Carta d’intenti: Bersani e Vendola, i punti chiave dell’accordo

Bersani e Vendola (foto ansa)

Roma - I leader di Pd, Sel e Psi hanno oggi firmato la Carta d’Intenti con la quale si candidano a guidare l’Italia nei prossimi cinque anni. Un accordo che esclude l’Udc di Casini e che promette ai cittadini la realizzazione di un progetto importante che possa ridare fiducia agli italiani dopo la disavventura berlusconiana e la parentesi Monti.

Questo l’incipit del documento: “Noi democratici e progressisti ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà. Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, alla pienezza sua della vita democratica. Per questo motivo promuoviamo le elezioni primarie. Per scegliere il candidato comune dei democratici e dei progressisti alla guida del governo del nostro Paese”.

Dall’Europa ai diritti civili, dal mondo della cultura a quello del lavoro, ecco in sintesi i punti chiave dell’accordo programmatico presentato oggi:

Europa - “Dall’Europa viene la sola possibilità di salvare l’Italia – si legge nella Carta – non c’e’ futuro per l’Italia se non dentro la ripresa e il rilancio del progetto europeo”. Ma proprio la necessità di “salvare l’Europa” e “condividere il governo dell’emergenza finanziaria”, “spinge a cercare un terreno di collaborazione con le forze del centro liberale. Per questo i democratici e i progressisti s’impegnano a promuovere un accordo di legislatura con queste forze, sulla base della loro ispirazione costituzionale ed europeista e di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni”.

Democrazia - “Sconfiggere l’ideologia della fine della politica e delle virtu’ prodigiose di un uomo solo al comando”, “difesa intransigente del principio di legalità, lotta decisa all’evasione fiscale” e riforma dell’assetto istituzionale, attraverso “un sistema parlamentare semplificato e rafforzato, un ruolo incisivo del governo e la tutela della funzione di equilibrio assegnata al Presidente della Repubblica”.

Lavoro – Nessun riferimento alla riforma Fornero osteggiata da Vendola e votata il Parlamento dal Pd. Nella Carta d’intenti la questione specifica non viene affrontata. Si sottolinea invece che “il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari”. Contrastare la precarietà e favorire l’occupazione giovanile e femminile sono altri obiettivi del programma.

Sapere: “La scuola e l’università italiane, già fiaccate da un quindicennio di riforme inconcludenti e contraddittorie, hanno ricevuto nell’ultima stagione un colpo quasi letale. Ora si tratta di avviare un’opera di ricostruzione vera e propria. Nella prossima legislatura partiremo da un piano straordinario contro la dispersione scolastica, soprattutto nelle zone a più forte infiltrazione criminale, dal varo di misure operative per il diritto allo studio, da un investimento sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d’innovazione”.

Sviluppo - La Carta propone “un progetto-Paese che individui grandi aree d’investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale”.

Matrimoni gay. Nella Carta d’intenti si parla anche dei matrimoni gay. “Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico”.

Molto critico il segretario del Pdl Alfano: “Oggi è stata sancita l’alleanza tra Bersani e Vendola, c’è un riferimento al riconoscimento giuridico delle unioni gay e non c’è al presidente Monti. È un problema di approccio e di priorità”.

Davide Lopez

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