Casa Montecarlo: reato archiviato, Fini contento e cittadino gabbato

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Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader di ex AN

Roma – Pausa. Tra guerre in Libia in cui l’Italia è ormai ufficialmente entrata ed incidenti nucleari in Giappone che sembrano – salvo smentita – quasi sottocontrollo, torniamo per 10 minuti alle buone beghe di casa nostra. O meglio di Montecarlo. Già, perché tra le svolte epocali a cui stiamo assistendo negli ultimi giorni è andata persa la notizia sulla conclusione della vicenda Gianfranco Fini – Tulliani – casa monegasca.

Archiviazione – Il fascicolo aperto dalla magistratura sulla frode intorno alla casa di Montecarlo è stato archiviato. A coloro che hanno perso il filo della storia, un breve riepilogo. Nel 1999 la contessa, Anna Maria Colleoni passa a miglior vita e lascia un immobile in zona chic nel centro di Montecarlo ad Alleanza nazionale, allora partito di estrema destra presieduto dall’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini. La casa in buolevard Princess Charlotte, fa uno strano giro di vite. Prima viene svenduta sottocosto ad una off-shore, la Printemps Ltd, con sede nelle Antille per circa 300 mila euro. Poi passa ad un’altra off-shore, la Timara, per poco di più: 350 mila euro. Infine, i 70 m2 nel cuore del Principato, finiscono nella disponibilità del cognato di Fini, Giancarlo Tulliani che agli atti ufficiali risulta essere il solo ed unico proprietrio di una casa che fino al 2008 apparteneva legalmente alla collettività italiana essendo un bene di partito.

L’estate scorsa, scatta la denucia fatta da alcuni esponenti di ex An. Lancia in resta, Francesco Storace, il quale aveva apertamente accusato il suo ex leader Fini di truffa aggravata. Carlo Figliolia, capo dei gip del Tribunale di Roma, lunedì 14 marzo ha archiviato tutto con le seguenti motivazioni: Il caso non sussiste. Ma la vera notizia non è questa.

La notizia – Che la vicenda sarebbe stata archiviata al primo momento utile, era ovvio. Se la magistratura avesse voluto indagare lo avrebbe fatto. Invece sulla questione non è stato ascoltato nessuno né Fini, indagato ufficialemente per 2 ore, né il cognato-usufruttario e tanto meno la di lui famiglia. Prima tra tutte la sorella, Elisabetta Tulliani, compagna di Fini e arredatrice della casa monegasca. La notizia sono le motivazioni esposte da Figliolia. Due pagine nelle quali il gip, con carpiata dialettica, spiega perchè il maneggio dell’appartamento a Montecarlo non possa essere inteso come reato. Dice il magistato: “[…] è emerso che nel comportamento degli imputati non sono configurabili gli estremi del reato indicato in rubrica in quanto, per la natura stessa dell’ente, associazione non riconosciuta (partito politico) e per le prerogative di coloro che hanno agito, non si è verificata quella falsa rappresentazione della realtà necessaria per la integrazione del reato”. Ancora: “quanto agli artifici non vi è alcuna correlazione causale fra il profilo di falsità che attiene alla reale titolarità dell’acquirente dell’immobile, rispetto alla causa di disposizione dell’atto patrimoniale che avrebbe determinato l’ingiusto profitto, rinvenibile nel minor prezzo”.

Tradotto, il punto è questo: il gip ammette che si è operata falsa identità sugli acquirenti della casa monegasca. Poi, accetta il fatto che essa stessa sia stata svenduta rispetto al valore di mercato. Però, non rinvia a giudizio, perché non risulta che gli illeciti siano stati espressamente compiuti con lo scopo di

montecarlo
www.repubblica.it – L’appartamento in boulevard Princess Charlotte

avantaggiare i Tulliani. Inoltre, An – in quanto partito – non è una figura giuridica riconosciuta. Dunque, secondo il gip, i reati non sono inscrivibili in sede penale ma solo in quella civile. E non è finita.

Pontone – Figliolia non ha neppure accertato la posizione di Francesco Pontone, ex tesoriere di An e fedelissimo di Fini. Costui aveva affermato mesi fa agli inquirenti, che la ragione della svendita era motivata dalle pessime condizioni interne dell’appartamento. Il problema è che Pontone fece risalire la prima visita alla casa nel 2000, in compagnia del parlamentare Antonio Caruso. Cosa impossibile perché, come affermerà successivamente lo stesso Caruso ai magistrati, i 2 videro l’appartamento solo dall’esterno. Non avevano le chiavi poichè la procedura d’eredità era ancora in corso e solo nel 2002 avrebbero avuto occasione di entrarvi. Dunque, Pontone avrebbe affermato il falso e non sarebbe stato inquisito. Non solo. Figliolia sapeva della palese inesattezza e malgrado ciò non ha indagato né è stato sottoposto a sanzione disciplinare per non averlo fatto.

Morale – Figliola, novello Pilato, si è lavato le mani della faccenda, suggerendo ai querelanti di cercar giustizia altrove. Fini, novello Barabba, ringrazia e porta a casa. Ad andarci di mezzo è sempre il povero Cristo di turno, cioè tutti noi, gabbati di un bene che dovrebbe essere demanio pubblico amministrato da un partito ma che la compiacenza politica di alcuni magistrati permette diventi proprietà dei Tulliani. Ora, qualsiasi cosa si pensi del premier Berlusconi, c’è ancora qualcuno che ritiene che la Giustizia non necessiti di una riforma integrale?… Pausa finita.

Chantal Cresta

Foto|http://www.repubblica.it

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2 Risponde a Casa Montecarlo: reato archiviato, Fini contento e cittadino gabbato

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    Flavio Visentin 20/03/2011 a 19:45

    I beni di partito non sono della collettività italiana ma sono per l’appunto del *partito*. Il cittadino italiano non è minimamente toccato da questa vicenda che interessava solo ed unicamente gli iscritti ad Alleanza Nazionale.
    L’interpretazione della sentenza è invece viziata chiaramente da pregiudizi in quanto le parole scritte sulla sentenza non hanno assolutamente alcuna attinenza con l’interpretazione che se ne propone.

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    Chantal Cresta 20/03/2011 a 21:37

    Quindi, ergo, secondo lei gli iscritti di An – o ex tali – non sono cittadini italiani?
    Per quanto riguarda l’interpretazione della sentenza, la prego, mi fornisca la sua lettura delle motivazioni. Sono curiosa.

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