Catalogna, il parlamento dice sì all’indipendenza

La stretta di mano tra i due leader di Junts pel Sí, Raul Romeva e Artur Mas (ara.cat)

La stretta di mano tra i due leader di Junts pel Sí, Raul Romeva e Artur Mas (ara.cat)

Barcellona – L’avevano detto in campagna elettorale ed oggi è divenuto realtà: il processo indipendentista in Catalogna è iniziato ufficialmente. Non sappiamo ancora se questo sarà un giorno storico da ricordare nei manuali scolastici oppure sarà un effimero tentativo, l’ennesimo, non riuscito da parte degli indipendentisti catalani. Ciò che è sicuro è il numero di voti che compone la maggioranza parlamentare che rispecchia la lista Junt pel sí e la frangia indipendentista di sinistra espressa dalla CUP. 

LA MOZIONE - La risoluzione proposta dalla maggioranza dichiara l’inizio di un percorso di creazione di uno stato catalano indipendente di stampo repubblicano. La mozione è stata votata con 72 voti a favore, 63 contrari e nessuna astensione. Il primo passo è in questo modo concluso. Se a favore si dichiara la maggioranza che include Convergencia (democristiani), Esquerra ( Sinistra) e vari movimenti civici, vero motore del processo, contrari sono tutti i partiti nazionali che in maniera indistinta hanno detto no, dal PP di Mariano Rajoy ai socialisti del PSC, fino ai novelli Ciutadans e Si que es pot, branchia catalana di Podemos.

LE REAZIONI – L’approvazione della mozione a scrutinio segreto, nonostante la richiesta di scrutinio pubblico proveniente dalle opposizioni, ha suscitato diverse reazioni in Catalogna e a Madrid. Soddisfatta la maggioranza indipendentista che attraverso la voce di uno dei suoi leader storici, Raül Romeva i Rueda, descrive il processo come «un’ opportunità d’oro per costruire uno stato moderno ed esemplare che affronti i comportamenti scorretti e la corruzione». Di parere opposto Podemos, sostenitore del diritto a decidere attraverso un referendum e che ha fatto fatica ad evitare astensionismi, Ciutadans, PSOE e PP. Da Madrid, il Presidente Mariano Rajoy non ha celato la sua intolleranza affermando che «l’unità spagnola è sacra». 

Inés Arrimadas, rappresentante di Ciutadans, partito contrario alla mozione indipendentista(ara.cat)

Inés Arrimadas, rappresentante di Ciutadans, partito contrario alla mozione indipendentista(ara.cat)

LA SECONDA PROVA - Nel frattempo la giornata parlamentare a Barcellona non è ancora finita. Il parlamento, diretto dalla neo presidentessa Carmen Forcadell, inizierà alle 17 il dibattito sull’investitura da presidente di Artur Mas, presidente uscente e leader di Convergencia e Junt pel Sí. Sul fronte indipendentista la sua nomina non è appoggiata dalla CUP, il che fa presagire il nulla di fatto nei primi due turni, nei quali serve la maggioranza assoluta.

CONTROMOSSE E CONSEGUENZE - Ecco quindi che Mariano Rajoy ha convocato un Consiglio dei Ministri straordinario per mercoledì mattina per studiare le contromosse. Da Béjar, vicino Salamanca, il premier ha fatto sapere di aver già firmato la richiesta di opinione al Consiglio di Stato per poter iniziare il ricorso per incostituzionalità al Tribunale Costituzionale. Domani è previsto l’invio del ricorso, con tanto di richiesta di sospensione della mozione e anche un incontro tra il Capo dell’esecutivo e Pedro Sánchez, il segretario del PSOE. La situazione è dunque incandescente. Intanto lo spread, cioè il differenziale tra rendimenti del Bonos spagnolo e del Bund tedesco si attesta in risalita a 128 punti. Fin qui i fatti, con un cammino verso l’indipendenza iniziato ma sicuramente lungo e pieno di insidie che, se gestito da entrambe le parti senza il dovuto rispetto reciproco, potrebbe nuocere alla Spagna intera e quindi anche all’Unione Europea.

Domenico Pellitteri

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