MILANO – Visitabile fino al 25 settembre e a ingresso gratuito, la mostra realizzata scrupolosamente, ma con un budget low cost, da un affiatato team di studiosi e ricercatori: Bramantino a Milano è nelle sale del Castello Sforzesco dal 15 maggio. Promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Castello Sforzesco e Palazzo Reale, l’esposizione è curata da Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi.
“Con la mostra sul Bramantino il Comune di Milano realizza, con assoluta autonomia di mezzi e di gestione – non accadeva da 20 anni – una mostra che valorizza lo straordinario patrimonio milanese di opere lasciateci da un autore su cui si sta concentrando l‘attenzione della storiografia critica internazionale. Con il Bramantino al Castello Sforzesco – ha detto l’assessore alla Cultura Stefano Boeri – inauguriamo un nuovo corso della stagione espositiva milanese. Una mostra di grande qualità che si offre gratuitamente al pubblico per condividere con la città lo spirito di una nuova idea di cultura”.
Milano vanta il nucleo più consistente al mondo di opere del Bramantino: dipinti su tavola e su tela, arazzi tratti da suoi cartoni, disegni, affreschi e l’unica architettura da lui realizzata, la Cappella Trivulzio, una sorta di monumentale ingresso alla chiesa di San Nazaro in Brolo. La mostra, allestita dallo studio di Michele De Lucchi con l’immagine coordinata di Francesco Dondina, illustra in ordine cronologico le opere del Bramantino presenti in città, disperse tra sedi differenti e riunite in un unico percorso. La mossa geniale è stata quella di riunire le opere dell’autore presenti in città intorno a un affresco inamovibile: l’Argo (1490) nella Sala del Tesoro del Castello Sforzesco, sconosciuto agli stessi milanesi in quanto situato nei locali di una biblioteca specialistica come la Trivulziana. La mostra si articola quindi nelle due grandi Sale del Castello Sforzesco che ospitano già importanti lavori dell’artista: oltre alla Sala del Tesoro di cui sopra, anche la soprastante Sala della Balla, che accoglie i dodici arazzi della collezione Trivulzio, acquisiti dal Comune nel 1935.
Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, deve il suo soprannome al facilmente intuibile rapporto con l’artista più noto, marchigiano, Bramante, pittore e architetto alla corte di Ludovico il Moro. Bergamasco, documentato dal 1480 e morto nel 1530, il Bramantino si allontana presto dalla monumentalità del suo maestro, a cui si accosta per la visione architettonica dello spazio, per cimentarsi in sperimentazioni più riservate. “Il riconoscimento del Bramantino come il più grande artista lombardo del Rinascimento è avvenuta nel corso del Novecento, grazie agli studi di Wilhelm Suida ma anche grazie alla sintonia con le sperimentazioni delle avanguardie o con quelle di artisti più vicini a noi: da Aldo Rossi a Patti Smith” ha detto Giovanni Agosti, curatore della mostra. “Solo le ricerche degli ultimi anni – continua Agosti – hanno restituito al Bramantino una centralità inaspettata, mettendone a fuoco la cronologia e incrementandone il ridotto catalogo, con la sensazionale scoperta di un ciclo di affreschi nel Castello di Voghera. Bramantino è infatti l’unico lombardo in grado di stare a fronte di Leonardo, di chinarsi sul Cenacolo senza esserne travolto”.
Una ventina le opere selezionate ed esposte nella Sala del Tesoro attorno all’Argo: dipinti e disegni, che provengono da raccolte pubbliche (oltre che dai Musei del Castello Sforzesco, dalla Pinacoteca Ambrosiana e dalla Pinacoteca di Brera) e private di Milano e che permettono di seguire lo svolgimento della carriera del Bramantino: dalla giovanile Adorazione del Bambino della Pinacoteca Ambrosiana al San Sebastiano di una raccolta privata, dal Noli me tangere delle Civiche Raccolte d’Arte Antica alla Madonna con il Bambino e angeli della Pinacoteca di Brera. “La parabola del Bramantino – commenta Giovanni Agosti – dimostra la sintonia con le ricerche più avanzate del suo tempo: la Ferrara espressionista di Ercole de’ Roberti, le sperimentazioni di Leonardo, la Roma città aperta di Giulio II prima di Raffaello, i languori di Giorgione e del Correggio.Tutto attraversato da una peculiare cifra stilistica, votata a una sorta di astrazione, fino a dare vita a immagini dalle iconografie spesso stravaganti e misteriose”.
Procedendo nel percorso della mostra, la Sala della Balla vede esposti i 12 arazzi con i Mesi, di cui sono state chiarite le vicende esterne, inclusa un’importante presenza nel 1521 a Fontaneto d’Agogna. Gli arazzi sono disposti secondo la sequenza originaria, da Marzo a Febbraio, secondo un nuovo allestimento che rimarrà alla città.
Per completezza, un filmato di Alessandro Uccelli documenta ciò che è per diverse ragioni inamovibile: dalla milanese cappella Trivulzio, addossata, nelle sue forme così pure e prive di ornati, alla chiesa di San Nazaro, alle Muse del Castello di Voghera (questo sarà visitabile, per gentile concessione del FAI, ogni primo e terzo sabato del mese a partire dal 2 giugno, dalle 10 alle 17). Mancando ad oggi pubblicazioni monografiche che si focalizzano sull’artista, in occasione di questa prima retrospettiva è stato edito da Officina Libraria un volume che si pone come vera e propria guida all’artista. Per tale finalità è stata realizzata una campagna fotografica ad hoc da Mauro Magliani: il libro, con un’introduzione di Giovanni Romano, contiene un regesto dei documenti noti sul Bramantino, con diverse novità, curato da Roberto Cara.
Da annoverare infatti, tra le nuove scoperte rinvenute con l’occasione, quella relativa al Trittico di San Michele, custodito all’Ambrosiana: unificato a fine Settecento dal collezionista Giacomo Melzi, gli studiosi hanno appurato che era situato nella chiesa di San Michele in corso di Porta Nuova e non in San Michele alla Chiusa dalle parti di piazza Vetra, come si ripete. Roberto Cara ha scoperto un inventario settecentesco dei documenti della chiesa che riferisce al 1505 la commissione del dipinto: sembra essere una delle rare certezze nella cronologia del Bramantino. L’affresco raffigurante la Madonna con la targa Soli Deo a Brera, che si ripete provenire dal Broletto di piazza Mercanti, si trovava invece probabilmente nel palazzo di Sebastiano Ferrero, quello che era stato del Carmagnola e dove adesso c’è il Piccolo Teatro: lì sono stati scoperti affreschi di ambito bramantiniano, tra cui fascinose arpie. L’edificio poco prima era appartenuto brevemente al conte di Ligny, un alto funzionario di Luigi XII, da cui ricevette il feudo di Voghera. Così scatta il nesso con il ritrovamento, 15 anni fa, da parte di Maria Teresa Binaghi, degli affreschi del Bramantino nel Castello: sono stati questi a illuminare gli studiosi sulla sua figura di inventore di cicli decorativi, a capo di una bottega.
Il pubblico potrà inoltre seguire l’esposizione grazie a delle schede informative gratuite disponibili in loco, complete di analisi e approfondimenti delle opere con una doppia chiave di lettura: offrendo sia un alto livello di informazione scientifica sia un percorso di avvicinamento accessibile da parte dei non addetti ai lavori, per arrivare a una nuova comprensione critica dell’artista. In contemporanea alla mostra si svolgono conferenze e seminari, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, con il Fondo per l’Ambiente Italiano e con gli Amici di Brera, tutto a ingresso libero e gratuito (i prossimi seminari saranno: 5, 12, 19 e 26 giugno – 3, 10, 17 e 24 luglio)
Un’opportunità per conoscere un maestro dell’arte lombarda del Rinascimento, riportato alla luce da quest’accurata retrospettiva che lo rende finalmente noto e accessibile a tutti.
Benedetta Rutigliano
Bramantino a Milano
Castello Sforzesco,Cortile della Rocchetta
Sala delTesoro – Sala della Balla
16 maggio – 25 settembre 2012
ORARI
Da martedì a domenica
dalle ore 9.00 alle 17.30
ultimo ingresso ore 17.00
chiuso il lunedì
La Sala della Balla, al fine di consentire lo svolgimento di iniziative in programma, il 26 maggio e il 9
giugno chiuderà alle ore 14.00, il 15 giugno resterà chiusa tutto il giorno, mentre il 14 settembre
chiuderà alle ore 15.00.
INGRESSO GRATUITO
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