Booksboarding. Libri all’imbarco

Spagna, Poesie, Antonio Machado, tradotte da poeti italiani, Empirìa, 2012

L’antologia di poesie di Antonio Machado restituisce al lettore una duplice ricchezza: da un lato quella della lingua originale del poeta e dall’altra quella, o per meglio dire quelle, che fanno rivivere i versi poetici attraverso traduzioni vibranti, capaci di aggiungere senza perdere nulla, di rispettare forme e contenuti senza ridursi a mero eserczio stilistico, di integrare, completare, valorizzare senza invadere, sovrastare, corrompere. Antonio Machado richiama alla memoria paesaggi, personaggi, sensazioni e dà voce ai suoi ricordi con un misto ben riuscito di naturalezza, malinconia, introversione. Un libro che esalta inoltre il legame indissolubile tra il poeta spagnolo e la tradizione poetica italiana.

Da portare con sé per pensare, rievocare, riflettere

Inghilterra, Una casa di petali rossi, Kamala Nair, traduzione di Brovelli C., Nord, 2012

Questo è un libro che non può prescindere dal legame autobiografico con la propria autrice. Kamala Nair infatti è nata a Londra e cresciuta negli Stati Uniti, ma fin da subito nella sua esistenza ha avuto modo di vivere un rapporto molto stretto con l’India. Proprio durante uno dei suoi viaggi in questo Paese indescrivibile per bellezza, complessità e mistero l’autrice ha avuto l’ispirazione per scrivere questa storia. Un racconto nel quale i ricordi personali e la multiculturalità della sua esperienza devono averla aiutata nel delineare questa figura di donna che, all’improvviso, una mattina lascia tutto – compreso un matrimonio in vista – per intraprendere un viaggio, un ritorno, verso l’India. Per risolvere qualcosa lasciato in sospeso, per recuperare un segreto custodito da anni, per ritrovare forse finalmente se stessa. “Tocca a lei trovare la chiave per aprire la casa di petali rossi”.

Da portare con sé per decidere cosa fare delle cose lasciate in sospeso

Svezia, La testimone del fuoco, Lars Kepler, traduzione di Giorgetti Cima C., Longanesi, 2012

Dopo L’ipnotista e L’esecutore, un nuovo caso per l’ispettore Joona Linna e una scena del crimine davvero raccapricciante, connotata dall’inquietante legame tra femminile, violenza cieca e occultismo. L’omicidio è quello di una quattordicenne, Miranda, ritrovata cadavere nella sua camera a Birgittagarden, una casa di recupero per ragazze in difficoltà a Sundsvall, a nord di Stoccolma. C’è una sola testimone, Flora, che ha visto la ragazza e ha visto anche l’arma del delitto, ora introvabile. Flora sa cosa è successo. Sembrerebbe il punto di partenza migliore per risolvere il caso, peccato che nessuno le creda. Perché? Perché al momento dell’omicidio lei si tovava a centinaia di chilometri di distanza. I Lars Kepler, marito e moglie svedesi che firmano i loro romanzi a quattro mani con questo pseudonimo, gettano i lettori nel mezzo di una corrente torbida e selvaggia, dalla cui apnea però non si ha fretta di risalire.

Da portare con sé per guardare con sospetto i propri vicini d’ombrellone

Portogallo, Lucernario, José Saramago, traduzione di Desti R., Feltrinelli, 2012

José Saramago era contrario alla pubblicazione di questo suo libro, scritto nel 1953 e ignorato dagli editori, dai quali non aveva mai nemmeno ricevuto un “no”. Forse per tale smacco, e in una sorta di vendetta a posteriori, si era sempre rifiutato di darlo alle stampe, alle quali è giunto solo sopo la sua morte, avvenuta nel 2010. Premio Nobel per la Letteratura nel 1998, Saramago con questa opera prima getta le basi anche per le trame e i personaggi dei suoi libri successivi, i cui germogli si intravedono qui con chiarezza e pieni di vita. Lucernario “è un romanzo claustrofobico, tutto serrato intorno alle storie e al gossip di un condominio a tre piani molto popolare, nella Lisbona del 1952″ (Renato Minore, Il Messaggero), che crede nella capacità di raccontare una realtà magmatica. È il quadro di un’umanità infelice e dolente, affaccendata dietro a eventi sui quali non riesce a esercitare potere, fatta di figure perennemente alla rincorsa di maschere a cui si vuol aderire e dalle quali al tempo stesso si tenta di smarcarsi, alla ricerca di qualcosa che scuota l’esistenza da questo torpore e questa lenta asfissia dai quali, comunque, non c’è scampo.

Da portare con sé per immergersi in uno di quegli affreschi ampi, immensi, che ti rapiscono

Marina Cabiati 

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