Calciomercato: la sfiducia di Di Pietro

Di Pietro

Antonio Di Pietro, leader IDV

Roma - Ci mancava solo lui, Tonino. Pareva strano che non avesse ancora dato il proprio contributo al teatrino in salsa crisi di Governo al quale stiamo assistendo da mesi. Ieri, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per corruzione di senatori alle soglie della mozione di sfiducia del prossimo 14 dicembre, sulla base di una denuncia presentata da Antonio Di Pietro, leader IDV. E non è tutto. Se al Tonino butta bene e in Procura trova anche qualche giudice davvero compiacente, cosa che di questi tempi si ramazza un po’ ovunque e per qualsiasi cosa (dalle inchieste Fini-Montecarlo mai iniziate alle intercettazioni telefoniche immotivate di giornalisti di destra incensurati), magari alle accuse di corruzione, si aggiungerà anche quella di concussione. Ovviamente – neppure a dirlo – i reati contestati si rivolgono a quei parlamentari anti-Cav (e i loro relativi “corruttori”) che passano al PDL prima di martedì prossimo. Una migrazione sempre più abbondante soprattutto tra le fila del FLI di Gianfranco Fini, il quale ha già visto 2 dei suoi, Maurizio Grassano e Giampiero Catone, tornare sui loro passi dal premier mentre altri finiani sembrano già pronti ad imitare i predecessori.

In questo quadro si inseriscono lo sconforto della coppia Fini- Italo Bocchino che nella sfiducia a Silvio Berlusconi si stanno giocando tutta la loro carriera politica e la rabbia di Tonino verso i Giuda del Parlamento. E sia. In fondo l’ex magistrato non ha tutti i torti. E’ sempre deprimente osservare come molti degli uomini di Montecitorio siano mossi da aspirazioni ben più pratiche dello spirito etico. Figuriamoci se la cosa non sconvolge il povero Tonino che da 20 anni persegue un unico sogno ideale: vedere il Cavaliere, sconfitto, processato e magari condannato in Cassazione. Sogni, appunto.  Dunque è normale che Di Pietro abbia bisogno di sfogare la frustrazione che lo tormenta. Peccato che in questa circostanza si sia reso più politicamente goffo del solito per almeno 3 ragioni.

Primo – I voltagabbana che l’Inquisitore di Mani Pulite vorrebbe innanzitutto impalare sono i 2 parlamentari dell’IDV che nelle ultime ore hanno fatto i bagagli e sono fuggiti verso altri lidi: Antonio Razzi e Domenico Scilipoti. Il primo si è involato come passero solitario al PDL. Il secondo ha formato un trio con Bruno Cesario, ex Pd, e Massimo Calearo che è divenuto ex di qualsiasi corpo di centrosinistra degli ultimi 10 anni, dalla Margherita al recente Api di Francesco Rutelli. I gruppetto ha debuttato a Montecitorio 3 giorni fa con il nome “Il Movimento di responsabilità nazionale” e sembra sia stato un successo di pubblico nonchè di richieste di ingaggio. Tonino non l’ha presa bene soprattutto perché, tradimenti a parte, ha dimostrato di non essere un buon collante per i suoi uomini e un punto fermo nella sinistra parlamentare. Un brutto colpo mediatico per un leader che ha fondato un partito sul dogma della irreprensibilità morale. Ma si sa, la carne è debole.

Secondo – Quando Tony si straccia la toga urlando allo scandalo dei senatori che corrono tra le braccia del premier, dimentica che il toto-voto è ed è stato molto praticato anche nelle varie case di sinistra. Nel 1998, per esempio, furono ben 30 i parlamentari che passarono dalla destra al gruppo di D’Alema. Ancora, nel 2008 il Professore-Mortadella-Romano Prodi provò, ma con esiti ben diversi, a fare lo stesso per raccattare qualsiasi tipo di consenso pur di evitare il collasso del Governo messo in crisi dall’Udeur di Clemente Mastella. In quell’occasione l’unico che si distinse tra i mastelliani fu il senatore Stefano Cusumano, il quale votò la fiducia in cambio di un posticino al Ministero delle Politiche Agricole per Filippo Bellanca, suo fedele braccio destro. All’epoca, Di Pietro era ministro delle Infrastrutture e certamente il dettaglio non gli sarà sfuggito ma pare che la cosa non lo abbia sconvolto più di tanto.

Terzo – Il maneggio di parlamentari è pratica così diffusa a destra come a sinistra che probabilmente, in queste ore, sono in molti (anche tra i suoi) a non gradire l’intervento della giustizia. Tonino, in effetti, sta armeggiando con un petardo che rischia di espodergli in mano e danneggiare le sue future

Montecitorio
Montecitorio

alleanze. Inoltre, ammettiamo pure che la Procura porti avanti le indagini e “scopra” quello che da sempre è sotto gli occhi di chiunque guardi un telegiornale. E poi? Si arresta in blocco il PDL per corruzione di senatore, adulto, vaccinato e tanto capace di intendere e volere da capire da quale parte tira il vento? Si sbattono in tribunale i parlamentari in base alle personali scelte ideologiche se, e solo se, esse differiscono da quelle dell’ossessione anti-berlusconiana? Bella democrazia a senso unico. Senza contare che la procedura giudiziaria creerebbe un precedente politico a cui, di fatto, chiunque un domani potrebbe appellarsi nei confronti dell’avversario, consegnando la nazione in un perenne caos di artifici giudiziari ad hoc per ogni necessità. Meglio tornare alla vecchia maniera: se Di Pietro, la sinistra ed affini vogliono sconfiggere Berlusconi, comincino finalmente a proporre programmi elettorali e piani di Governo convincenti. Il resto sono solo sogni.

Chantal Cresta

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