Brunetta contro i giovani: “Fuori di casa a 18 anni”

Prendendo spunto dalla sentenza emessa dal tribunale di Bergamo che ha condannato un padre sessantenne a pagare gli alimenti alla figlia di 32 anni fuori corso all’università, il ministro Brunetta affonda la mano sul tema dei “bamboccioni”

di Sabina Sestu

Secondo il ministro Renato Brunetta, una volta raggiunta la maggiore età, le giovani generazioni dovrebbero abbandonare la casa genitoriale e imparare a vivere autonomamente. Anche se lui stesso ammette, con vergogna, di aver fatto parte della  schiera dei bamboccioni, poiché «fino a trent’anni non sapevo come si rifacesse il letto, ci pensava mamma», ribadisce che i giovani devono imparare a cavarsela da soli, come poi lui stesso è riuscito a fare.

Il termine “bamboccioni” Brunetta lo ha rubato all’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa che, nel 2007 durante l’ultimo governo Prodi, ne ha stigmatizzato la figura definendo i giovani italiani come mammoni e ipotizzando degli incentivi per farli andare via di casa.

All’epoca il settimanale tedesco Der Spiegel titolava, in risposta alle dichiarazioni dell’ex ministro italiano,  “L’Italia cerca di convincere i mammoni ad andare via di casa” e nell’articolo ricordava che “un terzo dei ragazzi italiani sopra i 30 anni vivono ancora con i loro genitori”. Per i tedeschi era impensabile che giovani trentenni fossero ancora dipendenti dalla loro famiglia di origine, ma essi stessi ammettevano che affitti esorbitanti e un deprimente mercato del lavoro rendevano estremamente difficile una vita indipendente.

Il ministro Brunetta fa eco alle osservazioni espresse a suo tempo da Padoa Schioppa definendole però prive di un’analisi approfondita. Infatti, durante un’intervista a radio Rtl, dice che  «i bamboccioni non lo sono in sé ma sono vittime del sistema italiano di organizzazione sociale». Manca in effetti un modello di Welfare che garantisca la possibilità ai giovani di avere una vita autonoma, come in effetti ribadisce anche il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara. Mentre negli altri Paesi europei i giovani possono contare su un sostegno da parte dello Stato, in Italia non si può di certo dire lo stesso e, come lo stesso ministro dichiara,  la colpa è dei padri che «hanno costruito questa società».

Renato Brunetta

Per Brunetta «i bamboccioni sono le vittime di un sistema e organizzazione sociale di cui devono fare il “mea culpa” i genitori», infatti, i mammoni esistono perché si dà più ai padri che ai figli, non c’è un ricambio generazionale nei posti di lavoro, le Università non funzionano come dovrebbero così come lo stato sociale che non garantisce nessuna sicurezza e tantomeno appoggio nella ricerca della propria autonomia. Brunetta parla dell’egoismo di alcuni padri che tengono per sé tutte le garanzie e i privilegi  e «scaricano sui figli tutti i rischi e li ricattano a stare in casa per una sorta di affettività pelosa e un po’ malata».

Il tema “bamboccioni” può sembrare banale ma dietro ci sono implicazioni di tipo strutturale, sociale, di politiche del lavoro e abitative, oltre che questioni di carattere culturale e psicologico, come ribadiscono gli esperti. Gian Maria Fara parla di una “cultura del posto”, affermatasi negli ultimi decenni, che spinge i giovani ad andare via di casa solo quando trovano il lavoro, rimanendo inevitabilmente colpiti, loro malgrado, dalla sindrome di Peter Pan. Per  Sandro Bernardini, docente di psicologia del lavoro all’università la Sapienza di Roma, gli ultratrentenni non hanno futuro e li definisce degli sconfitti a cui manca il lavoro, la casa e l’istruzione, perché la verità è che «questa società è costruita per sconfiggere le giovani generazioni (come gli anziani, del resto). Una cosa terribile, visto che con loro ci giochiamo il futuro della collettività».

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  1. avatar
    Sè... 20/01/2010 a 13:21

    Certo e chi ci campa visto ke dopo che c diplomiamo o laureamo siamo sempre senza stabilità economica pur volendo trovare un lavoro? La verità è che sono loro che ci obbligano a studiare fino a 30 anni.

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