Cambiamenti climatici: New York rischia di essere sommersa?

New York sommersa, una ricostruzione di ciò che potrebbe accadere a breve

New York – La Grande Mela rischia di essere sommersa nel giro di poco tempo, probabilmente entro dieci anni. Non si tratta del classico scenario apocalittico descritto nei tanti film di Hollywood, piuttosto, il risultato allarmante emerso dalla ricerca denominata ClimeAid, realizzata dalla Cornell University, Columbia University e City University of New York. Uno studio durato due anni, a cui hanno lavorato cinquanta scienziati e, che ha fortemente impressionato Michael Bloomberg, attuale sindaco della città.

Un destino segnato per una delle città più amate. La causa scatenante, secondo gli studiosi, è da ritrovarsi senza dubbio negli attuali e sempre più frequenti cambiamenti climatici, nonché nel riscaldamento globale. A risentire maggiormente della situazione sarebbero i ghiacciai: questi sciogliendosi comporterebbero un notevole innalzamento dei mari. Di conseguenza New York sarebbe esposta a maggiori eventi atmosferici, divenendo così particolarmente vulnerabile. Gli esperti affermano che i recenti episodi dell’uragano Irene e la tempesta tropicale Lee non sono stati altro che una prima manifestazione dell’imminente variabilità climatica.

Secondo quanto delineato dagli stessi scienziati, nello stato di New York, le temperature potrebbero innalzarsi dai 4 ai 9 gradi entro il 2080 e le precipitazioni aumenterebbero dal 5 al 15 per cento. Il livello del mare invece, potrebbe innalzarsi di 25 centimetri, fino a sfiorare i 75 centimetri entro il 2050, ben 1,3 metri nel 2080. Le zone più esposte alle conseguenze catastrofiche sarebbero le parti più basse di Manhattan e il Bronx, nonché i trasporti della città. L’intero sistema infatti, subirebbe dei danni, dai tunnel della metropolitana, agli aeroporti che sarebbero invasi dall’acqua in meno di un’ora. Gli abitanti non avrebbero neanche il tempo di mettersi in salvo.

In uno scenario di lungo periodo tra i cambiamenti climatici, molte le avversità da fronteggiare. Tra le altre conseguenze più rilevanti di tale situazione ci sarebbero la minor produzione di latte, inondazioni delle zone umide costiere, scomparsa delle foreste di abeti, aumento della richiesta di energia nei mesi caldi, così come la presenza di erbacce e parassiti, e la scomparsa alcuni tipi di frutta. Molte aeree della città diventeranno inabitabili, soprattutto quelle in cui oggi si conta una forte concentrazione di popolazione. A risentire di più della situazione, le persone anziane e quelle con problemi di salute, in quanto più vulnerabili e esposte a malattie legate al caldo, come l’asma. Inoltre i lavoratori agricoli potrebbero essere esposti maggiormente a sostanze chimiche, qualora l’uso di pesticidi dovesse aumentare proprio in risposta ai cambiamenti climatici.

Gli studiosi, nel loro rapporto, indicano comunque alcuni accorgimenti che si potrebbero adottare fin da ora, al fine di adattarsi ai cambiamenti climatici, ormai imminenti. Tra questi: migliorare l’isolamento e l’utilizzo di materiali di copertura in modo da mantenere gli edifici più freschi in estate o ridurre la domanda di aria condizionata. Ancora, evitare lo sviluppo e l’edificazione nelle zone costiere e le pianure alluvionali del fiume, in modo da ridurre i danni da inondazioni.

Uno scenario spaventoso, proprio per questo gli scienziati invitano gli amministratori a prendere provvedimenti per limitare i danni. In particolare auspicano la realizzazione nel concreto di tali soluzioni, al fine di abituarsi a fronteggiare gradualmente i cambiamenti che arriveranno, e per evitare o contenere un fenomeno che, come ha affermato il climatologo a capo del team di scienziati DeGaetano, potrebbe avere “ rischi e conseguenze enormi”.

Angela Piras

Foto: liquida.it; il sussidiario.net, travel.biz

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