Carroccio: Bossi se ne va e poi resta. Ma il partito chi lo guida?

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Triumvirato leghista: Roberto Maroni, Roberto Calderoli, Manuela Dal Lago

RomaUmberto Bossi, Roberto Maroni. Gira e rigira, quando si parla della Lega – anche di quella affogata negli scandali fino alla punta della spada di Alberto da Giussano – non si può fare a meno di citarli. Tanto più oggi, che il Carroccio è entrato, volente o nolente il Senatur, in una fase che ne deciderà la sorte.

Leader – Giovedì scorso, Bossi si è dimesso. Anzi, si è “irrevocabilmente” dimesso. Gesto responsabile di un leader maximo che rinuncia all’orgoglio padano e personale perché ‹‹la priorità è il bene della Lega›› e la propria famiglia. Lacrime dei militanti e dei felissimi a seguire. Subito dopo cala sulla bianca testa del Senatur la carica di presidente del movimento. E qui già non si capisce più che accade.

Per essere un dimissionario, l’Umbertone nazionale è onnipresente nella vita del Carroccio. Invece di eclissarsi rilascia comunicati. Invece di sparire partecipa ad eventi mondani.  Martedì il Senatur andrà alla manifestazione dell’orgoglio padano in qualità di uomo simbolo e presidente. Solo ieri ha organizzato una cena tra i fedelissimi cerchisti Calderoli, Cota, Bricolo e Castelli e dalle pagine del quotidiano la Padania, con il seguente titolo, ha risposto alla richiesta di ‹‹pulizia, pulizia, pulizia›› lanciata su Facebook da Roberto Maroni: Contro l’attacco che mira a dividere. Bossi: tutti uniti’. La pulizia e’ gia’ in atto e c’e’ gia’ chi la deve fare. Tradotto: Roberto stai al tuo posto e non ti allungare.

Niente male per uno che se ne va per non tornare. E a questo punto viene un altro dubbio: lacrime dei militanti a parte, non sarà che Bossi sta ciurlando nel manico?

Controleader – Si dirà: c’è un triumvirato al timone leghista che reggerà la Lega fino ad ottobre in attesa del prossimo Consiglio Federale, momento in cui si certificherà il futuro segretario. I nomi sono noti: Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago. Tre figure per rispondere alle tre rive o derive di quel che – all’apparenza – era un movimento unito: maroniani, bossiani e veneti. E’ vero, ma anche da queste nomine sorgono più domande che certezze.

Se l’idea era di rinnovare la leadership a partire dai vertici, perché aspettare ottobre? L’incombenza giudiziaria e l’urgenza elettorale sono tali che valeva pur la pena di radunarsi in fretta per nominare, finalmente e una volta per tutte, Roberto Maroni alla guida del Carroccio. E perché accompagnare a Maroni Calderoli, altro membro di quel cerchio magico così caduto in disgrazia e per di più anche nominato nelle carte dei pm insieme al vicepresidente del Senato, Rosa Angela Mauro, meglio nota come “la Rosy” e Renzo Bossi, per i più “il Trota”?

Qui davvero i conti non tornano o il conto non risponde al risultato. Siamo di fronte ad un ex leader che rimane e ad un potenziale tale che si sente già alla guida tanto da promettere purghe. Roba da far girare la testa anche ai più fini opinionisti.

Lega slegata – Da qui un paio di considerazioni che val pur la pena di fare. Primo. Se la Lega cadrà in pezzi non sarà per le inchieste giudiziarie ma per l’impossibilità di tenere a freno tanti conflitti e la confusione che ne deriva. Chi comanda il partito? Perché? Per fare cosa? Che il Senatur non abbia voglia di rinunciare al potere è chiaro, che sia costretto a farlo ormai è un dato di fatto. Sperare di ritornare in sella tra qualche mese magari riportando partigiani e familiari ai posti di comando, sarebbe un suicidio

Umberto Bossi

politico se non per sé per il partito.

Secondo. Nel marasma di crisi dei partiti e della politica, la Lega è paradossalmente l’unico organismo che potrebbe ancora vantare un programma elettorale da offrire, ovvero  il Federalismo. Tematiche – sia pur rivedute e corrette in chiave nazionale (finalmente) – come la riduzione delle tasse, la lotta al centralismo statalista, quella all’iper burocrazia che ammazza le imprese ancora prima che nascano, quella della sicurezza del territorio ed un equo federalismo fiscale, sono temi attuali. Tanto più dopo l’arrivo del Governo Monti e la sua ricetta a base di tasse per curare i mali del debito pubblico.

E’ da qui che la Lega dove ripartire, se non dalle prossime amministrative ormai perdute, almeno dalle prossime politiche proponendosi come una forza di opposizione concreta e non più solo di facciata. Volti nuovi, vita nuova. Speriamo. Vale per tutti ma per il Carroccio soprattutto. In alternativa rimangono Bossi e famiglia.

Chantal Cresta

Foto || agi.it; mnews.it

 

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