Bruxelles: Nuovo patto a 25. Ora via con la crescita

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Mario Monti, Nicolas Sarkozy, Angela Merkel

Bruxelles – Soddisfazione. Si può riassumere così lo stato d’animo del presidente del Consiglio, Mario Monti, dopo l’incontro al vertice di Bruxelles tenutosi ieri.

Questo il punto di vista del premier: il Fiscal Compact è un passo importante per aver raccolto tutte le menti dell’Unione e soprattutto per aver rabbonito i Paesi più rigoristi come la Germania attraverso la medicina della disciplina di bilancio. Il punto più interessante dell’accordo, tuttavia, secondo il premier è ciò che finalmente si potrà fare in zona Ue in materia di sviluppo, occupazione e crescita.

Il presidente del Consiglio non ha dubbi sulla portata epocale dell’accordo che non ha esitato a definire una ‹‹pagina importante per la stabilità›› dell’Eurozona, quando il primo marzo prossimo sarà formalizzata con atto ufficiale.

Monti, si diceva, guarda oltre e scruta ciò che veramente è interessante per l’Italia: il piano europeo per la crescita e l’attuazione di firewall in grado di proteggere i Paesi più deboli dalle turbolenze dei mercati di cui, tuttavia, il premier precisa che l’Italia non avrà bisogno.

Da qui, il compiacimento di Monti che dice di essere ‹‹molto soddisfatto›› per almeno due ragioni. Innanzitutto aver evitato brutte sorprese sul debito perché ragiona ‹‹Non ci sono ulteriori appesantimenti o aggravi›› rispetto alle norme già introdotte nella normativa comunitaria attraverso il Six Pack. Il rientro del debito per i Paesi sopra al 60% del Pil, infatti, è ancora previsto di un ventesimo all’anno per la parte eccedente.

In secondo luogo, per calcolare il cammino di risanamento, si terrà conto dei “fattori rilevanti” (come il ciclo economico o altri elementi dell’economia) che alleggeriranno il rigore. Tra questi fattori, anche la capacità di risparmio delle famiglie, di cui l’Italia vanta un piccolo ma significativo primato.

Detto ciò, il premier non illude: l’azione di risanamento sarà pesante ma secondo Monti sarà anche ‹‹assolutamente sostenibile››, quando le misure per la crescita inizieranno a dare i loro frutti.

Ma proprio l’argomento della crescita, semmai, è causa di qualche nube per il presidente del Consiglio. Egli riconosce che l’Italia, come il resto d’Europa, ‹‹non è esente›› da rischi recessivi e condivide l’analisi di Moody’s – divulgata ieri dall’agenzia di rating – secondo cui la manovra Salva-Italia ridurrà il reddito degli italiani. Il premier assicura: ‹‹Non lo escludo affatto, ma – precisa con un gioco di parole che – l’inerzia-Italia sarebbe stata molto peggio››. Inoltre, aggiunge Monti, le misure del governo ‹‹non aggraveranno la recessione, ma la attenueranno››.

Il premier, invece, non si sbilancia sul rischio occupazione che chiama la ‹‹vera piaga›› italiana, soprattutto per i giovani. Lui stesso è consapevole della necessità di risollevare il Pil, garantendo possibilità professionali e veloci reinserimenti in caso di perdita di lavoro perciò, a tal proposito, sottolinea l’importanza del documento sulla crescita.

Esso, spiega Monti, ‹‹identifica obiettivi e linee guida›› per i singoli Paesi. L’Italia ha fatto e farà tanto – assicura il premier davanti ai 26 – sul fronte delle liberalizzazioni e della competitività, ecco perché è tempo che anche altri (Germania in testa) facciano di più. Solo in questo modo le imprese italiane e i lavoratori potranno entrare in quei mercati finora preclusi (energia, trasporti, servizi poco o per nulla toccati dalle liberalizzazioni).

Il tema, dunque, dello sviluppo e l’occupazione europea per Monti è la chiave di volta dell’accordo raggiunto. La speranza dell’Italia e del presidente è che a partire da marzo prossimo, l’accordo produca misure concrete ed efficaci dotate di calendario vincolante.

D’altronde Monti è sagace ed ironico quando ricorda che sul fronte della disciplina di bilancio si è fatto tutto, compreso il perfezionamento del ‹‹pinnacolo e del merlo decorativo›› del Fiscal Compact. Invece, incalza, sul fronte del mercato unico c’è ancora molta strada da fare.

Anche la strada dei firewall pare ancora in salita. Le barriere di protezione dei Paesi con eccessivi tassi di interesse sul debito sovrano sono un tema caldissimo. Anche in questo caso il premier rinnova l’auspicio: una volta ottenuto il Patto di bilancio è fondamentale che le istituzioni europee, a cominciare dalla Bce, si sentano più tranquille e agiscano con maggiori margini di manovra. Ma l’Italia farà storia a sé: non accederà alle risorse del fondo salva-Stati (Esm) perché sarà in grado di reagire da sola. Resta, tuttavia, di prima urgenza rafforzare il Fondo anche per assicurare e stabilizzare i mercati.

A questo punto, Monti ha riproposto l’ipotesi più felice per la tranquillità dell’Eurozona: attribuire all’Esm le stesse funzioni di una banca: un’ ‹‹evoluzione positiva›› che possa così attingere ai prestiti ‘illimitati’ della Bce.

L’Unione – Per quanto riguarda il resto dell’Unione, l’accordo sul nuovo Patto di bilancio, pur positivo, rende freddi i rapporti dei paesi sull’ “Affare Grecia”. L’intesa sul Fiscal Compact, inoltre, è stata raggiunta solo a prezzo di un lungo negoziato al quale hanno definitivamente aderito solo 25 Stati Membri. Esclusi: Gran Bretagna, contraria fin da principio e Repubblica Ceca che ha precisato essere comunque disponibile a tornare sui propri passi qualora lo ritesse opportuno.

Anche la Svezia non ha sottoscritto il trattato ‹‹per ragioni parlamentari››, come ha precisato il premier occupato a guidare un governo di minoranza. Al contrario, tutti i 27 hanno firmato l’intesa sul nuovo fondo salva-stati Esm. ‹‹L’accordo a 25 è un grande risultato, considerando che la Ue è composta da 27 Stati Membri››, ha commentato soddisfatto il presidente Ue, Herman van Rompuy, seguito dal presidente della Bce, Mario Draghi: ‹‹Il fiscal compact è un primo passo verso l’Unione fiscale››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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