Piazza Navona, tra musica e testimonianze per lottare contro il ddl intercettazioni
di Francesca Penza
Roma – Il pomeriggio romano è stato caldo. Non solo per il cielo terso ed il sole cocente che sovrastavano piazza Navona, ma a causa delle migliaia di cittadini mossi dalla propria coscienza sociale e politica.
La Fnsi, l’Usig Rai, il Popolo Viola, la Cgl, l’Arci, Articolo 21, Libertà e giustizia, Il Popolo delle Agende Rosse e Libertà e partecipazione, poco avrebbero potuto se la piazza fosse stata vuota, se le aspettative fossero state deluse. Ma il popolo delle piazze non è venuto meno e ha dato vita ad un pubblico composto, ma partecipativo ed entusiasta.
Durante l’inno di Mameli – eseguito dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma – la gente si anima e canta, all’intervento di Patrizia D’Addario si indigna e fischia.
Applausi e approvazione alla dichiarazione di Beppe Giulietti: “L’oscuramento del diritto di cronaca e della legalità sarà l’oscuramento della questione sociale” e ancora “non dobbiamo cedere, ma usare forme di disubbidienza civile: trasmettere tutte le notizie di ingiustizia sociale”. È chiara la necessità di lottare e vincere insieme, dimenticando schieramenti e corporativismi.
Fiorella Mannoia fa appello alla coscienza civile dei finiani e chiede di non approvare la legge.
È Roberto Morricone a esporre una possibile retroattività della legge – eventualità del tutto incostituzionale – che metterebbe in pericolo le indagini, ancora in corso, relative a fatti avvenuti negli anni bui del terrorismo.
Obiettivo primario della nostra vita civile dovrebbe essere tramandare la memoria storica di chi è già sceso in piazza ed ha lottato, svilire i tentativi di far precipitare la democrazia italiana sempre più in basso. La situazione della libertà di informazione in Italia preoccupa anche Reporters Sans Frontières, che ci colloca al 49° posto – su 175 posizioni – della classifica stilata ogni anno (http://en.rsf.org/report-italy,111.html).
Una delle chiavi per il ripristino della libertà di informazione è la democrazia orizzonatale, per questo il movimento Move On – nato negli Stati Uniti, è stato determinante per la vittoria di Obama: attraverso mail, petizioni, incontri con i politici, i liberi cittadini riescono a fare pressione sul sistema determinandone i risultati – di Marco Quaranta si batte. Se necessario, se il ddl dovesse divenire legge, le piazze si riempiranno di nuovo dopo il 29 luglio.
Anche l’associazione Violaverso – la rete, appena nata, per il Popolo Viola – spinge per una forma di partecipazione politica e nel terzo punto del suo Manifesto (http://www.violaverso.org) si può leggere: “Violaverso è una comunità democratica incondizionatamente leale alla Costituzione Italiana”.
Il Popolo Viola, Move On, Violaverso confermano una tendenza sempre più marcata, anche e finalmente nel nostro Paese, a fare della rete un terreno fertile dove far attecchire nuove idee e proposte.
Sul palco anche i problemi dell’editoria nelle parole del presidente onorario di Media Cop Lelio Grassucci, per nulla tenero col ddl: “Impedisce il pluralismo ed è un tentativo di anchilosare il dibattito politico”.
Tante sono le associazioni intervenute per appoggiare la causa della libertà di informazione, ma anche per cercare visibilità all’interno di un evento di grande eco mediatica. Tra queste l’Associazione Culturale Altopiano di Navelli “Ardinia”, che si occupa di ripristinare la legalità e le attività produttive “sane” nei piccoli centri dell’aquilano, dove il sisma ha acuito una situazione già delicata per quanto riguarda la gestione e lo sfruttamento del territorio.
A parte la solita vetrina di politici – tra i tanti Veltroni, Bertinotti e Bersani – i più discreti artisti che lasciano la piazza quasi inosservati come Carla Fracci ed i giornalisti “in pausa” come David Sassoli, sul palco è un susseguirsi di volti interessanti. Fra tutti, quello di Ottavia Piccolo, che ha interpretato un brano dall’opera “Un ricordo di Anna Politkovskaja” – giornalista russa uccisa nel 2006 contraria al governo di Putin e famosa per i suoi reportage dalla Cecenia – del giovane autore Stefano Massini: “Quando hai una tessera politica non sei un giornalista, sei un portavoce”.
E poi la voce e la musica di Giovanna Marini con il Coro dei Benpensanti, che hanno proposto una ballata ironica, realistica e amara in cui tutta la gente in piazza si è identificata, unendosi al coro nelle battute finali del pezzo.

Roberto Saviano
Grande la sorpresa nel vedere Roberto Saviano raggiungere il centro del palco con Tiziana Ferrario – che ha gestito i tempi e moderato gli interventi per tutta la manifestazione - la piazza è esplosa in un applauso stranamente “solenne”, ma caldo nello stesso tempo. “La privacy che si vuole difendere – dice Saviano – è quella del malaffare”. Ed esprime il suo parere, condivisibile, sulle macchinazioni dei piani alti: “Ci stanno spingendo a dire: tanto è tutto uno schifo – una chiavica, si dice al mio paese – questo è esattamente quello che vogliono”.
Si sofferma sul concetto di resistenza, sul significato della parola “forse abusata come la parola amore” e ne definisce nuovi contorni: “Resistere, oggi, significa permettere di raccontare” e quindi di rendere partecipi altre persone di quello che accade, che a loro volta faranno lo stesso con altri. Saluta il pubblico e termina il suo breve intervento quasi con ottimismo, o con rassegnata consapevolezza: “L’Italia potrebbe crescere solo se iniziamo a sognarla”.
I mezzi della criminalità organizzata sono tali e tanti che ridurre gli strumenti di investigazione è palesemente una riduzione della legalità e dei diritti dei cittadini. Il decreto proposto è classista, nella misura in cui tutela i veri colpevoli e costringe la giustizia ad accanirsi con le fasce meno protette. A puntualizzare questa situazione è stato il rappresentante dei sindacati delle Forze di Polizia che auspicano una collaborazione tra magistratura, stampa, polizia e cultura per difendere i diritti dei cittadini.
Nessuno ha dimenticato tutti i lavoratori in lotta: dall’Eutelia, da tre settimane in presidio permanente a Montecitorio e da 5 mesi in occupazione, all’Insean – Istituto Nazionale per Studi ed Esperienze di Architettura Navale.
La disobbedienza civile resta la base da cui partire per una nuova democrazia che sia tutela della legalità, del diritto di informazione, del lavoro, della cultura.
Il teatro, il cinema, la letteratura – nella figura di diverse case editrici schieratesi contro la legge bavaglio – il giornalismo, le persone sono scese in piazza, si sono mobilitate, cercando di difendere i propri diritti, il proprio Paese, la propria Costituzione.
Recita l’articolo 54 della Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.
Foto articolo | via http://www.officinademocratica.ilcannocchiale.it; http://1.bp.blogspot.com; http://andreasferrella.files.wordpress.com
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