Buon compleanno, Massimo Troisi: i 60 anni di un immortale

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Massimo Troisi (tuttoggi.info)

Quel portalettere timido, emaciato ed impacciato de Il postino è l’ultima immagine che abbiamo davanti agli occhi di Massimo Troisi, e forse per quello la più bella, la più veritiera e la più crudele allo stesso tempo. Un uomo divorato dalla malattia sin da giovane età – problemi cardiaci e febbri reumatiche – che rinunciò ad un intervento chirurgico d’urgenza pur di completare il suo capolavoro di delicatezza e comicità. Addormentandosi per sempre a distanza di sole 12 ore dall’ultimo ciak. Oggi Massimo Troisi avrebbe compiuto 60 anni.

Nato il 19 febbraio 1953 a San Giorgio a Cremano, cittadina alle porte di Napoli, crebbe in una famiglia molto numerosa: abitò nella stessa casa con i genitori, cinque fratelli, due nonni, gli zii e i loro cinque figli. Si diplomò geometra all’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco e contemporaneamente scrisse anche alcune poesie in dialetto ispirate a Pasolini, il suo autore preferito. Nel 1972 gli venne diagnosticata un’anomalia cardiaca, che lo obbligò a recarsi negli Stati Uniti quattro anni più tardi per un intervento alla valvola mitralica. Alle spese del viaggio contribuì una colletta organizzata, tra gli altri, dal quotidiano di Napoli Il Mattino. Operazione che ebbe esito positivo, ma sulla quale – come su tutta la sua vita privata – Troisi mantenne sempre il massimo riserbo fino all’ultimo.

La sua carriere di attore iniziò in sordina al teatro parrocchiale, a 16 anni, con diversi amici d’infanzia tra cui Lello Arena. La voglia di giocare con il pubblico e di strappare sorrisi e gioia porterà il gruppo ad affittare un garage che divenne il Centro Teatro Spazio, in cui rappresentare i propri spettacoli in stile pulcinellesco. Con l’arrivo successivo di Enzo Decaro, dopo il ritorno di Troisi dall’operazione negli States si formerà La Smorfia. Il rapido successo portò il trio prima al Sancarluccio di Napoli, poi ai palcoscenici nazionali. Lasciata La Smorfia, Troisi approdò al cinema non rinnegando le vecchie amicizie. Nacquero capolavori immortali tra cui l’esordio Ricomincio da tre (di cui Massimo fu attore, sceneggiatore e regista), Scusate il ritardo e Non ci resta che piangere.

Il postino, diretto da Michael Radford, fu il suo testamento artistico e morale. Scoperta la necessità di un nuovo intervento cardiaco in prossimità dell’inizio dei lavori per il film, Troisi si rifiutò di posticipare le riprese. «No, questo film lo voglio fare con il mio cuore», rispondeva Troisi alle pressioni dello staff sul set. Distrutto dalla malattia e dalla sofferenza, fu necessario rimpiazzarlo con una controfigura nelle ultime riprese. La notte immediatamente successiva all’ultimo ciak, Troisi morì nel sonno a Ostia, nella casa della sorella Annamaria e in compagnia del suo più grande amico sin dall’infanzia, Alfredo Cozzolino. Era il 4 giugno 1994.

Il suo più grande testamento? Non averne lasciati. Essere rimasto dolcemente inimitabile, nonostante i paragoni azzardati che si ripropongono a cadenza regolare ad oltraggiarne la memoria artistica. Nicolas Cage gli strappò la nomination postuma all’Oscar come migliore attore, nel 1996. E forse fu meglio così. La grandezza di Troisi non può essere racchiusa in una statuetta di 35 centimetri, dal valore commerciale di 295 dollari. Buon compleanno, Massimo.

Francesco Guarino
@fraguarino

Foto homepage: radiocrc.com 

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