Catalogna, ecco come si finanzia un’ indipendenza

Il kit dell'indipendentista (www.elconfidencial.com/)

Il kit dell’indipendentista (www.elconfidencial.com/)

Barcellona – Ci sono varie ragioni perché una comunità di persone si riconosca come popolo, di fronte a un’unica bandiera, simboli e sentimenti comuni. Queste ragioni sono legate alla cultura, alla lingua, all’economia, alla storia che insieme costituiscono le ragioni di un credo. Vari esempi di popoli annessi a stati nazionali e adesso ricredutisi si possono trovare in Europa al giorno d’oggi ed uno di questi è la Catalogna. Con i suoi 7 milioni e mezzo di abitanti, questo territorio prova ad essere uno stato. Quello che scopriremo oggi è la maniera di finanziare questo inevitabile conflitto con Madrid.

L’ASSEMBLEA NAZIONALE CATALANA – Le ragioni per l’indipendenza, che vale la pena trattare in un articolo a sé, sono antiche ma anche moderne e sono state riprese e rimesse in circolo dall’ Assemblea Nazionale Catalana, la quale, nonostante il suo attuale successo, è nata da pochissimo.  L’assemblea è nata infatti il 30 aprile 2011, davanti a 1500 persone. Si formò un consiglio permanente e quasi un anno dopo – nel 2012 – ecco la prima assemblea costituente. Da quel momento una serie di iniziative hanno visto una partecipazione straordinaria del popolo catalano, culminata l’11 settembre di ogni anno, giorno in cui si festeggia ironicamente la sconfitta dei catalani e la presa del potere di Filippo V di Spagna.

LA DIADA  – L’11 settembre – denominato la Diada – negli ultimi anni è stato considerato una gran festa da molti catalani e un gran fastidio per il governo di Madrid. Nel 2012 i partecipanti a Barcellona furono un milione e mezzo secondo la polizia, 600 mila secondo il governo spagnolo. La famosa catena umana che nel 2013 ha coperto 400 km, cioè le due  punte della regione dalla Francia a Valencia, ha mobilitato 30.000 persone.  Stesso palcoscenico nel 2014 con più o meno le stesse cifre dichiarate da Madrid e dalla polizia locale. Nel mezzo anche un referendum, organizzato ma non riconosciuto, per il quale 2 milioni di persone su 5.4 aventi diritto si recarono alle urne non riconosciute e l’80 percento votò per un doppio si all’indipendenza.

Uno dei tanti slogan dell'11 settembre, Barcellona (blogs.elpais.com)

Uno dei tanti slogan dell’11 settembre, Barcellona (blogs.elpais.com)

LE ELEZIONI – Adesso la situazione in Catalogna è incandescente. Le elezioni anticipate convocate dall’attuale Presidente Artur Mas del 27 settembre sono alle porte. Partiti di destra e di sinistra catalani si sono uniti in una lista unica “soberanista” dove come candidato si trova anche Pep Guardiola, allenatore del Bayern Monaco.  I partiti nazionali come PP, PSOE e Ciutadanos guardano con preoccupazione alla vicenda e c’è chi pensa di creare un altro fronte unitario. Le elezioni avverranno pochi giorni dopo l’ennesimo 11 settembre. L’idea è che se vinca con una cospicua maggioranza il fronte indipendentista, Madrid sarà costretta ad ascoltare per aprire un percorso di “adios” amichevole. Francamente, al momento, questo percorso appare molto difficile ma non impossibile.

COME SI FINANZIA LA RIVOLUZIONE? – Con quali soldi in pochi anni si passa da 1500 persone a 2 milioni, organizzandosi via internet? Sicuramente il sentimento di un’identità radicata è la base ma i soldi aiutano. Per essere chiari, la Catalogna non è certo una regione povera, anche se la crisi ha colpito anche qui. Però ufficialmente tutti i finanziamenti giunti alla Assemblea Nazionale Catalana sono privati e non potrebbe essere altrimenti. Anche l’11 settembre è un’importante fonte. La rivista El confidencial ha fatto due conti. Ogni socio dell’assemblea già paga una quota per mantenere l’assemblea e molti fanno anche donazioni libere. Restando sull’11 settembre il kit in vendita per la manifestazione costa 15 euro. Sono già 90.000 gli iscritti; l’anno scorso furono vendute 200.000 magliette. Il kit non è certo obbligatorio per assistere alla manifestazione che resta aperta a tutti. Gli introiti previsti, senza considerare i costi, sono 3 milioni. Alla faccia della fama catalana, da sempre considerati i genovesi di Spagna in quanto a gestione delle finanze.

Ecco quindi che in Catalogna si preparano, coscienti di una forza, anche economica, crescente.

Domenico Pellitteri

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