistenza del colore.

Opera di Paola Michela Mineo
Opera di Paola Michela Mineo

La scelta di opere riflessive, non provocatorie ma in grado di integrarsi  con l’ambiente che le ospita diventandone parte integrante, sembra voler indicare la possibilità che l’arte contemporanea si trasformi in un reale elemento di quotidianità, uno stimolo al pensiero in ogni momento, per gli studenti dell’Ateneo, così come per chi, passando in auto o in bicicletta, si fermi a guardare, anche solo per un attimo, scorgendo le opere dal ciglio della strada.

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Make up…la tua valigia

Post di Chiara Campanella On luglio - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Si al trucco in spiaggia purchè non si esageri e siano utilizzati i prodotti giusti. Quest’anno colori brillanti e chiari, meglio se sfumati. Qualche piccolo segreto per far resistere il trucco più a lungo al mare e come nascondere i difettucci del viso

E’ tempo di vacanza, finalmente. Chi andrà al mare chi in montagna, chi all’estero e così via. Ci separeremo per un po’ dallo stress, dalla vita di tutti i giorni,  dal lavoro (per chi ce l’ha), da tutte le nostre preoccupazioni e pensieri, tranne uno che però vale solo per le donne.  Ebbene si,  in vacanza come non ricordarsi dei trucchi da mettere in valigia? Impossibile portarsi dietro tutto l’armadietto dei cosmetici; ecco quindi una mini guida e alcuni consigli per capire quali sono gli ultimi trend del make-up e cosa occorrerà mettere immancabilmente nel proprio beauty-case per essere sempre al top.

Per alcune donne il trucco d’estate è inutile, superfluo, tanto c’è l’abbronzatura. Il make-up durante la bella stagione è messo a dura prova dal caldo e dal sudore. Nonostante questo, sono in molte a non rinunciare all’ estetica e al piacere di vedersi in perfetto ordine. Infatti, per chi è abituata a usare cosmetici per tutto l’anno non è facile vedersi senza un filo di trucco in spiaggia, soprattutto nei primi giorni di vacanza quando la pelle ancora non ha preso quel bel colorito dorato. A questo si aggiungono anche le imperfezioni della pelle di alcune donne che sono costrette a mascherare in qualche modo. Dunque qual è la strada migliore? Quali prodotti adoperare per creare un effetto il più possibile naturale? E infine, qual è il segreto per far durare il trucco più a lungo possibile?

La prima regola è sicuramente utilizzare i prodotti giusti. Le donne possono truccarsi in modo intelligente con cosmetici che creano un effetto naturale e bello esteticamente. In generale, i trucchi estivi sono più chiari, più brillanti e contengono un fattore di protezione solare, sono idratanti e al tempo stesso traspiranti. E’ necessario utilizzare un trucco leggero che rende il viso più dolce, meglio se con effetti di sfumatura. In questo modo si metterà in risalto l’abbronzatura nascondendo le imperfezioni della pelle e tutto sembrerà naturale.

Da evitare assolutamente il fondotinta per far respirare la pelle. Un’alternativa può essere la crema idratante colorata. Per quel che riguarda il colore delle guance, quest’anno va di moda il rosa freddo che contrasta con l’abbronzatura, il turchese, l’argento e il bianco. Per la zona occhi è indispensabile un trucco water resistent, quindi via libera al mascara che non si scioglie con l’acqua, che allunga le ciglia e dona profondità allo sguardo. E’ necessario non dimenticare le sopracciglia, spesso trascurate, poiché cornice del quadro. Stesso procedimento vale per le palpebre: la matita deve avere la punta morbida e l’ombretto meglio se in crema o in polvere cremosa.

Passiamo alle labbra. Per le bionde si consiglia un rosso puro che tende all’arancione, tendente al dorato. Per le more, invece, meglio un rosso scuro tendente al blu. I gloss sono molto importanti perché riflettono la luce a effetto specchio. In spiaggia sì ai gloss, di sera le labbra dipinte. Quest’anno vanno di moda i Glam shine diamond, che creano l’effetto dei diamanti sulle labbra.

Come dimenticare, infine il colore sulle mani. Si consigliano smalti per le unghie blu, verde, giallo e arancione. Si possono colorare tutte dello stesso colore oppure per dare più vivacità una diversa dall’altra. Il colore non deve essere per forza in sintonia con quello delle labbra, anzi meglio se è in contrasto. Come far resiste il trucco al mare? I consigli della nonna sono sempre i più efficaci. Waterproof a parte, si raccomanda di passare sul viso cubetti di ghiaccio o acqua molto fredda prima di truccarsi. Inoltre bisogna evitare basi in crema molto ricche.

Ora che avete messo tutto in valigia, siete pronte per la vacanza! Buone ferie.

Foto | via http://make-up.guidaconsumatore.com; http://www.dimoda.info; http://biblioceca.ilcannocchiale.it

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Si alle nozze gay nella cattolica Argentina

Post di francescadorothy On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Tra innumerevoli polemiche, un grande passo avanti per i diritti civili

di Francesca Penza

Cristina Fernández de Kirchner, Presidente dell’Argentina

Con una popolazione cattolica che supera il 90%, l’Argentina non risponde certo ai canoni che si immagina di riscontrare in un Paese all’avanguardia nel campo dei diritti degli omosessuali. Eppure da ora in poi lo Stato argentino riconoscerà i matrimoni omosessuali.

Il giorno decisivo, ore di tensione al Congresso, dentro e fuori. Nella piazza del Parlamento le associazioni cattoliche, con un seguito di circa sessantamila persone, hanno manifestato il loro disappunto, insultando i sostenitori della proposta di legge e intonando slogan come: Sodoma uguale Argentina e Voglio una madre e un padre.

Nell’aula del Senato, quindici ore di dibattito tra i due macro-schieramenti: da un lato i partiti ed i gruppi di sinistra – sotto l’egida del governo di Cristina Fernández de Kirchner – dall’altro, le organizzazioni cattoliche, naturalmente contrarie alla proposta.

Approvata a maggio dalla Camera dei Deputati, la legge ha riscosso il consenso del Senato con 33 voti favorevoli e 27 contrari, mettendo fine – almeno sulla carta – ad un lungo periodo di dibattiti sociali ed etici. L’adozione, l’accesso alla sicurezza sociale e al congedo famigliare sono le nuove possibilità aperte anche alle coppie omosessuali.

La nuova legge non fa altro che andare incontro ai cambiamenti della società argentina, ma non solo. Il diffondersi di nuovi modelli famigliari, che in parte esulano dai cinque tipi di famiglia indicati da Peter Laslett, ma che – per certi versi – sembrano esserne ulteriori specifiche, non può considerarsi avulso dalla realtà e, quindi, è fondamentale che vengano approvate leggi che tutelino le nuove – solo nel senso del riconoscimento – forme di unione.

Il matrimonio omosessuale è previsto in Belgio, Paesi bassi, Spagna, Portogallo, Canada, Sudafrica, Svezia, Norvegia, Islanda e in sei stati degli Stati Uniti, mentre alcuni paesi – Francia, Israele, Aruba, Antille Olandesi e lo stato di New York, negli States – non prevedono le nozze, ma le riconoscono nel momento in cui siano contratte in uno dei paesi in cui è possibile farlo. Altri paesi – come ad esempio la Tasmania, in cui dal 2003 le unioni gay sono riconosciute e dove presto sarà possibile convolare a nozze – stanno cercando la giusta via legislativa e sociale per affrontare questi mutamenti.

Il dibattito continua aspro e più che mai polemico, soprattutto in quei paesi dove il conservatorismo ed il cattolicesimo si impongono sul buon senso. Il retaggio storico e culturale impedisce a molti di vedere, anzi, di non vedere la supposta diversità. Certo la biologia – dal punto di vista prettamente riproduttivo – è un argomento a sfavore, ma la “schiera dei giusti” che definisce i gay degli invertiti e le loro unioni contro natura, dovrebbe riconoscere la necessità di una tutela anche per tutti gli omosessuali. Non dimentichiamo che, anche in un paese “evoluto” come l’Italia, le unioni omosessuali e le coppie di fatto continuano a sollevare polveroni mediatici e non solo.

Intanto in agosto a Buenos Aires sarà celebrato il primo matrimonio gay del paese di Evita Perón. La data ufficiale è il 13 agosto, ma in effetti dovranno trascorrere ventinove giorni dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale, prima che sia effettivamente in vigore. Molti esultano, ma i commenti sui maggiori quotidiani argentini palesano una situazione ancora tesa, in cui emerge il malcontento ed il disgusto dei cattolici.

Foto: www.vanessamazza.org; www.flickr.com; www.wikimedia.org

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California Dreaming: Wave 75

Post di Nadia_Galliano On luglio - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

“Dalle spiagge della California, il brand Wave 75 è approdato nella capitale della moda italiana, portando con sé la passione per il surf”: in continua ascesa, questo nuovo marchio di abbigliamento continua a mietere successi

di Nadia Galliano

MILANO – “You could travel the world, but nothing comes close to the Golden Coast”. Puoi viaggiare in tutto il mondo, ma nulla si avvicina (minimamente) alla Golden Coast: così canta Katy Perry, nel suo ultimo singolo “California Gurls”. E chi ha visitato la California, sa che queste parole non sono solamente una rima ben riuscita.
Perché sì, lo Stato dell’oro è molto più che una semplice meta vacanziera: la Golden Coast è una filosofia di vita.

E Alessandro de Fazio lo sa: lui, autore del nuovo marchio di abbigliamento Wave 75, l’ha capito molto tempo fa.
Partendo dalle assolate spiagge della California, ha deciso di portare con sé la passione per il surf, trasformandola in un brand di successo.

“Wave 75 è l’ emblema di uno stile di vita che si sta diffondendo sempre più sul territorio urbano: la passione per il surf  si combina alla comodità di felpe e t-shirt che, fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe osato portare in passerella. Poi, alcuni stilisti più audaci di altri hanno iniziato a proporle: ora, la felpa è diventata un morbido cult, campione di praticità, declinato in colori e forme alternative, ma sempre fedele al suo cappuccio”, come si legge sul sito del brand.

Marchio giovanile e prêt-à-porter, Wave 75 continua a diffondere la sua filosofia. “Must have sia sulle passerelle che per strada, felpe e t-shirt si impongono non solo come accessorio di moda, ma anche come mezzo di comunicazione. I capi della collezione Wave 75 presentano frasi spiritose, dotate di una punta di ironia in linea con la filosofia del marchio, mettendo, in primo piano, la libertà dell’individuo di esprimere il proprio modo di essere, a discapito del mondo dell’apparire”.

Tutto questo, ovviamente, tenendo ben saldo il concetto di qualità del prodotto: i capi sono fabbricati in Italia e costituiti rigorosamente da tessuti naturali (100% cotone).

“Finalmente la pratica di cavalcare le onde ha superato i limiti dello sport di “nicchia”, imponendosi anche in Italia come uno stile di vita”: questa è la filosofia di Wave 75. Fresco, originale e di spessore: questo marchio racchiude in sé il profumo della California, da indossare dove e quando si vuole.

Un brand in continua ascesa, da tener d’occhio: Wave 75, che si firma con un segnale di pericolo per avvisare la presenza di surfisti, è un marchio su cui puntare.
Anche in tempi di crisi.

Official store: via San Vittore 11, Milano.

Foto: www.bergoiata.org

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Che ‘ConFusione’ Maestro!

Post di Natalia On luglio - 14 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Tra ‘Prove d’Autore’ e ‘Note di merito’, un artista a tutto tondo: Franco Battiato

di Natalia Radicchio

Franco Battiato: "Tigre", 2000 - 2010, olio su tela

Arriva sempre il momento in cui ci si crede conquistati dalle raccomandazioni “genitoriali” riguardanti il fatto che d’Arte non si campa. Meglio concentrarsi su aspirazioni più concrete, che di certo ti danno un mestiere. Ma mentre aspiri asfalto, indifferenza, monete spicce, facce latranti o egregiamente mascherate e desolazione, tanta desolazione, quella Mano ti risolleva. E “un rapimento mistico e sensuale” ti imprigiona a lei.

Così inizia il viaggio straordinario in fondo a se stessi, a volte passando per le sette Arti capitali e la loro dimora, il Teatro, a volte in un’unica esclusiva relazione. Nel silenzio e nella condivisione, con coraggio e determinazione, traendo esempio da chi questo viaggio creativo l’ha intrapreso tempo addietro come il nostro caro Maestro Franco Battiato: musicista, cantante, poeta, regista in grado di riservare sempre singolari sorprese, come la presenza in veste di pittore del Drappo del Palio degli Asinelli di Alba (Cuneo), il prossimo 3 ottobre.

Contributo recente alla sua ricerca musicale è l’album dei Pgr ConFusione, una raccolta di 9 brani, due inediti e sette riletti e rivisitati, uscita il 1 giugno scorso. Alla notizia del suo abbandono delle scene, Battiato ha chiamato dispiaciuto Giovanni Lindo Ferretti – voce dei Pgr, già anima poetica e cantante di Cccp e Csi – confidandogli il desiderio di rimettere mano ad alcuni brani del gruppo. Ricevute dal suo noto estimatore (la ricordate la versione dei Csi di “E ti vengo a cercare”?) una quarantina di canzoni, ne sceglie nove “disidratandole musiche e gli arrangiamenti con archi, violini, tastiere e batterie pop, che si sposano mirabilmente con la voce bassa, profonda e pungente di Ferretti, il quale, dopo aver ascoltato quest’opera di incredibile forza emotiva, ha affermato: «alcune cose sono state fatte fiorire, ascoltando una canzone mi sono messo sull’attenti… su un’altra mi sono messo a ballare come i CCCP non sono riusciti a fare, pur volendo fare, come dicevamo al tempo, ‘Musica da ballo per giovani proletari’».

Franco Battiato: “Preghiera”, 1990-2000, litografia su tavola e fondo oro

Il 25 giugno scorso il Maestro ci ha regalato uno straordinario concerto alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma assieme ad Alice, l’inedito trio Carmen Consoli-Marina Rei-Paola Turci, i Radiodervish, il compositore Roberto Cacciapaglia e la cantante di origine catanese Etta ScolloNote di Merito, organizzato dall’associazione Viva la Vita Onlus e finalizzato a raccogliere fondi per sostenere i malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), è stato accompagnato dall’ensemble orchestrale di Roma Sinfonietta magistralmente diretta da Paolo Buonvino. La magia delle loro note si è unita alla proiezione di scene di vita quotidiana dei ‘diversi’, quasi dimenticati dalle istituzioni, e alle letture di Dori Ghezzi, che ha interpretato delle brevi testimonianze “di merito” di alcuni malati, per far vibrare i cuori di tutti i presenti promulgando l’importanza di lottare per dare dignità agli esseri umani.

L’attività, meno nota, dell’artista visivo Battiato può essere gustata in questi giorni, e fino al 17 luglio, nel complesso della Banca Popolare di Lodi progettato da Renzo Piano, con la Mostra Prove d’autore, a cura di Elisa Gradi, che raccoglie 25 dei circa 80 dipinti realizzati dai primi anni ‘90 a oggi, ed esposti in Italia e all’estero in occasioni particolari. Inizialmente, in linea con la sua «sana abitudine di non sfruttare la fama», Battiato si firmava timidamente con lo pseudonimo curdo Süphan Barzani, formato dal nome di un poeta e dal cognome di un condottiero. «Oggi posso dire, finalmente, che potrei cominciare a dipingere, e bene, anche se non so quando», ha esordito il giorno dell’apertura della Mostra, definendosi un dilettante.

L’artista catanese parla della sua relazione con la pittura come una sfida, una terapia riabilitativa nata quando si sentiva come uno stonato con in testa la nota giusta ma in gola quella sbagliata: «io non riuscivo a riprodurre la forma esatta dell’oggetto, anche se quella forma sapevo di averla capita. Era una questione di non manualità. Ora ci riesco meglio, tutto merito della volontà e della disciplina». Nei suoi quadri, che a volte sembrano dipinti dalle mani di un bambino, vivono le visioni di un suo personale oriente, in cui le danze estatiche dei dervisci e i ricordi di miti mesopotamici si affiancano a volti arabi, angeli e moschee, uomini di fede che sorreggono cieli immensi, guardiani dello splendore del creato.

Il percorso espositivo si apre con la sua opera più recente e inedita, Autoritratto di spalle, un trittico di grandi dimensioni in cui si è ritratto nel suo studio, una veranda sul giardino, non nell’atto creativo ma fermo, seduto di spalle come in attesa, mentre guarda al di là della finestra aperta su un lembo di Sicilia, verso la luce, la creazione, la vita. Il quadro diventa mediatore delle sue riflessioni.

Franco Battiato: "Gilgamesh", olio su tela

Pervasa di passione e spiritualità, la sua è una pittura intima, fatta di colori caldi, campiture piatte, e un tratto deciso. Nei ritratti di amici e complici, come il filosofo Manlio Sgalambro e la scrittrice Fleur Jaeggy, la descrizione essenziale e sintetica dei volti sembra voler rispecchiare la personalità del soggetto come in un saggio sulla fisiognomica. Ed è forte, nel silenzio delle figure ritratte nella preghiera e nella meditazione (Gilgamesh, Sufi, Preghiera), la disposizione ad immergersi in un’atmosfera di raccoglimento accompagnata solo dalle note della sua musica. «Una doppia tentazione ci coglie davanti alle sue opere: da un canto si avrebbe voglia di abbandonarsi a un giudizio ingenuo, scompagnato dai clamori che ci vengono della sua leggenda di musicista, cantante e poeta; dall’altra sentiamo di non poterla eludere, codesta leggenda, tanto necessariamente essa cospira a darci il ritratto intero dell’uomo», come testimonia Gesualdo Bufalino, uno degli ultimi grandi scrittori italiani, scomparso nel 1996, cui Franco Battiato ha dedicato un commovente mediometraggio che è possibile guardare alla fine del percorso espositivo.

Presente nella Mostra anche il primo libro d’artista, edito dalle storiche Edizioni La Bezuga, della sua opera lirica Gilgamesh, un cimelio unico contenente testo, partiture musicali, riproduzioni fotografiche dello spettacolo e, soprattutto, i dipinti appositamente realizzati dall’artista a illustrazione del volume, di cui si possono ammirare nell’ultima sala della galleria le originali tavole litografiche. Giuliano Allegri, Presidente e Direttore Artistico della Bezuga, ha inoltre confermato che il dvd della prima di Gilgamesh è in fase di montaggio presso la Rai e quindi presto sarà pubblicato.

Indispensabile il reperimento di questo ulteriore tassello delle forme espressive battiatiane – esplorate con la medesima volontà di ricerca creativa – in cui affiorano tutti i temi cari a questo spirito multiforme e ricco di emozioni. «Come si dice? “Ma l’amor mio non muore”. Finché questi mondi mi riempiranno la vita, anzi: finché avrò la possibilità di conoscerli sempre più a fondo, è lì che continuerò a tornare».

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Una parola è poco, due sono troppe per descrivere Cape Town. Un consiglio: andateci… Non vorrete più tornare a casa!

di Chiara Albricci

Cape Town

Cape Town

Il fiore all’occhiello, sinonimo per eccellenza di Sud Africa: Cape Town. Siete pronti a vivere un’esperienza davvero indimenticabile? Chiudete gli occhi e immaginate cosa vorreste fare, vedere, sperimentare in questa città! Esagerate pure, perché qui la realtà supera di gran lunga la fantasia. Bene, allacciate le cinture! Si parte!

 Cosmopolita ed eccitante, frenetica e rilassata, Cape Town ha uno stile unico e vive ad un ritmo tutto suo. La Città Madre, come è conosciuta in tutto il mondo, è una città per tutti i gusti. Terra del Vino, della Garden Route, della splendida West Coast e del semideserto Karoo. Attrazioni naturali, cultura, storia, sport estremi, spiagge, balene, squali e struzzi, panorami mozzafiato e prelibata gastronomia. Non manca proprio nulla all’appello!

La  più antica città del Sudafrica, possiede un ricchissimo passato artefice di un’affascinante cultura multietnica. Iniziate la visita dall’edificio più vecchio, il castello di Buona Speranza, fortezza eretta dai primi coloni olandesi. Inoltratevi poi nei Company Gardens e lungo Government Avenue lastricata di cubetti di pietra e affiancata da edifici storici come il  De Tuynhuis, l’ufficio del Presidente e il Museo sudafricano con mostre sui primi abitanti del Capo, i san e i khoikhoi. Il Museo Bo-Kaap, nell’omonimo quartiere alle pendici terrazzate di Signal Hill, ospita testimonianze degli schiavi provenienti dall’Asia sudorientale.

Robben Island

Robben Island

Nel District Six Museum si ripercorre la storia della cacciata dei residenti di quel quartiere misto e molto creativo. E infine Robben Island, a suo tempo prigione e oggi simbolo del trionfo sulle avversità. Un giro dell’isola in autobus, sostando alla moschea, al cimitero dei lebbrosi e alla cava di calcare e poi, con la guida di un ex carcerato, alla Prigione di Massima Sicurezza, per vedere di persona la cella di Mandela. Un’esperienza che lascia il segno.

A fare da sfondo alla città è la Montagna della Tavola, Table Mountain National Park. Un’icona per gli abitanti e non solo. Colorata nelle sfumature dell’arcobaleno, dal verde al rosso fuoco, coperta da una nuvola che ricorda una tovaglia o avvolta da una densa cortina di nebbia, è’ sempre magnifica. Quale modo migliore per ammirare dall’alto il panorama, se non camminando lungo i sentieri che portano alla cima o passeggiando sulle pendici orientali nei lussureggianti Giardini Botanici nazionali di Kirstenbosch (Kirstenbosch National Botanical Garden). Un po’ pigri? Niente paura! Col bel tempo potete approfittare delle cabine ruotanti a forma di gondola della funivia. La vista da lì è impareggiabile.

Una tappa da non perdere proprio in occasione dei mondiali di calcio è senza dubbio lo stadio. Situato fra i due sobborghi di Green Point e Sea Point con la sua  imponente struttura architettonica, ha già trasformato il profilo urbanistico della città.

Innumerevoli le attività che la città ha da offrire: dal Two Oceans Aquarium ove ammirare circa 3000 creature marine e immergersi all’interno di una gabbia per osservare da vicino gli squali, allo shopping al V&A Waterfront V&A Waterfront tra negozi di abbigliamento, profumerie, bancarelle di artigianato e molto altro. Anche di notte il divertimento non manca:  jazz al Green Dolphin o al Mannenberg’s Jazz Café, commedie, musical e spettacoli di prosa al The Baxter, Artscape e Theatre on the Bay. Ma anche feste e clubbing a Green Point o a  Long Street, la via dei party di Cape Town.

E ora si mangia! Un barbecue delle township o chisa-nyama al Mzoli’s Place è quello che ci vuole. Oppure cucina malese nel quartiere di Bo-Kaap come l’ agnello al curry stufato con chiodi di garofano e buccia d’arancia al Noon Gun. Altri ristoranti? C’è l’imbarazzo della scelta: da quelli specializzati in gastronomia molecolare come Nova a quelli francesi come il classico Bon Appétit.

Il Sand Board

Il Sand Board

Se sentite il bisogno di un po’ di attività fisica ecco qualche suggerimento. La più alta discesa a corda doppia del mondo dalla Montagna della Tavola o l’immersione in gabbia per osservare gli squali da vicino Shark cage-diving sono solo alcune delle proposte. Appena fuori città, si apre un ventaglio di altre possibilità di sport estremo. Il torrentismo ovvero un mix di discesa a corda doppia, scalata, nuoto e salto da pareti rocciose da 3 a 20 m  nelle acque di fiumi o piccoli bacini;  il sandboard, una specie di snowboard sulla sabbia delle dune; il kite surf. E poi escursioni a cavallo Horse Trail Safariskayak, arrampicate Rock climbing, mountain bike, salti nel vuoto dall’aereo Skydive Cape Town, parapendio, volo in ultraleggero

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Diplomazia e ufficialità, Spontaneità e divertimento: un equilibrio perfetto tra forma e sostanza per una città che non ha nulla da invidiare alle più grandi metropoli del mondo

di Chiara Albricci

Iniaziamo con qualche notizia storico culturale.

The Union Buildings - General View of Tshwane/Pretoria, South Africa ©Gavin Barker/Backpagepix

Pretoria è la capitale diplomatica del Sudafrica, conosciuta anche con il soprannome di Città degli jacaranda. Capitale della vecchia repubblica boera indipendente del Transvaal (fondata da afrikaner di origine olandese che desideravano l’indipendenza dall’Inghilterra), dopo la guerra sudafricana è diventata parte del Sudafrica.

Considerata questa sua prerogativa, il giro turistico della città non può far altro che partire da una escursione in funivia per ammirare a 360° il panorama, per poi passare ai quartieri storici, percorrendo per prima cosa Pretorius Street fino a Church Square, una delle vie più lunghe del mondo con i suoi 43 km. Uno sguardo agli Union Buildings, ovvero gli edifici governativi, disegnati da Sir Herbert Baker, e alle attrazioni monumentali della piazza come la statua di ‘Oom Paul-Uncle Paul’ cioè lo zio Paul come viene affettuosamente chiamato il presidente dell’ex-Repubblica del Transvaal; al Monumento al Voortrekker (pioniere), al Die Raadsaal, ledificio del Parlamento della Repubblica del Transvaal e il City Hall. Non dimenticate Jacob Mare Street fino alla Melrose House, edificio del 1880 progettato dall’eclettico architetto britannico William Vale.

Ci sono musei dedicati all’arte, alla storia, ai trasporti, alla tecnologia e a molti altri temi. Il Museo del Transvaal nella Paul Kruger Street raccoglie testimonianze relative alla storia naturale della regione. Gli appassionati di arte sudafricana devono assolutamente visitare il Pretoria Art Museum nel quartiere di Arcadia. L’Università di Pretoria ospita un’eccellente raccolta di opere d’arte mentre il Museo nazionale di Storia culturale è specializzato in arte rupestre, pitture murali ndebele e vari oggetti e decorazioni d’oro e d’argento. Imperdibile è Freedom Park, il complesso costruito sulla cima della collina per testimoniare la lotta di liberazione e la consapevolezza storica del Sudafrica.

Pretoria Art Museum, replica of Colossal Olmec head

Pretoria non solo la città di musei, ambasciate, uffici e università. Si distingue anche e soprattutto per gli alberi di jacaranda allineati lungo le vie importati da Rio de Janeiro nel 1888, per i suoi giardini pubblici perfettamente curati, come il Giardino Botanico nazionale e per lo zoo, classificato fra i 10 migliori del mondo.

L’altro volto di una città così formalmente connotata, con basi milit

ari dell’esercito e dell’aviazione, centri di addestramento sportivo, 2 università e un collegio della polizia è naturalmente il divertimento! Caffè e  ristoranti non mancano e gli spettacoli si trovano in ogni dove: dallo State Theatre con i suoi 5 teatri, ai teatri più piccoli come il Breytenbach. Ma ogni strada si trasforma in palcoscenico dove si esibiscono cantanti di strada, cabarettisti, cori etnici, danzatori e percussionisti. Hatfield e Lynnwood sono i quartieri dei locali: il Trademarx, il DropZone frequentato soprattutto da studenti, il Presley’s, il Cool Runnings dall’atmosfera giamaicana, il Club 84, il Cuban Café, dedicato ai fumatori di sigaro, il Zeplin’s, con le sue 5 sale da ballo e 7 bar, il T

ings ‘n Times e il News Café, dall’atmosfera eccitante e dinamica.

Capitolo a parte è lo shopping! Gioielli, moda, souvenir, articoli di arredamento, spacci aziendali o mercatini delle pulci come Hatfield flea market e Irene Market: c’è l’imbarazzo della scelta! Menlyn Park in Atterbury Road il più lussuoso centro commerciale di Pretoria, seguito a ruota da The Kolonade, Woodlands Boulevard, Hatfield Plaza, Brooklyn Malls e Centurion Malls.

L’atmosfera godereccia della capitale diplomatica si esprime anche attraverso i numerosi ristoranti multietnici: curry bhindi goshi e naan paratha all’Oriental Palace, cucina tradizionale afrikaans al Monument Restaurant all’interno del Monumento al Voortrekker, agnello stufato con gnocchi amadombolo, moatwana (stufato di zampe di pollo) o trippa mala mogodu con birra mageu mqombothi al Janicky’s nella townshi

p di Atteridgeville, breakfast in pompa magna al Carlton Café, cucina molecolare al rinomato La Madeleine, pia

tti mediterraneei al Ritrovo Ristorante, stufato di antilope con salsa di cuori di palma della tradizione congolese al Zemara.

Freedom Park - ©Gavin Barker/Backpagepix

Attorno a Pretoria si trovano numerose dighe, i cui bacini artificiali sono attrezzati per lo sport e il tempo libero. Questa è la città dei fuoristrada 4×4 – Hennops, nell’area dei Magaliesberg, Magaliesburg – Adventure ha due piste dedicate a guidatori provetti o famiglie – ma anche del  dirt biking, ovvero escursioni con robuste motoci

clette adatte a terreni difficili. Safari a bordo di una mongolfiera nei dintorni della diga Hartbeespoort, salti nel vuoto dall’aereo, voli in parapendio e deltaplano e skydiving: esperienze assolutamente da fare! (Aero Club South Africa)

Dopo tanta attività, un po’ di meritato relax con trattamenti olistici e terapie curative Life Spa, Kievits Kroon Country Estate Health Spa, Vusalela Day Spa, Hoogland Health Hydro, e i particolarissimi Gecko Glen e Zau Spa, nella vecchia cittadina minera

ria di Cullinan, sono solo alcuni dei centri dove farsi coccolare sorseggiando roiboos, la tisana nazionale sudafricana. (Health Spas Guide)

Pretoria è una base ideale per esplorare le attrazioni naturali dei dintorni. A circa 40 km nordovest dalla città, all’interno della Riserva naturale Tswaing si apre il Cratere Tswaing creato

dalla caduta di un gigantesco meteorite oltre 200 000 anni fa. (Tshwane Tourism Association e City of Tshwane – Tourism)

La Riserva naturale Rietvlei, con la diga Rietvlei, la Riserva naturale Wonderboom, la Riserva naturale Groenkloof, la Riserva naturale Fountains Valley e il santuario degli uccelli Austin Roberts, meritano certo una visita.  Le riserve naturali della diga Bronkhorstspruit e della diga Roodeplaat offrono eccellenti opportunità per chi ama la pesca, la vela e le imbarcazioni. Poco oltre si apre l’ampio bacino della diga Hartbeespoort, principale centro per gli sport acquatici e il tempo libero delle province del Gauteng e del North West. L’area protetta Dinokeng ‘luogo dei fiumi’, nei pressi della città mineraria di Cullinan Cullinan Meander, ospita una grande varietà di fattorie e villaggi storici a testimonianza del ritrovamento del diamante più grande: il diamante Cullinan. Dinokeng che si estende dai confini nordorientali di Pretoria alla provincia del Limpopo è chiamata  l‘Africa in un solo giorno’ per la sua mescolanza di culture tswana, pedi, afrikaans, ndebele, inglese e tsonga. A qualche chilometro si trova la riserva faunistica Kwalata, dove si può provare l’ebbrezza di un safari a dorso di elefante.  A 70 km nordovest di

National Zoological Gardens & Pretoria Zoo - Photo by 2010 FIFA World Cup Organising Committee South Africa

National Zoological Gardens & Pretoria Zoo - Photo by 2010 FIFA World Cup Organising Committee South Africa

Pretoria si trova l’area dei Magaliesberg, attraversata a zigzag dal Magaliesburg Meander, un itinerario che tocca numerosi locali, laboratori, di artigiani e fattorie.

Una visita al Villaggio culturale ndebele è utile per cogliere appieno il simbolismo di abbigliamento e utensili della tribù. Se la tradizione e le leggende locali sono il vostro maggiore interesse, non perdetevi il villaggio culturale ndebele Sizanamivisit Sizanani a Bronkhorstpruit, e lo Shebeen and Cultural tour che parte dal Kwalata Game Lodge nel tardo pomeriggio, dove assisterete alla ‘gumboot dance’, la danza guerriera in costume e consulterete un sangoma, il guaritore e indovino locale. Di tutt’altro genere è il Museo Sammy Marks, lussuosa residenza vittoriana di un ricco imprenditore dell’Europa orientale che fece fortuna con le miniere e l’agricoltura.

Vale la pena, se si ha del tempo a disposizione, di fare un salto alle riserve  Kamberg o Giant’s Castle nei monti Drakensberg (montagne dei draghi), a quella che è considerata la Las Vegas sudafricana, ovvero Sun City, a un’ora di distanza da Pretoria, ma anche al Parco nazionale Pilanesberg, al villaggio culturale Lesedi, situato tra Pretoria e Johannesburg, al Pilgrim’s Rest o  di fare una sosta ad Hazyview, prima di entrare al Parco nazionale Kruger.

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La Natura secondo De Chirico

Post di Laura Dabbene On luglio - 7 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Ultimi giorni per visitare la mostra curata da Achille Bonito Oliva

di Laura Dabbene

Autoritratto con la rosa – 1923

ROMA – Giorgio De Chirico, nato nel 1888 nella città greca di Volos, è riconosciuto come il padre della pittura metafisica, creatore di spazi architettonici che sono luoghi della mente e in cui il potere evocativo è affidato sia agli elementi presenti (edifici, strutture, personaggi, statue), ma anche e soprattutto a ciò che non c’è. Lo spazio di De Chirico è lo spazio dell’assenza.

Eppure nella sua intera produzione artistica, dagli esordi verso il 1909 agli ultimi anni prima della morte nel 1978, mai altra componente è stata più forte, presente ed indagata se non la Natura. Al rapporto ininterrotto tra l’arte di De Chirico e la Natura, al tema dello sguardo del pittore sul mondo delle cose, è dedicata la mostra in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma, inaugurata il 9 aprile scorso e giunta alla sua ultima settimana di apertura.

Nella cornice scarna ed essenziale di un allestimento bianco e luminoso, con un apporto davvero troppo ridotto di pannelli didattici, l’esposizione segue il criterio organizzativo ora dominante nel settore, quello cioè di una serie di sezioni tematiche in cui il filo guida della progressione cronologica passa del tutto in secondo piano. In questo caso addirittura scompare, e non vi è alcun tentativo, né volontà, di disegnare all’interno di ogni nucleo tematico un sistema di coordinate temporali per inquadrare le singole opere, collocate alla rinfusa, in un contesto determinato all’interno della vicenda della pittura di De Chirico. Che il “fattore Storia” non abbia alcun peso è evidente: manca qualsiasi informazione biografica completa sull’artista, sul dove e quando si sia formato o abbia lavorato, in contatto con quali figure ed ambienti intellettuali. Si ignora se il sistema di audioguide offra ai visitatori un valido supporto in tale direzione, ma ciò non muterebbe il giudizio su questa, almeno per chi scrive, grave carenza: un contesto storico, anche essenziale, in cui collocare l’autore e le opere non può essere vincolato al pagamento di un extra, oltre al biglietto d’ingresso.

Tornando al percorso della mostra, le sette sezioni tematiche affrontano le diverse sfaccettature dell’approccio del pittore verso il mondo naturale, che si pone sotto il suo occhio indagatore nei termini di un enigma, profondo e antico, cui offrire, se non una soluzione, almeno una chiave interpretativa. Agli estremi del percorso vi sono la Natura trasfigurata in chiave mitica (sezione 1: Natura nel mito), in cui la forza civilizzatrice della cultura classica (ma anche cristiana) è in grado di portare armonia e pace ove regnano caos e disordine, e una Natura viva e aperta (sezioni 6 e 7), dove gli elementi della rappresentazione diventano quelli basilari del Cosmo (aria, acqua, fuoco e aria) e le nature morte, o vite silenti come De Chirico preferiva definirle, si assoggettano a quel potere vivificante dell’arte che “risveglia” la vita interna degli oggetti.

Il ritorno di Ulisse – 1968

Tra questi antipodi si snoda la ricerca del pittore, nel gioco di compenetrazione tra spazi interni ed esterni in Natura da camera (sezione 3), con gli oggetti e la mobilia che diventano apparizioni quasi sacrali al centro di paesaggi desolati (la serie dei Mobili in una valle) oppure con gli alberi e l’acqua che invadono le stanze della casa (Ma chambre dans le midi, 1927-1928; Il ritorno di Ulisse, 1968).

Ma l’indagine sulla Natura non può prescindere dal suo opposto, dalla negazione stessa della realtà fisica e naturale degli oggetti e delle persone, per cui si passa attraverso il tema dell’Anti-Natura (sezione 4) e della liberazione dall’antropomorfismo che genera i noti automi dechirichiani: le Muse, gli archeologi, il filosofo, il grande calcolatore, il veggente, il condottiero. Manichini dall’essenza duplice, meccanica da un lato, nella riduzione del corpo umano ad un oggetto, senziente dall’altro, per il richiamo al pensiero e all’intelletto suggerito dalle loro denominazioni. Enigmatici, come queste figure pseudo-umane, diventano anche gli oggetti della vita quotidiana (sezione 5: Natura delle cose), ridotti ad assemblaggi geometrici di elementi eterogenei, dove risulta dominante la componete visionaria, il sogno, la suggestione, il ricordo. Un perfetto parallelo visivo del labirinto narrativo offerto dal De Chirico scrittore nel suo romanzo Ebdòmero (1929).

Questa purtroppo, a tratti, anche l’impressione della mostra: un affastellamento, rigorossismo ma pur sempre tale, di opere che sembrano a volte comparse lì per caso, come le poltrone e gli armadi al centro di una valle assolata.

FOTO/ via www.worldgallery.co.uk; alexandrepomar.typepad.com; www.italica.rai.it

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Per antonomasia la città dell’accoglienza e dell’ospitalità. Tutto quello che si può desiderare qui c’è. Sole, mare, sport, natura, cultura, avventura…

di Chiara Albricci

Situata in una delle coste più belle del Sudafrica, nell’area della Nelson Mandela Bay (Nelson Mandela Bay Tourism), Port Elizabeth è tutto fuorché un semplice porto. L’Oceano è il centro attorno al quale ruota la vita cittadina, in ogni stagione. Il lungomare brulica di gente, dal tramonto all’alba. Da Bluewater Bay a Sardinia Bay spiagge premiate con la Bandiera Blu (Blue Flag Beaches) per la qualità dei servizi e non solo si susseguono senza soluzione di continuità. King’s Beach, dotata di chioschi, ristoranti, minigolf e piste di go-kart; Wells Estate Beach e il suo lungo pontile sopra le dune con scivoli d’acqua e piscina; Hobie Beach ottima per il windsurf; Humewood Beach tranquilla e ombreggiata. Pollock Beach è la migliore per la pesca e il surf, ma senza dubbio la spiaggia più bella è quella di Sardinia Bay, situata all’interno di una riserva marina, con dune che si stendono a perdita d’occhio davanti a un oceano senza fine. Non c’è rischio di annoiarsi…e se sole, tuffi, nuotate non bastano perche non provare l’esperienza di un’escursione in battello per osservare le balene australi, foche del Capo, pinguini e delfini. O partire alla caccia dei relitti come l’Haerlem, naufragata nel 1987, che forma oggi una barriera artificiale, e la Pati, un vascello cipriota naufragato nel 1976, vittime dei forti venti e delle coste insidiose dell’Eastern Cape (Port Elizabeth – Coastal and Beaches).

Ma anche sulla terraferma le possibilità sono infinite! Partendo dal Seaview Game & Lion Park e nel Bayworld con il suo acquario oceanico (Oceanarium), il museo, il rettilario e gli spettacoli di foche e delfini. O per i cultori di storia locale un interessante tour dei principali edifici e monumenti storici cittadini (Donkin Heritage Trail) con tappa al Teatro dell’Opera uno degli edifici più antichi del paese. Il South African Airforce Museum e il Croix Motor Museum con la collezione di modelli classici di automobili sono meta prediletta degli appassionati di motori. Oltre ai musei, teatri, mercati e biblioteche, da non perdere un’escursione in treno nei dintorni della città con l’Apple Express, un treno che percorre il più alto ponte ferroviario a scartamento ridotto del mondo, il ponte Van Stadens alto 77 m.

Di giorno e di notte le opportunità non mancano! Pub, ristoranti, locali al Brookes Hill Pavillion, shopping al Boardwalk Casino and Entertainment World, a Walmer Park, Bridge Shopping & Entertainment Centre e il Greenacres Shopping Centre. Durante i fine settimana, da non perdere Art in the Park, mercato all’aperto dell’artigianato locale. Per gli appassionati del cricket e golf must sono rispettivamente  il St George’s Park e il Humewood Links.

Naturalmente non possono mancare all’appello i safari alla scoperta dei Big Five: la Riserva faunistica Shamwari, il Parco faunistico Kragga Kamma, la Riserva naturale Cape Recife che offre un percorso a piedi nella natura di 9 km, che attraversa dune e spiagge costellate di massi.

Praticare sport estremi qui è praticamente un obbligo!  (Port Elizabeth – Adventure and Sport) Immergetevi nella gabbia al Oceanarium di Bayworld per osservare da vicino gli squali o alle isole St Croix, a 20 km dal porto di Port Elizabeth per ammirare pinguini e di cormorani. Cavalcare le onde è lo sport cittadino! Andate a Jeffrey’s Bay (Jeffrey’s Bay Tourism) per credere!

Per chi ama le due ruote, imperdibili le due piste per mountain bike del fiume Baakans, di 23 km,  e quella circolare che si snoda nella Riserva naturale della valle Swartkops.

Il territorio circostante Port Elizabeth, oltre alle spiagge incontaminate, ai fiumi e alla natura allo stato selvaggio, offre ampie possibilità di escursioni in fuoristrada, quad, surf sulla sabbia, cavalcate sulla spiaggia o nelle riserve, discese a corda doppia, deltaplano, canoa e kayak. Parlando di sport come non citare lo stadio della Nelson Mandela Bay, con la sua forma che ricorda un girasole oppure una corona: una grande costruzione affacciata sul North End Lake dalla straordinaria struttura architettonica.

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Cultura e tradizione da toccare con mano, nelle abitudini, nell’abbigliamento, nei riti e nelle danze delle comunità locali

di Chiara Albricci

A Rustenberg, a soli 115 km da Johannesburg, si respira un’altra aria. L‘atmosfera placida e rilassata della provincia non a caso le vale il soprannome di “città del riposo”. Una delle più antiche del paese, con viali fioriti di jacaranda, ibisco e bougainville, praterie cespugliose costellate di campi coltivati e fattorie, miniere di platino e tanto altro. L’area North West del Sudafrica  (Tourism North West Province) ha molto da offrire!

Rustenberg è sovrastata da una delle più panoramiche catene montuose del Sudafrica, i monti Magaliesberg, lunga 196 km, fra cascate, specchi d’acqua, panorama mozzafiato che si aprono davanti agli occhi, rocce e sentieri da percorrere a piedi, a cavallo o mountain bike. Una meraviglia naturale tutta da esplorare. Perché non provare l’esperienza di una escursione in mongolfiera o in ultraleggero per ammirare il paesaggio dall’alto? Un suggerimento per i più intrepidi e “fan di Tarzan”: non perdetevi il Magaliesberg Canopy Tour, due ore e mezza di adrenalina a mille, lanciandosi da un albero all’altro su carrucole e cavi d’acciaio e librandosi sul vallone Ysterhout kloff per volare al fianco di uccelli di ogni specie. Nel villaggio di Magaliesburg si trovano romantici alberghi e residenze turistiche, giardini del tè, laboratori di artigiani e artisti, fattorie dove degustare i prodotti locali come i formaggi tradizionali o il famoso formaggio alle ortiche del caseificio Van Gaalen o perché no acquistare mobili da campagna  e souvenirs al Western Cane Trading.

A pochi minuti da Rustenberg si trova la Riserva naturale Kgaswane: oribi, cudù e cervicapre, ma anche incontri ravvicinati con  il leopardo o lo sciacallo. Parlando di parchi, è d’obbligo una visita al Paul Kruger Country Museum intitolato a Kruger, Presidente della Repubblica sudafricana negli anni Ottanta dell’Ottocento; ma anche il parco paul Bodenstein e le due riserve naturali appena fuori i confini urbani: il Mountain Sanctuary Park, e la diga Olifantsnek. Pilanesberg Pilanesberg Game Reserve, è una riserva faunistica a 90 km da Marico, situata all’interno di un vulcano spento, dove potrete ammirare i Big Five mentre a  Madikwe si trovano 70 diverse specie di mammiferi inclusi i Big Five leone, leopardo, elefante, rinoceronte e bufalo. Non perdete il Centro di riabilitazione dei ghepardi De Wildt.

Rustenburg si trova al centro di un’area costellata di miniere di platino, come quella di Phokeng. L’area è abitata da una delle principali comunità indigene della regione, i Royal Bafokeng, spazzati via dalla furia del guerriero zulu Mzilikazi, la cui tomba si trova appunto a Phokeng. Non fatevi mancare il pranzo in uno shebeen locale (taverna): pap, una specie di polenta tradizionale, stufato di carne e morogo (cipolle e verdure) e umqombothi, birra fatta in casa.

Cercate di arrivare al Villaggio culturale Lesedi prima delle 16,30 per non favi sfuggire lo spettacolo nel boma, il recinto di canne nel quale si esibiscono danzatori e suonatori tradizionali. Lasciatevi travolgere dal ritmo,dai canti, dai balli!

Un altro appuntamento da segnare in agenda è alla diga Hartbeespoort. Qui protagonisti sono gli elefanti. Al Plumari Game Lodge o alle 8 all’Elephant Sanctuary è anche possibile cavalcare i pachiderma e poi osservarli mentre mangiano o sguazzano in acqua. Un’alternativa è una breve escursione in funivia per ammirare la diga dall’alto a 360°.

Alle 11, i pellicani e i pinguini danno spettacolo nell’Acquario di Hartbeespoort, mentre a mezzogiorno potete ammirare lo spettacolo di foche e serpenti nel Parco dei serpenti e degli animali di Hartbeespoort. Se avvertite un languorino, recatevi al  Silver Orange Bistro: anatra con fichi, malva pudding (torta di albicocche) con frammenti di morbidi toffee, sorbetto di kumquat, sono alcune delle specialità servite.

Dopo tutti questi spettacoli, serve un momento di pausa! Un braai (barbecue sudafricano) a bordo di un battello che attraversa il lago artificiale della diga, shopping al mercato di Welwitschia Country o nel Chameleon Village o una degustazione  di distillati  d’agrumi nelle cantine di Monate Struiskelders.

A soli 84 km da Rustenburg eccovi a Groot Marico: sosta d’obbligo all’Information Centre per assaggiare il mampoer, potente distillato di frutta; Attenzione! Con un contenuto alcolico del 64%, prende fuoco non appena vi si avvicina un fiammifero acceso. Al River Still Farm rifocillatevi con un pasto in tradizionale stile boerekos (cioè di campagna) e rilassatevi ascoltando la lettura di un breve racconto dello scrittore sudafricano Herman Charles Bosman. Non trascurate la visita del cosiddetto Occhio di Marico (Eye of Marico), una sorgente profonda 17 m da cui sgorga un’acqua purissima.

Vredefort Dome

A due ore d’auto da Rustenburg si apre il Vredefort Dome, sito dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità (Tourism North West – Cultural Heritage). Un meteorite delle dimensioni della Montagna della Tavola caduto circa 2000 milioni di anni ha scavato un cratere del diametro di 40 km. L’area protetta chiamata Vredefort Dome Conservancy è luogo ideale per praticare sport acquatici e non solo: rafting, canoa, discesa a corda doppia e  arrampicate su roccia. Un altro sito Patrimonio dell’Umanità è  Taung (Taung Heritage Site) ove fu ritrovato il cranio fossilizzato di un bambino risalente a 2 milioni di anni fa, un’altra tessera fondamentale al mosaico di ipotesi sulle origini dell’uomo, confermando ancora  una volta che l’Africa è la culla del genere umano. A sudest di Rustenburg, si trova quello che è senza dubbio il più importante sito paleontologico al mondo – le caverne di Sterkfontein con la grotta sotterranea dove furono rinvenuti due celebri fossili di ominidi –Mrs Ples e Little Foot. Dall’altro lato della valle, si visita Maropeng, la cui fama è dovuta all’insolito edificio a forma di tumulo e alle affascinanti e divertenti installazioni che illustrano la storia e la sociologia del genere umano; merita una visita anche la vicina Wonder Cave (grotta delle meraviglie), che risale a 2200 milioni di anni fa.

Menzione a parte merita  Sun City Sun City Resort, una sorta di Las Vegas africana a soli 50 km da Rustenburg. La città sinonimo di divertimento offre attrazioni di ogni tipo: allevamenti di coccodrilli, uccelliere, onde e spiagge artificiali come la Valle delle Onde, sport acquatici, golf, visita a villaggi culturali, centri commerciale e alberghi si lusso come  Palace of the Lost City (Palazzo della Città perduta). E per la sera, ristoranti eleganti del calibro del The Famous Butcher’s Grill o del Villa del Palazzo, spettacoli di rivista, cinema e casinò.

Foto: www.worldcup2010southafrika.com; www.conference-venues.co.za; www.tourismnorthwest.co.za; www.greatarchaeology.com

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Rassegna internazionale d’Arte Contemporanea ad Assisi

Di Natalia Radicchio

Walter Togni - Tunnel Genesis

Assisi – Quando l’arte è portavoce dei sentimenti di pace e fratellanza fra i popoli, senza distinzioni di nazionalità, razza o tendenza artistica, anche chi non ha molta confidenza con tempere e pennelli viene travolto da una fervida e liberatoria ispirazione. E se tutto ciò avviene nella città dell’accoglienza e della pace per eccellenza, dove scorci di silenzio e d’incanto ricordano il messaggio profetico di Francesco, l’emozione si ritrova amplificata.

La Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Firenze, che nel dicembre scorso ha chiuso la sua settima edizione con un grande successo di pubblico e di artisti partecipanti (oltre 650, provenienti da 78 Paesi), dal 2001 è partner ufficiale del programma delle Nazioni UniteDialogo fra le Civiltà”, un impegno che onora attraverso una serie di appuntamenti che pongono in risalto i sentimenti di fratellanza, pace e solidarietà tra i popoli.

Congrua a tale impegno è stata l’inaugurazione della prima edizione di “Effetto Biennale - Dialogo tra le Civiltà”, avvenuta sabato scorso nella splendida cornice della Pinacoteca Comunale di Assisi.

Questa rassegna internazionale d’Arte Contemporanea, promossa dalla Biennale tramite il suo Ente Organizzatore Arte Studio e patrocinata dal Comune di Assisi, fa parte di una serie di eventi ideati per l’anno 2010 con l’intento di valorizzare gli aspetti sia culturali che commerciali delle opere degli artisti che hanno partecipato alle passate edizioni della Biennale.

Come ha affermato Bianca Laura Petretto, Storica dell’Arte e Curatrice della rassegna, «assecondare le trasformazioni e superare i confini è l’attitudine e l’impegno costante di Effetto Biennale. Dal fenomeno Biennale, fucina di idee, espressioni, creatività, luogo di incontri tra artisti internazionali e amanti della cultura e dell’arte, si genera un nuovo percorso».

Un percorso che accoglie alcune fra le realtà artistiche contemporanee più interessanti in luoghi espositivi prestigiosi e carichi di storia, arte e cultura, come il Palazzo dei Priori – oggi sede del Municipio, dell‘Azienda di Turismo e della Pinacoteca – sito nella Piazza del Comune di Assisi, che costituisce il centro della città e il fulcro della vita sociale, culturale e politica.

Proprio nella Pinacoteca, che contiene opere di Giotto, Puccio Capanna e Andrea d’Assisi, nonché un ricco nucleo di affreschi e dipinti dei secoli XIV-XVII, i Professori Pasquale e Piero Celona, Presidente e Direttore Generale della Biennale, assieme alla dott.sa Petretto e alle Autorità cittadine, hanno presentato Assisi 2010 ai visitatori e ai numerosi addetti ai lavori intervenuti.

Nella prospettiva di un’esperienza basata proprio sull’incontro tra diverse culture e espressioni artistiche, trenta artisti selezionati da un Comitato Scientifico Internazionale offrono, fino all’11 luglio, un affaccio su una singolare varietà di forme d’arte tra pittura, scultura, arte digitale, fotografia e installazione.

Katia Aiello - opere esposte

Tra gli artisti stranieri presenti, il russo Vladimir Petrov-Gladky, l’australiana Joanna Lefroy Capelle e il giapponese Sumio Inoue, primo premio per la fotografia alla Biennale di Firenze del 2007.

Paul Ygartua, compagno di John Lennon all’Art College di Liverpool negli anni Sessanta, e conosciuto a livello internazionale per i murales dedicati ai nativi americani, propone un suo esempio d’espressionismo astratto.

L’artista vastese Mario Pachioli, scultore di fama mondiale, è presente con alcune notevoli opere in bronzo, frutto del suo più recente lavoro di ricerca. Giovanni Iovene, da tanti anni operante in Umbria, omaggia Assisi con il suo “Raggio di Pace”, le cui campiture di cromie calde e aranciate si fanno portatrici di calore umano e quiete.

La catanese Katia Aiello sembra descriversi in una composizione di quattro opere complementari in cui l’elemento femminile è messo in risalto attraverso un linguaggio cromatico essenziale che gioca sul nero delle tragiche esperienze di vita e sul bianco della luce e della speranza, cui fanno da filo conduttore il segno e il colore distintivi della passione inestinguibile.

In un mondo colmo di paure, affanni, eccessive distrazioni e infinite corse all’oro, dove cento religioni e sessantamila uomini dicono la loro, la vera arte riporta dunque agli aspetti semplici e universali dell’esistenza. Ed è con le parole di Walter Togni che vorrei concludere questa mia parafrasi lasciando a voi la scelta di intingervi nel resto di un proficuo dialogo creativo: «l’artista deve continuamente cercare il punto cardine su cui ruota tutto. Trovare la verità è il suo compito, facendo ricorso alla ricchezza intellettuale che è la capacità di riconoscere l’essenza delle cose e della vita, spingendosi oltre le apparenze. In questa capacità risiede il genio che, attraverso il setaccio storico-sociale della sua epoca, conduce alla luce. Ecco dove porta il mio “Tunnel Genesis”».

Dal 03 luglio all’11 luglio 2010 (orario: 10.00 – 20.00) presso

Sala Pinacoteca e Galleria delle Logge, Assisi, Piazza del Comune

INGRESSO LIBERO

Per informazioni:

055-3249173 • info@artestudio.net

HYPERLINK: http://www.florencebiennale.org/

Foto: www.equilibriarte.org; www.guanciarossa.it; www.galerie-du-fleuve.com

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Voulez-vous coucher avec moi? Guida al sesso in vacanza

Post di francescadorothy On luglio - 5 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

“Travelsex”: quaranta pagine di consigli utili per vivere il sesso responsabilmente

di Francesca Penza

Travelsex: una guida per viaggiare e amare in sicurezza

Estate: sole, vacanze, avventure. Di tutti i tipi. E allora la SigoSocietà Italiana di Ginecologia e Ostetricia – lancia “Travelsex”, una mini guida per gestire le situazioni più delicate, ma soprattutto per evitarle.

Tra un concerto ed un cocktail bevuto in riva al mare, i rapporti occasionali rientrano nelle aspettative di gran parte dei, più o meno, giovani viaggiatori.

Francese, tedesco, inglese, svedese, olandese, greco, spagnolo, croato, portoghese, ceco e turco. Sono le undici lingue in cui, grazie all’opuscolo, potremmo dire: “Hai un preservativo? Non possiamo fare l’amore senza”, ma anche chiedere informazioni su farmacie, consultori e contraccettivi.

I giovani italiani sono tra i più impreparati per quanto riguarda il sesso e la contraccezione. Il metodo contraccettivo più usato è il coito interrotto e una percentuale molto alta di giovani non usa correttamente il profilattico. Per non parlare dei metodi ormonali: in Italia solo il 16,3% delle donne usa la pillola.

Durante le vacanze la soglia di attenzione cala ulteriormente ed aumenta il rischio di imbattersi in infezioni, malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate. Se a questo si aggiunge il disagio di essere lontani da casa ed il successivo smarrimento, possiamo ben immaginare quali siano i risultati. Panico, nella migliore delle ipotesi.

La Sigo ed il Ministero della Gioventù propongono una campagna interattiva, anche on line, in cui la conoscenza base della contraccezione “premia” con il Passaporto dell’amore sicuro.

Le vacanze favoriscono avventure e incontri, soprattutto tra i giovani

Sul sito http://www.sceglitu.it tutte le informazioni per accedere programma e tante iniziative per sensibilizzare i giovani.

Anche se verrebbe da chiedersi come mai non venga promossa una campagna per sensibilizzare le famiglie, e non solo in vacanza.

L’ignoranza dei giovani relativamente a “i fatti della vita” non può non essere ricondotta al silenzio dei genitori sull’argomento. Nella migliore delle ipotesi poche parole imbarazzate a cui non segue alcun dialogo o momento di crescita. La famiglia è l’ultimo soggetto a cui i giovani si rivolgono per problemi o dubbi di carattere sessuale.

In realtà il sesso è ancora un tabù ed è ancora colpevolizzato. Manca la libertà di poterne parlare, i corsi di educazione sessuale sono rari ed anche intorno ai 25 anni i giovani continuano a presentare grosse lacune riguardo non solo ai rischi del sesso, ma anche al modo migliore per soddisfare se stessi ed il partner, per condurre una vita sessuale che ci renda persone non solo più felici, ma addirittura più sane.

Il “Travelsex” è un valido aiuto per gestire, nell’immediato, crisi piccole e grandi, ma non è sufficiente per creare la consapevolezza necessaria: il sesso non è sporco, non fa male, non è illegale, non è immorale e non fa ingrassare.

Forse George Bernard Shaw si sbagliava a proposito delle cose belle della vita.

FOTO via/viaggi.libero.it; www.mauriziomaraglino.it; blog.leiweb.it

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La prima di una serie di iniziative per promuovere l’architettura colombiana e latino-americana in Italia

di Francesca Penza

Edificio di Bonilla – Los Andes University

I giovani architetti dell’Associazione Interazioni Urbane, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia, il Dipartimento DART della Facoltà di Architettura di Pescara ed il patrocinio dell’Ambasciata di Colombia in Italia, presentano una mostra dedicata  all’architetto colombiano Daniel Bonilla.

La mostra, intitolata “Daniel Bonilla, una rivelazione dell’architettura colombiana contemporanea. Le opere, dallo schizzo al dettaglio costruttivo”, sarà inaugurata oggi, lunedì 5 luglio, alle ore 18.00 presso la Casa dell’Architettura di Roma.

All’evento saranno presenti lo stesso Bonilla, l’Ambasciatore di Colombia Sabas Pretelt de La Vega ed il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Amedeo Schiattarella.

Daniel Bonilla si è formato in diverse università internazionali e nel 1990 si unisce al team londinese di Llewelyn Davies, ma nel 1993 torna in Colombia come Design Director presso Ospinas y Cia, dove realizza centinaia di progetti.

Nel corso della sua carriera ha ricoperto anche il ruolo di docente universitario tra Colombia e Messico, senza tralasciare la sua opera che gli ha fruttato diversi riconoscimenti.

Per tre volte – nel 1996, 1998 e 2000 – suoi progetti sono stati scelti in occasione della Colombian Architecture Biennial.

Il padiglione colombiano all’Expo di Hannover progettato da Bonilla

Tra i suoi lavori più interessanti ed apprezzati: Port Greenwich Urban Project a Londra,  il Metropolitan Business Center a Bogotà, la Los Nogales School Library and Chapel.

Inaugurazione: lunedì 5 luglio 2010 ore 18:00
Periodo mostra: dal 5 al 20 luglio 2010
presso la Sala Monitor P

Casa dell’Architettura – Piazza Manfredo Fanti, 47 – 00185 Roma

FOTO via/ www.flickr.com; www.forarchitects.com; cubeme.com

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Et ha fatto visita al presidente Zamparini?

Post di Adriano Ferrarato On luglio - 3 - 2010 3 COMMENTI

Opera umana o segnale di un passaggio extraterrestre, i “Crop circles” si manifestano sempre su coltivazioni agricole di vaste dimensioni. Stavolta sono stati avvistati a Merlana di Bagnaria Arsa, su un terreno di proprietà del famoso imprenditore e tifoso rosanero

di Adriano Ferrarato

Il presidente Maurizio Zamparini

Il presidente Maurizio Zamparini

«Si, i cerchi sono là. Sono più o meno grandi. Proprio come quelli di cui si ha conoscenza nel mondo. Mi hanno avvisato, sono corso a vedere. Cosa dovevo fare, a dire la verità ero curioso anche io…». Con queste parole Maurizio Zamparini ha commentato l’insolito fatto avvenuto in un campo di grano di sua proprietà in Friuli (Merlana di Bagnaria Arsa), dove sono comparsi nell’arco di poche ore numerosi “Crop circles”, il più grande dei quali misura ben 50 metri di diametro.

Definiti anche agroglifi, questi sorprendenti fenomeni interessano sempre vaste aree di coltivazioni (nel maggior numero di casi si tratta di piantagioni di cereali) dove il frumento appare appiattito e schiacciato in modo uniforme, formando precise figure geometriche che possono essere solamente ammirate con una prospettiva dall’alto. L’episodio friulano non è che l’ultimo di una lunga serie di queste strane apparizioni, la cui prima in assoluto è datata addirittura a più di trent’anni fa e delle quali non si è mai riusciti a dare una spiegazione precisa ed accettabile sulla loro origine.

Proprio il proprietario rosanero ha sottolineato questo ultimo aspetto: «Possiamo parlarne , ipotizzare qualsiasi cosa, ma dietro non c’è una mano umana…Non è il frutto di un lavoro umano, dietro c’è di più molto di più». Sono in molti infatti a vedere in queste mastodontiche circonferenze un segno del passaggio di una civiltà extraterrestre sul nostro pianeta. Per gli ufologi più accaniti si tratterebbe di astronavi aliene approdate sul nostro suolo e decollate nell’arco di poche ore lasciando queste immense tracce come prova della loro esistenza. Numerose dicerie hanno raccontato perfino di sfere di luce mobili.

Altre ipotesi e teorie mettono in campo (è proprio il caso di dirlo) fenomeni climatici o di tipo fisico, chiamando in causa gli effetti di alcune frequenze sonore agenti sul sottosuolo. Si è anche parlato di satelliti capaci di bombardare il nostro pianeta con raggi laser potentissimi. Il tutto sarebbe confermato dal fatto che, visti da vicino, gli steli delle piante coinvolte appaiono piegati o afflosciati da un forte calore. E non quindi spezzati da un peso enorme. Tuttavia è stato provato che nella maggior parte dei casi questa è una caratteristica del tutto normale per questa tipologia di coltivazioni.

I Crop circles a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli

I Crop circles a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli

Per quanto riguarda invece la possibilità di uno scherzo da parte di qualche burlone (nel 1991 due anziani inglesi, Doug Bower e Dave Chorley, vinsero il premio Ig Nobel per l’ideazione di questo bizzarro gioco), non è mai stata esclusa l’opportunità di una produzione di carattere umano. E’infatti comprovato come un discreto numero di uomini è in grado di realizzare dei notevoli Crop Circles in poche ore e utilizzando solamente modesti strumenti tecnologici.  Alcuni lo hanno fatto anche diventare un modo di fare pubblicità o una forma espressiva di arte estrema (come l’Homer Simpson che si può ammirare a Dorchester). Ciò tuttavia non svela il mistero, perché una operazione così vasta non può assolutamente essere svolta senza che qualcuno se ne accorga.

Qualunque sia la verità, l’unica reazione possibile quando ci si trova di fronte ad eventi così difficilmente spiegabili è la stessa che Zamparini ha riassunto con le sue stesse parole: «La scienza? Finora da quel che so, da quel che leggo, la scienza è riuscita a spiegare soltanto uno dei mille eventi che ci accadono intorno. Parlo di percentuali ovviamente. Prendiamo una qualsiasi cosa avvanuta, abbiamo magari una spiegazione certa, ma non tutto si può direzionare con la scienza. E i cerchi sono una di queste cose, credo proprio…». A meno che il presidente non abbia convocato ET per discutere con lui un contratto come fuoriclasse per giocare nel suo Palermo. Altro che il calcio stellare dei mondiali sudafricani.

 

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Mostra Collettiva di Pittura e Fotografia e Conferenza di Astronomia, Scandicci (Fi)

di Natalia Radicchio

Firenze – Il sistema della cultura è ritenuto una delle risorse principali per l’area fiorentina e all’interno di esso la produzione artistica contemporanea rappresenta l’asse più determinante, ma a volte forse poco esplorato. E’ così imponente l’eredità che i maestri d’arte rinascimentali hanno lasciato a questa città, come pure la fruibilità spesso troppo circoscritta e poco divulgata di certe manifestazioni d’arte contemporanea.

Di conseguenza partecipare ad un evento d’arte in cui il veicolo di trasmissione delle emozioni per eccellenza è così familiarmente a portata di mano è confortante, e pure sensato.

In un approccio nuovo, come sembra quello di rendere l’arte accessibile a tutti – artisti e pubblico (neofita o specializzato) – offrendo l’opportunità di partecipare alle varie tendenze artistiche e di familiarizzare con le opere in un’atmosfera informale e interattiva, l’associazione culturale Vibrazioni dell’Anima e l’associazione Astrofili Alta Valdera hanno presentato ieri una mostra collettiva di Pittura e Fotografia e una conferenza di Astronomia.

L’evento, che si è tenuto a Scandicci (Fi) in via Calamandrei 5, è stato allietato da un recital di Poesia ad opera di Lenio Vallati, poeta e scrittore vincitore di numerosi premi e concorsi a livello nazionale.

La mostra “Luce & Calore” riconferma l’associazione culturale presieduta da Daniela Patrascanu, a solo poche settimane dalla sua inaugurazione, come organo promotore della cultura e della

condivisione tra le arti e i mestieri, con un occhio particolare alla valorizzazione dei talenti esordienti. Vibrazioni dell’Anima, ha spiegato l’energica presidentessa nonché artista, «intende dare un’opportunità anche all’arte sommersa di emergere, di farsi conoscere attraverso l’ideazione e la divulgazione di eventi culturali, mostre, convegni, seminari di sensibilizzazione e approfondimento, e molto altro ancora».

Logo

Nell’intima e accogliente cornice della sua sede, in cui è possibile apprezzare le opere degli artisti partecipanti fino al 10 luglio 2010, è intervenuto il critico d’arte Nicola Nuti, che ha descritto la mostra come «una carrellata di colori attraverso i quali ogni artista ha espresso nel suo linguaggio figurativo, astratto o fotografico la sua idea di luce e calore».

A fare da filo conduttore tra l’aspetto artistico e quello scientifico dell’evento, è stata la valida opportunità di riflessione e dibattito sul tema del Sole offerta dall’associazione Astrofili Alta Valdera. “Il Sole da Galileo al XXI secolo… l’astro più studiato dell’intero universo”, questo il titolo della conferenza che ha avuto come relatore Domenico Antonacci. L’artista e studioso di fisica e astronomia, partendo dalle prime osservazioni galileiane, ha spaziato sui moderni sistemi di osservazione del nostro sistema solare passando per quell’equilibrio energetico fra Sole e Terra da cui dipende la sorte del nostro bellissimo ma fragile pianeta che tanto ispira la creazione artistica.

«A partire dal pisano Galileo Galilei che tanti anni passò a Firenze, il Sole è la stella più studiata dall’uomo, perché è quella più vicina a noi. La sua luce, oltre a generare la vita sulla terra, interagisce con l’artista permettendogli di trasmettere delle forti emozioni attraverso un quadro», ha osservato Antonacci.

Energia e multiverso, di Bottega (Alfredo Biagini)

Nel cromatismo essenziale e luminoso si riconosce lo stile di Patrascanu con “Eruzione”, una vera esplosione vorticosa di palpitante solarità. Mentre nel sole tenue con sprazzi oro-arancio, stretto dalle braccia bronzee di una donna con il tatuaggio di un trischele (simbolo celtico che riproduce le tre fasi solari e rappresenta la ciclicità cosmica), si ritrova la mano di Rachele Sassano (“Il mio Sole”). Ridolfi presenta, nella composizione delicata e sognante di un’alba estiva su cui si affaccia, sovrapposto, un volto maschile ricoperto di biacca, il suo scatto “Dissolvenza”. Una scia di vetri rotti e di fili elettrici disposti quasi a catturare l’energia che si determina da una sorta di delicato atto d’amore, è la composizione a tecnica mista di Massimo Susini (“Coltivare l’energia”). Alfredo Bigini, in arte “Bottega”, ritrae, con una tecnica mista su tavola, l’energia turbinosa del Sole dal cui centro si diramano anelli e raggi luminescenti (“Energia e multiverso”).

Il mio Sole, Rachele Sassano

Queste, fra tutte, le creazioni di un’interessante esposizione che conta i lavori di Daniela Patrascanu, Rachele Sassano, Nicolina Giunta, Lalla (Ilaria Gonnelli), Domenico Antonacci, Massimo Susini e Bottega (Alfredo Biagini), e le fotografie di Roberto Tesi, Domenico Mitrione, Leonardo Fanini e Stefano Ridolfi. A voi l’esplorazione del resto della mostra.

Dal 01 luglio all’11 luglio 2010 (orario: 16.30 – 19.30, chiusura di domenica) presso Associazione Culturale Vibrazioni dell’Anima

Via Calamandrei 5, Scandicci (Fi)

INGRESSO LIBERO

Per informazioni:

(+39) 393 1270592 • info@vibrazionidellanima.it

HYPERLINK: http://www.vibrazionidellanima.it/

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Trenta giorni di eventi, tra cinema e letteratura, per un’estate all’insegna della cultura

di Laura Dabbene

Finalmente luglio! L’estate entra nel vivo e in corrispondenza con le prime partenze vacanziere la redazione culturale di Wakeupnews non poteva esimersi dal segnalare alcune delle più interessanti manifestazioni dedicate al mondo dei libri, per chiunque voglia coniugare esperienze di viaggio, meritato riposo e arricchimento intellettuale.

Le tavole di LOrenzo Mattotti riproposte dall’edizione Einaudi

La scelta di un week end tra le colline toscane può sposarsi con una visita al festival Narrazioni – Libera tutti al Cassero della Fortezza Medicea di Poggibonsi (Siena) dal 2 al 4 luglio. Ampio spazio dedicato alla nuova narrativa italiana, con presentazioni ed interviste a giovani autori emergenti, ma anche eventi tesi alla riscoperta di scrittori classici della nostra tradizione letteraria. Sabato 3 luglio appuntamento con il reading collettivo del romanzo Le città invisibili di Italo Calvino, con suggestivo accompagnamento musicale affidato a contrabbasso e clarinetto, mentre domenica 4 toccherà a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Quello a Collodi, al secolo Carlo Lorenzini, è un vero omaggio a 120 anni dalla morte del narratore fiorentino, avvenuta nella città medicea il 26 ottobre 1890. A supporto della celebrazione collodiana una mostra di tavole originali dell’illustratore e fumettista bresciano Lorenzo Mattotti, realizzate per l’edizione Rizzoli del famoso romanzo ad inizio anni Novanta.

Stesso fine settimana per la VII edizione del festival letterario L’isola delle Storie di Gavoi, in provincia di Nuoro. Il piccolo centro della Barbagia accoglie come ogni anno un popolo di lettori, locali e non, la cui crescente partecipazione ha consacrato questo appuntamento come il principale evento letterario della Sardegna. Inaugurazione a suon di musica con il Trio guidato dall’attore e regista Rocco Papaleo, per passare al fitto programma di incontri tutti dedicati al mondo librario, spaziando tra narrativa, saggistica e giornalismo d’inchiesta. Attesissimi tra gli ospiti Benedetta Tobagi, autrice di Come mi batte forte il tuo cuore, ma anche Gianni Floris ed Eugenio Scalfari all’interno degli incontri del ciclo Povera patria. Non mancheranno voci del panorama internazionale: Mo Yan, considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo, il tedesco Peter Schneider e lo statunitense Eli Gottlieb. Anche a Gavoi momenti riservati al ricordo di grandi autori scomparsi, in particolare tre figure mancate nell’ultimo anno: Alda Merini, Jerome David Salinger ed Edoardo Sanguineti. Sezione dedicata ai più giovani quella incentrata sul tema Furbi e sciocchi, con Roberto Piumini e Gek Tessaro, vincitore del Premio Andersen 2010.

Più specialistico, anche se non esclusivo per chi studia la parola per professione, è il Salone della parola, Festival della filologia di Pesaro dall’8 all’11 luglio. Oltre 50 iniziative per discutere sul valore del linguaggio insieme ad illustri esperti in diversi rami delle scienze umanistiche. Venerdì 9  si parla del rapporto tra filologia e filosofia con Massimo Cacciari e Ivano Dionigi, Rettore dell’Università di Bologna; sabato 10 si terrà la conferenza in ricordo del grande filologo Scevola Mariotti , scomparso nel 2000, con Luciano Canfora. Ma molti altri saranno i nomi presenti nella città marchigiana: il giornalista e scrittore Alain Elkann, il teologo e biblista Paolo De Benedetti, la storica Silvia Ronchey e il poeta Gianni D’Elia. Nell’ambito del festival si svolgono due corsi (Lezioni di epigrafia e Detti e motti latini – usi e abusi) e una serie di lezioni di  Enigmistica per bambini anche cresciuti, con il ludolinguista Leone Pantaleoni, noto ai cultori de La settimana enigmistica come Leone da Cagli.

Chi insieme a quella per i libri coltivi una passione per il materiale stesso con cui sono realizzati, la carta, potrà godere, sempre nel pieno rispetto dell’ambiente, del Festival internazionale della carta – Cartasia 2010, in programma a Lucca fino al 18 luglio.

Uno dei vestiti di carta di Caterina Crepax

Dedicata al tema del riutilizzo artistico della carta e in generale dei materiali di scarto, la manifestazione apertasi a giugno prosegue a luglio con l’inaugurazione di quattro nuove mostre tra cui Sogni vestiti di carta di Caterina Crepax. Figlia del noto fumettista, l’artista è architetto d’interni e creatrice di abiti-scultura di raffinata e sontuosa eleganza, dove il tessuto è sostituito da documenti cartacei di uso comune, in particolare da scarti come gli scontrini fiscali, bordi traforati da tabulati di computer o resti della lavorazione tipografica. Dove c’è carta non ci possono comunque non essere libri, perciò il festival sarà occasione anche per eventi ed incontri letterari su cui si possono chiedere informazioni dettagliate attraverso il sito http://www.cartasia.it/.

L’incontro letteratura-cinema animerà invece il mese di luglio in due diversi contesti, in Piemonte e nel Lazio.

Cesare Pavese

A Santo Stefano Belbo (Cn) sarà il fulcro dell’edizione 2010 del Pavese Festival, che la Fondazione Cesare Pavese propone per tutta l’estate (si è aperto il 18 giugno e si chiuderà il 27 agosto). Lo scrittore piemontese amò profondamente la settima arte e il suo legame col grande schermo si sintetizza nella parole di Lorenzo Ventavoli, già direttore del TorinoFilm Festival:  «Breve la vita felice di Pavese scrittore di cinema, lunga la vita quieta di Pavese spettatore di cinema». Percorsi paralleli di incontri letterari e proiezioni di pellicole, sia quelle apprezzate da Pavese che alcune di taglio documentarisco ispirate alla sua opera, affiancheranno la sezione del festival dedicata all’arte contemporanea, con una mostra di Mimmo Paladino, autore di 38 tavole appositamente realizzate come commento iconografico al romanzo La luna e i falò.

A Roma invece le Biblioteche cittadine saranno presenti con uno stand sull’Isola Tiberina. Lo spazio non offrirà solo servizi informativi sul sistema bibliotecario della capitale, ma sarà vero quartier generale di un’operazione di sensibilizzazione verso la lettura che, nell’ambito dell’estate romana e della XVI edizione dell’Isola del Cinema, proporrà una serie di incontri dal titolo Cinergie: protagonisti saranno scrittori con l’ossessione del cinema, che con il cinema (suoni, colori, immagini) hanno nutrito il proprio immaginario narrativo.

Per tutto ciò che abbiamo dimenticato ci affidiamo a voi lettori…segnalateci tutti gli eventi interessanti per un luglio pieno di libri!

FOTO/ via fumettidicarta.blogspot.com; http://www.cartasia.itwww.agoramagazine.it; www.marieclaire.it

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Il nome da (non) dare

Post di Chantal Cresta On luglio - 1 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Da Franco Bollo a Pecora Rosa: elenco dei nomi italiani, e non, più curiosi e sorprendenti per scoprire che non c’è limite alla bizzaria

di Chantal Cresta

my name isCome vi chiamate? La domanda non è affatto banale perché il nome possiede chi lo porta – salvo casi eccezionali – dal momento in cui si viene al mondo fino a quello in cui si passa a miglior vita. Un concetto vagamente inquietante se si pensa che spesso, i nomi scelti da genitori poco avveduti, rispondono più alle logiche della stravaganza che a quelli dell’utile quotidianità. Chi scrive sa di che tratta, essendole toccata in sorte la variante di una nota marca di succhi di frutta anzichè un nome comune.

Per qualcuno, però, le cose si complicano ulteriormante se al nome proprio si accompagna il cognome. Vi sono, infatti, alcuni appellativi che se presi singolarmente risultano del tutto innoqui ma, associati al cognome, diventano dei giochi di parole bislacchi, eccessivi e sorprendenti. Sintomo, per altro, di una certa crudeltà genitoriale nei confronti della carne della propria carne. A questo proposito, le Pagine gialle sono una vera miniera di informazioni, al punto che se ne potrebbero fare delle classifiche per generi. Qui, invece, se ne danno solo pochi esempi, con una preghiera per qualche omonimo alla lettura: siate indulgenti è solo un passatempo estivo. Roba da ombrellone. Dopotutto, i nomi bizzarri sono divertenti, se non li danno a noi.

Partendo dalle prime lettere dell’alfabeto si scopre che nel nome di Felice sono state compiute le più meschine atrocità. Si và da Passacantando Felice a Felice Del Bagno, per giungere a Labanca Felice. Nome, quest’ultimo, ben augurante in tempi di crisi economica. Continuando sulla via dei felici, si incontra anche Piscione Felice che in fatto di questioni urinarie deve essere secondo solo a Piscio Costante.

Anche per le signore il nome può diventare una vicenda intricata soprattutto se gli appelativi personali hanno un richiamo mistico-religioso. Santa Fiammante, Casa Santa e Cappella Rosa nella vita devono aver abbracciato la fede o l’ateismo. Molto peggio è toccato a coloro il cui nome comprende allusioni sessuali più o meno velate: Maria Desiderio Vaccarezza dovrebbe considerarsi una donna fortunata a parogone di Poppa Bruna, Benvenuta Vacca e Tetta Libera. Difficile presentarsi al mondo con nomi così. E che dire di Viva Capezzoli? Sembra il titolo di un inno per il gay pride scritto e musicato da Checca Pasquale.

Alcuni nominativi sembrano scelti solo in virtù della pura ilarità che riescono a suscitare. Se tutti conosciamo di nome Guido Avanti e Guido Laratro, meno noti al grande pubblico sono Dolce Eccelso e Gustavo Carota. Maglia Rosa, invece, deve provenire da famiglia di ciclisti professionisti mentre Grande Palma da giardinieri esperti.

Direttamente dal mondo dei cartoon arrivano Bianca Berni e Merendino Giusto, al contrario di Addolorato Addolorato, Bonadonna Bonadonna e Ferro Ferruccio le cui rispettive famiglie non dovevano aver peccato di troppa fantasia.

Cavallo Fortunato e Culotta Fortunata sono fortunati solo nel nome, al contrario di Fallico Illuminato e Pisello Santo a cui è stato auspicato il bene più grande che si possa sperare per un uomo. Chiamare il proprio pargolo Primo Degli Uomini è sicuramente meno azzardato che appellarlo Vito La Morte mentre l’antichità classica deve essere stata la spinta motrice per nomi quali Rito Greco e Medaglia Olimpia.

Anche il mondo dello star system offre non poche sorprese. Se Chanel di Francesco Totti e Ilary Blasi ha ormai fatto il suo ingresso ufficiale tra i nomi “ricercati” da infliggere a ignare neonate, meno lo è il Lourdes Maria scelto dalla cantante Madonna, per la figlia di primo letto. Per fortuna in casa la chiamano Lola. I 3 figli di Denamemi Moore e Bruce Willis, Rumer Glenn, Scout La Rue e Tallulah Belle sarebbero pronti per intreprendere la carriera di rapper. Molto meglio è andata al figlio di Flavio Briatore e Elisabetta Gregoraci, Falco Nathan ovvero “Falco Donato da Dio”. Tutto sommato gradevole a confronto del nome deciso dall’attore Nicholas Cage per il secondo genito, Kal-El. Per chi fosse poco amante di fumetti e derivante cinematografia hollywoodiana, Kal-El era il nome di Superman (alias Clark Kent) quando ancora viveva sul pianeta Krypton.

Alla luce dei fatti sarebbe opportuno dare un’avvertenza ai futuri neo genitori: quando arriverà il momento di dichiarare all’anagrafe il nome del pupo, fate un bel respiro e contate fino a dieci. Guardate gli occhi vitrei del funzionario in attesa e ricordatevi che, forse, è stato lui a registrare i bimbi Pizza Margherita, Croce Rossa e La Veglia Pasquale. Poi, parlate e auguri a tutti.

Foto | via http://fc03.deviantart.net; http://fc03.deviantart.net; http://www.sarata.it

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2 luglio: Palio di Siena multiculturale

Post di Benedetta Rutigliano On giugno - 30 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Dipinto da un artista non cattolico lo storico “Drappellone”

di Benedetta Rutigliano

SIENA – Assegnato al pittore senese di origine libanese Alì Hassoun l’incarico di dipingere il “Drappellone”, il drappo di seta premio per la contrada vincitrice dello storico Palio di Siena.

L’artista dichiara che il dipinto, realizzato per la manifestazione del 2 luglio in onore della Madonna di Provenzano, mostra che “il dialogo tra le culture e le religioni, in particolare tra Cristianesimo e Islam, è possibile”.

Immediate le polemiche del quotidiano leghista La Padania, che titola, in merito alla decisione del Comune di affidare l’incarico ad un musulmano: “Le mani dell’ Islam sul Palio di Siena”. Determinata la risposta del sindaco della città Maurizio Cenni che, denunciando quella che ha definito “un’insensata paura dell’altro”, considera quella della Lega “una polemica inutile che vuole fare solo strumentalizzazioni e che porta con sé aspetti di una cultura che non è la nostra, non è quella di Siena e dei suoi cittadini”.

Con la commissione del dipinto ad un artista islamico si rompe un altro tabù, dopo quello che fino ad un a quarantina di anni fa voleva il “Drappellone” realizzato esclusivamente da artisti senesi. Da quella data in poi molti sono stati i grandi nomi che si sono succeduti in questo compito, sia italiani, tra i quali vanno ricordati Mino Maccari, Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Bruno Caruso, Valerio Adami e Luigi Ontani, che stranieri (Eduardo Arroyo, Jim Dine, Folon e Botero). Fino ad oggi però mai era stata commissionata questa opera ad un artista non cattolico.

Originario di Sidone, arrivato in Italia nel 1982 per fuggire dalla guerra che stava devastando il paese dei cedri, Alì Hassoun ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze per poi laurearsi in Architettura, prima di trasferirsi a Milano. Nei suoi quadri si incontrano due culture diverse, quella d’origine del misticismo islamico e quella d’adozione del cattolicesimo occidentale, che convivono nello spazio perfettamente orchestrato delle sue tele coloratissime.

Il tema centrale del Palio, che anima il dipinto di Hassoun, rappresenta il 750°anniversario della battaglia di Montaperti, combattuta il 4 settembre 1260 tra guelfi fiorentini e ghibellini senesi. Immancabili nell’opera gli emblemi delle 10 contrade partecipanti alla corsa e gli stemmi del Comune di Siena, del sindaco che presiede a quel momento l’amministrazione e dei Terzi (Città, San Martino e Camollia) in cui la città si divide.

Nell’opera di Hassoun i riferimenti storici ci sono tutti, compreso San Giorgio, invocato dai senesi contro i nemici guelfi al momento dell’attacco. Sulla seta primeggia il santo con i lineamenti del pittore (a Montaperti infatti l’esercito senese fu rinforzato da un contingente di arcieri saraceni) e con un’armatura che riflette la luce irradiata dal volto moderno della Madonna, dipinta in alto. A questa figura l’Islam dedica la 19esima sura del Corano. La corona sul capo della Vergine porta tre simboli: la mezzaluna araba, la croce cristiana e la stella di David. Tre segni monoteistici. Tre significati. Un unico messaggio-auspicio: la pace con l’unione dei popoli. In basso il drago dalle sembianze demoniache e trafitto da due frecce. Al posto dell’elmo, il Santo, nato presumibilmente in Cappadocia, l’odierna Turchia, porta una kefiah, leggermente rivisitata, che richiama in maniera esplicita lo stemma della città di Siena. Un altro rimando al mondo islamico è lo sfondo che ricorda le ceramiche dell’Alhambra.

Una commistione di simboli, culture e religioni per promuovere un dialogo tra civiltà diverse mediante un linguaggio che, si augura l’artista, “aiuterà ad uscire dal vicolo cieco della guerra in quanto, nell’Islam, il grande Jihad è quello contro le terrene passioni, contro il male che c’è in ognuno di noi”.

http://cache.boston.com; http://svagoedintorni.com

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Capitale del Limpopo, Polokwane è una terra di leggende. Lussureggiante, magica e affascinante. Lasciatevi incantare

di Chiara Albricci

Non si può nascondere che scrivere questo articolo a pochi giorni dalla cocente sconfitta degli Azzurri, suscita un qualche sussulto di coscienza. Ma tant’è. Polokwane merita certo la visita! Cancellate spiacevoli ricordi scoprendo i segreti che questa città nasconde, lasciatevi conquistare dai suoi abitanti, dalla sua atmosfera accogliente e festosa.

Questa volta si comincia in modo diverso.

Per liberare mente e corpo dai brutti pensieri del mondiale, non c’è di meglio che rifugiarsi in una elegante SPA, tra bagni di vapore, terme romane e spettacolari paesaggi montuosi dell’ Agatha Spa Coach House Hotel o farsi coccolare al centro benessere della Riserva faunistica Witwater o ancora al Garonga Safari Camp. Se siete fortunati potreste capitare al momento giusto al villaggio di Haenertsburg e vivere un’esperienza insolita alla fiera olistica, tra guaritori alternativi, massaggi reiki e riflessologia. (African Wellness Health Spas, Health and Beauty Finder)

Ancora una piccola concessione, questa volta alla gola, per completare l’opera!

Centro regionale della buona tavola, Polokwane vanta ristoranti e locali di grande pregio. Primo fra tutti il Mawetse Fine Dining, con il suo famoso filetto al bacon e i piatti a base di gamberetti. Particolare è invece il barbecue, o meglio il chisa nyama del Thabang Butchery, un ristorante tipico della township di Seshego. La carne si sceglie direttamente alla macelleria annessa al ristorante e il cuoco la cucina per voi. Un altro ristorante consigliato di Seshego è la Lerato’s Tavern, ma anche l’Old Joe’s Bar Lounge e il Basil’s at the Ranch del Ranch Hotel, a 30 km da Polokwane. Caratteristico il Farm Yard Trading Post, insuperabile negli sformati di carne e funghi.

La “terapia d’urto” continua con un po’ di sano shopping! Un’attività rigenerante per signore e non solo. Insuperabile l’artigianato locale del Gemco Arts & Crafts e soprattutto il Savannah Mall dove si trovano articoli in pelle, gioielleria, oro, oggetti d’artigianato e souvenir.

Il centro cittadino ospita negozi, pub, centri commerciali, gallerie d’arte e musei, come il museo d’arte di Polokwane testimone della vita artistica del paese. Vale un salto anche il Museo della fotografia Hugh Exton o  l’Irish House, un edificio di epoca vittoriana. Non mancate di visitare la distilleria del leggendario liquore Amarula o perche no, il maestoso Meropa Casino & Entertainment World.

Riposati e  rifocillati potete ora spendere tutte le energie che avete recuperato sfidando la natura e le sue leggi, gravità compresa! Un volo in ultraleggero, un’arrampicata su roccia nelle montagne della regione del Magoebaskloof, escursioni nella valle incontaminata del Mohalapetsi, discesa a corda doppia, torrentismo (kloofing) o gite nel cuore selvaggio del Limpopo (Limpopo Tourism and Leisure), provincia di cui Polokwane è capitale. (Tzaneen – Adventure Activities). In alternativa si possono percorrere i sentieri dei monti Drakensberg, tra gole, foreste e corsi d’acqua spettacolari, o salire il picco più elevato del Limpopo, Iron Crown, che da il nome all’omonimo pub e sovrasta il villaggio di Haenertsburg, famoso per le cascate e la pesca alle trote. Una passeggiata alla diga Ebenezer e poi al passo Magoebaskloof, tra le strette curve a Tzaneen, fino all’ eucalipto più grande del paese con i suoi 82 m di altezza.

Polokwane, tra Johannesburg e il Parco Kruger, è la terra della leggendaria Regina della Pioggia. Si narra che perfino un guerriero coraggioso come il re zulu Shaka tremava di paura alla sola menzione del nome di Modjadji, la regina che lasciò lo Zimbabwe agli inizi dell’Ottocento portando con  sé la potente ‘magia della pioggia’ che qui al villaggio di Modjadji si stabilì in un lussureggiante bosco di cicadacee e diede inizio a una tribù matriarcale –i Lobedu.

L’area Venda (Limpopo – Venda), a nord-est di Polokwane, nell’area del Soutpansberg, ospita artisti e artigiani, antiche rovine archeologiche ed è permeata di una magica atmosfera mitologica. Da visitare il  lago Fundudzi, luogo di nascita e di creazione, e la sacra foresta di Thathe Vondo, sede degli spiriti ancestrali e dei luoghi di sepoltura reale, protetti da Nathathe, un leone dai poteri soprannaturali.Per scoprire l’artigianato e le leggende di questa tribù, percorrete Ribolla Art Route at Shiluvari Lakeside Lodge, che conduce all’area subtropicale attorno a Makhado. Qui lungo si possono visitare laboratori e assistere a spettacoli di danza tradizionale, acquistare sculture e oggetti intagliati, ceramiche, cesti, recipienti in argilla, ricami e molto altro.

Nei pressi della cittadina di Modjadjiskloof si può ammirare il più grande baobab del mondo: il Sunland Baobab con 6000 anni di età e più di 40 m di circonferenza la cui cavità ospita nientemeno che …un pub! A Mokopane si trovano invece Il Museo Arend Dieperink che illustra la vita dei pionieri Voortrekker e il sito archeologico della valle di Makapan. Affascinanti sono anche le antiche rovine della perdita città dell’oro di Mapungubwe, Patrimonio dell’Umanità, capitale di un regno dell’età del ferro.

Le città di Hoedspruit e Phalaborwa sono il cuore di un’area geografica ricca di riserve faunistiche di alto livello tra cui Klaserie, Thornybush, Kapama, Garonga, ma prima fra tutte il parco nazionale Kruger. La sezione del Limpopo del famoso parco è assai diversa da quella meridionale che fa parte dello Mpumalanga, qui si scoprono baobab, grandi mandrie di bufali e branchi di elefanti ed  è inoltre costellata di tracce di antiche civiltà africane.

I panorami dall’alto di Pekoe View, che domina le piantagioni di tè sono spettacolari e se tra una vista e l’altra avvertire un certo languorino, andate alla Coach House, dove si produce, incredibile ma vero, un famoso torrone!

Un’altra area da visitare è il Waterberg, con il parco nazionale Marakele, i lussuosi lodge o gli accampamenti tendati in riva al fiume come quelli dell’area selvaggia di Lapalala. Nella regione del Waterberg, ha sede il Legend Golf and Safari Resort, raggiungibile solo in elicottero, che vanta la prima 19.ma buca (che vale un milione di dollari) in cima a una montagna. Un Eldorado per i golfisti!

In ultimo l African Ivory Route (o strada dell’avorio africano): un percorso di 200 km che segue i confini con lo Zimbabwe, il Mozambico, il Botswana e include le parti più remote del parco Kruger settentrionale. Una sorpresa ad ogni chilometro!

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Un mondiale dalla testa ai piedi

Post di Natalia On giugno - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Come la moda è in grado di sollevare gli animi dei vinti, e la Coppa dei vincitori!

di Natalia Radicchio

Naomi Campbell testimonial dello scrigno per la Coppa del Mondo

Firenze – E mentre la nazionale italiana chiude le valigie e torna a casa dopo lo sconcertante fallimento ai mondiali di calcio sudafricani, i pronostici in fatto d’economia dovrebbero vedere comunque incrementare le vendite di prodotti d’abbigliamento calcistico, in Italia e nel resto del mondo.

A seguito dell’ultima Coppa del Mondo del 2006 svoltasi sul suolo tedesco, il giro d’affari del settore magliette e calzature da calcio ha fatto registrare un aumento del 13% rispetto al 2005 nei cinque più grandi Paesi europei (Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna), come riporta l’istituto NPD Group di ricerche di mercato.

D’altronde, molto è stato fatto nel prêt-à-porter in nome di questi mondiali, l’interesse degli stilisti per lo sport non è cosa nuova.

Dolce & Gabbana, ad esempio, ha disegnato la divisa formale degli Azzurri con il blu come elemento chiave sia dell’abito ‘Martini’ composto da giacca a due bottoni, sia del trench trapuntato, mentre gli occhiali da sole sono caratterizzati dal tricolore sul battente. Per tutti gli appassionati di calcio, in particolare di quello italiano, ha poi realizzato tute, giubbotti, polo, canotte, pantaloncini e felpe con i colori verde, bianco e rosso. Molto successo ha riscosso la divertente t-shirt, che fa parte della collezione GYM e Underwear, con l’inno di Mameli stampato sul davanti.

La Puma, per la quale l’Africa rappresenta un impegno sportivo di lunga data e costituisce una terra di grandi opportunità, è recentemente entrata nel capitale sociale della Wilderness Holdings, che ha da poco debuttato nelle borse del Botswana e di Johannesburg.

Il brand del felino, che il 28 e 29 maggio scorsi ha firmato le maglie dei giocatori africani per l’evento-raccolta fondi “Africa Unity Experience”, una partita seguita da un concerto, vanta l’equipaggiamento di 7 squadre in Africa del Sud, tra cui quella dei nostri ex-campioni del mondo.

A Pitti Immagine Uomo, salone di riferimento leader per tradizione e qualità nel settore della moda maschile che lo scorso 18 giugno ha chiuso la sua 78esima edizione con 19.200 compratori (una crescita del 6,5% rispetto all’edizione di giugno 2009), molti stilisti si sono ispirati proprio all’evento più risonante del momento. Dalle giacche doppiopetto del giovane Lapo Elkann per Italia Independent in tessuto tricolore ispirato alla bandiera italiana, alle tute chic di Simona Ventura che hanno come tema comune proprio il calcio.

«E’ una dedica ai Mondiali e alle squadre più amate d’Italia». Così Simona Ventura ha presentato la nuova collezione di tute da lei firmata, ispirata alle squadre del campionato italiano di calcio, durante un evento presso lo stand “Star Chic” del Pitti Uomo che ha visto tra le indossatrici Elena Santarelli, Chiara Tortorella e Cristina De Pin.

«Star Chic è iniziato come gioco, ma sta diventando un mestiere! Tutto è nato anni fa per essere comoda e in ordine tutti i giorni, anche quando sto con i bambini. Era una mia necessità, una necessità di amor proprio», ha spiegato la Ventura che per l’occasione indossava la tuta dedicata alla Nazionale.

Simona Ventura presenta le tute del campionato

Insomma praticità ed eleganza, come la mise che rivestirà la Coppa del Mondo 2010.

Ebbene si, il tanto agognato trofeo ora ha uno scrigno appositamente studiato e firmato Louis Vuitton, che realizzerà il pregiato oggetto nel suo storico atelier di Asnières nel tempo record di un mese e mezzo. Presentato a Parigi da dove partirà per Johannesburg, ha avuto come madrina d’eccezione la top model Naomi Campbell.

Il prezioso trofeo, in cui due atleti stilizzati che sorreggono il mondo rappresentano l’esultanza e la grandezza dell’atleta nel momento della vittoria, non viaggerà più in un’anonima scatola di ferro ma in un bauletto rettangolare decorato con il classico monogramma LV, che si apre su un lato e dall’alto, e ha una maniglia rinforzata per trasportare i 6 chili e 175 grammi d’oro 18 carati del trofeo.

Che dire, speriamo che premi la squadra migliore, risollevando gli animi e l’economia!

Foto via:

http://it.fashionmag.com/news-107924-Pitti-Simona-Ventura-lancia-le-tute-chic-ispirate-al-calcio

http://www.raisport.rai.it/dl/raisport/Articoli/ContentItem-64538acd-03af-4de3-83dd-268dfc62ebd6.html

http://www.stylosophy.it

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