Caso Marino, cosa prevede la legge in caso di dimissioni del sindaco?

Cosa succederà in caso di dimissioni del sindaco Marino? E quando si voterà? Ecco tutti i passaggi previsti dalla legge

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Marino si gioca le ultime carte per non cadere. Ma cosa prevede la legge in caso di dimissioni? (foto: danieletorquati.it)

Pressato dal Partito Democratico e scaricato dai suoi assessori, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, si prepara ad un’eventuale mozione di sfiducia. Le dimissioni, insomma, non sembrano un’ipotesi così improbabile, ma lasciano una serie di questioni tecniche su cui è bene fare chiarezza. Se il sindaco si dimette, chi governerà la città? E quando si andrà a nuove elezioni?

LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE – Anzitutto va chiarito che le dimissioni del sindaco non hanno effetto immediato, ma, stando a quanto stabilito dall’articolo 53 del Testo Unico degli enti locali, diventano efficaci e irrevocabili dopo venti giorni dalla loro presentazione al Consiglio Comunale. In questo periodo di tempo, sindaco e consiglieri rimangono virtualmente in carica, sebbene gli vengano riservati solamente poteri di ordinaria amministrazione. Passati i venti giorni, il presidente della Repubblica, tramite apposito decreto, e su proposta del ministro degli Interni, dispone lo scioglimento del Consiglio Comunale, che a sua volta determina la cessazione di tutte le cariche politiche e la decadenza degli uffici di supporto all’Amministrazione degli incarichi a contratto. In questa fase il Prefetto nomina un Commissario, che rimane in carica fino al termine del procedimento di scioglimento, la cui durata massima è stabilita in novanta giorni.

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IL COMMISSARIO STRAORDINARIO  E LE ELEZIONI - Una figura di grande rilievo è invece quella del Commissario Straordinario, nominato dal Presidente della Repubblica su proposta del ministro degli Interni entro la scadenza dei novanta giorni, e nella quale si concentrano i poteri altrimenti detenuti da sindaco, Consiglio e Giunta Comunale. Ma quando si voterà nuovamente a Roma? Stando alle disposizioni vigenti, è previsto che il rinnovo del Consiglio dovrà coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla leggere. Pertanto, i romani, qualora ovviamente le dimissioni dovessero concretizzarsi, torneranno a votare già in primavera.

COSA SUCCEDE CON IL GIUBILEO? – Come sappiamo però, Roma ha già progettato, e in molti casi avviato, una serie di opere pubbliche per fare fronte all’imminente Giubileo. Come verrà affrontata la situazione? Il compito di avviare la realizzazione di opere pubbliche indifferibili spetta alla Commissione Straordinaria, che, entro sessanta giorni dall’insediamento, è chiamata ad adottare un piano di priorità degli interventi, al cui intorno devono essere esplicitate sia i progetti da approvare che quelli approvati ma non ancora eseguiti. La deliberazione di tali atti a norma di legge va inviata al prefetto, che li trasmette all’amministrazione regionale territorialmente competente o alla Cassa Depositi e Prestiti, a cui spetterà il compito di decidere circa la priorità di accesso ai contributi e finanziamenti destinati agli enti locali.

 

Carlo Perigli

 

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