Boom delle baby mamme a Milano

Se è vero che al giorno d’oggi si vedono sempre più mamme che superano abbondantemente gli “enta” a causa della stagnante situazione lavorativa e della precarietà, a fare da contraltare c’è la diffusione della moda di controtendenza ossia quella delle baby mamme.

Il fenomeno, già diffuso in Inghilterra e negli Usa è arrivato anche in Italia, e sta trovando un terreno particolarmente fertile nelle metropoli come per esempio Milano. Solo nel 2011 in città più di 92 ragazze con meno di 18 anni hanno dato alla luce un bambino. Certo non ha ancora un incremento preoccupante come quello di altri paesi, ma i dati segnalati, provenienti dalle Asl milanesi,  sono allarmanti poiché si tratta di un fenomeno in espansione.
Al contrario del film ’17 ragazze’, pellicola francese in cui le protagoniste partoriscono per ribellione contro la società, a Milano le baby mamme hanno un valido sostegno nel caso in cui decidano di tenere i bambini: si tratta del Progetto Giovani Mamme attivo all’ospedale San Paolo e realizzato in collaborazione con la Fondazione Ambrosiana per la vita, con il supporto scientifico dell’Università Bicocca e il contributo della Fondazione Cariplo che ha stanziato 138mila euro (su 233 necessari).

Il progetto si occupa sia delle baby mamme che dei papà, partner dai 15 ai 21 anni, per i primi due anni. Dal 2009 ad oggi su 3.927 parti avvenuti al S.Paolo, 181 hanno riguardato genitori sotto i 21 anni, dei quali 35 fra i 14 e i 18 anni. In gran parte si tratta di ragazze provenienti da aree dove si registrano un alto tasso di abbandono scolastico, devianze e famiglie multiproblematiche.

Le statistiche descrivono adolescenti con alle spalle vissuti difficili, storie di abusi o orfane dall’infanzia e con un futuro non facile. Il San Paolo vuole scongiurare pericoli derivanti spesso da gravidanze precoci, che presentano rischi psicopatologici per le mamme e che possono portare a trascuratezza e maltrattamenti dei bambini.

Ora qualche numero. Le teenager che partoriscono in Italia sono oltre diecimila l’anno molte delle quali sono minori di 15 anni, la maggior parte ha un’età tra i 16 e i 18 anni. Sette su dieci hanno la licenza media e solo il 21% la maturità. Per quanto riguarda il padre, di solito ha un’età compresa tra i 18 e i 28 anni e di questi il 47% riconosce il bambino, anche se solo il 47% convive con la giovane mamma e si occupa della famiglia.

Lo svela il rapporto “Piccole Mamme” realizzato da Save the Children Italia in collaborazione con altre tre organizzazioni non profit attive nella tutela della genitorialità, CAF Onlus di Milano, Il Melograno di Roma e L’Orsa Maggiore di Napoli.

Tanti i motivi che hanno portato all’aumento smisurato di queste piccole mamme, anche un modo di colmare un vuoto interiore,  ma ignoranza e solitudine sono sicuramente in cima alla lista.

«Nella gran parte dei casi la causa principale è la scarsa educazione sessuale», spiega così la psicologa Anna Oliverio Ferraris, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo all’Università “La Sapienza”. Nonostante di sesso i palinsesti televisivi ne parlino a iosa. “Queste trasmissioni sono vissute dalle giovani spettatrici come divertissement, un mondo che “consumano” da osservatrici esterne, ma con cui non si immedesimano. Tutta un’altra questione è il confronto con una psicologa o una sessuologa che vada a scuola a parlare della responsabilità che comporta mettere al mondo un figlio”. La gran parte delle giovani inoltre lascia la scuola. “È importante che abbiano una famiglia alle spalle che le sostenga in questo periodo della loro vita – continua la Oliverio Ferraris – perché psicologicamente sono ancora più figlie che madri.” E’  vero che le piccole mamme crescono,  e la responsabilità e l’esperienza si acquisiscono, ma nonostante ciò ci auguriamo davvero che questo fenomeno si ridimensioni e che le adolescenti, debitamente informate e  messe nelle condizioni di scegliere ciò che è meglio per loro non brucino troppo prematuramente le loro tappe di crescita.

Pamela Cocco

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2 Risponde a Boom delle baby mamme a Milano

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    Brunella 18/04/2012 a 19:55

    Trovo che questo articolo sia superficiale e, per certi versi, offensivo. Semplificare la questione sostenendo che le gravidanze in giovane età siano dovute alla bassa estrazione sociale o a storie di abusi vuol dire non aver voglia di affrontare con lucidità e competenza il tema che, a mio avviso, non dovrebbe nemmeno essere affrontato come un problema.
    Solo perché le convenzioni stabiliscono che i figli devono essere generati in certi frangenti non vuol dire che quelli generati secondo altre modalità siano necessariamente “disgraziati” o “figli di un dio minore”. Il problema, piuttosto, è della società che detta determinate regole, del perbenismo e dei luoghi comuni.
    Se Lei, o chiunque altro, pensa che divenire madre a 18 anni sia in modo categorico un’esperienza tanto traumatica da essere considerata un danno per lo sviluppo emotivo di una persona credo che dovrebbe rivedere un attimo le sue esperienze e il suo punto di vista, magari parlando con qualcuno che l’esperienza l’ha vissuta, invece di riportare dati e statistiche.
    Un saluto.

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  2. avatar
    Pamela 23/04/2012 a 15:14

    Gentile Brunella,
    mi dispiace che abbia interpretato in questa maniera l’articolo, è una sua opinione non da me condivisa ma legittima. Le posso solo ribattere, scrivendole che, riportare dati e statistiche all’interno di un articolo in cui si cerca di un delineare un fenomeno che fa parte di uno spaccato di realtà è cosa giusta e corretta. I numeri servono a dare una dimensione reale del fenomeno,un’oggetività di cui si ha bisogno altrimenti sarebbe solo un mio commento personale. Non è solo un elenco sterile di dati. Termini quali “disgraziati” o “figli di un dio minore” sono termini che non si trovano all’interno dell’articolo, nè sono da me pensati. Nè penso che avere un figlio a 18 anni sia un’esperienza traumatica, ma se mi permette un figlio a 13 anni sì. Inoltre sicuramente non tutte le baby ammme hanno un back ground difficile alle spalle, ma molte di loro lo hanno. Sarebbe interessante poter aprire un dibattito al riguardo, ascoltando caso per caso, avendo a disposizione delle testimonianze dirette. Purtroppo le statistiche sono ponderate secondo dati medi, escludendo casi al di fuori della normalità. Un saluto

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