Cagliari: niente trapianto di rene, il chirurgo ha finito il turno

Cagliari: niente trapianto di rene, il medico ha finito il turno e, per legge, non può operare, pena sanzioni pesanti. Ma manca personale competente

Cagliari: il rene c'è ma il chirurgo non può operare. Ha finito il turno di lavoro (Fonte foto: www.26lettere.it)

Cagliari: il rene c’è ma il chirurgo non può operare. Ha finito il turno di lavoro (Fonte foto: www.26lettere.it)

CAGLIARI –  Ospedale Brotzu di Cagliari: sei donatori in otto giorni. Le persone iscritte alle liste regionali che aspettano da mesi un organo “nuovo” non stanno nella pelle e aspettano la telefonata che dirà loro quando verranno operati. Ma le operazioni non si possono effettuare. Il perché lo spiega Ugo Storelli, coordinatore del gruppo trapianti, intervistato dai giornalisti de «La Stampa»: «In queste ore rischiamo di non riuscire a trapiantare gli organi appena prelevati. Il personale medico ospedaliero non può fare più di un certo numero di ore e con le carenze d’organico potrebbe ripetersi quello che è successo settimana scorsa: abbiamo espiantato dei reni e siamo stati costretti a spedirli di corsa a Torino perché il medico aveva finito il suo turno».

LE NUOVE REGOLE SUI TURNI DEL PERSONALE MEDICO IN ITALIA – Dallo scorso 25 novembre 2015, infatti, tutti gli ospedali italiani devono applicare rigidamente, pena sanzioni pecuniarie e non solo, le nuove regole UE sui turni del personale medico che prevedono: per il riposo giornaliero undici ore consecutive nell’arco delle ventiquattro ore partendo dall’inizio dell’attività, mentre il tempo di lavoro massimo settimanale è individuato in quarantotto ore, comprendendo oltre all’orario contrattuale anche le eventuali ore di lavoro straordinario, che in ogni caso non possono essere imposte al lavoratore.

Proprio a causa della pausa di undici ore tra un turno e l’altro, all’ospedale Brotzu di Cagliari settimana scorsa non c’era più personale disponibile per trapiantare gli ultimi due organi. Così si è dovuto organizzare un piano di emergenza e con un volo speciale i reni sono stati trasportati a Torino. «Gli organi ovviamente non sono stati persi, ma se tutte le volte dobbiamo trasferirli altrove non ha più senso la gestione regionale delle liste d’attesa» ha specificato Storelli.

Trapianto organi (Fonte foto: www.notizieprovita.it)

Trapianto organi (Fonte foto: www.notizieprovita.it)

IL PUNTO – Queste regole in Italia esistevano dai primi anni Duemila ma i governi che si sono succeduti in quegli anni – Prodi prima, Berlusconi poi – non le hanno mai fatte eseguire, per ragioni di evidente natura economica. Quando, lo scorso novembre, è arrivato l’ultimatum dell’ Unione Europea, tutti gli ospedali si sono dovuti adeguare alle nuove normative a partire appunto dal 25 novembre 2015. Ma all’adeguamento degli orari dei medici e di tutto il personale ospedaliero avrebbe dovuto seguire un aumento del personale, con migliaia di nuove assunzioni che evitassero quello che è successo in Sardegna. Cosa, quest’ultima, che ancora non è avvenuta.

Quindi, se da una parte è inequivocabile e fondamentale il diritto dei medici e dei dirigenti sanitari italiani al tempo massimo di lavoro settimanale ed al riposo minimo garantito di undici ore continuative ogni ventiquattro, dall’altra è altrettanto innegabile che, se non verranno fatte al più presto molte nuove assunzioni in questi ambiti, l’attività di espianto e trapianto di organi potrebbe subire una brusca frenata a causa della mancanza di personale.

Come si può pensare di punire con una multa o di portare davanti a un giudice un medico che si trovava in sala operatoria per espiantare o trapiantare un organo se il personale competente è ridotto al minimo?

Mariangela Campo

@MariCampo81

 

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