Boom di parti cesarei nazionali

Crescita di tagli cesarei in Italia. Ecco le motivazioni e l’opinione del prof. Vincenzo Tridente, direttore del reparto maternità presso la clinica Villa Mafalda a Roma

di Chiara Campanella

ROMA – I parti sono al centro dell’attenzione in questo particolare momento sociale. Secondo L’Agenas, agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, il numero dei tagli cesarei in Italia è salito ancora nel 2009 rispetto agli anni precedenti: siamo a quota 38,43%, mentre nel 2008 erano il 38,32%. L’Italia è così al primo posto in Europa nella classifica degli “incisori”. Da Nord a Sud il fenomeno sta attraversando quasi tutte le regioni d’Italia: la Sardegna, che dal 2001 al 2009 è cresciuta dal 32,54% al 37,35, la Liguria (da 30,46% a 37,16), la Lombardia (dal 25,31% al 28,71), la Provincia autonoma di Bolzano (dal 14,09% a 25,49). Solo Trento ha ridotto dell’1,4%. Il record negativo va alla Campania che si è portata dal 61,89% al 62,24. Unica eccezione la Basilicata, in accentuata fase decrescente.

I motivi? Sono svariati e qualche volta contradditori. Qualcuno sostiene che in Italia non sia sicuro, che non ci siano medici abbastanza competenti; altri invece parlano dell’eccellenza della medicina del nostro paese e di come i medici non vogliano prendersi responsabilità, pertanto preferiscono tenersi al riparo da eventuali denunce da parte del paziente. Sta di fatto che oggi in Italia 4 bambini su 10 nascono col cesareo, soprattutto nelle cliniche private. Analizziamo più da vicino il fenomeno e parliamone con l’esperto, il prof. Vincenzo Tridente, direttore del reparto maternità presso la clinica Villa Mafalda a Roma, che ci spiegherà i motivi di tale incremento e ci aiuterà a capire come funzionano i tagli cesarei, quando sono necessari e quali sono le conseguenze.

Buongiorno prof. Tridente. Come mai, secondo lei, i tagli cesarei nell’ultimo periodo sono aumentati così tanto in Italia?

Buongiorno. C’è da dire che effettivamente in Italia, piuttosto che in altre parti e nel resto del mondo, si è assistito ad una sempre più  ampia “medicalizzazione” dell’evento nascita . Questa si esprime sempre più in numerose esecuzioni di esami a cui è sottoposta una donna incinta e, quindi, ciò molto spesso porta ad un aumento dei tagli cesarei.

C’è una ragione particolare per la quale la Campania è la regione più quotata in materia di parti cesarei?

Si, un motivo c’è. Soprattutto al Sud d’Italia c’è una maggiore frequenza di parti cesarei sia nelle strutture pubbliche ed, ancora di più, in quelle private accreditate. Questo dipende da un fattore organizzativo carente (presente soprattutto nel meridione), spesso anche legato al numero dei parti espletati. Inoltre, non bisogna dimenticare il comportamento dei singoli medici (anche della medesima struttura sanitaria), che va dall’insufficiente preparazione all’evento nascita fino alla scarsa informazione che il personale sanitario, oberato da tanti impegni, fornisce alle gestanti.

Quindi, l’eccesso di cesarei dipende soprattutto dall’ inesperienza e dalla mancanza di addestramento dei medici a gestire il parto naturale. Ci sono altre cause?

Ebbene sì. I medici sono sempre meno addestrati ad assistere una donna durante il travaglio, che molto spesso si protrae per moltissime ore. Infatti, per affiancare la gestante, incoraggiarla e tranquillizzarla in tutto il suo percorso fino all’espletamento del parto, occorre molta esperienza e conoscenza dell’arte medica. Purtroppo non tutti gli specialisti hanno attitudini di questo genere. Ma non è solo questo. C’è da rilevare, peraltro, che l’età materna per una donna che partorisce il primo figlio si avvicina sempre più ai 35/40 anni e quindi, ovviamente, nel caso di parto per via vaginale, ci sono più rischi per la sua salute. Infine, negli ultimi anni si è verificato un aumento preoccupante dei contenziosi medico-legali. Questo ha fatto sì che ci si orienti verso una medicina “difensivistica”, che nel taglio cesareo trova una buona via di fuga: è uno dei motivi che induce alla ripetizione del cesareo, senza curarsi delle raccomandazioni delle società scientifiche.

A tal proposito, qual è la situazione nella sua clinica, Villa Mafalda di Roma?

La clinica dove lavoro, Villa Mafalda, non si discosta dalla media regionale e c’è comunque una percentuale molto alta di tagli cesarei.

Va bene. Quando è che si procede con il parto cesareo, ovvero quando è consigliabile o indispensabile?

Bisogna dire che le indicazioni ad un taglio cesareo si possono dividere in assolute (indispensabili) e relative (consigliabili). Le prime riguardano gravi malattie materne preesistenti o insorte in gravidanza, o gravi insufficienze placentari con conseguente danno fetale. Quelle relative, invece, sono le più frequenti, quali ad esempio possono essere le anomalie di presentazione, che una volta venivano trattate con interventi ostetrici molto rischiosi per la madre e per il figlio. Le presentazioni anomale avvengono quando il feto si presenta all’ingresso del bacino della madre con le natiche, (presentazione podalica); oppure quando il feto può trovarsi con la testa verso un fianco materno e con le natiche verso l’altro (si parla in questo caso di presentazione di spalla). In caso di queste due presentazioni il parto vaginale non è impossibile, ma vi sono rischi maggiori per il feto e quindi generalmente si preferisce optare per il parto cesareo.

Con il parto cesareo cosa cambia nella salute della mamma?

Se il taglio cesareo è ben eseguito e senza complicazioni, nel post operatorio nella salute della donna non cambia nulla. In genere, dopo un primo periodo di convalescenza in cui compaiono modeste algie pelviche, generalmente torna tutto nella norma.

Secondo lei è più semplice per un medico far partorire col cesareo? Se si, per quale motivo?

Sì, secondo me sì. Per un medico è più semplice fare partorire con taglio cesareo, perché se ben organizzato in équipe riesce ad esaurire il suo compito in un’ora, programmandolo nel tempo.

Secondo lei alla fine del parto una donna preferisce quello naturale o il cesareo?

Penso che sicuramente il cesareo sia più semplice e meno doloroso. Tuttavia, per una donna l’espletamento del parto per via naturale rappresenta un momento fondamentale della sua esistenza che le procura una gratificazione insostituibile, aumentando il senso di autostima. Quindi secondo me, laddove è possibile, per una donna è meglio un parto naturale.

Deve essere bellissimo far partorire… quanti bambini ha fatto nascere?

Durante tutta la mia attività professionale credo di aver fatto nascere più di 5000 bambini e, ancora oggi, nonostante siano tanti e possa sembrare una routine, provo sempre una bellissima sensazione.

Grazie mille per l’intervista.

Grazie a lei.

Foto | via blogmamma.it; www.ilmessaggero.it

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