CampioMatto, pagelle semiserie della 6a giornata: Miccoli, l’ultimo dei Mohinani

miccoli-mohinani

Fabrizio Miccoli: 168 cm per 73 kg (calciomercatonews.com)

Fabrizio Miccoli, attaccante Palermo – Voto 41,2 (metri dalla porta, fonte Gazzetta). Parliamoci chiaro: di grosse occasioni ne ha avute solo una in carriera, alla Juventus. Ed 8 gol in 25 partite non sono stati certo un bottino da sottovalutare. Ma, chissà perché, nessuno si è mai innamorato di questo salentino dal fisico da nano trangugiatore full-time di hamburger e col piede da chirurgo degli stadi. Una tripletta come quella di ieri al Chievo dovrebbe far mordere le mani fino alle scapole al calcio italiano per non aver valorizzato un fenomeno del genere. L’ULTIMO DEI MOHINANI.

Juventus – Voto 9 (a segno). Sei giornate di campionato e ben nove giocatori diversi mandati a rete, il capocannoniere non è un titolare (Giovinco) e, a dirla tutta, i bianconeri non stanno neanche sciorinando ‘sto gran calcio. Figurarsi i risultati quando i chiacchierati bulbi capilliferi di Conte e Carrera partoriranno un’idea di gioco degna di tale nome. ZEBRA POWER.

Stephan El Shaarawy, attaccante Milan – Voto 8. Quattro gol in sei giornate. Il Milan crede talmente tanto in lui che, per far sentire a suo agio il Faraone, gli sta creando il deserto attorno. Anche sul prato semi-sintetico di san Siro non guasterebbe vedere sprazzi di gioco, all’interno dei quali far crescere e prosperare il regno del non ancora 20enne. Per ora, unico scoglio in mezzo alla tempesta. FARA(GLI)ONICO.

Giovanni Stroppa, allenatore Pescara – Voto 7. L’avevamo dato per spacciato dopo 3 giornate, dopo altre 3 è a pari punti con il Milan. Giovannino da Mulazzano (uno che con Miccoli se la sarebbe potuta giocare: chi se lo ricorda questo gol a 0:38?) ha dato una scossa ai delfini dell’Adriatico ed ha infilato 7 punti in 3 partite. Difficile (errata corrige, impossibile) tenere questo ritmo a lungo, ma la salvezza spesso si conquista con inattese serie positive. STROPP CRYING YOUR HEART NOW.

Francesco Guidolin, allenatore Udinese – Voto 6. La linea che divide l’idolatria dalla derisione è sottile. In questo momento propendiamo per un punto in più a favore dell’appoggio al buon Guidolin, che ne fa una ragione di principio e tiene fuori Di Natale (sembra) per screzi con i preparatori atletici, che gli chiedevano maggiore impegno. Se così non dovesse essere effettivamente stato, farlo scalare di 3 o 4 voti (dato l’evanescente/inesistente attacco dell’Udinese 2012/2013) sarebbe d’obbligo. INDE(FESSO)?

Zdenek Zeman & Roma – Voto 4 (pere). Perdere a Torino contro la Juventus ci può assolutamente stare. Perdere come la Roma ha perso sabato no. Per mezz’ora si è vista la differenza tecnico-tattica che sarebbe potuta intercorrere tra una squadra di serie A  ed una di Seconda Divisione. La linea difensiva della Roma sembrava quella di un elettrocardiogramma, ad ogni verticalizzazione la Juventus andava in porta perché il fuorigioco era sbagliato, a turno, di almeno un paio di metri. Vero, le squadre di Zeman ci mettono un po’ a carburare e ad assimilare i nuovi movimenti. Vero, la rosa della Roma rimane piena di tante scommesse e poche acciaccate certezze. Però se il lavoro di tutta l’estate si riduce ad una squadra che corre tanto, ma a vuoto, sorge tutt’altro che fatuo il dubbio che le colpe siano da dividere al 50% tra campo e panchina. SPROFONDO GIALLOROSSO.

Massimo Cellino, vulcanico presidente del cagliari (ilcagliari.net)

Atalanta – Voto 3. Chissà se nel manuale del calcio di Josè Altafini è contemplato che una squadra abbia più possesso palla degli avversari (52% contro 48%), dilaghi territorialmente (61% di penetrazione nel campo avversario contro il 39%) e riesca a beccare ugualmente 5 pappine come se niente fosse. Noi abbiamo seri dubbi. Colantuono ne avrà anche qualcuno in più. BERGAMUSCHI.

Massimo Cellino, presidente Cagliari – Voto 2. Arieccolo. Non gli era bastato finire agli onori delle cronache per la vergognosa parentesi aizzatoria (“Io sto a Miami, ma voi andate allo stadio anche se la partita è a porte chiuse”). Domenica, invece dei tifosi, ha lasciato fuori dai cancelli dello stadio l’inviato della Gazzetta dello Sport Francesco Velluzzi, che ormai da 20 anni segue gli isolani. Motivo? Il racconto inevitabilmente critico del giornalista, dopo l’immonda vicenda di cui sopra. Dai Max, i problemi sono altri, mica i giornalisti. La classifica, ad esempio. PERMALOSO.

I link anti-Napoli sbucati su Facebook 30 secondi dopo il rigore assegnato ad Hamsik a Genova, per dire che il fallo era fuori area – Voto 1 (in diottrie). Dopo due giorni e centinaia di replay, noi ancora non siamo riusciti a capire se il fallo di Gastaldello su Hamsik fosse effettivamente dentro o fuori. Ma l’impressione generale è che l’intervento fosse sulla linea, quindi in area, quindi rigore incontestabile. Le varie pagine pseudocalcistiche antinapoletane hanno emesso sentenza-lampo contraria, probabilmente senza neanche dare un’occhiata alle immagini. Un po’ di attesa (e di sportività) non avrebbe guastato. REPETITA JUVANT.

Walter Mazzarri, allenatore Napoli – Voto -19 (alla carriera). Una serie iniziata nell’ormai lontano 2001/2002, con un ingenuo cartellino rosso (virtuale, ché agli allenatori non si mostrano) rimediato sulla panchina dell’Acireale. Ora siamo a quota 19, ma il cammino è ancora lungo e la straordinaria media di quasi 1,60 espulsioni a stagione è roba da far impallidire Paolino Montero. Prossimo obiettivo? Gerardo Bedoya, centrocampista colombiano del Santa Fè che ha visto il cartellino rosso in faccia per 41 volte. Walter, abbiamo fiducia in te: ce la puoi fare. ROSSO RELATIVO.

Francesco Guarino

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