Casilino 900, via le ultime famiglie e cancello sigillato

“Sgomberato il Casilino 900. Un passo avanti o uno indietro?”

di Claudia Landolfi

Campo rom

ROMA – Dopo quasi mezzo secolo di storia chiude definitivamente il campo nomadi più grande d’Europa, Casilino 900. L’operazione di sgombero, iniziata il 19 gennaio, si è conclusa pochi giorni fa, 15 febbraio. Lo spazio è stato ripulito, le baracche abbattute, al cancello è stato posto un lucchetto, simbolo che sancisce il ripristino di quel terreno come spazio pubblico e cittadino. Sembra che tra i programmi della giunta comunale ci sia quello di costruire un parco nell’ex baraccopoli, ma questo solo il tempo ce lo dirà.

Intanto, tra dissensi e consensi, va avanti il progetto promosso sotto la candidatura Alemanno. Il sindaco aveva specificato nel suo programma l’intenzione di affrontare la questione rom, mettendo un punto definitivo al problema, ricorrendo a soluzioni celeri e concrete. Spinto “dall’occhio dell’emergenza”, situazione spesso comune alle vicende italiane, il sindaco aveva assicurato ai suoi cittadini di risollevare le sorti delle periferie abbandonate di Roma, ripulendo quelle zone che sono ormai da tempo abitate abusivamente.

Le parole chiave, sottolineate nel piano Alemanno, sono state controllo e legalità. “I rom possono restare – dice Alemanno - purché nel rispetto delle vigenti regole del paese. Per questo devono essere identificati e collocati in zone adibite dove sia permesso loro sostare”. Al via così il trasferimento nei così detti campi “tollerati”, spazi appositamente adibiti ad ospitare le comunità di nomadi. Altro parametro studiato per la sorveglianza sarà il DAST, Documento di Autorizzazione allo Stazionamento Temporaneo, che permetterà ai rom di sostare nello spazio assegnato, mantenendo così il controllo dei movimenti di chi entra nel campo tramite la registrazione dei dati.

I campi per ora autorizzati sono 7: via di Salone, Camping river, via Candoni, Castel Romano, via Gordiani, Camping Nomentano e via Lombroso. A questi bisogna aggiungere quello di La Barbuta, altro campo già esistente, che verrà messo a norma tramite presidio sanitario e di vigilanza. Altri due villaggi verranno invece costruiti da zero. In tutto saranno dieci i campi “legalizzati” per un totale di circa 5.500 nomadi.

Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno

Si calcola che, dal solo Casilino 900, il trasferimento ha interessato circa 600 persone alle quali bisogna aggiungere i 400 rom che sono già stati sgomberati dal Casilino 700, per non parlare della miriade di insediamenti abusivi sorti tra le zone di Tor dè Cenci, La Martora, Baiardo, Foro Italico, Monachina, Naide, Dameta, arco di Travertino, Bellanzon e Sette Chiese. Ma, nonostante i numeri parlino chiaro, è davvero difficile trarre una stima precisa del numero di nomadi interessati a questo movimento. Sicuramente si parla di cifre alte e, se ci si attiene ai dati forniti, l’insediamento è paragonabile all’immagine di una “città dentro la città”.

L’operazione ha raccolto intorno a sé pareri diversi. Molti si sono mostrati scettici di fronte l’intervento, descrivendo l’azione come una soluzione marginale, che tende solo a spostare il problema spingendolo verso zone limitrofe. Emma Bonino, candidata PD alla Regione Lazio, ha sottolineato come il principale problema riguardi l’integrazione: “Bisogna intervenire sulla socializzazione con queste comunità; questioni di primo ordine sono le scuole, le case, ed il lavoro.” Altre associazioni sensibilizzate al lavoro con i rom e d’accordo con il comune di residenza, hanno parlato dell’intervento come azione brutale, dichiarando come in pochi giorni sia stato smantellato, insieme ad un campo, anche il duro lavoro messo in piedi da questi enti sociali. “Le famiglie sgomberate che sostavano nelle aree evacuate avevano cominciato a rispondere positivamente agli interventi di questi operatori, mandando i propri figli a scuola e socializzando con l’ambiente circostante. Ora bisognerà ricominciare tutto da capo”.

Realmente è difficile schierarsi con una voce comune. Il semplice ripetersi del problema sottolinea come nel susseguirsi delle diverse giunte comunali non si sia mai arrivato ad una soluzione risolutiva. Spesso nelle inversioni di marcia si ha l’impressione che si stia cercando di ostacolare il colore di un partito, piuttosto che lavorare costruttivamente alla soluzione di un problema. Non è mai chiaro se si parli per “partito preso” o col senno di poi.

Una cosa risulta evidente, mancano competenze specifiche per affrontare il problema e, la grande confusione che si fa tra rom ormai stanziati, nomadi di passaggio o rumeni approdati da poco alla meno peggio in Italia, è davvero esemplare della situazione. Ammassare tutte queste diversità culturali all’interno di campi “tollerati” è evidentemente un rischio, ma anche continuare sulla scia precedente non prometteva nulla di buono viste le condizioni in cui vertevano le baraccopoli sorte spontaneamente.

La situazione è davvero delicata e problematica e, forse, sarebbe  il caso che i diversi schieramenti la smettessero per un attimo di farsi lo sgambetto e iniziassero a collaborare verso soluzioni quantomeno costruttive, anche se non sbrigativamente risolutive.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews