Braccia(nti) che rubano all’agricoltura

Intervista al giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno”, Antonio Tufariello, autore di un’inchiesta sulle frodi perpetrate all’INPS da parte di “braccianti agricoli” che intascavano indebitamente contributi previdenziali e di disoccupazione

di Pietro Paciello

Braccianti agricoli

Tufariello, come e quando è nata la sua inchiesta?

«Nel 2005, quando il fenomeno in questione aveva raggiunto i suoi picchi più alti. Avevo iniziato a verificare i numeri degli iscritti nelle liste di disoccupazione, non solo per Cerignola, città dove vivo e lavoro come giornalista, ma anche in altri centri del Tavoliere delle Puglie di cui mi occupo, come Stornara, Stornarella, Carapelle, Ordona, Orta Nova., Trinitapoli, Margherita di Savoia e San Ferdinando di Puglia. E scoprii che, su circa 20 mila  braccianti agricoli registrati, ben 12 mila erano di Cerignola: se nei vari centri agricoli del Meridione la presenza di falsi braccianti agricoli è fisiologica, nella città di Giuseppe Di Vittorio  aveva assunto connotati addirittura patologici. Una pacchia».

Ci descrive il meccanismo di questa truffa?

«Molte aziende agricole “fantasma” presentano all’INPS, oltre al numero dei “braccianti” alle loro dipendenze, falsi contratti di affitto di terreni appartenenti a terzi, nonché le false attestazioni di lavoro che permettono ai “falsi braccianti” di raggiungere la “fascia” delle 151 giornate lavorative, quelle che fanno maturare il diritto ai contributi previdenziali e di disoccupazione. E i titolari di dette aziende incassano una “una tantum” senza peraltro versare i contributi ed i falsi braccianti le relative indennità di disoccupazione, malattia e maternità. Eppure sarebbe così semplice prevenire queste truffe: basterebbe, che so, verificare in anticipo di quanti ettari consta una certa azienda agricola, calcolare in base a questo dato il numero dei braccianti necessario per coltivare per terreno e quello delle relative giornate lavorative. Nell’era dell’informatizzazione, poi, il tutto sarebbe semplice e rapido.
E intanto alcuni veri braccianti agricoli, che conosco personalmente, si sono viste respingere le loro domande di indennità…».

A quanto ammonterebbe il danno subito dallo Stato?

«Solo nel 2009 a conclusione di varie tranche di indagine, la Guardia di Finanza ha accertato truffe, di anni precedenti,  per circa 12 milioni di euro solo in provincia di Foggia».

Beh, viste le dimensioni del fenomeno, qualcuno si sarà pur mosso…

«Sì. Nel 2005 l’INPS iniziò a bloccare i pagamenti per fare delle verifiche, congelando gli elenchi anagrafici. E molte centinaia di persone protestarono davanti al Comune di Cerignola per quell’”ingiustizia”: qualcuno arrivò addirittura ad incatenarsi! E fu proprio in quell’occasione che venni aggredito, alle spalle, da un gruppo di vigliacchi, dopo che avevo denunciato i fatti nella mia inchiesta».

Già. Per quell’episodio lei ricevette numerosi attestati di solidarietà.

«Sì, dai colleghi della stampa di ogni parte d’Italia, dall’Ordine dei Giornalisti e da varie istituzioni. Non da parte della gente comune, cosa che attesta la sostanziale, generalizzata connivenza o comunque l’indifferenza verso questo fenomeno. In seguito mi venne consigliato di lasciar perdere e persino di non firmare i miei pezzi in merito. Ovviamente mi sono ben guardato dal farlo. Ed ho dato puntualmente conto dei vari filoni di inchiesta.
Ora se qualcuno venisse ancora da me con l’intenzione di minacciarmi o di aggredirmi gli direi: mettiti in coda alla fila!»

E la magistratura?

«Quello che non ho capito della magistratura è il fatto che si sia occupata di questo enorme sistema truffaldino “a tasselli”, cioè non nel suo insieme».

Insomma, si poteva fare qualcosa tipo un “maxiprocesso”, il che avrebbe accelerato i tempi della giustizia.

«Accelerato non so, ma certamente avrebbe messo a fuoco le  esatte dimensioni del fenomeno, per le quali l’Inps ha preso le sue contromisure. Ed il “fenomeno” è tornato ora a livelli fisiologici. Oggi i braccianti iscritti sono circa 4 mila. Il settore ne ha “persi” dunque  ottomila. Verosimilmente falsi».

Fabrizio Gatti, giornalista dell'Espresso, nel reportage sulla vita nei campi

«Questo sistema è stato considerato per anni e tollerato come un vero e proprio “ammortizzatore sociale”: il denaro ricevuto indebitamente circolava, com’è logico, nell’ambito dell’economia cittadina, drogandola. Si compravano auto nuove, mobili per la casa, si facevano mutui e si sposavano i figli. Ma quando questo sistema perverso ha subito una brusca frenata, contestualmente alla crisi economica mondiale, il tracollo è stato inevitabile. E paradossalmente la crisi si sente ancora di più senza quel flusso di denaro sporco spalmato sull’economia locale».

Se non altro ciò potrebbe indurre questi signori a cercare un lavoro vero, magari in campagna…

«La verità è che oggi l’agricoltura non esisterebbe più se non ci fossero gli immigrati. Sono pochissimi gli italiani che accettano di fare un lavoro duro come quello del bracciante agricolo. Gli immigrati, infatti, sono pagati poco e  in nero, sono sfruttati e in condizioni che talvolta rasentano la schiavitù. Ed ormai anche i caporali sono stranieri. Ma questa è un’altra storia».

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Una risposta a Braccia(nti) che rubano all’agricoltura

  1. avatar
    Laura Dabbene 14/04/2010 a 14:34

    Ennesima truffa ai danni dello Stato, come quelle, di cui si è parlato anche ed ampiamente su Wakeupnews, dei falsi invalidi. Ma come si può trovare una soluzione contro il dilagare di tutto questo “disamore” e mancato rispetto verso lo Stato, di cui questo e simili episodi non sono che manifestazioni? Forse uno Stato pulito e trasparente verso i propri cittadini avrebbe a sua volta cittadini onesti ed altrettanto corretti? Chi approfitta dei servizi dello Stato a sostegno e tutela di chi ha bisogno (ricordate le ore di permesso dal lavoro per chi deve assistere famigliari disabili che Brunetta minacciava di cancellare perchè molti ne beneficiavano ingiustamente?) farà sì che un giorno questi stessi servizi siano impossibili da garantire. E a pagare saranno, come sempre, i deboli e gli onesti.

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