Capolavori michelangioleschi in trasferta a Roma

Il bozzetto michelangiolesco "I due lottatori"

Roma – Si apre oggi 29 ottobre ai Musei Capitolini, e resterà aperta fino al prossimo 5 dicembre, un’esposizione eccezionale, anche se di piccole dimensioni. Anzi piccolissime, considerando che si incentra su una sola opera. Ma che opera!

L’oggetto in questione è un bozzetto in terracotta di appena 41 centimetri di altezza che raffigura due figure maschili impegnate in una lotta e la mano che lo realizzò fu quella del genio toscano di Michelangelo Buonarroti.

L’evento apre una serie di iniziative che vedranno le opere dell’artista di Caprese, insieme a quelle del grande Leonardo da Vinci, lasciare le proprie sedi abituali per deliziare il pubblico di tutta Italia. I due lottatori arrivano infatti da Firenze, città che non lasciavano da ben mezzo secolo, e dall’8 dicembre ai Musei Capitolini arriverà dall’Ambrosiana di Milano il Musico di Leonardo.

La scultura michelangiolesca è stupefacente per diversi motivi, tra cui il fatto di conservare impresse sulla superficie le impronte digitali dell’autore: già Pietro Aretino ricorda che il bozzetto venne «scolpito con le dita», senza l’ausilio quindi di altri strumenti per modellare la materia.

L’allestimento romano nella Sala dei Capitani valorizza al massimo il capolavoro: al centro della stanza e protetto da una teca di vetro, è possibile guardarlo dettagliatamente girandoci intorno, per coglierne ogni angolo nascosto e godere al massimo della forza comunicativa che lo caratterizza.

Il progetto delle ‘trasferte’ michelangiolesche nasce grazie alla Fondazione Casa Buonarroti, la cui direttrice Pina Ragionieri ricorda la storia dei lottatori: la presenza negli inventari di Casa Buonarroti fin dal 1859, i pochissimi spostamenti dell’opera nella stessa Firenze e l’affascinante vicenda della sua ‘ricostruzione’. A metà anni ’20 del XX secolo la scultura era infatti ridotta ad un sacchetto di frammenti, coraggiosamente ricomposti da Giovanni Poggi e Johannes Wilde, eminenti esperti e studiosi del Buonarroti.

Importanza secondaria ha, per i non addetti ai lavori, la questione della discussa identificazione dei due personaggi avvinghiati nella lotta, forse Ercole e Caco oppure Ercole e Anteo, così come l’aspetto della destinazione dell’opera in marmo che doveva ‘derivare’ da questo bozzetto di studio, secondo alcuni la tomba di Giulio II in San Pietro in Vincoli. Resta invece l’emozione di ammirare un Michelangelo insolito, uno studio preparatorio in creta piuttosto che un colosso in marmo, ma non meno coinvolgente sotto il profilo emotivo.

Redazione

FOTO via: http://notizie.it.msn.com; http://www.oilpainting2000.com

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