Calabria: terra di sprechi ed illeciti

Giuseppe Scopelliti

Giuseppe Scopelliti, governatore Regione Calabria

Catanzaro – Parlare della Calabria e delle sue varie fonti di spreco istituzionale è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Facile. In effetti, le spese inutili nella Regione dell’attuale governatore Giuseppe Scopelliti (PDL), in carica dallo scorso marzo 2010, sono tante, rintracciabili pressocchè in ogni settore della vita pubblica e in buona parte causate da un mix esplosivo di burocrazia intenzionalmente faragginosa e criminalità più o meno organizzata. Dunque, nel mare di numeri in eccesso e di atti giudiziari correlati, cominciamo dal comparto che – in ogni dove si discuta di sprechi – resta comunque il più colpito, quello socio-assistenziale.

La sanità – L’ex presidente Agazio Loiero (Pd) ha concluso il mandato iniziato nel 2005, lasciando il settore sanitario nella seguente situazione: abusi nella gestione delle gare d’appalto, illeciti nella gestione dei beni immobiliari, vizi nelle amministrazioni degli ospedali perpetrati da dirigenti e direttori sanitari spesso privi dei requisiti necessari per coprire gli incarichi e varie infiltarzioni mafiose persino nei reclutamenti del personale. E via così. Da  scandalo a scandalo senza linea di continuità fino all’inevitabile Commissariamento e il controllo costante della Guardia di Finanza. Nel 2008, la Corte dei Conti aveva stimato la cifra di 42 milioni di euro il buco della sanità calabrese con un aumento esponenziale del 27% rispetto al debito dell’anno precedente. La fotografia diventa ancora più desolante se si guarda quello che accade negli ospedali. A Lamezia Terme, per esempio, il nosocomio Taurianova possiede 29 posti letto e 149 dipendenti. Due anni fa  ha richiesto alle casse regionali un costo di 9 milioni 950 mila € per fatturare un totale di 1 milioni 595 mila €. Il dato si potrebbe tradurre anche così: un deficit di inefficienza pari al 523,8 %. E non è l’unico caso. Attualmente, a Oppido Mamertina (Reggio Calabria), la struttura ospedaliera conta 94 dipendenti, 20 posti letto e una spesa corrente di 8 milioni e 685 mila euro per delle prestazioni il cui valore non supera il milione 496 mila €. Inefficienza pari al 480,5%. Ancora. Il nosocomio di Chiaravalle (Catanzaro), popolato di 163 assunti per 38 letti disponibili, spende la bellezza di 12 milioni 700 mila € e produce poco più di 2 milioni di euro.

Quando poi si confronta la sanità pubblica con quella privata le cifre diventano ancora più esorbitanti. In Calabria vivono sulle tasche dei cittadini 37 ospedali e 32 case di cura private. Nel 2008 i primi hanno richiesto un esborso complessivo di 1,3 miliardi di euro, le seconde 210 milioni. Insomma, il privato costa meno del pubblico, si sobbarca di molti pazienti che scappano dagli ospedali e contrae dalla Regione dei debiti di servizio che l’amministrazione impiega circa 770 giorni a rimborsare.Un record.

Si potrebbe andare avanti a lungo a ritroso nei lustri nell’elenco dei disastri sanitari calabresi, peccato che sia quasi impossibile farlo poiché buona parte dei rendiconti esistenti sul comparto assistenziale sono il frutto dei calcoli fatti dalla magistratura nel corso delle inchieste giudiziarie, dunque piuttosto recenti. Secondo quanto evidenziato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, lo scorso settembre, pare che la Regione Calabria abbia ritenuto per lungo tempo “facoltativi” i bilanci amministrativi, preferendo tenere il conto dei costi sanitari in maniera orale e assolutamente privi di seri riferimenti di verifica e riscontro annuale.

La cartiera – Tornardo ai record delle amministrazioni calabresi (e non solo perché il Sud, in generale, eccelle nel sistema) vi è la produzione di fatture presentate all’Ue per la riscossioni di rimborsi spesa a fronte di lavori e/o progetti imprenditoriali-aziendali mai eseguiti o del tutto inutili. La cartiera, appunto. Racconta un bell’articolo del giornalista e scrittore Antonio Galdo che la specialità della Regione Calabria sono le dighe fantasma. Pare che la regione abbia urgenza di contenere le proprie acque, al punto che oggi sono 36 le dighe in fase di attuazione e 6 sono già state terminate. L’anno prossimo dovrebbe essere ultimata anche la diga del Menta, iniziata nel 1985 e costata 270 milioni di euro. Quando e se tutte le opere saranno concluse la Calabria potrà vantare di avere una diga ogni 50 mila cittadini e un equilibrio idro-geologico compromesso dalle colate di cemento.

Agazio Loiero

Agazio Loiero, ex governatore Regione Calabria

Quando, invece, l’uso dei fondi Ue è praticato alla luce del sole appare evidente lo sperpero dovuto ad incuria o incapacità amministrativo-progettuale. Per esempio, i fondi FAS (Fondi per le aree sottosviluppate) potrebbero elargire circa 1 miliardo 700 mila euro ma sembra sia quasi impossibile raggiungerli per l’assenza di qualsivoglia programma di spesa coerente. I 3 miliardi dei FERS (Fondi europei per lo sviluppo regionale), invece, sono stati riscossi ma spesi piuttosto male come la sponsorizzazione della Nazionale di calcio per la cifra di 8 milioni di euro. Motivo: tra i giocatori vi è il campione calabrese Rino Gattuso, dunque, fonte di buona pubblicità per la regione. Pretesto contorto e piuttosto costoso.

La spesa pubblica – Questa è una voce di spreco che sembra non avere limiti. Si comincia coi trasporti che negli ultimi anni hanno avuto un’impennata dei costi abnorme: da 313 milioni del 2001 a 1 miliardo 82 milioni nel 2008, con un aumento percentuale del 246,1%, per arrivare agli aereoporti. Ognuno di essi è dotato di una società di gestione individuale che – a sua volta – tiene in piedi 3 consigli direttivi. Con la stessa misura si regola tutto il panorama delle assunzioni e dei finanziamenti pubblico-locali. Così, se pare impossibile smaltire la giungla di dipendenti sanitari dalle Asl, è ancora più difficile ridurre le esigenze economiche della Guardia Forestale che ingolla 100 milioni l’anno. Per non parlare delle frodi orchestrate da sedicenti imprenditori per intascare i contributi statali, cosa per cui la magistratura ha dedotto un danno erariale di circa 150 milioni di euro. E si potrebbe ancora continuare.

Chantal Cresta

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