Cash mob a Milano contro la crisi

Cash mob in un negozio di Lakewood, Ohio

MILANO – arriva in Italia l’iniziativa americana del Cash mob, soluzione solidale nata a Cleveland nel 2011 per dare sostegno ai commercianti in difficoltà. Siamo oramai avvezzi infatti alle tristi storie della crisi: gli affari scarseggiano, l’affitto è salato, le persone non comprano, le attività chiudono.

Nasce così il Cash mob, derivato del flash mob, un incontro informale di un gruppo di persone che si danno appuntamento in un dato luogo a una data ora, con un fine comune. L’appuntamento, in Italia, è per sabato 14 aprile in piazzale Bacone, zona Corso Buenos Aires, alle ore 18. L’obiettivo è recarsi in un esercizio commerciale dove spendere almeno 10 euro per aumentare i suoi guadagni per un giorno. I partecipanti all’iniziativa, fino a quell’ora, non saranno a conoscenza del negozio da prendere di mira, per aumentare l’aspetto ludico del mob e anche per evitare pregiudizi riguardo al particolare negozio. Un sollievo, per un giorno, per il negoziante a rischio di chiusura.

È la prima volta che un cash mob avviene in Italia (mentre diversi sono stati gli esempi di flash mob: da quello napoletano nel giorno degli innamorati del 2010, al bacio libero a Ikea a Roma lo scorso Maggio): l’iniziativa, ideata a Cleveland, negli Stati Uniti, da Andrew Samtoy e Christopher Smith per supportare i negozi più colpiti dalla crisi, è nata dopo la mobilitazione ondine. Alle sei in punto un gruppo di cittadini si è ritrovato in un luogo prestabilito e ha seguito le istruzioni dell’organizzatore che li ha invitati a invadere la libreria indipendente Visible Books e il ristorante Bac. Davanti allo sguardo sorpreso dei proprietari, hanno acquistato libri e cibo per circa 1500 dollari in una sola serata. Nel nostro Paese ancora non si trovavano volontari disposti a organizzarne: ma dallo scorso 8 marzo, sulla scia del successo avuto all’estero e a pochi giorni dal primo Cash Mob Day che si festeggerà il 24 marzo in tutto il mondo, è nato il gruppo milanese Cash Mob Milano. Il fautore del gruppo è Luca Valzania, romano trasferitosi a Milano, ferratissimo nel web e interessato a questa forma solidale di aiuto al commercio. Dotatosi di tutti gli strumenti internet per promuovere il gruppo (sito, blog, Facebook, Twitter), ha individuato nella sua zona di domicilio un negozio produttore di cultura e a rischio di crisi. Dopodichè, il passaparola e la viralità dei social network e dei media odierni hanno permesso una rapida organizzazione dell’evento, a cui si può dare adesione fino al 14 aprile. E sempre sull’orma delle soluzioni statunitensi, dopo l’azione solidale, il gruppo continuerà il momento di socialità con un aperitivo in un bar del quartiere, aiutando così anche un’altra realtà commerciale. Valzania è alla ricerca di persone che condividano questo modus operandi per espandere questa modalità, organizzare nuovi cash mob a Milano e a Torino, unendosi possibilmente con gruppi internazionali.

Alcuni siti americani hanno addirittura realizzato un calcolatore online per dimostrare quale può essere l’impatto sulle comunità se tutti i cittadini decidessero di acquistare prodotti locali: per una città di 500mila abitanti, ad esempio, si parla di un indotto di 68milioni di dollari l’anno.
Eppure, non tutti sono d’accordo sulla bontà dei cash mob come rimedio alla crisi. Come ha spiegato l’economista Bernhard Schroeder dell’Università di San Diego, “più che ai gestori di piccoli negozi, i cash mob portano benefici soprattutto alle persone che li organizzano. Vogliono dare una mano ai commercianti locali, ma lo fanno in un modo che non è davvero sostenibile”.
Uno degli ideatori dei cash mob Andrew Samtoy, di fronte a queste critiche, ha in parte ridimensionato la portata del fenomeno: “Se un negozio fa affidamento solo sui cash mob forse ha più problemi di quanti un mob può risolvere. I cash mob vogliono essere solo un supporto one-shot; non possono essere ripetuti per rendere sostenibile un’attività”.

Di certo quindi un aiuto solidale, da apprezzare per l’intento etico di base. Un breve sollievo per i negozianti; ma piacerebbe poter pensare in prospettiva, con soluzioni di sostegno più saldo alle realtà profondamente colpite dalla crisi.

Benedetta Rutigliano

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