Cassazione: “Dell’Utri mediatore di un accordo tra Berlusconi e la Mafia”

Roma - Sono le 146 pagine di motivazioni attraverso le quali la Cassazione ha oggi spiegato perchè, lo scorso 9 marzo, ha disposto un nuovo esame nei confronti di Dell’Utri annullando la condanna a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa inflitta in appello a Palermo il 29 giugno 2010,

Marcello Dell’Utri ha svolto un’attività di mediazione tra l’imprenditore Silvio Berlusconi e Cosa Nostra: ne risultò “un accordo di natura protettiva e collaborativa tra Berlusconi e la Mafia con tramite Dell’Utri, volto a realizzare una proficua e reciproca collaborazione di intenti“.

In particolare, i giudici della Suprema Corte, nella sentenza n. 15727 depositata oggi lunga, rilevano che l’assunzione di Vittorio Mangano ad Arcore “indipendentemente dalle ricostruzioni dei cosiddetti pentiti e’ stata congruamente delineata dai giudici come indicativa, senza possibilita’ di valide alternative”, del suddetto accordo.

La Corte d’appello di Palermo, osserva la Cassazione, sottolinea come l’accordo dovesse risultare fonte di reciproci vantaggi per i due poli: il vantaggio per l’imprenditore Berlusconi, della ricezione di una schermatura rispetto a iniziative criminali (essenzialmente sequestri di persona) che si paventavano a opera di entità delinquenziali e il vantaggio di natura patrimoniale per la stessa consorteria mafiosa.

Per quanto riguarda ancora la sentenza dello scorso 9 marzo, che ha annullato con rinvio la decisione della Corte d’Appello di Palermo del 29 giugno 2010 che aveva condannato Dell’Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno, la Cassazione dice che è “probatoriamente dimostrato” che Marcello Dell’Utri “ha tenuto un comportamento di rafforzamento dell’associazione mafiosa fino ad una certa data, favorendo i pagamenti a Cosa nostra di somme non dovute da parte di Fininvest”. “Tuttavia – si legge nelle motivazioni – va dimostrata l’accusa di concorso esterno per il periodo in cui il senatore di Forza Italia lasciò Fininvest per andare a lavorare per Filippo Rapisarda”.

Poi precisa ancora piazza Cavour: “Ciò non implica necessariamente o in base ad una regola logica e codificata che egli abbia mantenuto inalterato nel tempo e nella sostenza un rapporto di “gestione” dei possibili favori che la mafia avrebbe potuto restituire nel periodo di formazione del nuovo partito”.

Davide Lopez

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