Casini liquida il Terzo polo. Il nuovo soggetto politico sarà un “Asso piglia tutto”

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Pier Ferdinando Casini

Roma – Domanda: Se un ex democristiano, leader di punta del centro italiano-cattolico Udc fonda un mega partitone composto da pezzi consistenti ed ingombranti di destra, sinistra e partitini vari con poca arte e senza più parte, si potrebbe parlare  di nuova Democrazia cristiana? La balenottera bianca corpulenta e bulimica mai del tutto estinta che a 20 anni da Mani pulite – che giochi a volte il destino – risorge lasciando tutti allibiti e in balia delle onde? Pier Ferdinando Casini giura di no ma il dubbio viene. Eccome.

Venerdì scorso, durante l’esecutivo nazionale della Rosa per l’Italia di Saviano Pezzotta, il leader centrista ha annunciato la volontà di voler creare un ‹‹contenitore con caratteristiche diverse che sia in condizione di porsi come elemento di guida dell’Italia e degli italiani››. La diversità starebbe nel superamento delle vecchie formule politiche composte da due poli e Terzo polo perché – dice Casini – ‹‹oggi dobbiamo contrastare la crisi di credibilità della politica dicendo alla gente che occorre riformare le istituzioni, dare un segnale sulla riduzione del numero dei parlamentari, ma anche dare il segnale che occorre fare qualcosa di più andando oltre: destra, centro e sinistra, sono etichette che rappresentano ancora la gente?››. Buona domanda. Con tanto di risposta sottintesa: no.

Dunque, secondo Pier, la soluzione sarebbe sciogliere il Terzo polo, forse già in maggio subito dopo il voto delle amministrative e durante il prossimo congresso terzopolista fondare “il contenitore” che qualcuno afferma abbia già un nome: Partito della Nazione. Racconta ancora Casini: ‹‹noi che siamo stati i primi a capire che il bipolarismo stava per sfasciare il Paese, noi che siamo stati i primi a capire che occorreva un armistizio tra le forze politiche›› ora ‹‹noi dobbiamo essere i primi a capire che è finita una stagione politica, che i partiti così come sono organizzati non servono più››. E qui non gli si può dar torto.

Che Casini abbia fiutato prima di tutti l’affare del Governo tecnico per riposizionarsi negli equilibri parlamentari, è un fatto. Come è vero che la proposta di un nuovo partito è tutt’altro che una boutade per i giornali. Il piano c’è ed è così solido che Pdl e Pd stanno tremando perché il vuoto lasciato dalla forza accetratrice di Silvio Berlusconi sta terremotando i gruppi parlamentari da mesi.

Pdl – Gli azzurri sono in subbuglio. L’alleanza con la Lega è in standby, la vicenda dei tesseramenti falsi e delle accuse di infiltrazioni camorristiche, alle soglie delle amministrative, è un grana alla quale il segretario Angelino Alfano risponde con durezza ‹‹i furbetti verranno cacciati dal partito›› ma i problemi rimangono. Tali che a Modena il congresso del Pdl, previsto per il 25 febbraio, è stato rimandato a causa dell’azzeramento dei vertici dell’organismo, il coordinatore Denis Verdini spedito in gran fretta a risolvere la faccenda mentre i dirigenti del partito si raduneranno domani nella residenza privata dell’ex premier, Villa Gernetto, per discutere le mosse giuste prima del voto. Crisi in corso con relativo pericolo di sfarinamento.

Giulio Andreotti
Il senatore a vita Giulio Andreotti

Nello scenario la proposta di Casini arriva come un fulmine. Tanti scontenti del partito potrebbero emulare i colleghi che hanno mollato il Pdl per transitare nell’Udc poco prima delle dimissioni di Berlusconi.

Pd – Stessa questione per il partito di Pier Luigi Bersani: affogato negli scandali finanziari e in aperto conflitto interno a proposito del sostegno al Governo Monti, l’organismo potrebbe collassare. Veltroniani contro fassiniani contro bersaniani contro bindiani: tutti contro tutti e si salvi chi può. Soluzione: la parte più moderata e filo-montiana potrebbe confluire nell’Udc scaricando Bersani, quella più radicale avvicinarsi al Sel di Nichi Vendola. Ed è, dunque, per evitare danni irreparabili che Bersani pare sia anche disposto a rispolverare la foto di Vasto, rinverdendo l’alleanza con i vendoliani (che attualmente sembrano gli unici ad avere identità certa nella loro essenza catto-post-comunista) e i dipietristi, il cui omonimo segretario dovrebbe iniziare a preoccuparsi per la proposta di Casini quanto il Carroccio di Umberto Bossi.

Tutti gli insoddisfatti, i delusi, gli incompresi, i trombati, oltre che i finiani, potrebbero confluire nel “contenitore” casiniano garantendo all’Asso-piglia-tutto Pierfendy di avere sostegno e numeri sia alle urne nel 2013 che a Montecitorio, indipendentemente dalla legge elettorale in discussione e da qualsiasi riforma costituzionale per la riduzione dei parlamentari. Un colpo gobbo. Un colpo da democristiano, appunto.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; ilfoglio.it

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