Capodanno a Gaza

Quest’anno a capodanno un frammento di speranza anche per la Palestina

di Silvia Nosenzo

marciaMigliaia di persone da tutto il mondo, insieme a israeliani e palestinesi, si recheranno a Gaza e con una marcia contro l’assedio che partirà dal Nord della Striscia, raggiungeranno il valico di Eretz, punto d’accesso a Israele. Da qui attraverseranno il muro, incontrando chi sta dall’altra parte con la voglia e il coraggio di costruire  un legame di solidarietà tra le società civili.

L’iniziativa è stata presentata alla conferenza “L’assedio di Gaza deve finire!”, tenutasi a Roma e presieduta da Luisa Morgantini, ex vice presidente della Commissione Europea.

La Morgantini ha sostenuto l’importanza di questo atto di resistenza nonviolenta che lotta per l’autodeterminazione e crede in una soluzione di pace giusta, spiegando come da molti anni gli attivisti dei movimenti popolari abbiano messo i propri corpi in prima linea per la lotta contro lo sradicamento degli alberi, la confisca delle terre, il muro e gli insediamenti.

Basti pensare alla forma di lotta non violenta che ormai da cinque anni gli abitanti del villaggio di Bil’in portano avanti con successo, resistendo alla costruzione del muro. In queste azioni pacifiche molti sono stati uccisi, migliaia feriti, e centinaia arrestati dall’IDF e dai coloni. Ma è servito ad aumentare tra i palestinesi la consapevolezza della necessità di una partecipazione popolare alla costruzione dello Stato palestiense e alla fine dell’assedio.

L’ex vice presidente della Commissione Europea ha anche espresso parole molto forti sul ruolo che la comunità internazionale deve assumere nei confronti del conflitto. La comunità internazionale deve dire basta. Ha lasciato soli Israele e Palestina a lacerarsi vicendevolmente senza intervenire, senza far rispettare gli accordi di Oslo, che prevedevano il blocco degli insediamenti, senza applicare il diritto internazionale. La Morgantini auspica che un giorno i crimini commessi da ambedue le parti vengano giudicati dalla Corte di Giustizia Internazionale, invece di godere dell’impunità finora concessa.

Ma per fare ciò, continua, non basta la buona volontà di Obama, le cui speranza sembrano già essersi mitigate: è necessaria una presa di posizione forte dal parte dell’UE. Quella stessa UE che brucia nove milioni di euro al mese dal 2006 per pagare il carburante industriale ad Israele, carburante che dovrebbe garantire l’erogazione di energia elettrica nella Striscia di Gaza, che invece è perennemente  a rischio di black out.

È scandaloso che mentre Israele distrugge ciò che noi paghiamo, l’UE rimanga in silenzio.

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