Capolavori letterari del ‘900? Solo in prima edizione, grazie!

La collezione. Un bibliofolle racconta i più dei libri italiani del Novecento. Storia tragicomica di una malattia inguaribile: la bibliofilia

di Laura Dabbene

Giampiero Mughini

Non è certo fresca novità editoriale il libro di Giampiero Mughini, pubblicato da Einaudi quasi un anno fa, ma trattando di miti senza tempo come i capolavori della letteratura del Novecento è lettura stimolante a prescindere dalla sua maggiore o minore presenza nelle vetrine o nelle rubriche di recensioni su quotidiani e riviste. Si dovrebbe parlare di un libro a prescindere dagli obblighi di mercato e dalle necessità promozionali, ma per il valore che gli si attribuisce.

Qualunque amante del libro, quale mezzo espressivo per un contenuto, ma anche come oggetto di tangibile fisicità, pur non raggiungendo i devastanti estremi di “bibliofollia” descritti dall’autore, non potrà non amare questo viaggio non solo tra le più affascinanti prime edizioni del nostro Novecento letterario, ma anche tra i meandri meno noti della cultura italiana. Libri, riviste, personaggi eterogenei (scrittori, poeti, artisti, giornalisti, ma anche librai, editori, galleristi e collezionisti) che, pur avendo segnato in maniera indelebile il corso della storia italiana, ne sono stati spesso, per motivi differenti, esclusi o esiliati, accantonati, dimenticati.

Saranno infatti ignoti ai più molti dei nomi citati, da Lucio Piccolo ad Antonio Pizzuto, da Gianni Croce a Luciano Caruso o Carla Lonzi. Ma è proprio la scarsa notorietà a rendere ancora più sorprendente il fascino della loro parabola creativa, così avanguardistica, così fortemente attuale da essere in completo contrasto con il loro tempo, mai inserita nell’Olimpo delle opere da “antologia scolastica” e destinata ad essere perla preziosa e rara per i lettori più raffinati, mai  completamente soddisfatti da quello che, con più facilità, viene scelto ed eletto dalla critica.

Mughini regala curiosità anche quando tratta di grandi scrittori, già vivisezionati da un’immensa bibliografia critica: Ungaretti, Svevo, Tomasi di Lampedusa, solo per citarne alcuni.

Italo Svevo

Anche su questi riesce a stupire, portando all’attenzione fatti poco noti e marginali, spesso riguardanti gli esordi: opere prime immature, esperienze più o meno felici (il clamoroso ed immediato successo di Alberto Moravia di contro al riconoscimento tardivo di Italo Svevo), gestazioni spesso tragiche (il caso emotivamente straziante di Dino Campana), capolavori segnati da clamorosi rifiuti (Natalia Ginzburg, ebrea, sconsigliò l’editore Einaudi di inserire nel proprio catalogo Se questo è un uomo). A ciò si aggiunge la componente privata ed individuale del Mughini collezionista, quando racconta come, dove e quando un certo volume è stato ricercato, inseguito, scovato e infine conquistato e acquistato. “Un caso che non agisce mai a caso” fa apparire fortuito ogni episodio di ritrovamento librario: nei cassetti più segreti di librai antiquari descritti come esseri luciferini e tentatori, dimenticati su scaffali polverosi e inaccessibili, nelle biblioteche di amici o eredi dell’autore oppure, nelle occasione meno fortunate e frustranti, nelle altrui collezioni.

Nell’affresco de La collezione entrano poi, con forza ed estrema vitalità, tutti quegli operatori del libro che emergono come esseri dotati di straordinarie doti intellettuali e formidabile intuito. Sono gli editori che hanno reso possibile fruire, stampati nero su bianco, spesso in raffinatissime edizioni di sublime impatto visivo, i grandi romanzi o le raccolte poetiche, ma anche i libri fotografici o i periodici: da Prezzolini a Leo Longanesi, da Scheiwiller a Gian Giacomo Feltrinelli. Con loro i librai, di ieri e di oggi, e tra tutti colui al quale è dedicato, in epigrafe, l’intero volume: Roberto Palazzi. Non un semplice bibliofilo, né soltanto un libraio antiquario, un editore particolarissimo e un’amante del libro come pochi ne sono esistiti e ne esistono, in grado di non tenere per sé i preziosi tesori che gli passarono tra le mani, bensì capace di vendere un volume a “quarantamilalire” a chi sapeva bene essere disposto a pagarne oltre il triplo perché “l’importante è che i bei libri circolino nella mani giuste”.

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6 Risponde a Capolavori letterari del ‘900? Solo in prima edizione, grazie!

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    Paolo Pianigiani 20/02/2010 a 10:45

    Tutto bene quello che viene detto…
    Vorrei solo che i collezionisti di libri mettessero a disposizione di chi i libri li studia per indagine letteraria i propri tesori.
    Per Campana, per dirne una, nella foto che compare nel libro, si fa vedere un piccolo cartiglio manoscritto di mano (almeno sembra) del poeta di Marradi.

    Magari la facesse vedere anche a noi? E’ un testo inedito e sarebbe interessante vedere anche se è anche originale.

    Grazie per l’attenzione

    Rispondi
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    Laura Dabbene 20/02/2010 a 18:21

    Caro Paolo, condivido appieno quanto dici. I volumi da collezione sono più di semplici libri, veri testimoni della storia. Sarebbe un vantaggio per tutti se fossero consultabili dagli studiosi. Il problema non è solo la loro accessibilità, ma anche farli conoscere attraverso studi e cataloghi…mancano censimenti completi e aggiornati su molti fondi librari nelle istituzioni pubbliche, figuriamoci nel privato!
    E complimenti per l’occhio da intenditore riguardo la grafia di Campana, molto interessante la tua osservazione.

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    Paolo Pianigiani 26/02/2010 a 08:06

    In effetti i dubbi son quasi certezza… quella grafia non mi pare proprio originale.
    Ho letto tutto o quasi quello che Dino ha scritto di mano sua, e aveva altri fremiti interni quello scrivere…
    In prima pagina, sul sito di Campana, c’è attualmente un bello studio sulla grafia comparata, quella di Dino e quella di Sibilla.
    Ah, il sito è:
    http://www.campanadino.it
    Io sono il curatore.
    Un caro saluto
    Paolo

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    Laura Dabbene 06/03/2010 a 21:54

    Caro Paolo, mettiamo subito il link al sito dal nome di Dino Campana che compare nell’articolo di Wakeupnews. Ci auguriamo che così ad altri lettori venga curiosità o interesse verso questa importante figura del nostro panorama letterario e che lo soddisfino consultando la pagina web dove compare il tuo contributo scientifico.

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    Fiordaliso 08/05/2010 a 14:34

    Mi piace l’impostazione che Giampiero Mughini da ai suoi lavori.Da apprendista bibliofilo, ho cercato su Foscolo anche le cose minime, anche gli aspetti meno considerati della Sua esistenza,anche i collegamenti che ci potevano essere tra il Suo epistolario e ciò che ha scritto nell’”Inno In Morte di Napoleone”, sono venute fuori cose, per me strabilianti, che molto spesso sfuggivano al mondo degli Accademici letterati. La perizia calligrafica, infine ha dato forza, vigore e credito alla mia ricerca. Sento un silenzio assurdo, intorno a questa vicenda da parte della Autorità preposte alla cultura e da parte degli Atenei. Manca la motivazione o la preparazione ad affrontare argomenti cosi’ importanti? Siccome la Cultura non fa mai male,sarebbe bello un dibattivo creativo intorno a questo evento al fine di stimolare la voglia di riconsiderare e rispolveare la memoria e la grandezza di Ugo Foscolo padre, anche, del Risorgimento Italiano, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario.
    Grazie a Laura Dabbene, complimenti per le belle rubriche letterarie,grazie.
    Il mio indirizzo mail è il seguente: giacomo.fiordaliso@tiscali.it

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