Caso Ruby: Berlusconi verso il rito immediato

Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi

Niccolò Ghedini, legale del premier Silvio Berlusconi e deputato Pdl

ROMA – Silvio Berlusconi potrebbe essere presto giudicato dal Tribunale di Milano. A dirlo è stato il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati. Sono state acquisite circa una cinquantina di pagine relative alle venti testimonianze di ragazze che hanno frequentato le abitazioni del premier. A questi documenti potrebbero aggiungersi le dichiarazioni della escort Nadia Macrì, che sostiene di aver ricevuto 5mila euro in cambio di prestazioni sessuali, oltre a vedere lo stesso scambio nei confronti di Ruby.

MEMORIE DEL PREMIER – La difesa intanto ha depositato le memorie di Berlusconi. Circa venti pagine che sono l’esito di indagini svolte dagli avvocati Longo e Ghedini, difensori del presidente del Consiglio. Dai documenti emerge la volontà di smontare la tesi sostenuta dalla Procura milanese, smentendo anche l’ipotesi del reato di concussione che, secondo i pm, si sarebbe attuato la notte fra il 27 e 28 ottobre 2010. In quell’occasione Ruby, ancora minorenne, venne rilasciata dalla questura di Milano sostenendo che fosse nipote del presidente Moubarak.

Sarà il Gip, Cristina Di Censo, ad esaminare tutto il fascicolo e a decidere se si debba procedere con un procedimento-lampo, come chiedono i pm milanesi, oppure se sia sufficiente aprire un processo “ordinario”.

Bossi e Berlusconi, potrebbe vacillare la loro alleanza?

CONSEGUENZE POLITICHE – La situazione, insomma, si infittisce e le pressioni su Berlusconi aumentano. Dall’opposizione, da Vendola a Casini, ne chiedono le dimissioni, mentre il Pdl è unito e compatto sotto la sua leadership. Sebbene l’alleanza con la Lega sia oggi solida, l’ipotesi di un fallimento del federalismo potrebbe far cedere il Senatùr alle lusinghe di Veltroni. Più volte, infatti, Bossi ha dichiarato di avere a cuore solo il federalismo. Intanto l’ipotesi di un nuovo esecutivo senza Silvio Berlusconi prende corpo. Pier Ferdinando Casini ha aperto all’ipotesi di entrare nel governo a patto che venga nominato un nuovo premier. La posizione del leader dell’Udc, comunque, non è quella di creare un governo “contro Berlusconi, ma senza”.

L’ATTACCO DI FINI – «Chi ha vinto le elezioni non può pensare di essere al di sopra della legge». A dirlo è il leader di Futuro e Libertà, nonché presidente della Camera. Il passato da cofondatore del Pdl sembra essere davvero lontano e l’attacco a Berlusconi è durissimo: «L’idea di destra che abbiamo è diversa dalla caricatura di centrodestra che ora è intenzionato solo a evitare che italiani sappiano, che facciano chiarezza. La legalità è un abito mentale, che presuppone che ai più giovani si debba ricordare che ci sono doveri cui bisogna adempiere. Per la legalità devono essere impegnati tutti, politica e istituzioni in prima linea, devono essere sempre trasparenti».

Nicola Gilardi

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