Carboni, il nuovo Gran Maestro

L’imprenditore sassarese è a capo di una Loggia Massonica, sopranominata P3. Intrecci agghiaccianti  tra politica, mafia e interessi privati

di Sabina Sestu

Flavio Carboni

Che il Belpaese sia una Repubblica sui generis ormai è risaputo. Ciò che invece continua a sconcertare è che il suo popolo, erede degli antichi romani fautori del diritto, sia talmente assuefatto alla disonestà e alla mala gestione della cosa  pubblica da non scomporsi davanti a nulla. Anche il nuovo scandalo che sta infiammando questa estate, già di per sé rovente, sembra che non sortisca nei nostri connazionali l’effetto dovuto e sperato. L’ennesimo “tormentone politico” del 2010 ha come attore principale Flavio Carboni, una discussa figura imprenditoriale già nota alle cronache italiane in quanto implicato in numerosi scandali negli anni ’80. Appartenente alla loggia massonica P2 e coinvolto nell’omicidio Calvi, il Carboni, che oggi ha 78 anni,  è stato condannato a 8 anni e sei mesi di reclusione nel 1998 per il concorso nel fallimento del Banco Ambrosiano. Nonostante la condanna fosse definitiva non ha scontato la pena prevista, come accade troppo spesso in Italia. Ora è accusato di aver formato un’associazione segreta, volta a sovvertire lo stato democratico, sopranNominata P3.

Carboni è stato arrestato l’8 luglio scorso riguardo all’inchiesta sull’eolico in Sardegna e ora è detenuto nel carcere di Regina Coeli. L’inchiesta riguardante gli appalti sull’energia verde è nelle mani dei magistrati romani i quali, indagando sulla spartizione del milionario investimento, sono arrivati alla scoperta di una vera e propria società segreta volta a realizzare piani illeciti. La nuova P3 sarebbe, infatti, un’associazione dotata di mezzi finanziari e strumenti giuridici.  Una «banda segreta come la P2 per pilotare giudici e politici» ipotizza la Procura di Roma, di cui farebbero parte, oltre al Carboni, l’imprenditore campano Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi, ex esponente Dc della Campania, entrambi finiti in carcere. Giovanni De Donato, Gip del Tribunale di Roma, ha motivato l’ordinanza di arresto affermando la collaborazione fra i tre ad organizzare «una associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti» caratterizzata «dalla segretezza degli scopi» e diretta «a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione».  L’ipotesi di reato è quella di associazione a delinquere e di violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli ipotizzano che i tre siano i componenti di una superloggia segreta, punto di riferimento per pilotare politici e imprenditori. L’inchiesta della procura romana riguarda un presunto comitato d’affari che avrebbe gestito l’assegnazione di una serie di appalti pubblici in Sardegna per la realizzazione di parchi eolici.

Tra settembre e ottobre dello scorso anno, Carboni, Martino e Lombardi tentarono, inoltre, «di avvicinare giudici della Corte Costituzionale per influire sull’esito del giudizio sul cosiddetto lodo Alfano». I tre si sarebbero incontrati con il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller (capo degli ispettori del ministero della Giustizia), nella casa romana del coordinatore del Pdl, Denis Verdini (indagato per corruzione e riciclaggio).  E infatti anche Marcello Dell’Utri e Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia, sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di associazione a delinquere e reato associativo (la cosiddetta Legge Anselmi).

Il Pdl sembra allo sbando. Con questa inchiesta documentata da quindicimila pagine, ore ed ore di intercettazioni, di conversazioni tra affaristi, magistrati e politici, sono emerse le macchinazioni, i tentavi riusciti di “nominare” politici e magistrati, l’organizzazione di convegni per pilotare affari, assunzioni e intrallazzi di ogni genere, sponsorizzandole oppure tentando di affossarle diffondendo false informazioni. Un’operazione mastodontica che fa tremare tanti palazzi e che i carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, hanno chiamato “Operazione Insider”.

I nomi eccelsi che ritornano come un boomerang nella cronaca politica di questi giorni sono quelli di Nicola Cosentino, esponente del PDL campano, accusato pochi mesi fa di associazione camorristica. In questa ultima inchiesta il suo nome ricompare in quanto è stato indagato per l’episodio della candidatura sostenuta dal gruppo di Carboni alla presidenza della regione Campania e per la diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro. Altro nome noto quello del coordinatore del PDL Denis Verdini che come il prezzemolo è implicato nelle varie inchieste sulle molteplici cricche. E che dire di Dell’Ultri? Appena pochi giorni fa è stato condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Ora il suo nome compare anche tra coloro che avrebbero preso parte a riunioni, svolte a Roma e in Sardegna nel dicembre scorso, con Carboni, Verdini e il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, per gli appalti sull’energia alternativa.

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