Caso Ruby: come è nato il processo più chiaccherato d’Italia

Ruby

Karima El Mahroug detta Ruby Rubacuori ( tempostretto.it )

Roma - Ormai ci siamo. La sentenza di primo grado del cosiddetto «processo Ruby» sta per arrivare. Nessuno ha la sfera di cristallo, per cui provare a fare pronostici su come andrà a finire non ha senso. In compenso, si può ricordare come è nato questo processo.

Silvio Berlusconi è indagato per i reati di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Il primo reato l’avrebbe commesso la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, cioè quando Ruby venne portata in questura in seguito alla segnalazione di un furto, di cui una sua amica l’aveva accusata. Berlusconi allora telefonò per interessarsi del caso ed ottenere l’affido della ragazza al consigliere regionale Nicole Minetti. Così facendo Berlusconi avrebbe abusato delle sue funzioni di primo ministro.

Il secondo reato – favoreggiamento della prostituzione minorile- invece Berlusconi l’avrebbe commesso in quanto sarebbe stato cliente di una prostituta minorenne. Ruby, però, ha sempre detto di non avere mai avuto rapporti sessuali con lui e di non essere una prostituta. La ragazza sostiene infatti di aver ricevuto settemila euro perché Berlusconi aveva saputo della sua situazione di difficoltà economica, ed aveva voluto aiutarla. Dichiarazione confermata da Berlusconi, il quale affermò di aver dato soldi a Ruby «per portarla nella direzione contraria e non costringerla alla prostituzione».

Nicole Minetti, insieme a Emilio Fede e Lele Mora, è indagata per favoreggiamento della prostituzione. Durante il processo, Nicole Minetti ha provato a spiegare agli inquirenti che lei non ha mai portato la giovane marocchina nella residenza di Silvio Berlusconi. Proprio a supporto della sua difesa, la Minetti ha citato un verbale di Ruby davanti ai pm nel quale la ragazza racconta di essere stata portata ad Arcore da Fede. La stessa Minetti però poi precisò all’Ansa: «Il mio legale Daria Pesce ha presentato una memoria difensiva da cui si evince che non ho portato Ruby ad Arcore. In questa memoria, ci tengo a sottolinearlo, non accuso né Emilio Fede né Lele Mora».
Emilio Fede in compenso attaccò lei: «Ho letto una sintesi della memoria difensiva di Nicole Minetti assistita dall’avv. Daria Pesce . L’unico elemento mancante è che entrambe avrebbero bisogno dell’assistenza di uno psichiatra».

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Nicole Minetti ( biografieonline.it )

Nel febbraio 2011 il gip di Milano Cristina Di Censo dispose il giudizio immediato. Per il giudice vi era infatti sia la prova evidente per il rinvio a giudizio di Berlusconi, sia la competenza della procura di Milano ad indagare sul caso Ruby.

In questi anni i giornalisti e gli opinionisti hanno detto di tutto, ma quello che conta è quello che sostengono le parti.
Secondo il pubblico ministero Antonio Sangermano, quelle che si svolgevano ad Arcore non erano cene eleganti ma un «collaudato sistema prostitutivo» di cui Ruby e la Minetti erano «parte integrante»; il tutto per «soddisfare il piacere sessuale» di Silvio Berlusconi. Secondo la Boccassini «Non vi è dubbio che Karima El Mahroug aveva fatto sesso con Berlusconi e ne aveva ricevuto dei benefici» e «sapeva che la ragazza era minorenne». L’accusa ha chiesto 6 anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Procura di Milano ha inoltre chiesto per Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti sette anni di carcere e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualunque incarico in servizi pubblici o privati che ha a che fare con minori.

Secondo il legale di Berlusconi, e senatore del Pdl, Niccolò Ghedini, il Cavaliere deve essere assolto perché il fatto non sussiste. Il 3 giugno Ghedini ha detto che Berlusconi era convinto che Ruby fosse egiziana e che ne parlò a lungo in un pranzo istituzionale, come riferito da alcuni testi al processo. «Se Berlusconi avesse saputo che era siciliana e figlia di un ambulante ne avrebbe parlato a lungo a un pranzo istituzionale?» ha fatto notare Ghedini. E riguardo alla concussione: Berlusconi «non ha mai chiesto di accelerare le procedure (…) ma ha chiesto solo un’informazione».

Domani sapremo come andrà a finire il processo di primo grado.

Giacomo Cangi

foto: tempostretto.it; biografieonline.it

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