Caravaggio superstar

Dalla mostra a Roma alle indagini sul suo corpo e sulle possibili cause della morte, è il pittore lombardo a dominare la scena

di Laura Dabbene

Caravaggio in un ritratto di Ottavio Leoni

ROMA – I bilanci sul turismo del week end pasquale che ci si è da poco lasciati alle spalle non hanno lasciato dubbi: nel nostro Paese la meta preferita è stata la capitale e l’obiettivo principale dei turisti accorsi, tanto italiani quanto stranieri, il colle del Quirinale. Un improvviso desiderio di omaggiare la nostra massima carica istituzionale, il presidente della Repubblica? Macchè! Senza nulla togliere al prestigio e al valore di Giorgio Napolitano il pellegrinaggio e la lunga coda erano per il personaggio fenomeno del momento, Caravaggio. Sono infatti le Scuderie del Quirinale ad ospitare la mostra evento in assoluto più gettonata di questa primavera 2010, una vera rassegna dal taglio esclusivamente monografico dedicata al pittore lombardo.

Gli spazi intimi delle Scuderie, cui ben si adegua una selezione non eccessiva, ma di qualità, all’interno della produzione dell’artista, sono purtroppo sempre soffocati dall’affollarsi dei visitatori, numerosi a tutte le ore della giornata e anche della sera. Le aperture straordinarie del week end, che allargano il tempo disponibile per la fruizione, non impediscono il formarsi di coda all’ingresso e di vere e proprie barriere umane di fronte alle opere. Se si aggiungono poi le visite guidate di gruppo e le terribili audio guide, strumenti tanto utili quanto insuperabili nel creare invalicabili tappi nel fluire del percorso, ecco che il piacere può rapidamente trasformarsi in agonia, complice un caldo soffocante. Ma rinunciare sarebbe un vero peccato, perché quando si conquista un posto in prima fila per ammirare la Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana, ma soprattutto le straordinarie opere provenienti da musei stranieri, più difficilmente raggiungibili rispetto a quelli nazionali, si è conquistati dal fascino di una pittura che, con un uso impeccabile della luce e del colore, racconta molto non solo sull’arte, ma sulla storia e sulla cultura tra XVI e XVII secolo. I bari del Kimbell Art Museum in Texas, l’Amore vincitore di Berlino, la Cattura di Cristo nell’orto di Dublino, ma soprattutto la Cena in Emmaus della National Gallery di Londra sono capolavori non solo della produzione di Michelangelo Merisi, ma dell’arte di ogni tempo e di ogni luogo.

Caravaggio è padrone incontrastato della scena, capace di catalizzare su di sé l’attenzione anche a prescindere dalla fortuna della mostra a lui dedicata. Un’intera equipe di ricercatori, formata da professionisti di vari settori e discipline, sta cercando infatti di far luce su uno dei numerosi misteri che avvolgono l’artista lombardo: la sua morte.

Avvenuta in circostanze poco chiare nel 1610, nel piccolo centro toscano di Porto Ercole, la scomparsa di Merisi è al centro delle indagini congiunte di studiosi dell’Università di Bologna, di Ravenna, di Lucca e di Pisa tra cui si annoverano Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione di Beni Storici, Culturali e Ambientali, il professor Giorgio Gruppioni, ordinario di antropologia nell’ateneo felsineo, il professor Malleni e la dottoressa Alessia Cervone, attivi nel settore della concreta analisi bio-chimica di quelli che potrebbero essere i resti del corpo dell’artista, rinvenuti qualche mese fa nel piccolo cimitero di San Sebastiano a Porto Ercole. Non tutti concordano sulla possibilità che i resti ossei rinvenuti siano pertinenti al corpo di Merisi: lo studioso di storia locale Alessandro Ferrini è convinto infatti che il pittore sia morto all’interno della fortezza spagnola che domina Porto Ercole e che proprio il Forte celi ancora il suo cadavere.

Caravaggio, I musici

Incrociando i dati e i documenti storici in suo possesso, come un antico atto di morte che proverebbe il decesso di Caravaggio in territorio grossetano, con le nuove conoscenze offerte dalle analisi scientifiche, quali la prova del carbonio 14 che permette di datare i reperti organici o la ricostruzione dell’elica del DNA, il team di ricercatori è stato in grado di elaborate diverse ipotesi verosimili sulla causa della morte dell’artista, dalla sifilide al cosiddetto “saturnismo” o “morbo dei pittori”, una forma di intossicazione dovuta all’uso di pigmenti a base di piombo ed arsenico. Quale sarà la tesi definitiva presentata alla comunità scientifica da un saggio previsto in uscita il prossimo maggio, curato da Vicenti e dal professor Gruppioni? Non resta che attendere, confidando in qualche dettaglio ancora celato e nella capacità dei ricercatori esperti di individuarlo, leggerlo ed interpretarlo.

Nel frattempo ognuno di noi può esplorare il mistero Caravaggio attraverso i messaggi celati nella sua opera, nella bellezza del volto corrucciato e concentrato di Giuditta che decapita Oloferne, nella pensierosità di Davide che osserva la testa mozzata di Golia, negli occhi dei numerosi personaggi enigmatici e magnetici che popolano i suoi dipinti a partire da uno dei giovani musici del Metropolitan Museum di New York, l’unico ad osservare, inquieto, lo spettatore.

 

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