Per concludere il nostro viaggio nel Risorgimento e nell’unità d’Italia non potevamo che affidarci alla sapienza e all’acume di Pier Paolo Pasolini, il giornalista, scrittore, poeta, regista che il nostro Paese ama e odia, un uomo che l’Italia l’aveva capita.
E con le pagine degli Scritti corsari prendiamo commiato da questo 2011 che non è solo l’anno in cui abbiamo festeggiato i centocinquanta anni della nostra unità nazionale, ma l’anno più difficile da quando abbiamo varcato la soglia del nuovo millennio.
Gli Scritti corsari sono una raccolta di articoli scritti tra il 1973 e il 1975, ospitati per lo più sulle colonne del Corriere della Sera – in quel periodo diretto da Piero Ottone, designato dalla famiglia Crespi e considerato l’artefice della svolta “rossa” del quotidiano che, ricordiamo, portò Indro Montanelli ad abbandonare la redazione di via Solferino – e rappresentano letteralmente la chiusura della carriera di Pasolini, perché le bozze furono revisionate dall’autore, presso l’editore Garzanti, poco tempo prima della sua morte violenta, sopraggiunta la notte del 2 novembre 1975.
Dallo storica campagna ideata da Oliviero Toscani e Emanuele Pirella dei jeans Jesus “Chi mi ama mi segua” agli intellettuali del ’68, dalla contestata posizione antiabortista al famoso articolo sulla scomparsa delle lucciole, fenomeno assunto a paradigma dei cambiamenti politici, storici e sociali dell’Italia di quegli anni.
Il punto di vista di Pasolini non è sempre condivisibile, ma resta una testimonianza che è impossibile ignorare per comprendere il nostro Paese oggi: gli Scritti corsari raccontano una tendenza al cambiamento che però è perennemente frenata dall’incapacità di sganciarsi da certe categorie.
Una politica che non soddisfa gli italiani, le lotte degli operai, gli intellettuali di sinistra – e quelli di destra che però non si chiamano intellettuali – i “rossi”e i “neri”, le manifestazioni studentesche, i cortei pacifici e quelli meno pacifici, le forze dell’ordine che caricano i manifestanti, gli studenti universitari che chiedono maggiore attenzione per l’istruzione e per il proprio futuro, povertà dilagante, criminalità sempre più forte… quale Italia abbiamo descritto, quella di oggi o quella degli anni Settanta?
Pasolini invita alla riflessione, per di più con una scrittura – c’è bisogno di dirlo? – accattivante con argomentazioni
sempre valide, seppure spesso estremamente soggettive, una scrittura che rivela l’impegno profondo e intellettuale di un uomo e la volontà di non “volersene fregare”.
Se le circostanze della morte di Pasolini sono ancora un mistero, non lo è il ruolo fondamentale che ha giocato come regista e come scrittore, anche e persino con le opere più contestate e che lui stesso giunse a rinnegare come Salò o le 120 giornate di Sodoma.
«Esiste oggi una forma di antifascismo archeologico che è poi un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto ed obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e che non esisterà mai più».
(Da Scritti corsari, 1975)
Arrivederci su WakeUpNews con le nuove rubriche che abbiamo preparato per il prossimo anno. Per chi volesse consultare questa nostra rubrica dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia riportiamo l’elenco dei titoli proposti. Gennaio: Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Una donna di Sibilla Aleramo; Febbraio: Contro l’Unità d’Italia di Pierre Joseph Proudhon, Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino; Marzo: Il Risorgimento e l’Unità d’Italia di Antonio Gramsci, Vogliamo tutto di Nanni Balestrini; Aprile: Bella e perduta di Lucio Villari, Vieni via con me di Roberto Saviano; Maggio: Dei doveri dell’uomo di Giuseppe Mazzini, Bar Sport di Stefano Benni; Giugno: Viva l’Italia di Aldo Cazzullo, Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia; Luglio: Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba (Luigi Bertelli), L’allegria di Giuseppe Ungaretti; Agosto: La Patria, bene o male di Carlo Fruttero e Massimo Gramellini, Un cappello pieno di ciliegie di Oriana Fallaci; Settembre: Diario della spedizione dei Mille di Ippolito Nievo, Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani; Ottobre: Fratelli d’Italia di Goffredo Mameli, La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda; Novembre: Se Garibaldi avesse perso di Pasquale Chessa, L’Agnese va a morire di Renata Viganò; Dicembre: Le mie prigioni di Silvio Pellico, Scritti corsari di Pier Paolo Pasolini.
Francesca Penza
