Thursday, July 29, 2010

Tecnologia made in Italy e suggestioni sceniche finiscono per soffocare la suggestiva immagine del titolo. La volontà di stupire lo spettatore prende il sopravvento sul risultato teatrale complessivo. E quei sottotitoli…

di Francesco Guarino

La copertina della brochure di presentazione

NAPOLI – Difficile non restare destabilizzati sin dall’ingresso in platea: cosa ci fa sul palco un maxischermo che occupa l’intera larghezza del proscenio? Va bene che la compagnia si chiama TeatroCinema, ma sicuramente un enorme telo al centro del palco, col sipario già aperto, non è ciò che ci si aspetta varcando la soglia di un teatro. L’interrogativo continua osservando la zona del service, nella quale, accanto al canonico mega-mixer, è allineata una vera e propria batteria da fuoco tecnologica: un paio di Mac, altrettanti notebook, un enorme proiettore. La risposta alle curiosità non tarderà a venire.

Il regista Juan Carlos Zagal ha un grosso debito di riconoscenza artistica nei confronti dell’Italia, e lo salda regalando le “prime” della sua trilogia al Napoli Teatro Festival: Sin sangre, primo atto del triplice progetto teatrale pentaprodotto (Belgio, Cile, Francia, Italia e Scozia) portato in scena nel 2008, attingeva infatti a piene mani dal meraviglioso Senza sangue di Alessandro Baricco. L’uomo che dava da bere alle farfalle è invece il secondo tempo di un viaggio tripartito, che si configura come un unico, complesso percorso di liberazione dai vincoli terreni. La ricerca delle infinite possibilità della mente è infatti il fulcro attorno al quale ruota l’intera trilogia della compagnia cilena, e il risultato finale scenico è già di per sé il primo mirabile approdo: un linguaggio teatrale unico, che fonde le arti del teatro, le tecniche del cinema e le suggestioni della musica.

TRA TEATRO E CINEMA - La messa in scena destabilizza lo spettatore per una buona parte del tempo, prima che l’artificio si sveli autonomamente: gli schermi sul palco sono infatti due, non uno, e nello spazio tra di essi si muovono gli attori, che – quando presenti in scena e non sostituiti integralmente da una proiezione tout court – si inseriscono alla perfezione negli sfondi digitali. Nessuna scenografia e allo stesso tempo tutte le scenografie possibili: il proiettore dal fondo della sala restituisce alle spalle dei protagonisti ora un vicolo buio, ora lo studio di un regista, ora un castello medievale. Il processo di post-produzione elettronica è italiano che più italiano non si può: sono infatti gli esperti del Centro di Produzione Rai di Napoli a prendersi cura della manipolazione ad alta definizione degli spazi cinematografico-teatrali.

L’uomo che dà da bere alle farfalle è Filippo, un vecchio in prossimità della morte che raggiunge una consapevolezza importante: c’è un momento nell’arco della vita in cui si apre dinanzi a noi uno spiraglio, che consente di passare da uno stato di coscienza limitata ad un altro di libertà assoluta. Filippo approda al suo climax vitale grazie al rituale trasmessogli dall’unico sopravvissuto di una tribù estinta e dimenticata: il dare da bere alle farfalle appena uscite dalla crisalide. L’immagine è pregna di suggestioni e la realizzazione scenica del volo delle farfalle è forse il tocco più bello e delicato dell’intero lavoro, grazie alla proiezione degli insetti sul primo schermo e non sul secondo, in modo da dar vita ad un effetto tridimensionale di superba leggerezza, senza bisogno di ricorrere agli odiosi occhialini da sala cinematografica. La storia di Filippo, tuttavia, resta emarginata all’interno di un plot eccessivamente frammentato, che si rivela man mano essere poco teatrale e troppo cinematografico: un regista alla ricerca del finale per il suo imbarazzante film, una ragazza abbandonata tragicamente in punto di morte, due attori e le loro carriere agli sgoccioli. Lo spazio teatrale si rivela è un padrone di casa troppo accondiscendente alle richieste e finisce per essere soppiantato dalle pretese cinematografiche. Una volta svanito il nocciolo della sorpresa e dell’ammirazione per le scelte tecniche, resta infatti ben poca polpa recitativa da addentare.

MALEDETTI SOTTOTITOLI – Pecca fastidiosa e ancora più grave, visto il massiccio impianto tecnologico dello spettacolo, si rivela essere la difficoltà con la quale i sottotitoli proiettati sul maxischermo (la recitazione è in spagnolo) seguono in tempo reale gli attori: la traduzione simultanea a volte rimane piantata, costringendo gli spettatori a ricorrere alla ben nota assonanza tra spagnolo e napoletano per non perdere il filo della narrazione; a volte corre invece troppo, svelando dialoghi e situazioni che si presenteranno davanti agli occhi solo di lì a qualche secondo. Ne risulta che, tolta la suggestione dell’impianto multimediale e la incommensurabile bravura degli attori a relazionarsi con uno spazio scenico quasi completamente digitale, il risultato finale lascia un po’ di amaro in bocca, per l’aver destinato a comprimaria un’immagine – quella dell’uomo che abbevera la propria sete di conoscenza come una farfalla sugge i primi sorsi d’acqua appena uscita dalla crisalide – che meritava forse uno sviluppo diverso da parte di Zagal. Se il teatro ospita il cinema, non può farsi spingere giù dal palco dalla macchina da presa.

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Strepitoso successo dello spettacolo musicale de “i Pulcinella” al teatro Il Piccolo di Napoli. Musiche e scenette fanno vivere momenti di allegria e sperare nel risveglio delle coscienze cittadine

di  Brasil

Enzo Punzolo e Vittorio Rispoli

Si é conclusa mercoledì la rassegna teatrale al teatro “Il Piccolo” di Napoli con l’ennesima replica di “Canta pé Napule”, uno spettacolo che ha riscosso un grande successo di critica ma soprattutto di pubblico. La regia, attenta, amorevole e paziente, é di Lello Napoli che ha contribuito con la sua voce a dare anima allo spettacolo. Una vera “passeggiata” nel tempo che solo la musica e le canzoni napoletane riescono a trasmettere e che ha trovato una giusta interpretazione nella direzione del maestro Ciro Cascino.
Renata Ortiz ha condotto con eleganza e professionalità tutto lo spettacolo che si é alternato a scenette balletti e canzoni. Un cast numerosissimo, circa 60 persone, si é avvalso anche della partecipazione di alcuni bambini e di una giovanissima interprete, Annalaura Peres di soli 8 mesi. Il corpo di ballo, diretto da Norberto Aiello, ha saputo creare atmosfere di vera gioia. Bellissimi anche i costumi d’epoca di Susi Garofalo.

Lo spettacolo ha regalato anche scene di commozione, grazie all’intervento dei “Vattienti”, devoti della Madonna dell’Arco, del viale Traiano 253, che con i loro stendardi si sono esibiti in un rituale antico di devozione alla madonna. Non sono certamente mancati momenti di vera ilarità, scenette come La portiera, Le tre chantose, Le due commare, Prezzetella la semmentara e il monologo di Fifina la parigina che sono state interpretate dalle bravissime attrici Flora Tavassi, Silvana Brandi, Lina Mondò, Antonella Calvi, Maria Russo, Renata Ortiz e Rossella Oara. Spettacolari le voci di Pasquale Pirolli e Lina Marino che hanno superbamente interpretato O’ paese do sole e Catari. Meritevoli di nota Peppe Costa, Vittorio Rispoli, Peppe Livatino, l’ecclettico Enzo Punzolo, la bella e brava Nunzia Schiappapietra e le caratterizzazioni delle attrici Rosaria De Vito e Raffaella Viola, vere maestre d’arte. E poi ancora… Antonio Mazza, Sabrina Coscione e Carlo Trematerra preziosissimi direttori di scena e insostituibili attori – cantanti.
Ma la vera chicca dello spettacolo é stata “La posteggia” con i maestri Michele Bevilacqua, Gianni Pignalosa e Angelo Coraggio.

La Compagnia de “I Pulcinella”

Insomma un omaggio dovuto alla città di Napoli. Un gesto d’amore per una città che annega nei luoghi comuni e che continua a farsi del male permettendo alla malavita di seminare “spazzatura”. Ma quella spazzatura non trova discariche ne termovalorizzatori perché si annida nella mente, nella realtà senza sbocchi. Per questo, accomunati da un immenso, infinito amore, la compagnia de “i Pulcinella” veri professionisti amatoriali, ha voluto” accarezzare” questa Napoli dimenticata, piena di contraddizioni ma viva, che nasconde dietro un’apparente indolenza la speranza di ritornare ad essere una capitale di cultura e di civiltà.

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Riparte dal Colosseo Nuovo Teatro di Roma la tournèe de “La morte della bellezza”, voci in concerto per Giuseppe Patroni Griffi con la regia di Nadia Baldi, in scena dal 23 marzo al 1 aprile

di Gianluca Guarino

Locandina

Ruggero Cappuccio e Teatro Segreto presentano La morte della bellezza, romanzo di Giuseppe Patroni Griffi che, nell’allestimento scenico di Nadia Baldi, sarà accompagnato da clarinetto, piano, contrabbasso e percussioni insieme alle voci dei giovani protagonisti, alle prese con i primi rivelamenti sessuali della loro ancora acerba esistenza.

«Napoli laggiù bruciava, e Lilandt a nuoto nel mare dei ricordi, giaceva sul suo letto, vestito- non era troppo giovane per rifugiarsi in un passato e un passato ovviamente recente? [...] Strinse le palpebre, vide le scogliere ardere in un mare rosso e giallo di lingue di fuoco, i pesci galleggiare, con occhi cotti, bianchi, che pendavano sulle branchie arrostite, le squame carbonizzate, le spiagge di brace sfavillante ridurre le barche tirate a secco in tizzoni, mentre dalla distesa liquida in ebollizione, alghe, lattughe, si ergevano contorcendosi, anime del purgatorio in pena.»

La Napoli dei bombardamenti della Seconda Guerra è lo scenario dove Patroni Griffi invita ad assistere ad una delle tante possibili storie di uno scorcio di Storia pietoso e drammatico. Il protagonista è Eugenio,16 anni: una natura sessuale da scoprire ed un’educazione sentimentale da ricevere. La scoperta dell’omosessualità avverrà grazie al gioco di seduzione che lo legherà al giovane tedesco Lilandt: prima lo rifiuta e poi si getta ardentemente in una relazione amorosa.

L’insolita schiettezza della relazione omosessuale dei due protagonisti, le appassionate ed assai esplicite scene erotiche hanno reso questo romanzo una lettura molto in voga fra lettori gay, specie fra i più giovani, che amano riconoscersi nei tormenti e nelle agonie adolescenziali dei protagonisti. Tuttavia è permesso sognare, magari approfittando dei lussuriosi slanci e dei risvolti più dichiaratamente erotici della vicenda.

Nadia Baldi

Nell’adattamento di Nadia Baldi, l’unica scenografia possibile s’affaccia al pubblico vestita di cinque leggii animati dalle voci morbide e graffianti che illuminano il palcoscenico. Al soggetto dichiarato in prima battuta, “Com’era bella Napoli quaranta anni fa”, s’affianca l’omosessualità che Patroni Griffi narra con cenni insoliti e coraggiosi.
La regia ha deciso di mantenere e rispettare lo stile dell’autore con una “semplice complessità che consente al testo di scorrere veloce e rapido senza smarrire la consistenza delle sue immagini”, come si legge nelle note. La performance verbale è accompagnata e sostenuta da brani musicali che piombano in scena e s’adattano alla fotografia di una Napoli in bilico tra farsa e realtà.
L’accompagnamento musicale è affidato alle note di Massimo Sacchi al clarinetto, Dario Zeno al pianoforte, Marco Di Palo al violoncello, Carla Tutino al contrabbasso e Gianni Sorvillo alle percussioni.

La regia fornisce ulteriori chiavi di lettura: “la mimesi linguistica, presentata con la grazia e l’ironia dalle cinque protagoniste, celebra la consacrazione, da parte di Eugenio e Lilandt, dei sensi del corpo, della voluttà di un amore tormentato, negato e poi bramato. “Ebbe la sensazione che tutta quanta la sua vita, con la rapidità di una fisarmonica che si chiude, si concentrasse per arrivare a questo momento”.

Roma – COLOSSEO NUOVO TEATRO
23, 24, 25, 26, 27, 30, 31 marzo e 1 aprile alle ore 21.00
domenica 28 marzo ore 17.30

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“Disney On Ice”…la favola continua

Post di Fabrizio Giona On febbraio - 26 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Le fiabe Disney sul ghiaccio: “Una vacanza per tutta la famiglia”

di Fabrizio Giona

Una scena dello spettacolo

Tornano in teatro i personaggi Disney, in un’incredibile avventura verso nuove e splendide destinazioni. È “Disney On Ice! Topolino e Minnie nel Magico Viaggio”, da marzo di nuovo in Italia per il tour 2010.

Nel nuovo appuntamento e mega produzione Disney On Ice, Topolino e Minni condurranno grandi e piccini verso quattro celebri mondi incantati. In compagnia dei tanti personaggi Disney, infatti, il pubblico verrà proiettato nel “magico viaggio” verso l’incantevole regno marino di Ariel e Sebastian, passando dall’avventurosa giungla delle terre africane di Simba e Nala all’esotico scenario hawaiano di Lilo e Stitch, fino ad arrivare alla suggestiva Londra di Peter Pan e Trilli.

«È uno spettacolo fantastico e una vera vacanza per tutta la famiglia concentrata in una sola notte», spiega il produttore Kenneth Feld, un viaggio dove la musica e la magia, protagoniste di ogni scena, allieteranno i cuori degli spettatori lasciandoli a bocca aperta. Per il regista Jerry Bilik, «Questo spettacolo non è solo un viaggio tra le più celebri fiabe Disney, ma è un’avventura piena di emozioni» e aggiunge «Dalle simpatiche gag di Sebastian, Simba e Stitch alle avventure sospese di Peter Pan, il pubblico conoscerà emozioni vere, puro divertimento e profonda amicizia».

Lo spettacolo “Disney On Ice! Topolino e Minni nel Magico Viaggio”, prodotto da “Feld Entertainment” e presentato in Italia da “Applauso”, vanta un cast internazionale di pattinatori iridati, una coreografia entusiasmante e una colonna sonora ricca di brani Disney famosi e classici del rock&roll, per allietare tutta la famiglia. Così tra le sfrenate danze e i numeri classici del pattinaggio artistico del coreografo Cindy Stuart e le affascinanti scenografie sul ghiaccio di Robert Smith, il divertimento è garantito e il successo assicurato, come fanno ben sperare i grandi consensi riscossi per i precedenti spettacoli “Disney On Ice – 100 Anni di magia Disney” e “Disney On Ice – Principesse”.

.….la favola continua!

 

Milano – Palasharp, dal 4 al 7 Marzo 2010

Napoli – Teatro Palapartenope, dal 10 al 14 Marzo 2010

Roma – Palalottomatica, dal 24 al 28 Marzo 2010

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Hell…un’altra storia del moro di Venezia

Post di jun-loo On febbraio - 19 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Dal 16 al 21 febbraio in scena alla Galleria Toledo di Napoli l’ultimo lavoro di Francesco Giuffrè e Riccardo Scarafoni, tratto dall’Otello di William Shakespeare

di Gianluca Guarino

Foto di scena. "Hell...un'altra storia del moro di Venezia"

NAPOLI – Continua il percorso sul diverso iniziato da Francesco Giuffrè con Profumo e proseguito con Cuore di cane. Adesso è la volta di un classico. Nella piece, Otello è si un diverso ma la sua alterità stavolta non riguarda il colore della pelle: qui il moro non è più moro ma semplicemente un vecchio barbuto, debole e stanco. Ed innamorato di una fanciulla, quasi con la consapevole e bruciante ridicolezza di un Pantalone invaghito d’una qualsiasi ragazzina.

La parziale riscrittura del testo ci porta oltre lo scenario immaginato da Mastro Shakespeare: la vicenda si sviluppa in un rifugio sotterraneo dove il vecchio generale ha deciso di proseguire il suo idillio amoroso con la ragazzina Desdemona, in un luogo distante dalla guerra. E’ accompagnato dal perfido Jago e dall’inconsapevole Cassio.  Dall’esterno provengono solo i rumori della  guerra, delle esplosioni, della barbarie: il mondo illusorio che vagheggia il comandante è destinato a fallire di fronte alla realtà della distruzione, filtrata attraverso un piccolo foro sopra la sua testa, al di sotto del soffitto. E Iago è l’immoralità che s’insinua attraverso il desiderio di sopraffazione dell’uomo, nell’illusorio sogno del vecchio.

Il codice di rivisitazione adoperato non tradisce il classico, lo rinnova ampliando il concetto della diversità e di riflesso sollecita il reazionario sussulto della morale: il vecchio e la sua passione per la giovane Desdemona sono indegni, osceni, turpi (forse come la sua illusoria pretesa di serenità nonostante tutto, nonostante la malvagità di dentro e quella di fuori).

Il linguaggio scenico segue un certo criterio di verticalità: la fessura dalla quale si ode la guerra fa penetrare una luce intensa, che si scarica sul suolo circondato dal buio. Una sorta di ambizione. Varie corde pendono dall’alto, alle quali sono attaccate giubbe che diventano oggetti scenici vivi: si trasformano nelle voci che infestano la coscienza del vecchio appena caduto nella rete tessuta da Iago. Lo sommergono di dubbi, lo aggrediscono mostrandogli tutta la sua debolezza, lo annientano attraverso un devastante bombardamento al suo onore, al suo nome (come suggerisce il perfido Iago). Oscillando dileggiano e volteggiando nell’aria stendono il poveraccio come se fossero pesanti pendoli in una cassa non più adatta a contenerli. Addirittura l’iper-eccitazione sensoriale ed emozionale a cui è sottomesso gli procura le visioni del presunto misfatto in un’atmosfera onirica e beffarda.

Lo strisciante ed infido Iago è tratteggiato sulla fisionomia di Himmler, capo delle SS ed anche lui, a suo buontempo, alle prese con i vagheggiamenti e le assurde manie di gloria del suo Fuhrer. Ma è solo un’impressione…Resta comunque una delle interpretazioni più convincenti. D’altro canto è lui il deus ex della vicenda.

Il ricco programma artistico di Galleria Toledo proseguirà nel mese di febbraio con 12 baci sulla bocca, di Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro, grazie all’impegno ed al sostegno di personalità come Laura Angiulli e Rosario Squillace da tempo protagonisti della scena d’innovazione napoletana, alle quali si aggiunge la moderna ed essenziale sobrietà delle grafiche di Francesco Armitti. Il mix è vincente.

Per info: Galleria Toledo – Teatro Stabile d’innovazione – Napoli

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Giulio Cavalli: la bellezza dell’impegno

Post di Landolfi On gennaio - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Ed ecco a voi il saltimbanco della modernità

di Claudia Landolfi

Teatrante, attore, regista, scrittore. Sono tante e sempre limitate le definizioni che possono circondare la figura di Giulio Cavalli. Nella sua vita sembra quasi esserci un connubio totale con la parte artistica, e non si parla di una coerenza etica che si traspone nelle sue opere ma quasi di una missione, una strada intrapresa dalla quale probabilmente non si può fare ritorno. Sul palco, prima ancora di presentare un attore,  presta il suo volto e le sue idee.

Per questo gli chiediamo se crede che questo percorso, nel suo caso, sia davvero inscindibile e lui ci risponde, con massima chiarezza, che non può esistere, nel suo lavoro costante, una scissione tra il personaggio che sale sul palco e la persona che ogni giorno porta avanti una battaglia che si chiama “onestà prima di tutto”. È onestà e coerenza il lavoro quotidiano che in primis impegna il suo mestiere. Un percorso lungo e difficile che non può essere insegnato né appreso da maestri o uffici ufficiali. Questo è il percorso di una vita che si trasmette e si riceve ogni giorno dalla strada, nello scenario che fa da sfondo a questa Italia e non solo.

Ecco da dove proviene il teatro di Giulio Cavalli, il suo spirito nel raccontare e risvegliare le vicende che ci circondano. E come lui stesso dice : “Io non ho mai studiato recitazione, il mio mestiere non è quello dell’attore e di certo non è questo che sto inseguendo” . Proprio in quest’ottica dobbiamo cogliere il volto della scena: un palcoscenico come mezzo o come piazza per continuare a raccontare realtà e fatti che si incontrano in un’unica voce.

Più volte definito “Teatro civile”, Cavalli insiste come non sia nella forma ma nei contenuti che si sceglie il proprio posto. Se si vogliono utilizzare definizioni allora meglio quella di “Teatro partigiano”, e non perché si scelga uno schieramento ma perché ci si schiera, si sceglie d’essere e la parola, allora, diventa azione.

Non ci stupisce, quindi, la reazione forte e le intimidazioni provenienti dal mondo mafioso arrivate dopo la messa in scena del suo spettacolo Do Ut Des, riti e conviti mafiosi, debuttato nel maggio del 2008. Se la parola scavalca la narrazione ed esce dai giochi romanzeschi allora anche il teatro può diventare un luogo di minaccia; e Giulio Cavalli risulta essere il primo artista posto sotto scorta a seguito delle intimidazioni ricevute a fronte del suo spettacolo.

Ma è questa “la bellezza dell’impegno”. Un tutt’uno sulla scena e nella vita, senza mai rinunciare alla propria integrità e coerenza, anche quando la prepotenza prova a mettere silenzio e a bendare gli occhi. Siamo lontani dal teatro d’intrattenimento, dai trucchi di scena e dallo spettacolo del fuoco d’artificio.

Oltre al teatro Giulio Cavalli prosegue il suo lavoro d’informazione e denuncia tramite un programma d’emittente radio, Radio Mafiopoli.  Ma la novità più forte e di poco recente è la scelta della candidatura alle elezioni regionali in Lombardia, nelle province di Milano e Varese. Perché “se la bellezza dell’impegno non è un concetto teorico o una frase ad uso della stampa o delle televisioni” – come scrive lo stesso Giulio Cavalli- è giusto, allora, trasformare la teoria nei fatti.

“La politica è il mezzo con cui si può creare un cambiamento reale e profondo. La politica è la possibilità di elevare la qualità di vita di tutti, è la possibilità di creare una solidarietà che non compare solo per le emergenze ma è costante come l’avvicendarsi delle stagioni. Può essere vista come impopolare la candidatura? Può essere vista come contaminazione o addirittura corrosione di una mia integrità artistica ed esistenziale? Bene, che lo sia”. (Giulio Cavalli, www.giuliocavalli.net)



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Al “MAXXI” di Roma presentato il sesto rapporto annuale: ad una crescente spesa pubblica legata ai consumi per l’erudizione non corrispondono adeguati investimenti per il futuro

di Adriano Ferrarato

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Visita guidata in un museo

La cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare; facile da governare, ma impossibile a ridursi in schiavitù”: questo aforisma di Henry Brougham, illuminista del 1800, sottolinea l’importanza che la conoscenza culturale riveste all’interno delle società. E in un anno, questo 2009 che sta giungendo al termine, è bello sapere che anche in Italia questo valore tiene duro in barba alla crisi economica, presentando perfino buoni segnali di crescita.

E’ il sesto rapporto annuale pubblicato da Federculture, la massima associazione nazionale costituita da soggetti pubblici e privati che gestiscono attività culturali e relative al tempo libero degli italiani, a dimostrare la primaria importanza proprio di quest’ultime. Da più di dieci anni infatti nel nostro Paese si assiste ad una costante crescita della spesa pubblica legata ai vari settori d’intrattenimento per l’erudizione.

Non è una caso allora che la presentazione di questi dati sia stata tenuta al “MAXXI” di Roma, la nuova e avveniristica galleria dedicata all’ arte moderna recentemente inaugurata nella Capitale, un edificio che coniuga perfettamente in sé stile e attualità in una struttura davvero imponente. Proprio le visite nei musei a tal proposito hanno subito un significativo aumento dell’1 % da parte dei turisti rispetto alla frequenza dello scorso anno.

Una crescita di ottima portata è stata anche quella del settore musicale: rispetto al 2008 infatti, il pubblico dei concerti è cresciuto del 3 %.

Un concerto

Un concerto

 Per non parlare del teatro, il vero trionfatore con una forte impennata del 4 %: tutto ad indicare un costante trend di crescita positivo sul fatto che, in quanto a tradizione e  sapienza, gli italiani si danno molto da fare per diffonderle ed ammirarle.

Gli effetti della crisi consumistica non hanno nemmeno indebolito il cosiddetto “turismo culturale” del nostro Paese, riguardante tutte le tipologie di viaggio per visitare città famose e mete archeologiche. Nonostante in Europa si stia infatti assistendo ad una generale regressione (tra il 7-8 per cento dell’intera popolazione comunitaria) legata a questo tipo di attività economica, il nostro “Stivale” tiene duro con un 63 % di turisti e acquisti relativi ai prodotti del sapere nostrano.

Ma da questi dati così positivi emerge anche una triste verità, su cui Federculture ha immediatamente dato l’allarme: in Italia non si sta per nulla investendo, nonostante questo enorme patrimonio. Il rischio di non essere più competitivi rispetto ad altri paesi europei è enorme e assolutamente da non sottovalutare.

Una via da seguire c’è, utilizzando come traino la bellezza delle nostre città, la loro ricchezza, l’industria creativa e artigianale,  rivalutate con un piano adeguato di riforme istituzionali. Le statistiche lo dicono con chiarezza: nella classifica mondiale di competitività internazionale, ci troviamo solamente al 48° posto. Davvero poco per una nazione la cui tradizione storica e artistica è forte e diffusa in tutto il mondo.

Ed è per questo che bisogna correre immediatamente ai ripari: altrimenti presto sarà la televisione a sostituire le nostre meraviglie ammirate in tutto il globo terrestre. E sarebbe davvero un danno irrecuperabile.

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We will rock you. Una chitarra vi seppellirà

Post di ChiaraC On dicembre - 14 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

La versione italiana dello show basato sui successi dei Queen coinvolge ed emoziona. Grazie a un ottimo cast. E all’immortalità di ventiquattro splendide canzoni

di Chiara Collivignarelli

http://blogs.nlb.gov.sg/epcl/wp-content/uploads/2008/03/we-will-rock-you.jpg

Siamo nell’anno 2300. Sul pianeta una volta chiamato Terra spadroneggia il pensiero unico. Qualsiasi forma di creatività e di espressione artistica viene messa a tacere dalla potente multinazionale Globalsoft, capeggiata dalla terribile Killer Queen. Il rock e gli strumenti musicali sono vietati. La musica viene programmata al computer ed è ascoltabile solo tramite internet. È il mondo ga-ga, dominato dalla realtà virtuale, dove chi prova a ribellarsi viene rinchiuso e la sua mente “resettata”. Nella testa di Galileo Figaro, però, risuonano in continuazione parole e testi ai quali il ragazzo non sa dare un senso: l’unica cosa che sa è di volere essere libero (i want to break free). Insieme a un’altra giovane e combattiva ribelle, Scaramouche, e con l’aiuto dei Bohemians, straordinario gruppo di resistenti che si nasconde nel sottosuolo e che ha rimesso insieme pezzi di un passato remoto in cui la musica veniva suonata e scritta dalle persone (in un’antica lingua morta, l’inglese), scoprirà di essere destinato a ritrovare l’ultimo strumento musicale presente sul pianeta, futuristica spada nella roccia sepolta nella leggendaria living rock. Per riportare in vita la musica vera.

Prodotto da Brian May e Roger Taylor con Ben Elton, We will rock you – da sette anni sold out nei teatri di Londra e in Italia dalla settimana scorsa – mette in scena tutta la forza dirompente e liberatoria del rock attraverso i più grandi successi dei Queen. Da Radio Ga Ga a Under pressure, da Who wants to live forever fino alla meravigliosa Bohemian Rhapsody, filo conduttore di tutta la trama. Interpretate magistralmente da un cast di giovani talenti (quasi) perfettamente rodato che – sotto la guida del regista Maurizio Colombi – porta a termine l’impegnativa impresa di ridare vita allo spirito e alla voce perduta troppo presto di Freddie Mercury, di cui il personaggio di Galileo rappresenta l’ideale reincarnazione.

In un vortice di scenografie spettacolari e melodie inconfondibili, lo spettacolo riesce a essere emozionante e coinvolgente – nel modo unico in cui lo sono le canzoni della band inglese – e, al contempo, decisamente divertente e leggero nel senso autentico del termine, nonostante qualche giustificabile caduta di tono nelle parti recitate. Il testo parlato è denso di citazioni e riferimenti alla canzone nostrana così come i nomi dei Bohemians, estrapolati dagli antichi reperti (ritagli di riviste e scampoli di manifesti pubblicitari) di cui sono i custodi. Indimenticabile, oltre ai due protagonisti, la coppia a capo dei ribelli Brit e Ozzy, che richiamano con nessun’altra analogia i nomi di Britney Spears e Ozzy Osborne. Particolarmente riusciti i numeri corali e i duetti tra Killer Queen e il suo scagnozzo Khashoggi, oltre alla chiusura da standing ovation con We will rock you e Bohemian Rhapsody. Una nota di merito alla band dal vivo, macchina perfetta e imprescindibile che sorregge l’intero show. Il musical, in scena a Milano all’Allianz teatro fino al 10 gennaio, farà poi tappa anche a Trieste, Bologna e Roma.

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Nel laboratorio della “Scala”

Post di ugo On dicembre - 9 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Le fotografie di Alessandro Scotti, scattate nel corso degli anni nell’Atelier dell’Ansaldo, in mostra alla Triennale di Milano dal 3 dicembre al 24 gennaio 2010

di Ugo Perugini

Teatro alla Scala AtelierMILANO – Mentre restano ancora vive le polemiche dopo la prima della “Carmen”, soprattutto per la regia di Emma Dante, preferiamo occuparci di quello che accade dietro le quinte del grande teatro milanese, che spesso la gente ignora. Tutti gli allestimenti delle opere della “Scala”, come forse non tutti sanno, vengono realizzati presso l’ex stabilimento delle acciaierie Ansaldo da maestranze di grande talento che mettono a disposizione le loro capacità e competenze artistico artigianali.

Alessandro Scotti, giovane giornalista e fotografo milanese, ha voluto esplorare con l’obiettivo della propria macchina fotografica questo simbolo della Milano operosa, seguendo per alcuni anni le attività che vi si svolgevano all’interno: dalla realizzazione dei costumi, dei bozzetti,  delle scenografie, dedicando attenzione al lavoro di sarte, scultori, carpentieri, fabbri, costumisti, scenografi che nell’anonimato hanno contribuito ai successi scaligeri.

Da questo lavoro il Saggiatore ha pubblicato un libro fotografico intitolato “ Teatro alla Scala Atelier”, in edizione bilingue (italiano,inglese) con tutti gli scatti realizzati da Scotti. La mostra, gratuita, che ha visto anche il contributo di Lottomatica e Augusta finanziaria, si può visitare alla Triennale di via Alemagna 6 a Milano. Cubo C/3 fino al 24 gennaio 2010.

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I sogni diventano realtà con “Le più belle Fiabe Disney”

Post di Fabrizio Giona On novembre - 12 - 2009 3 COMMENTI

Tornano in teatro i personaggi Disney tra emozioni, entusiasmo e tanta allegria

di Fabrizio Giona

915994982Roma – Storie senza tempo e mondi incantati che hanno fatto e continuano a far sognare. Sono le favole Disney che, dopo aver cullato e ricullato milioni di bambini nel mondo, tornano in teatro con un nuovo ed emozionante spettacolo Live, “Le più belle Fiabe Disney”.

Quando si apre il sipario, il pubblico viene trasportato in un’avventura incantata che ripercorre le appassionanti vicende di Biancaneve e i Sette Nani, Cenerentola e La Bella e la Bestia. A far da cicerone Topolino, Minnie, Paperino e Pippo che si avventureranno alla ricerca di un libro di fiabe nascosto nella casa di Topolino. I quattro amici girano con curiosità ogni pagina per scoprire Biancaneve che raggiunge il suo amato, Cenerentola che si prepara per il ballo e Belle che trova la felicità nel luogo più impensato. Il tutto condito con tanta musica ed effetti speciali. Il pubblico infatti, non solo viene coinvolto con alcune domande, ma potrà anche intonare canzoni indimenticabili come “Bibbidi Bobbidi Boo”, “Heigh Ho” e “Stia con noi”.

Prodotto da Feld Entertainment e presentato in Italia da Applauso®, questa nuova produzione fa vivere ad ogni famiglia l’entusiasmo e l’allegria delle fiabe Disney, lasciando tutti a bocca aperta. “Con personaggi Disney veri, brani famosi e un tuffo nel passato raccontato

1245175116214_005in queste magiche storie, Disney Live! presenta una delle esperienze Disney più intense e profonde che siano mai state realizzate”, spiega il produttore, nonché presidente della Feld Entertainment , Kenneth Feld. Uno spettacolo che vanta scenografie mozzafiato, coreografie accattivantimeravigliosi effetti di luce e costumi favolosi, creati appositamente per conquistare e coinvolgere spettatori di diversi Paesi del mondo, dai bambini agli adulti. “Il nostro obiettivo era creare uno spettacolo in grado di suscitare emozioni nuove e regalare un sorriso ricco di ottimismo alle mamme e ai papà, ai nonni e ai nipotini”, dice il produttore Alan Feld.

Insomma sembra proprio che valga la pena andarlo vedere. D’altra parte cosa ci si può aspettare da un’azienda come la Disney (con un fatturato di 68,9 miliardi di dollari, nel 2008) che con le sue storie, i suoi spettacoli, i sui parchi e i suoi resorts dispensa allegria ed entusiasmo in tutto il mondo? Nulla di più, nulla di meno.

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Le più belle Fiabe Disney…per tutti quelli che credono che i sogni possano veramente diventare realtà!

11-15 Novembre 2009 Palatorino (ex Mazdapalace) di Torino

18-22 Novembre 2009 Palasharp di Milano

25-29 Novembre 2009 Mandela Forum di Firenze

2-6 Dicembre 2009 Palalottomatica di Roma

8-13 Dicembre 2009 Teatro Palapartenope di Napoli

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La realtà soppressa dal reality

Post di jun-loo On ottobre - 27 - 2009 1 COMMENTO

E venne il giorno del Grande Fratello 10. Ieri sera alle 21 è  parita la decima edizione, durerà circa 5 mesi e vi sono molti più concorrenti. Lo Spettacolo ha inizio, il Sipario si apre e dietro di lui la Realtà

di Gianluca Guarino

grande-fratello-10Italia, 27 ottobre 2009 – Il Grande Fratello ritorna nelle tv domestiche. Decima edizione, non più un esperimento dunque.

Tra i primi ad entrare nella Casa del Grande Fratello 10 ci sono Camila Sant’ana, Marco Mosca, Carmen Andolina, Massimo Scattarella, George Leonard, Davide Vallicelli, Tullio Tomasino, Sabrina Passante, Maicol Berti, Mauro Marin, Alberto Baiocco e Cristina Pignataro. E poi altri concorrenti in attesa di varcare l’agognata soglia. La casa è davvero enorme rispetto alle precedenti edizioni del GF. Fra le sorprese di questa edizione una misteriosa stanza invisibile e prove di seduzione a cui dover resistere per poter rimanere nella casa. Il tutto avviene come di regola, con il consueto televoto.

Insomma destini in balia di un televoto. E la società televotante?

Lo spettacolo ha assorbito la realtà come una spugna e annualmente ce ne offre una strizzatina, ovviamente in termini assolutamente spettacolari. Eh si, perché la realtà come la si vive quotidianamente non è adatta alla condivisione catodica: troppo brutta, informe, storpia, poco suadente. Ma a cautelare il vouyerismo occidentale (tra poco mondiale), ci pensano gli specialisti <<ottici>>. No, non sono oculisti e nemmeno tecnici della fibra. Qui in parecchi ci vedono bene, a molti non è rimasto che vedere, alcuni invece ci vedono poco chiaro. Il fatto è che nella società dello spettacolo in cui siamo nati e cresciuti, il senso della vista è diventato particolarmente necessario, un po’ come l’olfatto dei cani. L’importante è vedere. Solo che non ci si accorge dei <<maleodori>>. E maleodorante pare, a mio poco illustre avviso, tutta la produzione di immagini che impera nei regimi occidentali. La parola regime sembra adattarsi molto bene al tema. Non si vuol abusare di una certa retorica ribelle e polemica, solo di dare a Cesare quel che è suo. Non si affanni il lettore: lo Spettacolo è la nostra società, lo Spettacolo è la principale produzione della società, lo Spettacolo è la più frustrante e subdola oppressione della società.

Il Grande Fratello è uno show televisivo, un reality, uno dei tanti momenti in cui l’esperienza autentica della realtà si cristallizza nelle sempre-identiche forme dello show-biz. E, in quanto merce spettacolare, necessita di pubblico che vede, desidera, consuma. E che rimanga lì, seduto ad aspettare il riproporsi della sequenza. Non è un caso che ciò che doveva essere un esperimento sociologico e mass-mediologico si è trasformato in un tormentone.

Foto su Flickr di James Good

Foto su Flickr di James Good

Lo spettacolo ha inglobato anche la ricerca e la sperimentazione, le ha colorate, ha regalato loro una mise che viene messa e dimessa, a intervalli regolari. Questo è ciò che vuole l’ideologia spettacolare: il continuo ripetersi del sempre uguale. E di pari passo il livellamento graduale verso il basso di tutte le coscienze. Lo spettacolo non sarebbe così imperante senza una società di massa.

L’alienazione continua. E lo fa vestendosi da GF (intendiamoci, non solo lui, ma trattandosi del giorno del suo decimo debutto, ci si concentra solo su di lui, che gli altri non s’offendano).

Quello che un tempo subiva l’alienazione da macchinario e lavoro seriale, l’operaio, è oggi un manovale ancor più specializzato e non meno oppresso: ha una tv, un paio d’occhi, un reddito. Che spenderà inevitabilmente per accedere a una di quelle suggestive immagini promosse nello schermo. Ma ogni immagine produce desiderio, di conseguenza la sua fuga dal dolore non avrà termine, perché infinita  e seriale sarà la produzione di immagini-desiderio, la vera merce spettacolare. Il consumatore produce, finanzia e contempla gli oggetti e i padroni che lo rendono schiavo. E non lo sa, o se lo sa, gli basta che sia così per tutti. Grottesco, paradossale. Eppure reale.

Pare così che la vita autentica venga piano piano soppiantata dalla pseudo-realtà costruita ad hoc. La massa è lì, il dominio su di essa è chiaro. A rimanere oscuri sono i centri-sorgente.

Le ideologie politiche erano tanto fasulle quanto totalizzanti. Lo spettacolo è fasullo, totalizzante e  discretamente da parte. Anche lui osserva. Non dice:<<Io sono e voi fate>>, da un balcone. Seduce ed accumula consensi. Gli ordini provengono dalla realtà fittizia che esso produce e che il pubblico si sforza di raggiungere: la famiglia sorridente e raggiante del primo mattino, il brutto e simpatico che sta con la top-model deficiente e stupenda, le vacanze in luoghi esotici anche se il tuo conto dice al massimo: <<ombrellone senza lettino>>. E non preoccupatevi perché oggi è lecito e morale anche il prestito finalizzato ad un degno soggiorno alle Maldive.

Insomma il Grande Fratello ha dieci anni, è ormai una tradizione radicata nella cultura occidentale. L’unico sospetto che nasce, riguarda il nome che gli hanno dato, sembra infatti solo l’ultimo fratellino di un clan, pardon, famiglia composita e numerosa, non affatto il capostipite.

Per alcuni non è così malevolo: immette un potenziale capitale umano ed artistico nei circuiti. Certo le televendite, qualcuno dovrà pur farle. E pensare che una volta se ne occupava New Faces. Che diverso non era. C’erano solo molte meno telecamere e studi per la messa in scena.

Poi qualcuno ha capito che cinepresa alla mano, tutto può essere spettacolo, e soprattutto esso può avvenire ovunque e con chiunque.

C’erano una volta sedici ragazzi, otto uomini ed otto donne…alcuni dormivano, altri mangiavano, altri flirtavano, altri facevano la fila al bagno. Solo per te sui nostri schermi! Non mancare!

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Un progetto speciale e innovativo, un luogo di scambio dove l’arte sperimentale sfida l’ordinario

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Teatro

Napoli - Più il teatro è sperimentale più è capace di esplorare i tanti percorsi creativi di un’arte in continua metamorfosi. Lontano dai circuiti istituzionali esistono luoghi di transito, di passaggio, perfetti per avviare la ricerca di nuove forme di espressività. Ecco perché anche quest’anno la Galleria Toledo Teatro Stabile d’Innovazione propone eventi e programmi da tenere in agenda. La stagione si è infatti aperta con una rassegna degna di rilievo, adatta ad un pubblico eterogeneo; una programmazione che guarda alla ricerca e al consolidamento di interessanti e innovativi percorsi linguistici. Perché la ricerca è linfa per il teatro. E perché essa è da ricercare nelle vene di personalità, che mirano a diventare protagoniste della scena, ma che purtroppo faticano ad affacciarvisi, vuoi per la carenza di opportunità, vuoi per eccessiva preminenza dei soliti “mostri sacri”.

Stazioni d’emergenza è un progetto giunto al suo secondo capitolo, a cura di Rosario Squillace, direttore dello stabile, in collaborazione con Natalia Di Vivo e Stefania Scaldaferri. Il progetto, che prevede il contributo di due giovani compagnie provenienti dalla Sicilia,  tre dalla Campania e tre dal Lazio, mira ad offrire spazi convenzionali e non, a tutte quelle potenzialità rimaste inespresse e in cerca del giusto luogo, garantendo al contempo la qualità spettacolare delle produzioni, attraverso un’oculata operazione di selezione.

Il percorso di Stazioni d’emergenza è inziato il primo Ottobre ‘09 con Dis-servizio Taxi, una produzione a cura di Teatro in bilico, e proseguirà fino al 12 Ottobre con spettacoli come: Desideranza (Galleria Toledo-Teatri Alchemici), Betty Peep Show (Foyer Galleria Toledo), Cianciana (Galleria Toledo – Esiba Arte), Il peggio di faccia finchè ridere faccia (Galleria Toledo – Laboratorio 7), Giochi di famiglia (Galleria Toledo – Zabalik), Lo strano mondo di Lorenz (Galleria Toledo – QFC Teatro), La bella Lena (Galleria Toledo – Compagnia Franca Battaglia).

La manifestazione terrà il pubblico impegnato ogni sera: è previsto un doppio appuntamento per ogni giornata di programmazione. Gli spettatori, e qui viene il bello, sono attesi alle 20.30 tutti i giorni a via Toledo nei pressi del teatro. Per quell’ora infatti saranno pronte due navette equipaggiate di 2 hostess e 2 stuart che li condurranno con la navetta a Galleria; ed è qui che comincia lo show: durante il tragitto, il veicolo ospiterà una performance! Una volta giunti a destinazione un buon bicchiere di vino (gentilmente offerto) sarà la più giusta opportunità per scambiare opinioni, conoscersi, confrontarsi, in un clima di amicizia e divertimento. Un giusto aperitivo pre-spettacolo.

La rassegna è poi scrupolosamente seguita da un comitato di osservazione dell’Istituto Universitario Orientale, che dopo incontri ed altre occasioni di confronto con le giovani formazioni, redigerà una relazione su queste giornate.

Dunque Galleria Toledo riapre i battenti senza dimenticare il suo ruolo nella ricerca e promozione delle più interessanti personalità e formazioni teatrali. In questo caso non si tratta di un evento sporadico: già in passato sono state numerose le collaborazioni con soggetti del calibro di Interno 5 , giovane ma collaudatissima associazione, con la quale negli ultimi anni è stato portato avanti Il Festival Internazionale dell’attore. E non dimentichiamo Collateral, altro progetto che vede impegnati Rosario Squillace ed Antonello Centomani, stavolta sul versante cinematografico, alla ricerca di un cinema fra autori di ieri e di oggi, ma che lasceranno segni ed eredità domani.

Per informazioni:

Galleria Toledo – Teatro Stabile d’Innovazione: Napoli Via Concezione A Montecalvario 34 (80134),

+39 081425037

Gianluca Guarino

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