Thursday, July 29, 2010

Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Post di Laura Dabbene On luglio - 1 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Superato il traguardo del sesto mese, giugno, inizia il percorso di ritorno della maratona di lettura di Wakeupnews

di Laura Dabbene

L’edizione italiana di “Neve” – Einaudi

Tra i tutti i libri possibili con titolo in N, si è scelto quello più fuori stagione, Neve, dello scrittore turco Orhan Pamuk, Premio Nobel nel 2006. Pubblicato nel 2002 con il titolo originale di Kar (neve, in turco), il romanzo è ambientato nella Turchia contemporanea, in una cittadina della zona orientale, Kars, lontana dai grandi centri di Ankara e Istanbul, a ridosso del confine con l’Armenia e la Georgia. Il clima di isolamento economico e culturale di un centro un tempo ricco e fiorente, ma ora segnato dalla miseria e ridotto ad ombra sbiadita dell’antico fasto, è accentuato dalla nevicata che quasi incessantemente avvolge la città per tre giorni, creando un’atmosfera irreale e magica. In questo arco di tempo si svolge la vicenda del poeta Kerim Alakuşoğlu, che «si firmava ostinatamente Ka sin dai tempi della scuola», di ritorno in patria dopo anni di esilio politico a Francoforte: il pretesto è di seguire, come giornalista, il caso di alcune ragazze islamiche suicidatesi per i conflitti scaturiti dalla loro volontà di portare il velo, ma il suo viaggio si lega ad un percorso nella memoria personale, alla volontà di riscoperta di un’identità culturale, ad una ricerca dell’amore e della felicità, identificati nella bellissima Ipek, compagna ed amica degli anni universitari.

A Kars, ricoperta dal candore della neve che impedisce le comunicazioni e qualsiasi spostamento da e verso la città, il poeta si scontra non solo con i conflitti di un Paese, con la lotta tra la modernità di impronta occidentale, rappresentata dal modello repubblicano e dalla figura dell’eroe nazionale Mustafa Kemal Atatürk (1881-1938), e un estremismo religioso islamico che predica la fede assoluta in Allah e l’opposizione al dominio culturale dell’Occidente, ma anche e soprattutto con i propri conflitti interiori, con le insicurezze, le paure, i tormenti di un animo sensibile che anela alla felicità, ma è continuamente sopraffatto dal terrore di perderla.

Orhan Pamuk

Accanto al caso delle ragazze col velo, la vita di Kars è sconvolta da un colpo di stato anti-islamico, sostenuto dai militari, ma organizzato da un attore teatrale in nome della difesa della libertà e della democrazia, insidiate dal crescere del consenso del partito filo-religioso estremista, il Partito del Benessere. Su questo sfondo si intrecciano le vite di Ka e Ipek e del loro amore, ma anche di Blu e Kadife, vicini all’Islam e guidati dalla fede in Allah, di Necip e Fazil, giovani studenti del liceo islamico, del signor Serdar, direttore del giornale locale che scrive le notizie con un giorno d’anticipo, di Sunay Zaim e Funda Eser, gli attori della compagnia che portano in scena i sentimenti contrastanti di un Paese sospeso tra passato remoto (la radice islamica), passato prossimo (la rivoluzione di Atatürk), presente (l’Occidente come punto di riferimento) e futuro ( l’entrata nell’UE?). Ognuno di loro coltiva sogni e aspettative e pare che sia la neve, per breve tempo, ad ostacolarli o al contrario permettergli di realizzarli; soprattutto per Ka essa assume un valore duplice: da un lato gli impedisce di abbandonare la città portando con sé a Francoforte l’amata Ipek, dall’altra diventa fonte primaria di un’ispirazione poetica perduta da tempo, mezzo di indagine nei processi dell’anima, della memoria e dell’immaginazione, nei meandri dell’identità.

“Ossi di seppia” – 2° edizione del 1928

O come Ossi di seppia, la prima raccolta di liriche di Eugenio Montale (1896-1981), pubblicata nel 1925 a Torino dall’editore Piero Gobetti. Selezione di 60 poesie giovanili organizzate in otto sezioni, quest’opera offre al lettore alcuni tra i componimenti più noti ed amati del poeta genovese, da I limoni a Gloria del disteso mezzogiorno. Il mare è il fulcro attorno cui ruota la riflessione dell’autore sul tema del tempo dell’esistenza, sull’alienazione e sul male di vivere. I tre percorsi tematici sono fittamente intersecati nei versi dedicati ai miti dell’infanzia e dell’adolescenza, o dove affronta il rapporto tra queste due età della vita e la maturità, condizione dolorosa ma necessaria.

La critica montaliana è concorde nel riconoscere nella sezione Ossi di seppia quella filosoficamente più profonda e significativa, dominata da una fenomenologia di base vicina al pensiero di Husserl (1859-1938), per cui, con estrema semplificazione, il mondo e gli oggetti che lo compongono si fanno presenti in rapporto all’occhio che li vede e allo stato d’animo di chi osserva. Questo mondo, ridotto a ciò che appare esattamente così come è, è anche quello della poesia di Montale: un mondo umano certo, ma non il mondo oscuro dell’inconscio, portatore di simbolismi nascosti, quanto di ciò che ci sta di fronte, semplicemente e banalmente, nella sua essenzialità priva di significati altri, scevro di corrispondenze epifaniche. Grazie a questa componente, figlia della crisi di inizio secolo al pari dell’esperienza sveviana di cui si nutre, la raccolta si connota come prima vera pietra angolare della letteratura del Novecento.

Eugenio Montale

Ma capolavoro lo è anche per un uso della lingua e della struttura ritmico-sintattica lontano da quella in voga in ambienti culturali dominati dal futurismo, quanto piuttosto di impronta classica, chiara, semplice, rigorosa, senza mancare di essere innovativa: le lezione è quella di un altro pilastro della poesia nazionale, Giovanni Pascoli (1855-1912). Grazie anche alla sua formazione e predisposizone musicale l’autore è in grado di dar vita ad una lirica ricca di effetti sonori: tutti ricordano la forza onomatopeica di quell’«ascoltare tra i pruni e gli sterpi/schiocchi di merli, frusci di serpi» nel Meriggiare pallido e assorto di una calura d’estate che, in questo luglio 2010, riviviamo rileggendo la poesia montaliana.

Consueta conclusione con anticipo della prossima tappa insieme alle lettere P-Q: Pastorale americana di Philip Roth e Qualcuno con cui correre di David Grossman.

La sfida continua.

FOTO/ via  www.post-gazette.com; missgynn.leonardo.it; www.scienzaearte.it; scrofanilettere.blog.excite.it

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La Musa: oggetto di massima devozione in tutti i campi dell’arte e protagonista di questa geniale storia ideata dal giovane autore napoletano

Fabio Orefice

Fabio Orefice

Napoli – «La Musa è Come Dio. La Musa è come una donna. La Musa è come il jazz. Ti prende di soppiatto ovunque, in qualsiasi momento, tranne quando la cerchi». Oggetto di massima devozione in tutti i campi dell’arte, devono averla cercata tante volte e tante volte rimpianta il protagonista di questa geniale storia e il suo ideatore, Fabio Orefice, giovane autore napoletano che mercoledì 9 giugno scorso al Volver Cafè di Napoli ha presentato al pubblico il suo primo romanzo: Eyes – L´identità e lo sguardo, edito dal Gruppo Albatros – Il Filo.

Nelle righe del Prologo su citate si annuncia già il tema conduttore di un viaggio nel mondo che verrà ma che è già adesso: l’ossessione per l’ispirazione perduta (la Musa) e la ricerca di nuove prospettive.

In questo noir fantascientifico ambientato in un mondo futuro globalizzato e diviso in grandi blocchi contrapposti, un uomo diventato cinicoindifferente a seguito della morte della moglie, sua musa e compagna di una vita, è bloccato nel tormento di farne rivivere il ricordo, il modo di pensare e di vedere il mondo. Comincia così a catturare i pensieri altrui per ritrovare l’ispirazione leggendo il mondo “con altri occhi”.

Attraverso i suoi viaggi in metroplanea (una metrò volante interplanetaria) tra Londra, Atene e l’Africa Nera, si impossessa delle onde alfa dei suoi compagni di viaggio utilizzando dei cyber-occhiali, e tracciando così lo scenario di un possibile mondo futuro. Dal secondo capitolo: «all’interno dei convogli, ci sono solo luci asettiche al neon e un ambiente ovattato che isola ogni singola vibrazione, ogni minimo suono. E così nel viaggio al millesimo di secondo tutto si dilata. La visuale interna e quella esterna al di là degli oblò sono in contrasto. Dentro, un’immobile immagine fotografica, fedele al reale della materia. Fuori, un quadro di Pollock animato».

Eyes - L'identità e lo sguardo

Eyes - L'identità e lo sguardo

Questa pirateria di informazioni cerebrali va avanti fino all’incontro con una misteriosa ragazza che sembra sapere tutto di lui, una studentessa che conosce e ammira il suo lavoro di scrittore. Ignaro dell’intrigo in cui sta per essere coinvolto, decide di tuffarsi coi suoi cyber-occhiali nell’intimità fisica e psicologica della giovane Ninì, fino a che i sogni, le fantasie e i ricordi di entrambi si fondono e si confondono con il ricordo della moglie defunta.

Lo scrittore riemergerà però da questa apnea, «dal grembo della mente di Ninì» adescato nel complesso meccanismo di una spy story che vede morti trivellati di proiettili e la stessa scomparsa della ragazza. In un vorticoso succedersi di eventi che catturano il lettore come in una continua allucinazione, il protagonista di questo romanzo scorrevole e avvincente scoprirà molto di sé, del suo passato e del suo compianto amore.

Attraverso le memorie sepolte dei cyber-occhiali il suo destino e il destino del mondo, che aveva fino a quel momento ignorato o usato solo per la sua ispirazione artistica, si intrecciano in modo indissolubile fino alla fine.

In questo continuo cambio di prospettive, come le voci e le personalità che si alternano nella mente del protagonista, la verità muta a seconda dell’ottica da cui viene presa in considerazione, quindi non esiste una morale. Ma al contempo il libro sembra voler dare un messaggio, un suggerimento: «quando la società si spinge oltre ogni limite etico e perde pezzi della propria identità lungo la strada, sta agli artisti, anche a costo di esporsi, continuare a offrirgli il proprio sguardo perché si ritrovi», ha spiegato Orefice al termine della presentazione. Da qui “l’identità e lo sguardo”, e non è un caso che a narrare se stesso e il mondo sia proprio un narratore di professione.

Fabio Orefice è nato a Napoli nel 1979. Dopo aver frequentato l’Università Popolare dello Spettacolo, si è dedicato alla scrittura, al teatro e alla radio. Nel 2006 ha ricevuto una segnalazione speciale al premio di scrittura drammaturgica “Fara Nume” di Roma, con il copione noir Fino a Prova Contraria – Mind the Gap. Nel 2008 la rivista letteraria “Ellin Selae” ha pubblicato una sua poesia, Banalogy, e un mese dopo l’intera raccolta Piccolo Cuore Atomico è uscito per la vetrina online de “L’Espresso” e “La Repubblica”. Nel 2009 due suoi racconti sono entrati a far parte della mostra a tema “Fabularia”. Finalista al concorso di scrittura ‘Sognando Hemingway 2009’, edita dalla milanese MJM Edizioni, attende di presentare al pubblico il testo teatrale Ali di Farfalla, fiaba musicale ispirata alla vita di Freddie Mercury.

Eyes – L´identità e lo sguardo costituisce il suo vero debutto e avrà la sua presentazione ufficiale nella Libreria Albatros di via Basento 52 a Roma, il 30 giugno dalle 17,30.

In occasione dell’uscita del romanzo, inoltre, è nato il blog (www.paginefuture.wordpress.com) che lancia l’iniziativa di mettere insieme passioni e competenze dei lettori per creare il contesto futuristico di short stories collaterali a Eyes.

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Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Post di Laura Dabbene On giugno - 1 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La maratona di lettura di Wakeupnews arriva a metà strada con la coppia di lettere L-M

di Laura Dabbene

Beppe Severgnini – “L’Italiano. Lezioni Semiserie”

Giugno è un mese cruciale per gli amici-lettori di Wakeupnews impegnati nella corsa verso il traguardo dei 26 libri letti in un anno, perché rappresenta esattamente  il “mezzo del cammin”. Superato questo ostacolo si sarà a metà dell’opera e soprattutto alle soglie dell’estate e delle vacanze, momento ideale per dedicarsi alla lettura.

Consapevoli di aver un po’ trascurato, con le ultime scelte, gli autori italiani e la nostra letteratura nazionale, si è corsi ai ripari dedicando la coppia di lettere L-M a due libri nati e scritti ab origine nella nostra lingua. Non solo. Uno dei due è un vero gesto d’amore e di rispetto per l’idioma di Dante e di Petrarca, oggi giorno sempre più a rischio di imbarbarimento.

Sfruttando la duttilità della lettera L e calcolando l’articolo come prima parola del titolo, in base alle regole del gioco fissate a gennaio, la scelta è caduta su L’italiano. Lezioni semiserie di Beppe Severgnini, un manualetto tanto piccino e divertente, quanto utile se seguito con attenzione. Chi conosca lo scrittore e giornalista Severgnini, è ben consapevole di quanto la sua ottima padronanza e passione per la lingua inglese siano in lui radicate al pari della tendenza al purismo linguistico nell’italiano. Questo suo libro ne è un esempio principe, in particolare quando si fa strenuo difensore delle parole del nostro vocabolario, cui si preferiscono troppo spesso a torto, per moda o per snobismo, termini stranieri. In rari ed eccezionali casi si ammette l’uso dell’inglese, così trendy e così cool, quando proprio non se ne può fare a meno. Purista anche nell’elogio del congiuntivo, forse non più obbligatorio neppure nei temi scolastici. Con ironia e leggerezza l’autore affronta molti ambiti, svelandoci le trappole più insidiose a livello ortografico e grammaticale, ma anche elargendo preziosi consigli di stile e di forma quando si usano forme di comunicazione recenti come l’email. Il libro di Severgnini si occupa essenzialmente dell’italiano scritto ed è per questo, tra le righe, rivolto a chi scrive, o vorrebbero scrivere, per professione. Poche e semplici le regole a partire da quella fondamentale: avere qualcosa di dire. Vengono poi, in ordine, i due imperativi della chiarezza e della sinteticità: bandire costruzioni sintattiche con troppe subordinate prima della principale e sfrondare il più possibile avverbi ed aggettivi. Un vero piacere dilettarsi poi, con il sorriso sulle labbra, nei Masotest e Sadoquiz posti alla fine di ogni sezione: il più difficile senza dubbio quello sull’uso della punteggiatura, perché davvero il punto e virgola non si sai mai dove è giusto piazzarlo. Ma il vero mostro severgniniano, evitato come la peste e demonizzato senza peli sulla lingua, è il “che”. Omaggio all’autore non averne usato, in tutto l’articolo, neppure uno! (Se non quello appena letto…inevitabile). Controllate, se non vi fidate.

Di tutt’altra natura è Metello di Vasco Pratolini, pubblicato nel 1960.

La locandina del film del 1970 tratto dal romanzo di Pratolini

Pochi conoscono la reale natura di questo romanzo quale parte di una trilogia, insieme a Lo scialo e Allegoria e Derisione, dal titolo unitario: Una storia italiana. Si tratta un progetto maturato nella mente dello scrittore toscano verso la fine degli anni Quaranta e realizzatosi nel corso dei Cinquanta, quando decise di tracciare la parabola storica della classe operaia partendo dal 1875: in quell’anno ha inizio infatti la vicenda raccontata in Metello, arrivando poi a concludersi nel 1902. Firenze, e la campagna circostante, sono il fondale su cui si svolge l’esistenza di Metello Salani: da neonato orfano allevato da contadini, ad adolescente in cerca di un mestiere, fino a diventare uomo nella sua veste di guida dei muratori in sciopero. La valenza sociale della narrazione di Pratolini è evidente, ma al tema collettivo e storicamente forte della presa di coscienza di classe da parte dei lavoratori si affiancano aspetti di portata assolutamente soggettiva e individuale. Metello è sì emblema e portavoce di una fascia sociale, ma è anche persona singola, con le proprie debolezze (il bere, il fumare, il fare l’amore) e le proprie forze (il senso dell’amicizia e del dovere, l’umana solidarietà). Tutti questi aspetti contribuiscono a disegnare sia la sua storia personale, la formazione del carattere, l’educazione sentimentale e la maturazione come marito e come padre, ma anche la vicenda in cui egli è elemento di un progetto più vasto, la storia del mestiere di muratore tra fine Ottocento e primo Novecento. Il romanzo narra il passaggio degli uomini al lavoro nei cantieri da manovalanza sfruttata e senza tutela, sempre sottomessa alle leggi del padrone, a categoria professionale unita, gruppo compatto in grado porsi come elemento decisivo nel dialogo con gli imprenditori: risiedono in questo la modernità e l’attualità di Metello, nel toccare tasti di un dramma, quello dello sfruttamento e della morte sul lavoro, lontano dall’essere risolto.

E dal giugno fiorentino del 1902, segnato dalla vittoria di Metello e dei suoi compagni muratori dopo 46 giorni di sciopero, si arriva al giugno 2010 con le due nuove proposte di lettura appena presentate, a cui ci auguriamo si aggiungano numerosi i suggerimenti per i titoli con iniziale L-M.

In attesa dei vostri commenti, in redazione già si pensa al passo successivo e alla scelta dei prossimi libri, vincolati dalle lettere N-O: Neve di Orhan Pamuk e Ossi di seppia di Eugenio Montale.

La sfida continua.

FOTO/ via sognaresempre.spaces.live.com; http://www.angelmule.com

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Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Post di Laura Dabbene On maggio - 2 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La sfida di lettura di Wakeupnews raggiunge la quinta tappa e la consueta coppia di lettere diventa un terzetto: I-J-K

di Laura Dabbene

Georges Ivanovič Gurdjieff

Intrepidi, impavidi, tenaci, astuti. Così sono i lettori che hanno aderito alla maratona di lettura lanciata dalla Redazione di Wakeupnews per il 2010, perché giunti a maggio, il gioco si fa davvero duro e la divisione di 26 lettere su 12 mesi impone una tripletta di titoli: I-J-K.

I come Incontri con uomini straordinari di Georges Ivanovič Gurdjieff (1872 c. – 1949). Il racconto autobiografico, fantasioso e romanzato al punto da risultare sempre sospeso tra narrativa di viaggio e d’avventura, si riferisce agli anni 1887-1907, quando il filosofo e mistico armeno compì diversi itinerari in Asia, fino al Tibet e all’India, spinto da una ricerca che fu una vera ossessione: rintracciare una misteriosa confraternita nata nel terzo millennio a. C.

Gli uomini straordinari sono, parafrasando lo stesso autore, coloro che si distinguono dagli individui che li circondano per le risorse del proprio spirito e che sanno contenere e controllare tutte le manifestazioni provenienti dalla propria natura, pur mostrandosi giusti ed indulgenti verso le debolezze altrui.

Con questo parametro di giudizio Gurdjieff disegna una parata di personaggi tanto suggestivi quanto bizzarri, dal padre, cantastorie e poeta, ai maestri degli anni giovanili, passando per gli amici d’infanzia e i compagni incontrati durante i viaggi: un venditori di libri (Abram Elov) e un professore di archeologia (Skridlov), un eminente geologo (Pëtr Karpenko), un ex impiegato delle poste poi falsario (Solov’ëv), un principe dell’aristocrazia russa (Jurij Liubodevskij) e una bellissima ragazza (Vitvickaja), ma anche un fedele ed intelligentissimo cane.

Sullo sfondo di un Oriente che è un immaginario mitico e trasfigurato, popolato da dervisci e fachiri, con atmosfere d’incanto e luoghi fuori dal tempo (i monasteri, il deserto, i bazar), le vicende raccontate diventano favole metaforiche, come quelle delle Mille e una notte, restituendo l’immagine di esistenze segnate profondamente dalla ricerca di un percorso spirituale.

J’accuse: l’editoriale originale del 13 gennaio 1898

J come J’accuse…! (Io accuso…!), editoriale di Émile Zola pubblicato il 13 gennaio 1898 sul quotidiano socialista L’Aurore (edizione con testo francese a fronte a cura di G. Pintorno, La Vita Felice, 2002), in cui lo scrittore denunciava le gravi irregolarità nel processo contro un capitano dell’esercito di origine ebraica, Alfred Dreyfus.  Accusato di spionaggio, Dreyfus, dopo un procedimento giudiziario iniquo e venato di antisemitismo, venne condannato alla deportazione. Zola, per il suo coraggioso articolo che additava i veri colpevoli, pagò con un anno di carcere ed una sanzione pecuniaria, ma il suo scritto permise la riapertura del caso e, dopo 8 anni, la revoca della sentenza e il reintegro di Dreyfus. Zola non fece in tempo ad assistere a questo riscatto: era morto a Parigi il 29 settembre 1902, forse assassinato.

Le parole dell’editoriale, ad oltre un secolo di distanza, colpiscono per l’onestà intellettuale, civile e morale che vi traspare quando lo scrittore esclama: “ Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice”. Zola denuncia apertamente i nomi, gli intrighi, i complotti, le falsità, ma soprattutto “il rifiuto spaventoso di giustizia di cui la Francia è malata” e la frase “J’accuse” ritorna come un mantra, reiterata e rinvigorita dall’anafora. L’accorata conclusione è una vera apologia della ricerca e della volontà di giustizia: “[…] l’atto che io compio non è che un mezzo rivoluzionario per accelerare l’esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell’umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima”. Zola denunciò e fu ascoltato dalle autorità politiche. Chi denuncia oggi viene, dalle istituzioni, zittito e additato come un pazzo, un bugiardo, un buffone, con quel “rifiuto spaventoso di giustizia di cui l’Italia è (gravemente) malata”.

L’edizione italiana tascabile del romanzo di Murakami

K come Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami (2002). Tamura Kafka è un quindicenne solitario, di intelligenza e sensibilità non comuni, che scappa di casa per fuggire dal padre e da una maledizione di edipica memoria; Nakata è un tranquillo signore di mezza età, vittima di un incidente infantile che l’ha reso “stupido”, che vive grazie al sussidio governativo, parla con i gatti e si ritrova coinvolto suo malgrado in un disegno che chiama in causa il presente e il passato, i sogni e la realtà, i ricordi e l’oblio. Le vite di Tamura e Nakata, senza mai toccarsi, si intrecciano, e con le loro quelle concrete e tangibili della signora Saeki, del signor Ōshima, del giovane Hoshino, e anche quelle astratte di Johnnie Walker e del colonnello Sanders. Tutti agiscono nel labirinto di una vicenda che esplora i sedimenti dell’inconscio, che lascia aperte possibili strade di comunicazione tra il mondo reale, soggetto alle leggi del tempo e della memoria, quello dei sogni, dove si manifestano i desideri dell’subconscio, e un mondo “altro”, dove tutto è così concreto da sembrare vero, ma sottratto alle dinamiche che regolano l’esistenza. Il romanzo genera, nel suo svolgersi, interrogativi destinati a restare senza risposta e curiosità non sempre appagate: la dimensione simbolica, metaforica, onirica, prende spesso il sopravvento e i due piani, il concreto e il surreale, si intersecano lasciando aperte ipotesi e suggestioni di interpretazione. Ciò che del racconto rimane in sospeso non priva il testo del suo valore di romanzo di formazione: il quindicenne Tamura Kafka, in fondo, sulla spiaggia diventa un uomo.

Convinti dalle nostre proposte? Condividete con noi le vostre scelte, i vostri consigli, commenti e recensioni. In attesa del giro di boa di giugno con le lettere L-M: si tornerà alla letteratura nostrana, un po’ troppo trascurata negli ultimi mesi, con L’italiano. Lezioni semiserie di Beppe Severgnini e un classico (che tanti conoscono, ma pochi hanno letto davvero) come Metello di Vasco Pratolini. La sfida continua.

FOTO/ via  www.satrakshita.be; www.geschichteinchronologie.ch; andarperpensieri.blogspot

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Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Post di Laura Dabbene On aprile - 2 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La sfida di lettura di Wakeupnews giunge al quarto appuntamento con la coppia di lettere G-H

di Laura Dabbene

Aldous Huxley

“Aprile dolce dormire”? Proverbio da non interpretare alla lettera per i lettori che vogliano continuare a cimentarsi con la proposta lanciata dalla redazione ad inizio 2010: divorare due libri ogni mese seguendo, nella scelta dei titoli, l’ordine delle lettere dell’alfabeto. Arrivati alla doppietta G-H ecco due romanzi decisamente poco noti e non commerciali.

Chiunque conosca lo scenario fantascientifico del libro più famoso di Aldous Huxley, Il mondo nuovo (1932), scoprirà con un certo stupore che già nel suo primo romanzo, Giallo cromo (1921; tradotto anche come Giallo Crome), esiste un abbozzo di quella visione distopica che caratterizza il futuro descritto dallo scrittore inglese, dove le vite degli uomini sono pilotate fin dalla nascita, a garanzia di un perfetto quanto illusorio ordine sociale. Ma Giallo Cromo è soprattutto un’analisi della società anglosassone, delle sue fragilità e ipocrisie, condotta attraverso il racconto dell’esistenza di una famiglia di estrazione borghese, attorno a cui gravitano numerosi personaggi, durante la villeggiatura in una tenuta di campagna, chiamata appunto Giallo Cromo. Il punto di vista è quello di un giovane e timido aspirante poeta, Dennis Stone, le cui velleità letterarie sono frustrate al pari della sua infatuazione per Anne Wimbush, nipote del padrone di casa. Le figure delineate da Huxley sono bizzarre al punto da rasentare l’assurdo. Priscilla Wimbush coltiva inclinazioni occultiste che la isolano dalla realtà di Giallo Cromo almeno quanto il pragmatico marito Henry ne è ancorato, con la sua passione per la storia locale e in specifico quella dei propri antenati. Se Dennis rappresenta, nelle susseguirsi delle sue crisi creative, l’essenza del genio sofferente perché privo d’ispirazione, il prototipo dell’artista, o meglio pseudo-artista, di successo è il signor Barbecue-Smith, che misura il valore della produzione letteraria in base al numero di pagine scritte in un arco di tempo ed ha elaborato un’infallibile tecnica per auto procurarsi l’Ispirazione. Come questi incarna l’opposto del protagonista in termini di inclinazione artistica, Ivor Lombard ne costituisce il contraltare per fascino e potere seduttivo, per indole eroica ed estroversa, per capacità di conquistare il favore femminile.

L’opera è un affresco leggero, arguto, divertente e di sferzante acume satirico di una società alto borghese dall’emotività goffa, di sensibilità solo apparente, formata da marionette che agiscono sul palcoscenico del quotidiano, spesso incapaci di governarlo.

Un’edizione americana del romanzo di Saul Bellow

L’idea di una marionetta in balia del destino rispecchia, almeno in parte, anche il protagonista del romanzo di Saul Bellow, Moses E. Herzog, il cui cognome dà il titolo al libro. L’opera, che valse al suo autore il prestigioso premio letterario National Book Awards nel 1965, è stata nel 2005 inclusa nella lista dei 100 migliori romanzi in lingua anglosassone stilata dalla rivista Time. La vicenda di Moses Herzog, da lui stesso raccontata in maniera non lineare, bensì discontinua e con numerosi salti temporali (l’infanzia di miseria in una famiglia ebrea immigrata, i due matrimoni naufragati, il fallimento della carriera di studioso in ambito accademico, i rapporti con le donne, i legami con gli amici e i famigliari, l’affetto per i due figli piccoli Marco e June) è il pretesto per un viaggio nella mente di un uomo coinvolto in una profonda lotta con se stesso e con la realtà che lo circonda. La sua ricerca d’identità, dopo aver perduto quella di buon marito e buon professionista che credeva di avere, passa attraverso la redazione di centinaia di lettere, indirizzate a destinatari reali o immaginari, concreti o irraggiungibili, in cui sviscera il pensiero filosofico occidentale. Sono proprio le epistole a mettere a nudo i suoi processi mentali, più o meno contorti, e a condurlo alla riconquista di un equilibrio psicologico che è anche ripresa di possesso, cosciente, del proprio passato. Se infatti il disordine interiore di Herzog riflette il suo spostarsi senza apparente logica tra diverse città degli Stati Uniti (Ludeyville in Massachussets, l’isola di Martha’s Vineyard, New York, Chicago), l’inizio di una ritrovata serenità coincide con il ritorno stabile nella sua casa nel Berkshires, dove ritrova l’impulso per un inizio nuovo e diverso della propria esistenza.

Qualunque sia la vostra scelta di lettura per i prossimi 30 giorni condividete con noi i vostri giudizi, suggerite nuovi titoli e preparatevi alla prossima difficile tappa. La coppia di lettere a maggio diventerà infatti una triade e le proposte di Wakeupnews saranno: Incontri con uomini straordinari di Georges Ivanovič Gurdjieff, J’accuse di Émile Zola e Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami.

La sfida continua.

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Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Post di Laura Dabbene On marzo - 1 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La maratona di lettura di Wakeupnews arriva in terza base con i giochi linguistici di Raymond Queneau e il topo bibliofilo di Sam Savage

di Laura Dabbene

Un autobus: location della vicenda degli Esercizi di stile

Un antico proverbio della tradizione popolare italiana recita: “Marzo pazzerello, vedi il sole e prendi l’ombrello”, in riferimento all’imprevedibile follia di un tempo atmosferico che, quando ancora esistevano le mezze stagioni, lasciava continue incertezze. Non poteva quindi esserci, sempre seguendo la regola dell’alfabeto, lettura più adatta delle fantasmagorie lessicali degli Exercices de style di Queneau o della bizzarra esistenza di un roditore che si nutre di libri, il Firmino dell’americano Savage.

Il libro di Raymond Queneau è un capolavoro di umorismo, abilità linguistica e capacità narrativa. Data una vicenda del tutto ordinaria che si svolge su un autobus molto affollato, esplicata in sole 13 righe denominate Notations, l’autore ne costruisce 99 variazioni, seguendo altrettante linee guida che rendono il testo, ogni volta, qualcosa di completamente nuovo e inaspettato. I criteri della variazione sul tema sono ora di natura grammaticale, passando in rassegna figure retoriche come la litote, la sinchisi o l’anagramma, ora di tipo linguistico, chiamando i causa i dialetti (nella traduzione italiana una sorta di veneto e l’immancabile romanaccio) oppure un modo di esprimersi (volgare, forbito, ampolloso, rozzo). Accanto a queste vi sono le varianti formali, quando l’evento è raccontato a guisa di sonetto, di ode, di canzone leopardiana o di testo per il teatro, o ancora quelle che giocano con le trasformazione d’ambiente, narrando l’episodio in forma di comunicato stampa, di telegramma, di interrogatorio di polizia, di elucubrazione filosofica.

Il piacere della lettura, doppio per chi conosca il francese abbastanza bene da poter gustare anche la versione originale, sta tutto nell’ammirazione per un uso della lingua che diventa strumento duttile e malleabile, capace di piegarsi sotto il potere creativo di una mente da demiurgo così raffinata come quella di Queneau. Mai come in questo caso, per i lettori non madrelingua, è d’obbligo menzionare la traduzione affidata, per l’editore Einaudi nel 1983, all’unico scrittore in grado in rendere accessibili gli Esercizi adattandoli al gusto e alle potenzialità della lingua italiana: Umberto Eco. La sua Introduzione è diventata un classico, al pari del testo stesso, e grazie alle sue geniali intuizioni i giochi lessicali d’oltralpe hanno trovato ampia godibilità. Prima fra tutte la variazione Perlee Englaysee. Imperdibile.

Firmino: un topo che vive tra i libri

La lettera F ha invece condotto all’opera prima di Sam Savage, la storia di un topo decisamente sui generis, che si nutre, prima materialmente e poi spiritualmente, di carta, di libri, di parole. Il destino di Firmino è segnato dalla sua nascita nello scantinato di una libreria, tra le pagine, ridotte in minuscoli coriandoli da mamma ratto, di un pilastro della narrativa: Finnegans Wake di James Joyce. La carta diventa presto cibo per il gracile topino, sempre scavalcato dai fratelli nella corsa verso il nutrimento materno, ed entra nelle sue viscere al punto da rendergli impossibile lasciare quel nido, che egli esplora scegliendosi punti d’osservazione per condividere la vita pulsante della libreria Pembroke Books. La sofferenza di Firmino, la presa di coscienza della sua natura animale e del suo aspetto sgradevole procedono di pari passo con la sua formazione intellettuale e letteraria. Inversamente proporzionale all’affinarsi della sua sensibilità è il successo nei tentativi di comunicazione con il mondo, sia attraverso l’infelice strada dell’articolazione di un linguaggio fonico, sia nel disperato tentativo di esprimersi attraverso i segni dell’alfabeto per sordomuti. Firmino sperimenta l’ostilità del genere umano nella persona del libraio Norman Shine, da amico virtuale a nemico reale quando cerca di avvelenarlo con i micidiali bocconcini, ma trova nello scrittore Jerry un alter ego in carne ed ossa, con cui condividere ciò che resta di un’esistenza. Questa infatti si sgretola come le mura del quartiere cittadino che gli ammodernamenti urbanistici sventrano, lasciando dietro di sé le macerie non solo della Pembroke Books, ma anche degli animi di coloro che perdendo la casa, o la bottega, perdono se stessi.

Complimenti a chiunque, completate le letture di gennaio e febbraio, voglia continuare con noi la sfida di lettura. Perché non cimentarsi con Espiazione di Ian McEwan e un capolavoro orwelliano, spesso snobbato, come Fiorirà l’aspidistra? Oppure il grande Hemingway di E il sole sorge ancora abbinato alla maestria di John Steinbeck e il suo Furore? Condividete con noi le vostre scelte, commentate con una vostra breve recensione e preparatevi al prossimo appuntamento con la doppietta G-H: Giallo Cromo di Aldous Huxley e Herzog di Saul Bellow.

La sfida continua.

 

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Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Post di Laura Dabbene On febbraio - 1 - 2010 2 COMMENTI

Seconda tappa della maratona di lettura di Wakeupnews con Niccolò Ammaniti e Cesare Beccaria

di Laura Dabbene

Niccolò Ammaniti

Precisa come un orologio svizzero, allo scadere del nuovo mese la sfida di lettura lanciata da Wakeupnews per il 2010 richiama i propri volenterosi amici appassionati di libri per affrontare la coppia di lettere C-D. Tra le succulente proposte del panorama mondiale, districandosi tra titoli appetibili come Cuore di tenebra di Joseph Conrad, ispiratore per la figura del colonnello Kurtz di Apocalypse now, e Don Camillo del maestro dell’ironia e dell’umorismo emiliano, Giovanni Guareschi, la nostra scelta è caduta su due autori nostrani, agli antipodi come genere e cronologia, il contemporaneo Niccolò Ammaniti e l’attualissimo, a fronte degli anni, Cesare Beccaria.

Bypassando l’ultimo prodotto editoriale dello scrittore romano, nonostante il titolo Che la festa cominci sia in linea con le regole della rubrica, si è preferito il romanzo che gli è valso nel 2007 il Premio Strega. Noto al grande pubblico anche per la trasposizione cinematografica di Gabriele Salvatores, Come Dio comanda racconta uno dei più complessi rapporti padre-figlio della recente narrativa. Rino Zena, e il tredicenne figlio Cristiano, sullo sfondo di una provincia del Nord Est sospesa tra una modernità figlia dell’intraprendenza imprenditoriale ed una chiusura mentale propria di un territorio isolato e periferico, vivono un legame tanto forte e radicato quanto estremo e conflittuale, sempre a rischio di rottura da parte di uno Stato, impersonato dall’assistente sociale Beppe Trecca, che vorrebbe tutelare il minore da un padre incline all’alcool e alla violenza, di simpatie neonaziste e dal lavoro precario. Eppure nessuna figura paterna pare più attenta al bene della prole di quella di Rino, né alcun figlio adolescente più amorevole e fiducioso nei confronti di un genitore su cui, nel romanzo, si allunga come un’ombra il sospetto di stupro ed omicidio. Accanto ai due protagonisti, vite ai margini di una collettività che ha tra i valori primari l’automobile, l’apparenza e il luccichio dei centri commerciali, sfilano altri outsider, Corrado Rumitz detto Quattro Formaggi e Danilo Aprea, gente sconfitta dalla vita, vittime di tragedie personali e famigliari, che consumano il proprio dramma in solitudine mentre l’acqua, che cade dal cielo in un torrenziale diluvio universale, smuove i detriti depositati nell’anima e lascia il fango sulla strada dell’esistenza.

Cesare Beccaria

Affrontare la trattatistica giuridica settecentesca può sembrare impresa folle, ma le pagine di Dei delitti e delle pene scorrono veloci sotto gli occhi del lettore e alcuni passi si imprimono nella memoria per la loro attualità. Apparso nel 1764 ad opera di un giovanissimo Beccaria, all’epoca 26enne, in un ambiente nutrito dagli intelletti dei fratelli Verri, il libello incarna i principi dell’illuminismo giuridico europeo e sviscera tematiche inerenti non solo il diritto penale, ma l’intero sistema politico e sociale del tempo. Partendo dal presupposto che il concetto di giustizia coincida con quello di utilità sociale, l’autore elabora alcune idee rivoluzionarie sotto il profilo penale, condannando pratiche diffuse ed in uso, ma assolutamente lesive dei diritti umani. I capitoli chiave restano il XVI Della tortura e il XXVIII Della pena di morte, ma molto c’è da riflettere rileggendo il capitolo XIX Prontezza della pena (“[…] quanto è minore la distanza del tempo che passa tra la pena ed il misfatto, tanto è più forte e più durevole nell’animo umano l’associazione di queste due idee, delitto e pena, […] uno come cagione e l’altra come effetto necessario immancabile”) oppure il XXI Pena dei nobili (“Ogni distinzione sia negli onori sia nelle ricchezze […] suppone un’anteriore uguaglianza fondata sulle leggi, che considerano tutti i sudditi come egualmente dipendenti da esse”), o ancora taluni passaggi sulla certezza delle pene secondo cui a dissuadere dai delitti non è utile tanto la severità del castigo, quanto la consapevolezza della sua effettiva applicazione.

Ogni possibile paragone con l’attuale sistema giudiziario, o con qualsivoglia tentativo di riformarlo, è volutamente casuale.

Con questi stimoli di lettura si rinnova l’invito ad inviarci le vostre proposte, i vostri suggerimenti e commenti, anche in forma di breve recensione ai libri scelti, prima dell’appuntamento marzolino con la doppietta E-F. E se voleste prepararvi ai volumi di cui si tratterà ecco un anticipo: gli impeccabili Esercizi di stile di Raymond Queuneau e il dolcissimo Firmino di Sam Savage. La sfida continua.

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Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Post di Laura Dabbene On gennaio - 10 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Gennaio apre la sfida di lettura del 2010 con le lettere A e B: Agostino di Alberto Moravia e Bartleby, lo scrivano di Herman Melville

di Laura Dabbene

Allo scadere del 2009 è stata lanciata la sfida a tutti gli amici di Wakeupnews: diventare veri lettori forti e virare la boa dei 24 libri in 12 mesi. Ora, iniziato il nuovo anno, è il momento di raggiungere la prima base e mettere la bandierina di conquista sulla coppia di iniziali A-B.

Tra i molti titoli balzati in mente la scelta è infine caduta su due ghiotti romanzi che condividono, tra gli altri pregi più strettamente letterari, una brevità che consente di non scoraggiarsi già a questo primo gradino.

Alberto Moravia

Agostino di Alberto Moravia, pubblicato nel 1945, è la storia del difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza di un tredicenne appartenente ad un’agiata famiglia borghese. Tale passaggio è segnato dalla scoperta che la madre, cui è fortemente legato da un affetto misto ad orgoglio per l’ancora florida e fascinosa bellezza della donna, possiede una componente “femminile” esclusivamente fisica e di forte carica sessuale. Tale consapevolezza matura durante una vacanza al mare in cui la donna, vedova, intreccia un’affettuosa amicizia con un giovane bellimbusto. La natura più animale di questa liaison sarà svelata ad Agostino da un gruppo di ragazzi di bassa estrazione sociale conosciuti sulla spiaggia, in compagnia dei quali egli scoprirà altri e più ambigui aspetti della sessualità, in particolare quella gay, segnando così nella sua vita di fanciullo una cesura che lo separa dalla purezza di un amore figliale infantile e lo allontana dalla figura materna. A lei chiederà di essere trattato, da quel momento, come un uomo sebbene “molto tempo infelice sarebbe passato prima che lo fosse”.

Herman Melville

Bartleby, lo scrivano (Una storia di Wall Strett) di Herman Melville, colpisce, a dispetto di una data di pubblicazione (1853) che pare distante anni luce dal nostro presente, per una modernità straordinaria nella narrazione del disagio e dell’alienazione del protagonista. Il mite impiegato assunto nello studio di un avvocato, voce narrante del romanzo, dopo un breve periodo di solerte attività come copista di documenti cade in una sorta di trance, rifiutando non solo di svolgere qualunque mansione, rispondendo con un disarmante “Preferirei di no”, ma anche di abbandonare l’ufficio.  All’inspiegabile comportamento il datore di lavoro, mai violento o iracondo come ci si aspetterebbe, reagisce con una profonda tolleranza verso questa presenza silenziosa e inerte che, come un’ombra o un fantasma, continua a frequentare lo studio. Sarà proprio l’avvocato, e non Bartleby, a lasciare i locali per trasferirsi altrove con gli altri impiegati, senza per questo riuscire a liberarsi dall’inquietante scrivano, allontanato con la forza dai nuovi proprietari e rinchiuso in prigione. Visitandolo qui egli cercherà per l’ultima volta di penetrare nei pensieri e nell’isolamento in cui Bartleby è immerso, in un totale rifiuto del mondo, di ogni stimolo, di ogni elemento per sopravvivere, dal cibo al calore umano.

Ragazzini in crisi d’identità ed antieroi non fanno per voi? Non disperate, le opzioni restano tantissime: Anna Karenina di Lev Tolstoj per chi non teme lo scoglio delle 1000 pagine, Almost blue di Carlo Lucarelli per gli amanti del giallo e fan dei Nine Inch Nails, American Pshyco di Bret Easton Ellis per chi oltre al giallo vuole un po’ di rosso sangue, Alta fedeltà di Nick Hornby per gli appassionati di musica e i fanatici delle classifiche, Antigone di Sofocle per chi non disdegna il teatro, una qualche Autobiografia (Malcolm X, Mark Twain, Boris Pasternak, Norberto Bobbio, Charles Darwin, etc…) per chi ha interessi strettamente settoriali. Per la B non occorre, per trovare gustose alternative, discostarsi troppo dalla produzione di Melville che è una vera miniera d’oro in questo senso: oltre a Bartleby ispirarono la sua penna altri due “signor B”: Benito Cereno e Billy Budd.

Aspettiamo suggerimenti e fremiamo per conoscere le vostre scelte. Appuntamento a febbraio con la doppietta C-D. La sfida continua.

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Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Post di Laura Dabbene On dicembre - 29 - 2009 3 COMMENTI

Wakeupnews inaugura da gennaio una nuova rubrica. Ogni mese due proposte letterarie selezionate seguendo una sola rigorosa regola: rispettare nella prima parola del titolo la sequenza del codice base del nostro linguaggio, l’alfabeto. La caccia ai titoli è aperta a tutti i lettori


di Laura Dabbene

libri_mai_recensitiSi avvicina il 2010 portando con sé, come ogni anno nuovo che si rispetti, una delle tradizioni più consolidate nella psicologia umana: la definizione dei buoni propositi. Chi non ha mai scelto il passaggio dall’anno vecchio al nuovo come momento ideale di svolta delle proprie cattive abitudini o di cambiamento dei propri comportamenti scagli la prima pietra.

Evitando di porsi obiettivi irraggiungibili e restando con i piedi ben saldi a terra questa prassi può avere effetti estremamente positivi, regalando entusiasmo e tanta voglia di agire. Ma perché non rendere tutto più stimolante e divertente elaborando un buon proposito per il 2010 che metta in fermento i nostri neuroni all’ennesima potenza? Per chiunque voglia cogliere il suggerimento ecco un progetto che cerca di unire due attività che, per quanto concerne il movimento neuronale, nulla hanno da invidiare alla risoluzione della più complessa delle equazioni di quarto grado: la lettura e l’esercizio della memoria.

Obiettivo: riuscire, nei prossimi 12 mesi, a diventare un vero lettore “forte” mantenendo una media di due libri ogni mese, raggiungendo così quota 24 volumi in un anno.

paroleireRegole: una sola, inesorabile. Seguire l’ordine alfabetico nella scelta dei titoli, partendo dalla coppia A-B nel mese di gennaio, fino alla Y-Z del prossimo dicembre.

Difficoltà: qualcuna. Nel caso d i libri stranieri basarsi, per la scelta, sul titolo corrente in traduzione italiana. Considerare l’articolo sempre come prima parola, in questo modo Le affinità elettive di Goethe oppure Le avventure di Huckleberry Finn di Twain valgono se si è arrivati alla lettera L, non alla A. Usare tutte le lettere dell’alfabeto internazionale: sono 26 quindi, in due occasioni, la coppia di iniziali diventa una terzetto (I-J-K a maggio e V-W-X a novembre).

Suggerimenti: un paio. Scegliere i libri scandagliando nella propria memoria e stilando una lista con più proposte per poter vagliare poi quelle maggiormente interessanti e alla propria portata considerando il tempo a disposizione, l’umore e gli interessi del momento. Non barare scegliendo libri che si sono già letti: nessuno se ne accorgerebbe tranne voi stessi, ma si cadrebbe così nel tragico destino dei buoni propositi per l’anno nuovo che non si mantengono mai!

Obblighi: due. Divertirsi e condividere con Wakeupnews le vostre scelte, commentando la rubrica Due libri al mese e suggerendo naturalmente i titoli che vi sono piaciuti di più.

Appuntamento a gennaio con i primi due volumi per le lettere A e B. La caccia al titolo è iniziata. La sfida è aperta.

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