Bossi. Resa dei conti nella Lega: Maroni? ‘Un traditore’

umberto bossi agi.it

Umberto Bossi (Agi.it)

Roma – ‹‹Maroni è solo un traditore, a me non mi ammazza nessuno e stavolta mi hanno fatto davvero inc… Il capo della Lega resto io››. Così ha parlato Umberto Bossi in un’intervista a Repubblica, sottolineando di non aver mai preso soldi dal partito. ‹‹La Lega – ha detto – a me e alla mia famiglia non ha mai dato dei soldi che non servissero per la militanza››.

E’ articolato il Senatur e spara a zero su tutti coloro che lo hanno contrastato o sono stati causa del suo declino dai vertici della Lega Nord. Si inizia con l’ex tesoriere Belsito, caduto in disgrazia in ragione della vicenda sulla sottrazione di somme di denaro dalla cassa del Carroccio, a suo dire, note e volute anche dallo stesso Bossi.

L’ex tesoriere, ai magistrati, avrebbe infatti spiegato che Bossi voleva costituire una riserva di denaro all’estero nel caso avesse avuto bisogno di fondare un nuovo partito. La replica dell’ex segretario è netta: ‹‹I magistrati gli fanno dire quello che vogliono, ha paura. Io avevo in mano la Lega mica avevo bisogno di un’altra cassa. I ladri sono altrove, non si permettano››.

Sul tema Roberto Maroni, l’opinione del Senatur dalle colonne di Repubblica è ancora più severa: ‹‹Sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente. Quel mio colpo di genio con cui avevamo preso la guida di Veneto e Piemonte con Zaia e Cota, di questo passo, al prossimo giro ce lo sogniamo. Tosi in Veneto porta i voti alla Lega e fa accordi con i fascisti: il suo progetto a Verona non mi è piaciuto. In Piemonte – continua – vogliono mettere a capo del partito Gianna Gancia, la moglie di Calderoli, brava amministratrice, ma io dubito che abbia le doti per guidare il movimento››. Ancora su Maroni, Bossi rincara la dose: ‹‹Non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta, e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva accanto e si opponeva, poi tradisce sempre››.

Secondo Bossi, l’attuale presidente della Lombardia nonché segretario del Carroccio, si illude di diventare il plenipotenziario del Nord ma il Pdl – spiega il Senatur – non sarà in grado di presentare le sue liste in casa leghista come fa la Cdu tedesca con la Csu in Baviera.

Stoccate anche a Berlusconi: ‹‹E’ stato un moltiplicatore di consenso per noi. Ma la destra è nazionalista, l’autodeterminazione è più facile che si realizzi con la sinistra. Perciò per l’indipendenza, si deve rompere con la destra, pazienza. Però, il rapporto di Maroni con Berlusconi è un’altra storia. Lui all’indipendenza non ci crede e quindi rimane sottomesso››.

Infine, riferendosi ai figli, Bossi ha detto che quelle scuse non le ripeterebbe: ‹‹No quella umiliazione è stata troppo grande, un’ingiustizia troppo grande. Non lo rifarei mai, non ripeterei quelle parole. E riferendosi poi ai fedelissimi che gli chiesero di fondare un partito alternativo, Bossi spiega le ragioni del rifiuto: non voleva fare battaglie ma ‹‹a furia di buttare fuori gente e tradire gli ideali della Lega›› pare che la decisione sia ora diversa. ‹‹La pressione su di me – conclude Bossi – s’è fatta irresistibile. Devo per forza rimettermi alla guida del partito››.

L’intervista segue di poco il flop riscontrato da Pdl-Lega Nord alle votazioni amministrative. Un momento ideale per il Senatur per mettere in luce la linea debole e, per ora, poco efficace di Maroni e i malumori sempre più montanti della base. Quindi il guanto di sfida è stato lanciato, ora tocca a Maroni decidere se raccoglierlo o meno.

Chantal Cresta

Fopto || agi.it

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