Sunday, February 5, 2012

Pietro de Silva, personalità poliedrica con alle spalle una carriera trentennale spesa tra set cinematografici, palcoscenici e set televisivi, è da molti ricordato soprattutto per la sua interpretazione a fianco di Roberto Benigni ne La Vita è bella nel ruolo di Bartolomeo, uno dei tanti sfortunati soggetti coinvolti, assieme al personaggio protagonista interpretato dallo stesso Benigni, nella tragedia dei campi di concentramento.

Richiamando il solo nome, probabilmente, la mente dell’interlocutore non scatterà immediatamente per richiamare a sé il relativo volto, elemento che invece, se sottoposto ad interrogazione visiva, suscita inevitabilmente un certo intuito, stimolazione di certo incentivata dal suo aver preso parte a in numerosissimi film di spessore come, ad esempio, Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart, Non ti muovere di Sergio Castellitto, L’ora di religione di Marco Bellocchio o Nessuno mi può giudicare di Massimo Bruno.

Molto folto anche il suo curriculum televisivo, testimonianza di un costante impegno (sempre denso di carisma, risolutezza e spontaneità) anche in fiction di successo come Padre Pio – tra Cielo e Terra, Don Matteo, Boris, Il capo dei capi o I liceali.

 

 

L’ultimo lavoro di de Silva è ugualmente un misto tra commedia e impegno civile, anche se la tematica e lo stile sono molto diversi da quelli della pellicola di Benigni. L’era Legale di Enrico Caria vede Pietro vestire i panni di uno strampalato investigatore privato che tenta, con gadget da 007 e simpatia nostrana, di dare una mano all’altrettanto improbabile sindaco di Napoli, Nicolino Amore, interpretato da Patrizio Rispo.

Abbiamo approfittato dell’uscita di questa pellicola per fare quattro chiacchiere proprio con Pietro de Silva.

L’era Legale è un film che sicuramente farà discutere e pensare molto. Un film atipico, una pellicola che affronta tematiche estremamente serie senza per questo essere per forza seriosa. Com’è nato il suo coinvolgimento in questo progetto?

«Avevo già collaborato come attore insieme a Enrico Caria diversi anni fa nel film Blek Giek. Lui mi richiese un paio di anni orsono la partecipazione a questo progetto, io ho aderito con grande entusiasmo, sia per la tematica di grande spessore, sia per il metodo di lavoro del regista che collima perfettamente con il mio; abbiamo la stessa visione sia rispetto alle tematiche proposte che al metodo di realizzazione, fatto di grande complicità, ironia e sopratutto entusiasmo».

La caratterizzazione del suo personaggio: quanto era presente nella sceneggiatura e quanto ha aggiunto di suo?

«Tutto era già scritto ma Caria è per tipologia registica insita nel suo DNA,sempre disponibile a cambiamenti ed invenzioni ex novo maturate nel clima gioioso del set. Ama gli attori propositivi ed in me ha trovato un amico che si presta a proporre spunti sempre diversi per arricchire sia la storia che il personaggio».

L’era legale, grazie a una sapiente opera di montaggio, mescola vero e finzione. Non crede che questa mescolanza possa rischiare di confondere lo spettatore?

«No, perché il presupposto è dichiarato in partenza e anche lo spettatore meno smaliziato, si presta fin dalle prime sequenze a questa commistione realtà-finzione, che poi rappresenta il punto di forza dell’intera operazione».

Nel film viene rappresentata una Napoli molto diversa da quella odierna. Secondo lei, un simile cambiamento è possibile? Se si, ne vede già l’inizio?

«Con l’avvento di De Magistris già si sente una salutare ventata di rinnovamento. Inutile dire che il retaggio di precedenti amministrazioni colluse in parte con la malavita, il degrado delle istituzioni preposte alla salvaguardia del territorio e lo strapotere di organizzazioni criminali che paralizzano e ostacolano costantemente il tentativi di apportare miglioramenti, rappresentano un eredità devastante contro la quale comunque bisogna avere a che fare.

Sono fiducioso e vedo per Napoli e per i Napoletani un nuovo rinascimento, graduale e costante, dovuto soprattutto alla grande energia e forza di volontà della parte sana del paese…o almeno lo spero. Qualche spiraglio è già’ all’orizzonte. Evidentemente finché non ci si sbarazza definitivamente della casta di chi ha permesso lo scempio della città nel corso dei decenni precedenti, tutto ciò resta una mera illusione».

                                                                                                                                                                                              Davide Schiano di Coscia

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