Catalogna, l’indipendenza si fa difficile: la CUP vota no a Mas

Antonio Baños, leader della CUP (Massimiliano Minocri / Massimiliano Minocri, ccaa.elpais.com)

Antonio Baños, leader della CUP (Massimiliano Minocri / Massimiliano Minocri, ccaa.elpais.com)

Barcellona – La strada verso l’indipendenza non era un percorso facile per le colonie europee e rimane complessa anche per chi si sente colonia nel ventunesimo secolo. Oggi alle 16:30, dopo la conferenza stampa rilasciata dai rappresentanti della CUP, il fronte indipendentista appare spaccato.

RIEPILOGO – Facciamo un passo indietro. Il 27 settembre Junts pel sí ha vinto le elezioni ma non come sperava: 62 seggi contro i 68 che servono per governare. Così, i 10 seggi presi dalla CUP, partito comunista, indipendentista ma fuori coalizione, sono divenuti fondamentali per la creazione di un governo. Quest’ultimo secondo i piani deve durare 18 mesi, tempo necessario per indire le elezioni di una Catalogna libera. Così, pochi giorni dopo il “Parlament”catalano ha votato una mozione che avviava il processo di indipendenza con i voti della CUP. Sull’indipendenza tutti d’accordo, così come su un percorso comune. Tuttavia, se i democristiani di Convergencia hanno fatto accettare il presidente uscente Artur Mas (Convergencia) alla sinistra repubblicana (ERC), compito più arduo era proporre alla CUP il nome di Mas per la futura presidenza.

LA SVOLTA DEL 20D – Vista la situazione si è deciso di aspettare il 20 dicembre, cioè il grande giorno delle elezioni generali. Come da pronostico, En Comu, ormai referente locale di Podemos, ha vinto in Catalogna con il secondo posto di ERC. Le ragioni della vittoria di En Comu sono due: la presenza di un leader indiscusso come Ada Colau, recente sindaca di Barcellona, e il sostegno al referendum di Podemos. Il quadro spagnolo è poco chiaro ma le sinistre, se trovassero un accordo, potrebbero formare un governo, al contrario del centro destra ormai composto da PP e Ciutadanos.

Artur Mas, presidente uscente del governo catalano e respinto dalla CUP per il prossimo governo (www.eunews.it)

Artur Mas, presidente uscente del governo catalano e respinto dalla CUP per il prossimo governo (www.eunews.it)

CONSULTAZIONI – Con questo risultato nazionale, l’indipendenza appariva più vicina. Da qui le pressioni alla CUP per accettare il nome del non amato democristiano Mas in nome della causa per soli 18 mesi. Il dibattito nel partito è iniziato il giorno dopo il 27S, ma la CUP è un partito “assembleario”, cioè tutti contano e uno vale uno. Decidere è difficile se nei consigli più ristretti 93 persone hanno voce in capitolo. Infatti, domenica scorsa, il voto del consiglio politico era finito 15 a 15, cioè spaccatura totale. Oggi un’altra votazione e l’ennesimo pareggio proveniente dalle votazioni nelle assemblee locali; a quel punto i dirigenti del Grupo de Acción Parlamentaria e le organizzazioni trozkiste hanno cambiato idea e spinto il no ad Artur Mas. Risultato 36 contrari e 30 a favore.

LO SCENARIO – Il risultato è stato comunicato alle 16:30 in una conferenza stampa dove si sono presentati vari dirigenti CUP, come Sergi Saladié che ha spiegato che “esiste una maggioranza per avanzare verso l’indipendenza però non una maggioranza per eleggere un candidato”. Ergo, se Junts pel Si non presenta un nuovo candidato a breve, ci saranno nuove elezioni a marzo e a quel punto l’indipendenza potrebbe trasformarsi da sogno in chimera.

Domenico Pellitteri

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