Caso Sallusti. L’evasione complica l’iter di grazia

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Alessandro Sallusti

Roma – Il Quirinale sta valutando l’ipotesi di grazia per il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi ai domiciliari per diffamazione. Sentenza alla quale potrebbe aggiungersi quella di evasione se, il prossimo giovedì, il giornalista dovesse essere condannato per non aver rispettato i limiti dell’arresto a casa. Sallusti infatti si è recato nella sede del Giornale. Se sentenza di condanna ci sarà, potrebbe comprendere dagli uno ai 3 anni di reclusione e sommarsi alla precedente sentenza.

Tutto ciò rende l’iter per la grazia molto più complicato. A dirlo è il ministro della Giustizia Paola Severino che domenica ha avuto un colloquio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul caso Sallusti e sulla possibilità di dissotterrare la norma che cancellerebbe il carcere per i giornalisti. Una legge, pare, più snella e facile dell’ultimo disegno discusso in Parlamento e poi affossato, che prevedeva la cancellazione della reclusione solo per le figure apicali dei giornali. La nuova norma potrebbe avvalersi di un ddl che ruota sulla «particolare tenuità del fatto», e quindi l’estinzione del reato in casi di diffamazione. Il ddl venne approvato in commissione mesi fa. Voto unanime – come ricorda ilsole24ore.it – ma poi dimenticato in Aula.
Intanto, mentre si discute, il caso-Sallusti rimane sospeso e rischia di ingigantire macchiando il valore dei Corpi istituzionali – legislativo (per troppa debolezza), giudiziario (per eccesso d’autorità) – in tutta Europa, la quale già guarda l’Italia come unico paese occidentale a prevedere il carcere per i giornalisti, nonostante le Carte internazionali sui diritti dell’uomo. Il Colle pare intenzionato a risolvere la questione ma non è ancora scattata un’istruttoria per verificare l’operato dei giudici, né al Quirinale né al Ministero di Giustizia.

Per quanto riguarda la grazia, essa è esclusiva del Capo dello Stato che può concederla in caso di richiesta del condannato, dei parenti o per muto proprio. Le prime due ipotesi sono scartate, poiché più volte Sallusti ha dichiarato di non desiderare l’intervento di Napolitano. Rimane l’ultima che potrebbe essere concessa senza chiedere per il parere della “parte lesa”, il magistrato Giuseppe Cocilovo, querelante. La Severino avrebbe l’unico compito di controfirmare l’atto di grazia, come prevede la legge dal 2006, ovvero dopo la sentenza della Consulta sul caso Bompressi.

E sul caso Sallusti torna a parlare anche Cocilovo, intervistato su Repubblica da Liana Milella. Il magistrato afferma che potrebbe essere disposto a concedere al giornalista il perdono. ‹‹Glielo posso anche dare» – concede la toga – ‹‹ma perché io, con il lavoro che faccio, (so che) “questo” carcere non rieduca, costringe al sovraffollamento e alla detenzione disumana non lo vorrei per nessuno». Si attende la replica dell’interessato.

Chantal Cresta

 

 

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