C’era una volta la giustizia sociale, ma è morta da tempo

Una vignetta di Vauro

Roma – Tra le promesse scritte nelle pagine della Costituzione c’è quella, bellissima sulla Carta ma disattesa nei fatti, di contribuire al funzionamento dello Stato in base ai propri mezzi. Una mancata applicazione di questo principio, basilare per il progredire della società, che colpisce in maniera disuguale i vari segmenti della popolazione. Un famoso proverbio dice che “chi rompe paga”, ma con la mancata concretizzazione della reale giustizia sociale a pagare sono coloro che non sono responsabili del danno. Imputabili della crisi economica che si sta attraversando non sono di certo i piccoli risparmiatori, i comuni cittadini, la maggior parte delle famiglie e i pensionati, ma in Italia con le varie manovre finanziarie a pagare sono sempre stati i ceti più deboli ed esclusi dalle leve del potere, economico e politico.  «Bisogna chiedere un sacrificio straordinario, aggiuntivo e una tantum ai titolari di grandi patrimoni e di rendite, anche quelle finanziarie – ha sostenuto il leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona – ovviamente bisogna colpire gli sprechi, andare avanti con il federalismo fiscale. Ma in una situazione drammatica come questa, dove rischiamo tutti di morire di debito pubblico, e’ impensabile procedere solo con i tagli e la lotta agli sprechi. I soldi da qualche parte bisogna pure prenderli, salvaguardando il principio di equità»

 

Falvio Tosi, sindaco di Verona

Il principio di equità, di cui si riempie la bocca in questo particolare momento il sindaco di Verona, che in una democrazia dovrebbe essere sempre vigente e non valido solo in un periodo di crisi.  Se l’equità venisse applicata sul serio, forse le crisi economiche non sarebbero nemmeno così dirompenti.  «La manovra ora anticipata di un anno – ha spiegato Tosi – prevede tagli per 15 miliardi agli enti locali. Uno dice: quei tagli garantiscono che non ci saranno nuove tasse. Niente di più falso: sono soldi che mancheranno ai cittadini e alle famiglie. Una forma di tassazione, sia pure indiretta – ha continuato il sindaco veronese – ai danni dei più deboli, che devono sopportare il drastico ridimensionamento dei servizi. Solo se non si tartassano ulteriormente i più deboli si può pensare a qualcosa che assomigli a una ripresa, se non altro in termini di consumi. Ci vuole un combinato disposto: tagliare gli sprechi, non strozzare i Comuni, prendere da chi ha di più».

 

L'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi

Il governo continua a cercare di uscire dalla crisi senza toccare le tasche dei potenti. Rendite finanziarie intoccabili, stipendi milionari esentasse, privilegi super tutelati e pensioni d’oro sempre più ricche e protette, per non parlare di chi evade il fisco, delle tangenti e del malaffare diffuso. Una situazione intollerabile e insostenibile da decenni, che ora ha portato al collasso dell’intero sistema. Perfino l’ex Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi teme il crollo dell’intero modello economico occidentale, il capitalismo. Perché questa crisi non è solo italiana. Chi più chi meno oggi tutti i Paesi occidentali devono fare i conti con le distrofie del sistema vigente.  «E’ la zoppia dell’Eurozona, la mancata realizzazione di un centro di governo della politica economica di tutta l’area dell’euro ad aver provocato la crisi di Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. E’ quello il punto da affrontare. E subito – ha asserito Ciampi – ad aggravare la situazione è la mancanza di provvedimenti strutturali davanti ad una situazione di crisi epocale, strutturale. C’è un evidente scompenso tra diagnosi e terapia. E bisognava muoversi prima, rimediare a quella zoppia.  Questo non è stato fatto perché c’è un difetto di capacità governativa. Chi più chi meno, magari un po’ meno il governante tedesco e di più l’italiano o lo spagnolo, ma hanno tutti mancato. E continuano a mancare».

Anche l’analisi effettuata dal Financial Times riguardo al nostro Paese è molto dura. L’editoriale apparso oggi nel giornale inglese non lascia scampo al presidente Berlusconi, considerato reo dei guai dell’ Italia. «Ciò di cui l’Italia soffre in misura maggiore non è tanto un enorme debito, quanto piuttosto un super deficit di leadership politica». Il famoso quotidiano inglese  elenca i mali dell’Italia – a cominciare dal 48esimo posto nell’indice di competitività del Wef fino alla disastrosa situazione del mercato del lavoro, passando per il caos del sistema giudiziario e, soprattutto, per la corruzione e le infiltrazioni criminali nella vita pubblica – facendo notare che è urgente avviare delle riforme strutturali senza ulteriori indugi, «l’ultima chance per il 74enne Berlusconi di mettere avanti gli interessi della nazione a quelli suoi personali, del suo impero finanziario, dei suoi guai giudiziari». Ma l’editorialista inglese nutre “ragioni particolari per dubitare che Berlusconi sia all’altezza del compito»in quanto in 17 anni di scesa in campo nell’arena politica tutte le sue promesse di “liberare” la struttura produttiva italiana si sono “risolte in un nulla di fatto”.

Sabina Sestu

Foto: tgweb.ilcannocchiale.it; www.campaniasuweb.it; sottoosservazione.files.wordpress.com

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