Friday, May 18, 2012

Jeffrey Dahmer: il Cannibale di Milwaulkee

Post di Chantal Cresta On giugno - 24 - 2011 AGGIUNGI COMMENTO
Jeffrey Dahmer

Jeffrey Dahmer

Milwaukee (USA) – Nel 1978, il 18enne Jeffrey Lionel Dahmer era un ragazzo intossicato dall’alcol e con una sessulità particolarmente complicata, vissuta tra materiale omo-pornografico, fantasie ossessive e ripetute masturbazioni compulsive.

Una sera di giugno di quell’anno, Jeffrey caricò in macchina un giovane autostoppista di 19 anni, Stephen Hicks. Dahmer convinse il ragazzo a seguirlo a casa propria, dove i 2 avrebbero potuto godere di qualche ora di intimità. Così fu, poi accadde il peggio. Quando Stephen fu sul punto di andarsene, l’altro tentò di indurlo a restare e al rifiuto del ragazzo, Jeff perse il controllo: si scagliò contro il 19enne, stordendolo con un bastone. Poi lo strangolò, si dedicò ad atti masturbatori e necrofili sul cadevere. Infine, lo smembrò nascondendo i resti sotto l’intercapedine dell’abitazione. I genitori di Jeffrey – al momento del delitto fuori casa – non si accorsero mai di nulla e lo stesso Jeffrey sosterrà sempre di non ricordare quel primo delitto. Passeranno 9 anni, prima che Dahmer ne commetta un secondo.

Dahmer – Nato da una famiglia borghese del Wisconsin trasferitasi nell’Ohio, Jeffrey era stato fin da bambino emotivamente fragile, timido, poco incline ai contatti sociali anche superficiali e privo di particolari interessi. In effetti, la principale occupazione del giovane pareva fosse bighellonare per i boschi in cerca di carcasse di animali da smembrare per poterne conservare alcune parti in barattoli di vetro. Un’attività alla quale, intorno ai 14 anni, egli aggiunse anche l’abuso di alcol.

Il resto della vita fu costellata di fallimenti. Cacciato dall’università dell’Ohio per troppe assenze, riformato dall’esercito per alcolismo, senza fissa dimora a causa della separazione dei genitori nel 1982, Jeffrey tornò nel Wisconsin a vivere con la nonna. Ed è a questo punto che il ragazzo tornò ad uccidere. Prima in casa dell’anziana parente, poi in un appartamento nella zona ovest del Milwaukee.

Modus operandi – Con gli anni Dahmer mise a punto un preciso sistema di delitto. Le sue vittime erano tutti giovani uomini tra i 14 e i 30 anni, spesso di origine straniera, omosessuali o disposti a rapporti con uomini. Jeff li adescava, li portava a casa e li narcotizzava aggiungendo del sonnifero ai loro drink e giaceva accanto ad essi. Quando, però, gli uomini riprendevano i sensi e tentavano di andarsene, l’assassino passava all’azione: immobilizzava la vittima e ritornava vicino a lei, in ascolto dei rumori del suo corpo. Jeffrey voleva sentire il battito del cuore, lo scorrere degli umori sotto pelle e la vitalità degli intestini. Una volta soddisfatto, strangolava le vittime perché non lo denunciassero e, soprattutto, perché non potessero più lasciarlo. Infine, egli disponeva dei cadaveri in vari modi: aveva rapporti sessuali con essi, si masturbava e li sezionava. Alcune parti le conservava a scopo alimentare nel frigeratore di casa o in un grande barile blu. Altre parti, invece, erano tenute come macrabre reliquie su una specie di altare.

Dal 1987 al 1991, Jeffrey Dahmer ebbe rapporti sessuali, necrofili, uccise e – in qualche caso – si nutrì di 16 persone, guagnandosi il soprannome di Cannibale del Milwaulkee.

La psichiatria – Il caso Dahmer è stato molto dibattutto dagli specialisti e ancora oggi rappresenta una delle pagine più curiose per la spichiatria forense. Benchè le divergenze d’opinione sulla sanità mentale dell’uomo siano ancora molto accese, pare che quasi tutti gli studiosi siano arrivati ad alcuni punti di accordo sull’analisi del suo comportamento omicida.

Dahmer non era un comune sadico. Non traeva piacere dall’atto omicida ma lo considerava un’azione necessaria per la soddisfazione delle proprie fantasie sessuali. E, in tal senso, anche l’aspetto necrofilo-cannibalico era relativo alla dimensione intima che egli creava con i propri uomini.

Secondo lo psicologo forense, Robert I Simon, Dahmer era stimolato dall’idea di incontri più intimi che sessuali, caratterizzati da attività di bondage e semplice vicinanza fisica. Contesti per i quali sarebbe stato possibile trovare uomini consenzienti. Tuttavia, il killer doveva essersi convinto del contrario, spinto dalla sfiducia nelle proprie capacità e dall’insaziabile desiderio di soddisfare i propri sogni erotici. In essi egli poteva giacere con individui immobili e privi d’iniziativa.

In effetti, l’ideale erotico del killer erano gli zombi, creature vive ma senza vita. Esseri decelebrati pronti a compiacerlo e che, inoltre, avessero il pregio di non avanzare richieste di approcci indesiderati come quello anale, detestato da Jeffrey. Per questo l’uomo praticò anche delle perforazioni craniche alle vittime in vita, come sorta di lobotomie per ottenere i propri schiavi.

Solo quando gli uomini morivano scattava il meccanismo cannibalico. Alcuni esperti sostengono che mangiare i cadaveri, avesse per Dahmer un significato rituale. Così facendo, infatti, Dahmer li assimilava come parte di sé, si garantiva la loro forza fisica e dava un senso alla loro morte. Ed essi non lo avrebbero mai abbandonato.

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foto di polizia

Condanna – Una volta arrestato nel 1992, il killer venne sottoposto a processo con l’accusa di 15 omicidi per i quali venne condannato ad una pena di 15 ergastoli. Nello stesso anno, la Corte dell’Ohio lo processò per l’omicidio della prima vittima, Stephen Hicks, depositato sotto la casa dei genitori. Di quei tempi il padre di Dahmer, Lionel, ricorderà in seguito che durante quell’estate il foglio: ‹‹si era svegliato come a volte mi ero svegliato io durante la giovinezza, con la terribile certezza di avere commesso un delitto. L’unica differenza è che Jeff  lo aveva commesso veramente, aveva fatto davvero ciò che io avevo solo temuto di aver fatto. Io mi svegliavo in preda ad un panico che con il risveglio completo si dissipava. Jeffrey si svegliava in mezzo ad un incubo che non sarebbe mai finito››.

Il 28 novembre 1994, Jeffrey Lionel Dahmer, detenuto nel carcere di Portage (Wiscosin), venne bastonato a morte da un altro prigioniero affetto da gravi disturbi psichici.

Chantal Cresta

Foto || wikipedia.org; serialkiller.it

 

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