Caso Marino: ecco perché le persone non votano più

Marino

Ignazio Marino (foto: th.polisblog.it)

Non è intenzione dell’autore di questo pezzo ricordare la strana vicenda di Ignazio Marino – che prima annuncia le dimissioni e poi le ritira – e del Partito Democratico, che prima ha sostenuto Marino e poi lo ha scaricato. Di questa vicenda si è parlato fin troppo. O meglio, si è parlato di tutti gli aspetti squisitamente politici: Marino sarà sfiduciato dall’aula o se ne andrà prima? Quali consiglieri oltre a quelli del Pd si dimetteranno per far decadere la giunta? Chi sarà il prossimo candidato del centrosinistra? E il centrodestra che farà? Il Movimento 5 Stelle come sceglierà il suo candidato? Chi sarà il commissario? Tutte questioni che ai romani, presumibilmente, interessano ben poco.

COSA ANALIZZARE - Giornalisti, politici e commentatori vari nelle prossime ore – anzi, probabilmente alcuni lo stanno già facendo o lo hanno già fatto – analizzeranno le cause e le conseguenze politiche dell’affaire Marino. Ma in queste ultime settimane in cui la politica romana è stata nel caos, i romani continuavano ad andare a lavorare su mezzi di trasporto pubblici indecenti e, in generale, continuavano a vivere in una città lasciata a sé stessa. Mentre dentro al Pd romano succedeva chissà cosa, i romani avevano a che fare, per l’ennesima volta, con una linea della metropolitana non funzionante.

ASTENSIONE - Si dice spesso che i politici e i cittadini vivono due realtà completamente diverse. Quello che è successo a Roma ne è l’ennesima dimostrazione (come se ce ne fosse stato bisogno). E l’unico momento in cui questi due mondi vengono a contatto, cioè le elezioni, risultano poi inutili visto che un sindaco eletto direttamente dai cittadini è stato mandato via dal suo partito per motivi ancora non chiari. A cosa porterà tutto questo? Probabilmente ad un’ulteriore disaffezione alla politica e ai politici che si tradurrà in una maggiore tasso di astensione. Al primo turno delle elezioni amministrative di Roma del 2013 andò a votare il 52,81% degli aventi diritto. Al ballottaggio fra Marino e Alemanno appena il 45,05%. Se alle elezioni romane che si svolgeranno nella prossima primavera andranno a votare meno persone rispetto a quelle del 2013, rendendo così palese che la maggioranza dei romani non si sente rappresentato da nessuno, come farà il vincitore, indipendentemente da chi sarà, a cantar vittoria? Oggi questo è un problema che riguarda Roma, ma presto potrebbe diventare un problema nazionale.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: th.polisblog.it

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