Capodanno al cinema, aspettando l’anno nuovo tra un brindisi e un maniaco omicida.

Il periodo natalizio porta con sè tutta una messe di film a tema (classici e a volte meno canonici) ma non bisogna dimenticare che anche il capodanno ha ispirato molti cineasti, seppur in misura minore rispetto al Natale. In molti film abbiamo potuto assistere a capodanni più o meno romantici, più o meno disastrosi; sarà forse perche il capodanno è uno dei pochi “finali” che la vita ci pone davanti inequivocabilmente, un periodo che si stacca in un certo qualmodo dal flusso continuo dei giorni e che va a ritagliare un finale (che poi finale non è ma almeno permette di mettere un punto e girare pagina).

Pochi sono i film dedicati esplicitamente alla fine dell’anno, tra questi ricordiamo due pellicole italiane difficilmente inseribili in uno dei generi canonici: L’ultimo capodanno di Marco Risi e 32 Dicembre di Luciano de Crescenzo. Il primo racconta in chiave grottesca e apocalittica la notte di capodanno in un complesso di palazzine alla periferia di Roma tra sbandati solitari ed emarginati, ladri inesperti e comitive di buzzurri. Tratto da un racconto di Niccolo Ammaniti “L’ultimo capodanno dell’umanità”, la pellicola racconta un umanità assurda e disperata fatta di personaggi caricaturali ed eccessivi i cui destini convergeranno tutti verso un tragico quanto ridicolo epilogo.

Più interessante si rivela la pellicola di de Crescenzo, 32 Dicembre in cui il regista e attore partenopeo mette in scena tre differenti frammenti tutti accomunati da un certo gusto per l’assurdo e per la riflessione filosofica:nel primo, due attori spiantati si ritrovano a dover interpretare la parte di due misconosciuti filosofi greci al servizio di un signore che si crede Socrate. Il secondo episodio vede invece una nonna alle prese con l’amore aiutata da una saggia nipotina. Il terzo e ultimo episodio della pellicola è ambientato nei giorni immediatamente precedenti capodanno e segue le peripezie di un padre di famiglia disoccupato alla ricerca di un prestito per comprare fuochi artificiali per i suoi figli.

Un film che mette in scena un capodanno un pò malinconico ma venato comunque di una certa comicità e arricchito da una riflessione su cosa sia davvero il tempo e come venga percepito dagli uomini. Impagabile è la spiegazione data da Riccardo Pazzaglia sul perchè a Napoli ci sia un cosi forte culto per i fuochi artificiali.

Un film molto più leggero e disimpegnato ambientato verso la fine dell’anno e dintorni è Ho vinto la lotteria di capodanno di Neri Parenti con protagonista Paolo Villaggio che riprende il tipo di comicità basata sull’iperbole e la ripetizione. Seguiamo le peripezie di un giornalista d’infimo ordine che perde il biglietto vincente della lotteria di capodanno e si invischia in una sarabanda di guai per recuperarlo.

Altre pellicole pur non menzionando esplicitamente il capodanno nei loro titoli, lo hanno messo in scena come momento fondamentale per i propri personaggi.

Nel fantascientifico Strange Days di Kathryn Bigelow, la vicenda di Lenny Nero, spacciatore di una sorta di droga tecnologica del futuro, accusato ingiustamente di omicidio si svolge durante gli ultimi giorni del 2000. Questo capodanno futuristico e passato al tempo stesso fà da sfondo a un tragico finale.

Non si può non citare il fatidico capodanno finale della commedia romantica Harry ti presento Sally in cui Harry si lascia andare in una delle dichiarazioni d’amore più romantiche e commoventi della storia del cinema.

Altro finale ambientato durante il conto alla rovescia per la fine dell’anno ma di tenore decisamente più leggero è quello di Ghostbusters 2, in cui i quattro scalcagnati acchiappafantasmi devono vedersela con lo spettro di un re transilvano inviperito prima che scocchi la mezzanotte. Da ricordare la scena in cui la statua della libertà sfila per le strade della Grande Mela sulle note di Higher and Higher!

Una vigilia ugualmente catastrofica è quella passata dal fattorino Ted nel Mon Signor, un vecchio albergo di Los Angeles frequentato da una clientela che definire bizzarra è un eufemismo.

Uno degli episodi di Four rooms più devastanti per il povero Ted lo vede alle prese con una coppia di marmocchi terribili lasciatigli in custodia da un losco genitore con la raccomandazione di non fargli fare i “cattivi”.

Un ultimo capodanno da incubo è quello fantasmatico vissuto da Jack Torrance e famiglia presso l’inquetante Overlook Hotel nel capolavoro di Kubrick, Shining. In fuga dal marito, ormai impazzito, Wendy e il figlioletto si ritroveranno nel finale nel pieno di una “rievocazione” spettrale di un capodanno degli anni venti, con tanto di ospiti dell’epoca.

Come si vede al termine di questa breve carrellata, il capodanno al cinema raramente è sinonimo di divertimento e festeggiamenti.

Davide Schiano di Coscia

 

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