Caccia, uccidere per passione

Inerzia culturale, lassismo politico o devianza sociale?  Riflessione aperta sulla caccia in un’intervista a Carlo Consiglio

di Claudia Landolfi

Tre cinghiali vittime della caccia

Tre cinghiali vittime della caccia

 Caccia, una pratica tanto antica, quanto usuale nella storia dell’uomo. Una tempo era sopravvivenza, lotta alla vita, ma oggi, qual è il senso della caccia? Fermarsi a riflettere sulla necessità di continuare ad avallare o quanto meno ad ammettere questo “hobby” non è semplice. In molti si direbbero contrari alla caccia, ma pochi hanno una reale consapevolezza di quanto sia crudele vedere un animale agonizzare sotto i colpi di un fucile, o perché rimasti vittime di altre trappole escogitate per la loro cattura. Oggi wakeupnews vuole aprire questa riflessione e per farlo ha scelto un interlocutore come Carlo Consiglio, Presidente della Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.), dottore in scienze biologiche, esperto in zoologia ed entomologia.

So che lei ha dedicato un libro al tema, intitolato giustappunto “A che serve la caccia?”, nel quale analizza scientificamente, passo per passo, il senso ed i perché di questa attività, mettendo così in evidenza anche gli effetti secondari comportati da questo passatempo. In base a ciò come definirebbe dunque la caccia: come un hobby, uno sport, un lavoro?

 

Penso di poter rispondere a questa domanda utilizzando la definizione data da Theodor Heuss, Primo Presidente della Repubblica Federale Tedesca, il quale ha detto: “la caccia è una forma collaterale della malattia mentale umana”. Oggi la caccia non svolge più alcuna funziona sociale, come ad esempio procurare il cibo, la si può definire puramente come gioia d’uccidere. Oltre tutto la sofferenza provocata nell’animale è più che palese. Oggi esistono dei veri e propri metodi scientifici per misurare la soglia del dolore, ma senza voler ricorrere a questi mezzi, è facilmente percepibile ad occhio nudo come gli animali avvertano la morte, non solo a livello fisico, ma come percezione psichica. A proposito mi viene in mente un libro, “Il suicidio del capriolo”, scritto da Giancarlo Ferron, un guardiacaccia del Veneto. La vicenda, di cui lui fu testimone, narra di questo capriolo inseguito da un branco di cani da caccia; l’animale piuttosto che farsi sbranare si butto giù da un precipizio. Questo episodio può sicuramente dirci qualcosa sulla sofferenza mentale provata dagli animali. C’è un mio collega del Colorado, “Mark Bekoff”, che ha dedicato proprio a questo aspetto una ricerca, dove egli dimostra come il vissuto emotivo degli animali non umani, non sia poi così differente dal nostro. Rabbia, ira, imbarazzo, abbandono, sono tutti sentimenti che ci accomunano ad un unico emisfero.

Ultimamente hanno fatto molto discutere le nuove proposte portate in Parlamento sulla nuova legge Comunitaria, questa tra l’altro prevedeva l’abbassamento dell’età dei cacciatori (16 anni, proposta della Lega), l’anticipo della stagione venatoria, e l’autonomia regionale in materia di legiferazione nei propri territori. Tutto ciò in netto contrasto con la procedura d’infrazione aperta dalla Comunità Europea nel 2006 nei nostri confronti. Come spiega lei un tale atteggiamento da parte del governo italiano?

Un cacciatore

Un cacciatore

Vi è una divergenza tra le opinioni dei parlamentari e quella della gente. Ad esempio, come mostrano i sondaggi, l’opinione pubblica è a favore della totale abolizione della caccia, vi è un’opposizione fortissima tra la popolazione. Presso i parlamentari invece la maggioranza si mostra favorevole, questo perché chi è al governo non è obbiettivo nelle scelte, ma bensì va a caccia di voti. Bisognerebbe per legge stabilire il mandato unico, altrimenti queste personalità una volta giunte alla poltrona non fanno altro che cedere alle pressioni di determinate lobby allo scopo di poter così poi essere rieletti. Ecco perché poi  in una democrazia rappresentativa il governo non agisce come la maggioranza del popolo vorrebbe.

In cosa differisce la nuova normativa venatoria rispetto a quelle degli anni precedenti?

Riguardo alla legge Comunitaria è passata un’informazione che non è del tutto corretta. In realtà sono molte le restrizioni che si sono ottenute rispetto ai precedenti calendari venatori. È vero che è stata rilasciata la possibilità di estendere la caccia sino al 10 febbraio, ma per ottenere il lasciapassare definitivo c’è anche bisogno del consenso da parte dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambiente), è non credo che questa lo concederà facilmente. Non è stato accordato l’anticipo all’apertura di stagione venatoria, ma ancora più rilevante, sono stati ridefiniti una serie di dettagli che prima non erano vincolati da alcuna normativa. Il risultato di questo processo di verifica ha portato al divieto di caccia su molte specie a rischio d’estinzione, il periodo è stato contenuto il linea di massima entro il 1 ottobre e il 31 dicembre, salvo casi particolari, ma soprattutto, la nuova normativa in accordo con la direttiva europea sugli uccelli, vieta la caccia durante il periodo di riproduzione, migrazione e gestazione dei piccoli mammiferi.

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4 Risponde a Caccia, uccidere per passione

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    santuzzu 09/03/2011 a 21:40

    Mi son appena fatto mezzo cinghiale alla brace come era buono alla faccia vostra.

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      alice 02/01/2012 a 23:16

      bel commento da testa di c……qui si dimostra l’intelligenze di alcune persone…nn ci sono parole per descrivere l’ignoranza!
      ricorda chi nn ama gli animali nn ama le persone….

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    espana 21/06/2011 a 09:03

    ci vergogniamo davanti alla caccia e poi la gente la maggior parte è carnivora.

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    luca 07/05/2012 a 00:40

    Mio nonno e i suoi fratelli andavano a caccia ma per loro non era una passione,era un lavoro.Dovevano portare da mangiare a casa,c’era la miseria e per loro era ancora più dura dato che erano dieci fratelli e molti di loro già avevano i figli piccoli.
    Se uno invece va a cacciare per sfogarsi,per divertirsi,allora sarebbe più consigliabile una partita di calcetto o qualcosa di simile ma non uccidere gli animali.

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